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E, in verità, mi accade un fatto strano: quando, al telegiornale, vedo quelle povere case di quella terra dove passò Gesù sventrate dai bulldozer, in quelle case con le pareti diroccate, dove donne e bambini guardano lo scempio della loro vita, ecco che allora mi viene agli occhi la vera casa di Nazareth, con quella famiglia che vi trovò rifugio dopo altre stragi, fughe e dolore. Una tranquillità muta e appartata, stando al silenzio dei Vangeli, ma non dimentica dei segni meravigliosi e terribili di quanto l’aveva preceduta, e in consapevole attesa di quanto l’avrebbe seguita. La pace della famiglia di Nazareth non è la pace di quella aggraziata Santa Famiglia che un tempo, quando ero bambino, si faceva girare in una custodia di legno, tutta rosa e azzurro, a turno tra le nostre più che umane famiglie, per gustarne e acquistarne pace. Gesù nacque a Betlemme e giacque tra suo padre e sua madre. Cosa videro i pastori e i Magi se non una donna, un uomo e un bambino uniti da reciproco amore? Ma quel padre e quella madre conoscevano quello che agli occhi degli uomini era nascosto: che la vita della loro famiglia nasceva per un progetto più grande di loro, al quale avevano dato il loro volontario e fiducioso assenso. In questa vive e vivrà ogni giorno la famiglia di Betlemme e Nazareth. Che gli angeli vadano ad annunciare e avvertire, ma il dolore e l’angoscia Maria e Giuseppe li pativano così come ogni padre e ogni madre li patiscono. Il modesto trascorrere dei giorni Se i loro occhi non videro il sangue degli Innocenti sgozzati dagli scherani di Erode, Giuseppe e Maria, in fuga con Gesù, dovettero conoscere per la prima volta l’odio che poteva scatenare quel bambino che stringevano tra le braccia. L’ansia della fuga, i disagi dell’esilio, finalmente il ritorno a Nazareth. Il paese, la casa, la famiglia, il lavoro, le piccole consolazioni della vita quotidiana. Sono "gli anni oscuri di Gesù", ai quali ha dedicato un famoso libro Robert Aron, attribuendo a Gesù e alla sua famiglia giornate simili a quelle di ogni ebreo osservante. Ma a noi tutto questo non importa, immersi nel mistero della famiglia di Nazareth, fatto di consapevolezza e di attesa. È Maria, attraverso le scarne parole del Vangelo di Luca, a darci il senso che nulla di quanto avvenuto era stato dimenticato e che ogni giorno che passava avvicinava sempre di più il momento in cui il progetto si sarebbe compiuto. La famiglia di Nazareth si reca al tempio di Gerusalemme per offrire al Signore il primo maschio. Sulla porta c’è un uomo, Simeone, le cui parole colpiscono il cuore della madre: «Egli è posto per la rovina e la risurrezione di molti in Israele… E anche a te una spada trafiggerà la tua anima». Passano gli anni, 12, e la famiglia si reca di nuovo a Gerusalemme per la Pasqua. È l’episodio conosciuto come "Gesù tra i dottori del tempio". La carovana prende la via del ritorno: Gesù non c’è. Maria e Giuseppe tornano indietro,lo trovano tra i dottori, lo rimproverano. «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo essere presso il Padre mio?». Anche se allora «non compresero», Maria «conservava tutte queste cose nel suo cuore». Ferruccio
Parazzoli
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