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La tua volontà

Anche Gesù ha avuto
una famiglia

Il sogno vero della grande
"famiglia di famiglie"

 
Avvento / 5. Maria e Giuseppe
di Ferruccio Parazzoli


LA FAMIGLIA
LO SCRITTORE FERRUCCIO PARAZZOLI: LA FAMIGLIA DI NAZARETH


IL PROGETTO DI DIO VISSUTO
GIORNO DOPO GIORNO



Ho visto la casa di Maria, la casa dell’Annunciazione, a Nazareth. Mi sarebbe piaciuto riconoscere il luogo dove sorgeva la casa di Giuseppe, dove Gesù trascorse più di trent’anni con i genitori. È vero, ero già stato a Loreto e la casa di Nazareth, che si dice trasportata in volo dagli angeli, l’avevo visitata più di una volta. Eppure, tra quelle pareti, non sono riuscito a immaginare la vita quotidiana della famigliola di Nazareth.

E, in verità, mi accade un fatto strano: quando, al telegiornale, vedo quelle povere case di quella terra dove passò Gesù sventrate dai bulldozer, in quelle case con le pareti diroccate, dove donne e bambini guardano lo scempio della loro vita, ecco che allora mi viene agli occhi la vera casa di Nazareth, con quella famiglia che vi trovò rifugio dopo altre stragi, fughe e dolore.

Una tranquillità muta e appartata, stando al silenzio dei Vangeli, ma non dimentica dei segni meravigliosi e terribili di quanto l’aveva preceduta, e in consapevole attesa di quanto l’avrebbe seguita. La pace della famiglia di Nazareth non è la pace di quella aggraziata Santa Famiglia che un tempo, quando ero bambino, si faceva girare in una custodia di legno, tutta rosa e azzurro, a turno tra le nostre più che umane famiglie, per gustarne e acquistarne pace.

Gesù nacque a Betlemme e giacque tra suo padre e sua madre. Cosa videro i pastori e i Magi se non una donna, un uomo e un bambino uniti da reciproco amore? Ma quel padre e quella madre conoscevano quello che agli occhi degli uomini era nascosto: che la vita della loro famiglia nasceva per un progetto più grande di loro, al quale avevano dato il loro volontario e fiducioso assenso. In questa vive e vivrà ogni giorno la famiglia di Betlemme e Nazareth. Che gli angeli vadano ad annunciare e avvertire, ma il dolore e l’angoscia Maria e Giuseppe li pativano così come ogni padre e ogni madre li patiscono.

Il modesto trascorrere dei giorni

Se i loro occhi non videro il sangue degli Innocenti sgozzati dagli scherani di Erode, Giuseppe e Maria, in fuga con Gesù, dovettero conoscere per la prima volta l’odio che poteva scatenare quel bambino che stringevano tra le braccia. L’ansia della fuga, i disagi dell’esilio, finalmente il ritorno a Nazareth. Il paese, la casa, la famiglia, il lavoro, le piccole consolazioni della vita quotidiana.

Sono "gli anni oscuri di Gesù", ai quali ha dedicato un famoso libro Robert Aron, attribuendo a Gesù e alla sua famiglia giornate simili a quelle di ogni ebreo osservante. Ma a noi tutto questo non importa, immersi nel mistero della famiglia di Nazareth, fatto di consapevolezza e di attesa. È Maria, attraverso le scarne parole del Vangelo di Luca, a darci il senso che nulla di quanto avvenuto era stato dimenticato e che ogni giorno che passava avvicinava sempre di più il momento in cui il progetto si sarebbe compiuto. La famiglia di Nazareth si reca al tempio di Gerusalemme per offrire al Signore il primo maschio. Sulla porta c’è un uomo, Simeone, le cui parole colpiscono il cuore della madre: «Egli è posto per la rovina e la risurrezione di molti in Israele… E anche a te una spada trafiggerà la tua anima».

Passano gli anni, 12, e la famiglia si reca di nuovo a Gerusalemme per la Pasqua. È l’episodio conosciuto come "Gesù tra i dottori del tempio". La carovana prende la via del ritorno: Gesù non c’è. Maria e Giuseppe tornano indietro,lo trovano tra i dottori, lo rimproverano. «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo essere presso il Padre mio?». Anche se allora «non compresero», Maria «conservava tutte queste cose nel suo cuore».

 Ferruccio Parazzoli
   
  
I gesti della liturgia
In silenzio, come Maria

Il silenzio è un atteggiamento ambiguo e nella celebrazione del culto cristiano non deve essere confuso con quel mutismo che è rifiuto del dialogo, assenteismo. L’incontro con il Signore nella liturgia ha caratteristiche nuziali; i profeti hanno descritto il rapporto di Dio con il suo popolo con categorie nuziali e Gesù stesso si è presentato come lo Sposo. È quindi normale che la celebrazione liturgica preveda anche il "rito" del silenzio. Sì, proprio un rito! Nella liturgia rinnovata dal Concilio, il silenzio è una preghiera comunitaria. È ciò che avviene all’atto penitenziale all’inizio della messa, è il silenzio della Chiesa che si pone in ascolto della Parola di Dio e che, come Maria, la custodisce e la medita nel suo cuore. Così anche dopo la comunione è previsto un comune silenzio che esprime la fede e l’attesa di quell’incontro. Don Tonino Bello ha composto una preghiera a Maria, donna del silenzio, che nei Vangeli parla solo quattro volte, ma vive un’intima comunione con Dio: «Santa Maria, donna del silenzio, riportaci alle sorgenti della pace. Liberaci dall’assedio delle parole. Da quelle nostre, prima di tutto. Ma anche da quelle degli altri. Figli del rumore, noi pensiamo di mascherare l’insicurezza che ci tormenta affidandoci al vaniloquio del nostro interminabile dire; facci comprendere che, solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare... Riportaci, ti preghiamo, al trasognato stupore del primo presepe, e ridestaci nel cuore la nostalgia di quella tacita notte».

Silvano Sirboni


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