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Il progetto di Dio vissuto
giorno dopo giorno

Anche Gesù ha avuto
una famiglia

Il sogno vero della grande
"famiglia di famiglie"

 
Avvento / 5. Maria e Giuseppe
di Primo Gironi


LA FAMIGLIA
IL "SÌ" AL PROGETTO DI DIO, ESEMPIO PER LA FEDE E LA VITA


LA TUA VOLONTÀ


È soprattutto il Vangelo di Luca a privilegiare la figura di Maria, delineando così il modello del discepolo di Gesù e del cristiano di ogni tempo: «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Luca 2,19).

Luca fissa l’atteggiamento di Maria in alcune espressioni legate alla quotidianità della vita di famiglia, ma teologicamente molto significative: "eccomi", "subito", "in fretta", "oggi". Le ascolteremo spesso in tempo di Avvento e di Natale. Generazioni di cristiani hanno colto nella semplicità disarmante di questi termini la profondità della loro esistenza e il segreto del compimento della volontà di Dio.

Gli episodi mariani narrati da Luca formano l’insieme dei misteri gaudiosi del Rosario: l’Annunciazione, la visita a Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione al tempio, la circoncisione e la purificazione, la perdita e il ritrovamento nel tempio. È interessante notare come Luca ci offra in Maria, che "serbava" tutti questi avvenimenti, «meditandoli nel suo cuore», la chiave di interpretazione di questi stessi episodi.

Il verbo "meditare" in greco (symbàllo) significa "confrontare", "mettere insieme". Ebbene, Maria "confronta" il Bambino che accoglie i pastori e gli umili con il Gesù adulto che, nel suo ministero, accoglierà i peccatori, i piccoli, i pubblicani, le prostitute, i lebbrosi...

La legge di Mosè e quella del Padre

In quel Bambino che viene presentato al tempio «secondo la legge di Mosè» e «come prescrive la legge del Signore», Maria vede già il Gesù adulto che in tutto compirà la volontà e la legge del Padre. In Gesù smarrito nel tempio e che viene ritrovato al terzo giorno, Maria vede già il Risorto di Pasqua, "cercato" dai discepoli e dalle donne e "ritrovato" il terzo giorno.

In Maria, perciò, "Vangelo dell’infanzia" e "Vangelo della Pasqua" sono strettamente uniti e formano l’unico messaggio della buona notizia: Gesù è nato da lei per noi, Gesù è morto e risorto per noi.

Nel Vangelo di Giovanni, Maria è chiamata "la donna". Questo termine evoca gli inizi della creazione, quando Eva, la prima donna, appare come protagonista della disobbedienza a Dio. Maria è la nuova "donna", che in tutto obbedisce a Dio e non esita a ricondurre l’umanità alla piena alleanza con Dio, frantumata dal peccato: «Fate quello che vi dirà» (Giovanni 2,5).

La tradizione cristiana le ha riconosciuto, per questo, il titolo di Odigitria ("colei che indica la via"). Sotto la croce, la maternità divina di Maria diventa maternità spirituale di tutta l’umanità riconciliata dalla croce di Gesù: «Donna, ecco tuo figlio» (Giovanni 19,26).

E poi Giuseppe. Nel Vangelo che ha come destinatari gli ebrei – quello di Matteo –, la sua figura è collocata nel contesto vivo della tradizione religiosa di Israele. In Giuseppe, Matteo vede la linea della discendenza davidica, che inserisce il bambino Gesù nella storia del popolo biblico. Il suo matrimonio con Maria rispetta il duplice risvolto che esso ha nell’ebraismo. Un primo momento è quello della promessa (fidanzamento), equiparato in tutto al matrimonio. Il secondo momento è costituito dalla celebrazione vera e propria, che comprende la piena assunzione degli impegni e la coabitazione.

La Natività in una sacra rappresentazione realizzata dagli abitanti di Nazareth.
La Natività in una sacra rappresentazione
realizzata dagli abitanti di Nazareth (foto AP).

Un progetto più grande

Poiché è nel momento della promessa che Maria rimane incinta, Giuseppe non ricorre al ripudio (nella sua situazione la legge mosaica glielo permetteva), ma, come uomo "giusto", cerca di cogliere quale progetto più grande si profili all’orizzonte dell’amore che lo lega a Maria. Nella Bibbia, infatti, il "giusto" è colui che cerca e compie la volontà di Dio, facendosi guidare dalla sua Parola.

Ciò lo porta ad accettare il volere di Dio e il progetto di lui sulla sua unione con Maria, che va realizzandosi con la nascita di Gesù («Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo», Matteo 1,20). In questo atteggiamento Giuseppe diviene modello per la vita di fede e di preghiera dello stesso bambino Gesù. A questa fedeltà di Giuseppe alla volontà di Dio, Gesù ispirerà la richiesta che costituisce il cuore del Padre nostro: «Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra» (Matteo 6,10).

Nel Talmùd si legge questa prescrizione: «Ogni padre è obbligato a insegnare al figlio un mestiere: chi non insegna a suo figlio un mestiere, gli insegna a diventare un ladro». L’ambiente della casa di Nazareth, dove Giuseppe dimora con la sua famiglia, è lo sfondo della formazione e della crescita di Gesù.

Egli è chiamato «il figlio del carpentiere» (vedi Matteo 13,55), perché avviato a tale mestiere dallo stesso Giuseppe, esperto in questo lavoro di precisione che probabilmente lo impegnava nei cantieri edili della vicina città di Sefforis, allora in costruzione.

Uomo di preghiera e di fede, uomo dedito al lavoro e alla piena adesione alla volontà di Dio, Giuseppe permea, insieme con la sposa Maria, un ambiente familiare che favorisce la crescita di Gesù «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Luca 2,52).

In questo profilo umano e spirituale che il Vangelo dell’infanzia di Matteo delinea, e non nell’estrosa fantasia dei Vangeli apocrifi, è la grandezza di Giuseppe. Come pure la sua attualità per la famiglia dei nostri giorni.

 Primo Gironi
   
  
I Vangeli apocrifi
«
Giuseppe, non temere questa fanciulla...»

Giunse per Maria il sesto mese, ed ecco tornò Giuseppe dalle sue costruzioni, ed entrato in casa sua la trovò incinta. E si picchiò il viso e si gettò a terra sul suo sacco, e pianse amaramente dicendo: «Con che faccia oserò guardare al Signore Dio mio? E che preghiera farò io per questa ragazza? Perché l’ho ricevuta vergine dal tempio del Signore e non l’ho custodita. Chi è che mi ha teso l’insidia? Chi ha commesso questa disonestà nella mia casa e ha contaminato la vergine? Che si sia ripetuta per me la storia d’Adamo? Perché, come nell’ora che egli glorificava Iddio, venne il serpente e trovò Eva sola e la sedusse, così è accaduto anche a me». E Giuseppe si levò su dal sacco e chiamò Maria e le disse: «Prediletta come sei da Dio, perché hai fatto questo? Ti sei dimenticata del Signore tuo Dio? Perché hai avvilito l’anima tua, tu che fosti allevata nel Santo dei Santi e ricevevi il cibo per mano di un angelo?». Ma lei pianse amaramente dicendo: «Sono pura io, e non conosco uomo». E Giuseppe le disse: «Donde viene dunque quello che è nel tuo seno?». Ed ella disse: «Com’è vero che vive il Signore mio Dio, non so donde questo è in me». E Giuseppe si intimorì forte e s’appartò da lei, e andava riflettendo che cosa dovesse fare di lei. E disse Giuseppe: «Se nasconderò il suo errore, mi troverò a combattere con la legge del Signore; e se la denunzierò ai figli di Israele, ho paura che quello che è in lei abbia a provenire da un angelo, sicché mi troverò ad aver consegnato a giudizio di morte sangue innocente. Che farò, dunque, di lei? La rimanderò via di nascosto». E lo sorprese la notte. Ed ecco, un angelo del Signore gli appare in sogno, dicendo: «Non temere questa fanciulla; perché quello che è in lei è dallo Spirito Santo. E partorirà un figliolo, e gli porrà nome Gesù: egli infatti salverà il popolo suo dai loro peccati». E si levò Giuseppe dal sonno e glorificò Iddio d’Israele che gli aveva largito questa grazia. E custodiva Maria.
(Dall’apocrifo Protoevangelo di Giacomo).

Saverio Gaeta


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