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Arrivederci
di Franca Zambonini


L’ANGELO ANALFABETA
E UN PRESEPE AFRICANO


I versi della cantante Joan Baez sull’arrivo di Gesù in un mondo senza amore, il racconto di Serafino che non sapeva le parole e i gemellini nati in una capanna del Kenya. Con gli auguri di Buon Natale.

Gesù d’oro e d’argento / senza stivali, senza elmetto e senz’armi / senza la borsa dei documenti / che coraggio, Gesù d’oro e d’argento / nelle stanze piene di gente / con gli occhi giovani vecchi di mill’anni / guardare intorno e sapere / che non c’è amore nel mondo.

Questi versi accorati sono di Joan Baez, cantante statunitense famosa per il suo impegno nei diritti civili sulla scia di Martin Luther King, uno dei profeti della nonviolenza. Joan, che oggi ha 63 anni, ha scritto quei versi almeno trent’anni fa, e purtroppo risultano ancora attuali. Ma non bisogna rassegnarsi. Gesù si incarna e continua a fare storia con noi. Ci trasmette una certezza, in un Natale più che mai sospeso nell’incertezza. E noi andiamo in cerca di semi di speranza. Ognuno può trovarne, se sa dove cercarli. Io mi sento privilegiata, perché tanti ne ricevo dalla generosità di voi lettori che mi comunicate le vostre esperienze.

Vive a Torino don Esterino Bosco, cappellano del lavoro, amato da generazioni di operai della Fiat. «Porta con gagliardia i suoi 88 anni e gira ancora in bicicletta»: così me lo presenta il lettore Sergio Patria, che ha illustrato con i suoi disegni un racconto di don Esterino e mi manda il libretto come augurio. È la favola dell’angelo Serafino, inviato a Betlemme accompagnato dalle schiere celesti.

Serafino conosceva le lettere dell’alfabeto terrestre, ma non sapeva metterle in ordine. Perse tempo, non ci riuscì e quando si affrettò verso la capanna aveva il cartiglio ancora bianco, mentre su quelli di tutti gli altri angeli brillava l’annuncio: Gloria a Dio, pace in terra. Così succede a ogni Natale e su tutti i presepi. Conclusione di don Esterino: «Se non sai cosa dire e ti senti analfabeta di fronte a un dolore, a un familiare che soffre, a qualcosa che ti spaventa, non disperare. Metti assieme quello che sai e non sai, quello che puoi e non puoi, quanto hai e non hai. E davanti a Gesù, alla Madonna e al suo sposo, pronuncia semplicemente queste due parole: Fate Voi!».

Forse qualche lettore ricorda suor Adriana Prevedello, missionaria francescana a Karen, in Kenya, perché a ogni Natale mi scrive una lettera ricca di pensieri che qualche volta m’è capitato di citare. Nella lettera di questo Natale, suor Adriana racconta un fatto che le è successo; è peccato doverlo riassumere. Stava attraversando un fiume in secca, un po’ lontano dalla missione, quando sente dei passi di corsa e un richiamo affannato. Si gira e vede una bimbetta che conosce: «Wanjiku, dove corri?». E lei: «Sister, uka gwitù». Le viene da ridere perché la frase significa: «Sono nati bambini».

Wanjiku la tira per mano lungo un viottolo in cui bisogna camminare curvi sotto l’intrico della foresta equatoriale, e dopo una mezz’oretta di strada arrivano infine alla capanna. In un cantuccio nella penombra sta sdraiata la neomamma, che le porge un fagottino. Lei lo prende in braccio e fa le feste alla neonata, quando spunta un altro fagottino con dentro il gemello. Aveva ragione Wanjiuku, erano proprio "nati bambini".

La missionaria si mortifica di essere arrivata a mani vuote in quel presepe africano, ma la madre la tranquillizza: «Ti sei fidata della mia bambina e sei qui da me». Conclusione di suor Adriana: «I poveri insegnano che si può fare un regalo di Natale molto più gradito di tanti bei pacchi, ed è il dono di una presenza».

Cari lettori, vi trasmetto gli auguri della nostra amica in Kenya: Iciarirù Riega, Buon Natale!

 Franca Zambonini

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