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Attualità.
di Saverio Gaeta


I PROTAGONISTI
LA SETTIMANA PROSSIMA LA BIOGRAFIA DI GALILEO


IL "CASO" È CHIUSO

Il caso dello scienziato pisano, dice l’arcivescovo Angelo Amato, «dimostra che fede e scienza sono le due ali grazie alle quali l’uomo vola verso Dio».

Una lettera del 1633, riportata alla luce in questi giorni dallo storico Francesco Beretta che l’ha rinvenuta nell’archivio dell’ex Sant’Uffizio, documenta che papa Urbano VIII si preoccupò della celerità del processo a Galileo, sollecitando i magistrati a fare presto e a tener conto delle non buone condizioni di salute dell’imputato. È un ulteriore tassello che si aggiunge alle tante prove, raccolte in particolare nel corso degli ultimi anni, dalle quali scaturisce la concreta testimonianza di quanto fossero false le accuse al Pontefice dell’epoca e al tribunale dell’Inquisizione che giudicò lo scienziato pisano. Eppure, accade tuttora di sentir citare il "caso Galileo" come il simbolo del supposto conflitto tra scienza e fede.

L’arcivescovo Angelo Amato, 65 anni, il salesiano che da alcuni mesi ricopre la carica di segretario della Congregazione per la Dottrina della fede, reagisce con forza: «È indubbio che per qualcuno ancora oggi Galileo sta per libertà, modernità e progresso, mentre la Chiesa è dogmatismo, oscurantismo, immobilismo. Ma la realtà è molto diversa rispetto a tale fantasiosa percezione».

  • Qual è allora la verità riguardo a questa complessa vicenda?

«Quando, nel 1610, Galileo pubblicò il Sidereus Nuncius, nel quale sosteneva la centralità del sole nell’universo, ricevette il plauso sia di Keplero, il grande astronomo, sia del gesuita Clavius, l’autore del Calendario gregoriano. E anche fra i cardinali romani egli riscosse un grande successo, tanto che tutti volevano scrutare il cielo con il famoso cannocchiale. A contrapporsi, più che i teologi, furono i filosofi, e specialmente quelli della scuola peripatetica di Pisa, che si rifacevano ad Aristotele e che a un certo punto cominciarono a tirare in ballo la Sacra Scrittura».

  • Però il processo lo mise in piedi la Chiesa di Roma...

«È vero, e anche Giovanni Paolo II ha sottolineato che si trattò di un errore: "Ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali... derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza", disse dinanzi alla Pontificia Accademia delle Scienze, riprendendo un brano della Gaudium et spes. Ma occorre sfatare la leggenda – tramandata da una menzognera iconografia – che Galileo sia stato incarcerato o addirittura torturato per strappargli l’abiura. Quando soggiornò per una ventina di giorni nel Sant’Uffizio, il suo alloggio fu l’appartamento del Fiscale, uno dei più alti ufficiali dell’Inquisizione, dove era assistito dal proprio servitore. E nel restante periodo romano fu ospite dell’ambasciatore fiorentino a Villa Medici».

L'arcivescovo Angelo Amato, da qualche mese segretario della Congregazione per la Dottrina della fede, presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger (foto Giuliani).
L’arcivescovo Angelo Amato, da qualche mese segretario
della Congregazione per la Dottrina della fede,
presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger (foto Giuliani).

  • In ogni caso, Galileo dovette abbandonare le proprie idee copernicane, per evitare la condanna. Non si trattò di una cieca imposizione da parte dell’autorità ecclesiastica?

«La revisione del caso Galileo, voluta nel 1981 da papa Wojtyla mediante la commissione presieduta dal cardinale Poupard, ha chiarito che il rinnegamento del sistema copernicano da parte dello scienziato fu dovuto essenzialmente alla sua personalità religiosa, che intendeva obbedire alla Chiesa anche se essa era in errore. Galileo non voleva essere un eretico, non voleva esporsi alla dannazione eterna, e dunque accettò l’abiura per non peccare. Ugualmente, gli inquisitori avevano una precisa e inderogabile gerarchia di valori, alla quale ispiravano le loro decisioni: al primo posto c’era la fede rivelata da Dio e affi-data alla Chiesa. Si trattava di un valore assoluto, dinanzi al quale non c’era molto spazio per altri valori terreni, come ad esempio la libertà individuale, che per noi oggi è un valore supremo».

  • Insomma, si può dire che oggi è finalmente tutto risolto?

«Ritengo proprio di sì. Basti pensare alla Pontificia Accademia delle Scienze, che raccoglie scienziati non soltanto cattolici, ai quali viene chiesto di offrire contributi per il discernimento a riguardo delle scoperte scientifiche, o alla Pontificia Accademia della Vita, specializzata nell’ambito della bioetica. Sono indubbie testimonianze di quanto la Chiesa attualmente confidi molto nell’aiuto da parte della scienza».

  • E a riguardo del rapporto fra scienza e fede, che cosa ha insegnato vera-mente il "caso Galileo"?

«A mettere in primo piano non la contrapposizione, bensì l’armonia che deve regnare fra esse, che rappresentano le due ali con cui il cristiano può volare sino a Dio. D’altronde si tratta di un’armonia evidente, basata sul fatto molto concreto che il libro della scienza e il libro della Scrittura provengono dallo stesso autore e creatore, come ha sintetizzato Giovanni Paolo II nella Fides et ratio: "Lo stesso e identico Dio, che fonda e garantisce l’intelligibilità e la ragionevolezza dell’ordine naturale delle cose su cui gli scienziati si appoggiano fiduciosi, è il medesimo che si rivela Padre di nostro Signore Gesù Cristo"».

  • Dunque, allo scienziato credente quale compito spetta oggi?

«Quello di non aver mai paura nel far bene il proprio mestiere di ricercatore della verità. Più volte il magistero ecclesiale ha ricordato che molte scoperte della scienza contemporanea sono così complesse che è difficile stabilire con certezza il loro grado veritativo, ma nondimeno ciò che di meglio si può spe-rare da una teoria scientifica è che essa sia almeno seriamente e solidamente fondata. Su questo, la Chiesa eserciterà poi il proprio discernimento. Val la pena di ricordare una icastica frase del cardinale Baronio: "Lo scienziato studia il cielo, mentre il teologo si interessa di come raggiungerlo!"».

Saverio Gaeta

   

LA SUA BIOGRAFIA DALLE SUE PAROLE

GalileoDi James Reston, storico e giornalista americano, in Italia sono pubblicati tre libri: oltre alla vita di Galileo, Storia della Terza Crociatae Anno Mille. Eroi, profeti, furfanti e fanatici decisero il destino del mondo (Piemme). La biografia di Galileo, che i lettori troveranno la settimana prossima con Famiglia Cristiana, alterna vivaci ricostruzioni con lettere e documenti dell’epoca e consente di ricostruire ogni aspetto della vita dell’uomo che ha inventato la scienza moderna: la storia privata, il contributo scientifico, il mondo del Rinascimento, i pettegolezzi e gli intrighi delle corti, l’evolversi di una carriera culminata nell’invenzione del telescopio e nello scontro con l’Inquisizione.

 
 
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