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Trentenni al bivio Mamma
dopo le vittorie
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«Se mi riconosco in Bridget Jones? Se c’è sul pianeta una trentenne che non abbia passato almeno una sera della sua vita "abbrutita" davanti al televisore con addosso il pigiamone sformato e il sacchetto di patatine in mano, mi mandi un Sms, un’e-mail, un messaggio in bottiglia: voglio conoscerla». Parola di Chiara Guizzetti, 28 anni, consulente aziendale, che assieme a due amiche, dotate come lei di una buona dose di autoironia, ha accettato di offrire in pasto a un giornale il racconto dei suoi trent’anni normali. Le sue compagne d’avventura sono Raffaella Fusilli, 32 anni, analista programmatore in un’assicurazione, e Alessandra Tronconi, 30 anni, che lavora in un’associazione con compiti di segreteria e consulenza legale. Per un attimo, prima di passare alla vita vera, si divertono tutte a ritrarsi in versione Bridget Jones.
Chiara: «Io sono ancora lontana, lascio la parola alle veterane (ride). Scherzo, fino a poco fa l’idea mi metteva un po’ d’ansia. Alla vigilia dei 28 anni mi sono rilassata. 30 è un bel numero, inizia la parte interessante. Dimenticavo, il mercato si è accorto di me. In profumeria mi considerano: non sono più un’appendice della mamma». Raffaella: «Davvero, fino a qualche anno fa trovavo nella cassetta della posta pubblicità di gadget per adolescenti, ora trovo l’opuscolo Oggi sposi. Che il mercato abbia fiutato il passaggio fatidico prima di me? È la fine di un decennio e l’inizio di un altro, tempo di resoconti. È ora di dare un indirizzo al futuro. Il trentesimo compleanno mi ha portato, pur non volendo, a preoccuparmi un po’ del tempo che passa velocemente». Alessandra: «Per una donna è una bella età: hai già una certa esperienza, sei più consapevole rispetto ai vent’anni, ma sei abbastanza giovane per migliorare quello che non ti soddisfa di te».
Chiara: «Un po’ per scelta, un po’ per necessità, vivo prevalentemente sola, salvo qualche incursione di mia madre, che mi raggiunge ogni tanto per seguire impegni di lavoro. L’autonomia è importante, per me era già un’aspirazione a 20 anni, l’avevo "assaggiata" con il progetto Erasmus. È un modo di mettersi alla prova. Stare lontani aiuta anche a capire che i rapporti familiari non sono scontati, vanno coltivati». Raffaella: «Vivo in famiglia per scelta. Sono single e pendolare: tornare a casa e trovare una famiglia con cui vado d’accordo per scambiare due parole fa bene. Magari colgo l’occasione per chiedere qualche consiglio di lavoro a mio padre. È vero, così mi sento un po’ figlia, ma lo resterei anche se fossi fuori casa. Approfitto della cena pronta e poi ci sarebbe l’affitto». Alessandra: «Vivo con mia madre, andiamo d’accordo, rispettiamo gli spazi reciproci. Si fa presto a dire eternamente adolescenti, ma bisogna fare i conti. Non potrei permettermi di vivere sola. Ho un contratto a termine che non mi è sufficiente per pagare un affitto. Nel mio campo, tra i praticanti avvocati, sono molti i trentenni che non hanno mai percepito uno stipendio vero».
Alessandra: «Il futuro è in fieri. Il mio primo obiettivo è un lavoro stabile ed economicamente solido. Il bisogno di sicurezza è una priorità che in questo momento antepongo a una famiglia mia: un legame sentimentale può essere labile, non sempre basta. Donna in carriera? Solo al 60 per cento. Mi piacerebbe diventare madre al momento giusto. Ma ci vogliono le condizioni: al primo posto un papà degno di stima, non necessariamente il matrimonio». Chiara: «Non penso alla carriera come status symbol, mi interessa la crescita professionale, perché serve a dare un senso a quello che faccio, ai miei sforzi, ma non è tutto. Sono fidanzata, spero di costruire qualcosa in termini di progetto di famiglia... Dico: spero per scaramanzia, la famiglia è importante, non mi sentirei completa senza. Il matrimonio non è un obiettivo da centrare, ma l’esito di un percorso spontaneo: si deciderà perché sarà naturale così». Raffaella: «La mia famiglia d’origine è stata ed è un bel modello, mi piacerebbe crearne una mia, altrettanto riuscita, ma è un percorso tutto da costruire: ci vuole la persona giusta per condividerlo. Il matrimonio è un valore e soprattutto una decisione da ponderare bene, con molta responsabilità».
Chiara: «Non direi, c’è molto rispetto per le questioni private. Noto che mia madre ogni tanto si preoccupa che io possa arrivare a pensarci troppo tardi». Raffaella: «(Ride). Diciamo che "incoraggia", ma non parlerei di pressione». Alessandra: «Da parte di mia madre, no. So che è fisiologico pensarci a questa età, ma non mi sento in ritardo».
Chiara: «Sono una perfezionista, vivo e vivrò sempre con il terrore di non fare le cose abbastanza bene. So già che ci saranno i sensi di colpa e la paura di mancare da qualche parte nella famiglia e nel lavoro. Ci convivrò». Alessandra: «L’hanno fatto tutte. Se mi ci troverò, lo farò anch’io». Raffaella: «Spaventare non è la parola giusta: farò del mio meglio, possibilmente senza finire dallo psicanalista per stress da capo-figli-marito-gatto».
Elisa
Chiari
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