![]() |
|
Marito e famiglia? Mamma
dopo le vittorie
|
Simpatiche, ironiche trentenni che riescono a sorridere al tagliente commento di chi ha dieci anni di più, che immancabilmente comincia con un: «Alla tua età io avevo già due figli, un lavoro, un marito...». Benigne, cortesi trentenni che per la centesima volta ascoltano, come se fosse la prima, il racconto eroico delle battaglie combattute dalle cinquantenni per lasciare in eredità a queste figlie "dalla vita facile" tante ovvietà, oggi scontate e un tempo impensabili. Amabili, pazienti trentenni, sommerse da più parti dalle facili etichette e dai luoghi comuni che le vorrebbero «indecise, incapaci di assumersi le responsabilità delle scelte della vita, più propense a raccogliere le soddisfazioni della carriera che le fatiche di una famiglia». Eppure, anche se le più vecchie ne invidiano la giovinezza del fisico, che loro cominciano a rimpiangere, e le più giovani l’assoluta libertà, che non hanno ancora conquistato, la vita delle trentenni d’oggi non è una facile passeggiata. Lo ha raccontato bene Marina Piazza, scrittrice e presidente della Commissione nazionale per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio nel suo libro, edito da Mondadori, intitolato Le trentenni, così lontano dalle definizioni sommarie e così ricco di testimonianze tratte dalla vita, che danno conto di una realtà fatta di storie vere. Che spesso sfugge, e comunque approfondisce a dati e statistiche dalle conclusioni lapidarie: l’Italia detiene il primato delle trentenni senza figli né marito che rimangono a vivere con i genitori. Al momento del fatidico compleanno dalle 30 candeline, 48 ragazze su 100 non hanno abbandonato il "nido" e 16 abitano ancora con mamma e papà a 34 anni. Un compleanno fatidico Ma, come ha ricordato il settimo Rapporto sulla famiglia del Cisf (Centro internazionale studi famiglia), circa 10 su 100 giovani italiane fra i 30 e i 34 anni vivono con un partner e 72 su 100 con marito e figli. A conferma del fatto che proprio intorno ai fatidici 30 molte vite imboccano la via definitiva, tra carriera e famiglia, al bivio, vissuto in molti casi come ineluttabile. Lo stereotipo descrive da una parte un mondo di manager, computer e meeting, dall’altra un orizzonte chiuso da pannolini, pappe e pipì. Che i due scenari si possano intrecciare comincia a creare qualche dubbio nelle trentenni, le quali sono forse fuorviate dalle lamentele delle "sorelle" maggiori e delle madri che ci hanno provato. «Pensando a mia madre», confida Ida, una delle testimoni del libro della Piazza, «mi rendo conto di come le donne di prima fossero più forti di quelle di oggi; cioè, io sono più debole di mia madre». Debolezza a parte, la verità è che queste ragazze, più brave dei maschi a scuola e più veloci all’università, sono alle prese con impieghi precari, interinali e via dicendo, che certamente non facilitano la scelta della maternità, nella maggior parte dei casi non "esclusa", ma "rimandata" a un tempo che rischia di non giungere mai. Del resto, a stare a certe figure maschili presentate da film di successo come l’Ultimo bacio o Il diario di Bridget Jones, non si può dar torto a queste trentenni indecise e spaventate di fronte alla prospettiva di rendere padri uomini del tutto inaffidabili come fidanzati! Ma, caricature a parte, la vita, che per fortuna continua a sfuggire alle immagini in gabbia del cinema, delle statistiche e degli stereotipi, continua – per questa e altre generazioni – a non essere decisa a tavolino, in base a costi e benefici, ma a seguire i corsi, spesso imprevisti e sempre impetuosi, segnati dagli amori veri e dalle grandi passioni.
Renata
Maderna
|