di
Padre Raniero Cantalamessa |
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IL VANGELO DELLA
SPERANZA FIGLIA DEL SUO FIGLIO
Il brano evangelico ricorda la base su cui si fonda il titolo di Madre di Dio: «Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre». Ma è Paolo che, nella seconda lettura, ci dà la vera dimensione del mistero: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Galati 4,4-5). Il titolo Madre di Dio all’origine riguardava più Gesù: di lui, ci attesta che è vero uomo: «Perché diciamo che Cristo è uomo, se non perché è nato da Maria che è una creatura umana?» (Tertulliano). Ci attesta che è vero Dio: solo se Gesù è visto come Dio, è possibile chiamare Maria Madre di Dio. E attesta che Gesù è Dio e uomo in una sola persona. Se in Gesù umanità e divinità fossero state unite di un’unione solo morale e non personale (così pensavano gli eretici contro i quali venne definito il titolo "Madre di Dio", Theotókos, al concilio di Efeso del 431), ella non potrebbe essere detta più Madre di "Dio", ma solo Madre di "Gesù" o di "Cristo". Maria è colei che ha fatto di Gesù il nostro fratello. Scegliendo questa via materna, per manifestarsi a noi, Dio ha rivelato, nello stesso tempo, la dignità della donna. «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna». Se Paolo avesse detto: "nato da Maria", si sarebbe trattato solo di un dettaglio biografico; dicendo «nato da donna», ha dato alla sua affermazione una portata universale. È la donna stessa, ogni donna, che è stata elevata, in Maria, a tale incredibile altezza. Maria è qui la donna. Si parla tanto oggi della promozione della donna: Dio ci ha preceduti di molto; ha conferito alla donna un onore tale da farci ammutolire tutti. La sintesi di Dante Il titolo Madre di Dio ci parla, infine, di Maria, l’unica a poter dire, rivolta a Gesù, ciò che dice a lui il Padre celeste: «Tu sei mio figlio; io ti ho generato!». Sant’Ignazio d’Antiochia dice, con semplicità, che Gesù è «da Dio e da Maria», come noi diciamo di uno che è figlio del tale e della tale. Dante Alighieri ha racchiuso il duplice paradosso di Maria, che è "Vergine e Madre" e "madre e figlia", in un verso: «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio!». Il titolo Madre di Dio basta da solo a fondare la grandezza di Maria e a giustificare l’onore a lei tributato. Si rimprovera talvolta ai cattolici di esagerare nell’onore a Maria, e a volte il rimprovero non era senza fondamento. Ma non si pensa mai a ciò che ha fatto Dio. Dio si è portato talmente avanti nell’onorare Maria facendola Madre di Dio, che nessuno può dire di più, «anche se avesse», diceva Lutero, «tante lingue quante sono i fili d’erba sulla terra». Il titolo di Madre di Dio è anche oggi il punto d’incontro e la base comune a tutti i cristiani, da cui ripartire per ritrovare l’intesa intorno al posto di Maria nella fede. Esso è l’unico titolo ecumenico riconosciuto da tutte le maggiori Chiese cristiane. La più antica preghiera mariana, il Sub tuum praesidium, dice la fiducia e la consolazione che i cristiani hanno sempre tratto da questo titolo: «Sotto il tuo patrocinio ci rifugiamo, santa Madre di Dio; non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci sempre da tutti i pericoli, o Vergine gloriosa e benedetta». |