Dalla parte dei lettori.
a cura di Renato Bauducco

LA TERRA

TROVEREMO I CAMPI INVASI DAGLI OGM?
   

Una deroga alla legge consentirebbe la contaminazione di sementi e prodotti.
  

I Governi europei stanno discutendo una proposta della Commissione dell’Ue volta a introdurre una percentuale minima di tolleranza per la contaminazione da ogm (organismi geneticamente modificati) nelle sementi commercializzate nel mercato comune: dallo 0,3% per la colza allo 0,5% per le altre (mais, pomodori, patate, barbabietole) e lo 0,7% per la soia.

Dunque, un seme contenente ogm sotto quei limiti non dovrebbe essere automaticamente etichettato come "geneticamente modificato". Deroga che pare contrastare con la nuova normativa, appena adottata dal Consiglio Ue e ora al vaglio dell’Europarlamento, che impone l’obbligo di etichettatura e tracciabilità per tutti i prodotti alimentari (cibi e mangimi) contenenti ogm sopra lo 0,9%.

Gli ambientalisti e l’Associazione sementieri mediterranei accusano la Commissione di fare il doppio gioco: da una parte far uscire gli ogm dalla porta attraverso l’etichettatura dei prodotti transgenici per permettere al consumatore di scartarli; dall’altra farli rientrare dalla finestra attraverso la contaminazione incontrollata degli elementi primi della catena alimentare e, di conseguenza, di tutti i prodotti della terra derivati.

«L’introduzione di ogm già nelle sementi, all’insaputa degli stessi agricoltori, aumenta il rischio che la loro percentuale nei prodotti finali superi la soglia dello 0,9%», avverte Lorenzo Consoli, responsabile di Greenpeace a Bruxelles, «a meno che i coltivatori accettino di fare controlli a tappeto per verificare che i semi acquistati siano puri». Controlli che saranno sempre più costosi e difficili man mano che le sementi transgeniche si moltiplicheranno su superfici sempre più vaste.

La Commissione, secondo l’esponente di Greenpeace, vuol fare adottare una direttiva che vanificherebbe la nuova legislazione, più rigorosa, sulla tracciabilità. Verrebbe tollerata una contaminazione nei campi incontrollabile e irreversibile, che renderebbe difficile separare le filiere dei prodotti transgenici da quelli convenzionali. Con le sole colture di colza e mais convenzionali verrebbe tollerata la contaminazione di ben 7 miliardi di piante transgeniche non etichettate come tali, che finirebbero nella catena alimentare.

Stefano Valentino
  
  

ARRIVA IL FICODINDIA NATALIZIO

Sulle tavole natalizie anche il ficodindia ci sta bene. Il raccolto di questo frutto "povero", ma apprezzato dai palati raffinati, si è appena concluso ed è stato accolto dall’annuncio, dato dalla Coldiretti, che se non nasceranno obiezioni alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, tra sei mesi il "ficodindia dell’Etna", particolarmente gustoso, potrà fregiarsi della Dop (Denominazione di origine protetta), andando così ad aggiungersi alle 119 specialità alimentari italiane che hanno ottenuto la tutela comunitaria. L’area di questo tipico prodotto, che si consuma fresco ed è anche utilizzato per preparare dolci, si trova in provincia di Catania (Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragaina, Camporotondo, Belpasso e Paternò). Sono 3.410 ettari, interessati dagli effetti delle eruzioni del vulcano (che infatti figura nel marchio d’identificazione), e la produzione annua è di 341.000 quintali. La coltivazione dell’Opuntia ficus-indica valorizza terreni aridi e sassosi ed è diventata più remunerativa da quando si è riusciti a ottenere la fruttificazione invernale (tramite l’asportazione della fioritura primaverile), che consente di spuntare prezzi più elevati. L’Unità operativa di Menfi, dell’assessorato regionale all’Agricoltura, sta svolgendo, in collaborazione con l’Università di Palermo, una serie di ricerche sulla varietà detta "sulfarina" (le altre cultivar dell’isola sono la "muscaredda" dalla polpa bianca e la "sanguigna", ovviamente rossa). La sperimentazione punta a ottenere un prodotto extra-tardivo soprattutto nel periodo di maggior consumo, ossia durante le feste di fine anno, ma anche ad allungare i tempi della raccolta.

 

risposte ai lettori
Alla ricerca dell’otarda

Tempo fa ho letto su questa rubrica un articolo che parlava di galline nane. Ho appena avviato anch’io un bel pollaio, che è subito diventato una passione, anche per le genuine uova, carni ecc. Ora vorrei trovare delle "otarde" (od "ottarde"), di cui ho sentito parlare anni fa, quando visitai Castel Coira, in Val Venosta (Bz), dei conti Trapp, nel cui stemma è raffigurata, appunto, una otarda. La guida mi disse che si trattava di un "gallinaccio" che si trova frequentemente in fattorie di montagna della zona. Vorrei saperne qualcosa di più e dove si può trovare questo "splendido e imperiale" pennuto.

Gianni Andolfatto
Tezze sul Brenta (Vi)

Scrivere a: La terra_Famiglia Cristiana, Via Giotto 36, 20145 Milano.