GRIEG
MUSICA NEL BOSCODello
"Chopin del Nord" vengono pubblicate le due opere più
famose: il Concerto per piano e orchestra, solista Richter, e
le musiche di scena per il Peer Gynt di Ibsen.
Edvard Grieg ha scritto una quantità
di cose, ma è ricordato per due opere: il Concerto in la
minore op. 16 per pianoforte e orchestra, un capolavoro in cui si
ritrovano come in una travolgente ondata di piena tutti i temi cari al
romanticismo, e le musiche di scena per il Peer Gynt di Ibsen,
esempio unico di capacità evocative, di atmosfere per noi insondabili
che danno la misura di quanto il compositore, detto lo "Chopin
del Nord", sapesse cogliere il clima della sua terra, la
Norvegia.
Sono queste le composizioni che Famiglia
Cristiana pubblicherà la settimana prossima a chiusura del ciclo
di cd "Grandi concerti", esecutori Sviatoslav Richter e l’Orchestra
di Montecarlo diretta da Lovro von Matacic nel Concerto per
piano, Jeffrey Tate e la Filarmonica di Berlino per la suite dal Peer
Gynt. Al prezzo solito: 4,45 euro (8.616 lire).
Grieg, 1843-1907, nato e morto a
Bergen, viveva in una bella villa di legno, accanto a un lago, con
tanto verde intorno. Si chiamava, con un richiamo alle favole, Troldhangen,
"la collina degli gnomi". Era la casa del successo, di
un uomo affermato che viveva comodamente di quanto poteva dargli il
suo mestiere di compositore-pianista-direttore; di uno, insomma, per
cui la musica non aveva segreti e che, una volta tanto, era nato bene:
suo padre Alexander, di origini scozzesi (si chiamavano Greig), era
infatti titolare di un’impresa che esportava stoccafissi in
Danimarca e Gran Bretagna; la madre, Gesine Judith Hagerup, aveva
studiato al conservatorio di Amburgo ed è stata la prima insegnante
di pianoforte di Edvard, sotto gli occhi attenti del padre che a sua
volta coltivava la musica da dilettante, come tanti a quell’epoca:
basti pensare che a Bergen esiste una delle più antiche orchestre
amatoriali d’Europa, tuttora in funzione dal 1765.
Il consiglio del
Paganini del Nord
È stato un mezzo parente (una zia ne
aveva sposato il fratello), il compositore e violinista Ole Bull, noto
per essere un Paganini redivivo, oltre che per essersi costruito una
sontuosa villa – ora monumento nazionale – che era un’Alhambra
del Nord, a consigliare ai genitori di Edvard di fargli studiare
musica in una scuola degna di questo nome. Ed ecco che il quindicenne
Edvard parte per Lipsia, dove si ferma quattro anni, assieme al
fratello maggiore John. Lo chiamavano, non senza ragione, per
distinguerlo, il "piccolo Grieg", il quale approfondì le
regole della composizione, mentre l’altro, il grande, si diplomò in
violoncello.
«Ho studiato a Lipsia e musicalmente
sono tutto tedesco», diceva di sé Edvard Grieg, un norvegese che
veniva spesso in Italia, in cerca del sole, di rovine archeologiche,
di un terreno musicale più fertile di quello che poteva avere in
casa. Ed è curioso vedere che proprio a Roma, nel 1865, conosce il
connazionale Henrik Ibsen che gli commissionerà le musiche di scena
per il Peer Gynt, una fantasia su temi popolari che finirà per
essere considerata l’opera di Grieg.
Sempre a Roma, in un viaggio
successivo, incontra Franz Liszt, che lo sorprende con le sue
mirabolanti capacità di pianista: Liszt andrà poi ad applaudirlo e
per il pubblico romano sarà come vedere che la benedizione del Papa
scende su un pellegrino.
Sono molti i musicisti che a Roma o a
Vienna o altrove (Grieg viaggiava spesso) hanno ascoltato e conosciuto
Edvard Grieg: Brahms, il violinista Joachim, Johann Strauss junior,
Delius, Saint-Saëns, Bartok, Busoni, Ravel, Debussy, Èajkovskij.
Quest’ultimo, incontrato a Lipsia, ha scritto cose bellissime su di
lui: «Chi mi ha completamente affascinato è Grieg. È una
personalità incantevole e interessante, come sua moglie», la cugina
cantante Nina Hagerup da cui nacque una bambina, Alexandra, morta a 13
mesi. «A mio parere», continua Cajkovskij, «Grieg è immensamente
dotato. La sua musica è soffusa di una malinconia che incanta e che
riflette le bellezze del paesaggio norvegese, ora grandioso e
maestosamente spazioso, ora scuro, non drammatico, povero, ma sempre
immensamente affascinante...».
Bellezze che Edvard Grieg catturava
non solo nella quiete della sua casa di Bergen, ma soprattutto in uno
chalet in cui amava ritirarsi, in mezzo al bosco, per non essere
disturbato da nessuno. È da lì, dalla casetta di Lofthus, che sono
usciti tanti studi, tante sonate per strumenti diversi, tanti canti
popolari. Grieg, che soffriva di polmoni, è morto nella sua villa di
Bergen. Ed è sepolto nel parco, su una collina, in un posto che egli
stesso aveva indicato. Un po’ in disparte, come aveva vissuto.
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