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LA MUSICA SULLE PUNTE
Assieme alla Quarta
sinfonia diretta da Riccardo Muti, il compact comprende il meglio
de Lo schiaccianoci, il capolavoro creato per il balletto dal
compositore russo.
Cajkovskij, la Quarta sinfonia diretta
da Riccardo Muti con la Philadelphia Orchestra e il meglio del
balletto Lo schiaccianoci, eseguito a Londra dalla Philharmonia
diretta da John Lanchbery. Come a dire, due pagine famose, scelte tra
le più significative del tormentato compositore russo, morto suicida
(così pare) nel 1893 a soli 53 anni per il consiglio perverso datogli
da amici che avevano scoperto la sua natura omosessuale, una colpa
gravissima nella società di allora.
Nato
nel 1840 in un paesino a ovest degli Urali, Kamsko-Votkinsk, Pëtr Il’ic
Cajkovskij aveva trovato la musica in casa: il padre, ingegnere,
suonava il flauto, la madre era una buona pianista, dotata per di più
di una voce non trascurabile. A lui toccò di studiare pianoforte con
una popolana istruita. Ma prima di potersi dedicare alla sua passione
dovette occuparsi di giurisprudenza e cominciare quella carriera. Di
famiglia numerosa, aveva trovato un alleato nel fratello minore Modest,
suo futuro biografo, anche lui omosessuale. Cominciò a viaggiare per
l’Europa negli anni Settanta: nel 1876 si recò a Bayreuth, in
Germania, per l’inaugurazione del Festival wagneriano con L’Anello
del Nibelungo. Ne ebbe una pessima impressione: disse che ciò che
aveva visto era una «carnevalata».
Pëtr Il’ic Cajkovskij era un amico
dell’Italia, come ci confermano molte delle sue composizioni, dal Capriccio
italiano a Francesca da Rimini e Romeo e Giulietta, oltre
che il suo amore per l’opera italiana, studiata grazie a un
fortunato incontro avvenuto a San Pietroburgo. Venne spesso dalle
nostre parti, leggeva facilmente l’italiano, aveva però difficoltà
a parlarlo. Si fermò a Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Pompei, anche
Milano (ma una volta scappò per il caldo, un’altra perché in
qualche teatro milanese avrebbero rappresentato Una vita per lo zar
di Glinka con tagli insopportabili per uno come lui). Non che
fosse ricco – suo padre, che non disdegnava la vodka, era riuscito a
dissipare il patrimonio di famiglia –, ma proprio a ridosso della Quarta
sinfonia, nel 1876, aveva cominciato il rapporto epistolare con la
vedova Nadez · da von Meck, madre di 12 figli, tanto innamorata della
sua musica che da allora gli offrì una cospicua rendita annua pur di
vederlo sollevato da qualsiasi preoccupazione economica. Vederlo per
modo di dire, perché Cajkovskij e la vedova non si incontrarono mai,
bastando loro andare sulle tracce l’uno dell’altra.
La Quarta, sulla quale lavorò
anche a Venezia, dedicata a Nadez · da von Meck, ebbe la sua prima
esecuzione a Mosca, il 10 febbraio del 1878, diretta da Nikolaj Rubinštein,
direttore del conservatorio moscovita, fratello del più famoso Anton,
pianista e compositore, che fu maestro dello stesso Cajkovskij. La Quarta
sinfonia (cui seguiranno la Quinta e la Patetica) venne
alla luce in un momento cruciale. È una delle opere più suggestive
della musica russa del secondo Ottocento. Le sinfonie precedenti hanno
ciascuna un sottotitolo (Sogni d’inverno, Piccola Russia,
Polacca), mentre questa ne è priva; forse anche perché, mentre
avrebbe potuto essere intitolata alla "Grande Russia", è in
realtà una composizione di matrice autobiografica, interamente
dominata dal senso di fatalità del destino.
Nel 1877 Cajkovskij era venuto in
Europa per sfuggire al fallimento di un matrimonio di convenienza con
l’allieva Antonina Miljukina. Nello stesso anno andava in scena al
Bolscioi di Mosca il primo dei suoi tre grandi balletti, Il lago
dei cigni. Nel 1879, sempre a Mosca ma al Teatro Malyi, avvenne la
prima della sua opera-capolavoro, l’Evghenij Oneghin, tratta
dal poema di Puskin. Lo schiaccianoci è il terzo e ultimo dei
balletti di Cajkovskij: venne rappresentato al Teatro Marijinskij di
San Pietroburgo nel 1892, un anno prima della morte, due anni dopo La
bella addormentata nel bosco che vide la luce nello stesso teatro.
La Suite che pubblichiamo nel
secondo cd della serie Grandi concerti fu eseguita in anticipo
sul balletto e andò subito per il mondo. Il compositore trasse il
soggetto da una favola natalizia di E.T.A. Hoffmann: è la storia di
un sogno, di uno schiaccianoci che viene rotto per dispetto ma poi
diventa un principe, con tanto di Valzer dei fiori (chi non
ricorda il film Fantasia di Walt Disney?) che conclude il
sogno. Un disco bellissimo in cui, per la Quarta sinfonia, si
ritrova Riccardo Muti nel 1980, all’epoca in cui era direttore della
Philadelphia Orchestra, successore di Eugene Ormandy. L’antologia
dello Schiaccianoci è stata invece registrata nel 1982 dalla
Philharmonia, direttore, si diceva, John Lanchbery, uno specialista
del genere. |