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Natale da sfollati

 
Attualità
di Giuseppe Altamore


EMERGENZE
GLI ABITANTI DI BEMA, IN VALTELLINA, RIMARRANNO SENZA STRADA PER ALMENO UN ANNO

UN PAESE SOSPESO

È un Natale diverso per i 149 residenti del piccolo Comune nella valle del Bitto. Ora l’unico mezzo per muoversi è l’elicottero. Il sindaco: «Siamo agli arresti domiciliari».

Bema è un presepe di case in pietra sospeso nel cielo turchino delle Alpi Orobie. Dall’inizio di dicembre è ancora più sospeso. Da quando l’unica strada è stata chiusa per sempre, il piccolo Comune della provincia di Sondrio è raggiungibile solo in elicottero. Ogni mattina, alle 8.30, la "corriera" volante si leva dal prato del campetto Sant’Antonio di Morbegno e trasporta verso le nuvole l’unica impiegata del Comune, la posta e qualcuno dei 149 abitanti di Bema (di cui 10 studenti).

Colpa di una gigantesca frana e di una nuova strada mai realizzata che hanno reso più complicata la vita agli abitanti di questo villaggio valtellinese. Un’esistenza ordinata, fatta di ritmi lenti e di silenzio che improvvisamente è diventata difficile. E il futuro immediato non promette nulla di buono. L’unica strada di collegamento con il fondovalle è stata chiusa, perché minacciata da una frana con un fronte che si estende per 150 metri e 22 milioni di metri cubi di materiale instabile, che scivola a valle alla velocità di 5 centimetri al giorno.

Le intense piogge di questo strano autunno hanno letteralmente sciolto i fianchi delle montagne e reso instabili grandi masse di terreno. Il torrente Bitto, che dà il nome alla valle e al famoso formaggio, scorre impetuoso nell’orrido nascosto dagli alberi appena sotto le ultime case. «Laggiù», spiega Silvano Passamonti, 41 anni, energico sindaco di Bema, tenente degli alpini in aspettativa, «inizia uno strapiombo creato da una frana che, nell’Ottocento, ha tagliato una bella fetta di montagna». Nel prato, prima del burrone, ci sono decine di sensori che sprofondano nel terreno e segnalano ogni minimo movimento. Qui la gente è abituata da sempre a convivere con le frane, ma non si era mai arrivati a una situazione così estrema.

«Abbiamo avuto 300 smottamenti in un anno», dice il sindaco, «e dal 1997 la strada era parzialmente chiusa: veniva aperta in alcune fasce orarie per consentire il passaggio dei mezzi pubblici e dei privati. La frana non è una sorpresa», aggiunge, «tanto è vero che già nel 1993 la Protezione civile aveva detto che c’era un pericolo imminente. Allora abbiamo studiato un tracciato alternativo che prevedeva la costruzione di un tunnel. Tutto sembrava andare per il verso giusto: finanziamenti, autorizzazioni e delibere...». Ma i lavori per la nuova strada non sono mai partiti: perché? «Bisognerebbe chiederlo al sindaco di Cosio, che a un certo punto ha detto: "Nel mio territorio il tunnel non si fa"». È amareggiato Silvano Passamonti, che è anche presidente della Comunità montana Valtellina di Morbegno. «Per ragioni politiche», dice, «non si può mettere in ginocchio un’intera comunità». Piccole guerre di campanile che vedono da una parte la lista civica di Centrodestra di Bema e dall’altra la giunta di Cosio dominata dai Ds. Per sbrogliare la matassa, il progetto della nuova strada è passato alla Provincia. Ma per realizzare il tunnel e il nuovo tracciato bisogna attendere almeno un anno. E nel frattempo?

Si spera nella pista

«Nel giro di pochi mesi e con una spesa di circa 350.000 euro sarà pronta la pista», spiega il sindaco. Gli abitanti però non potranno muoversi con i propri mezzi fino a quando non ci sarà la nuova strada. In questi giorni, le famiglie con bambini in età scolare si sono dovute trasferire in albergo a Morbegno. Un centinaio di persone è invece rimasto in Paese. Per andare in ospedale oppure, più semplicemente, in farmacia o in banca ci sono due viaggi al giorno dell’elicottero che può trasportare quattro persone. Priorità e orari vengono stabiliti dalla Protezione civile, attiva a Bema 24 ore su 24.

Il vero cruccio degli abitanti, che non ne vogliono sapere di abbandonare il paese, è trascorrere le feste isolati. «A Natale di solito arriva tanta gente in cerca di tranquillità e di un’atmosfera più raccolta», racconta Lino Gavazzi, che tiene aperto l’unico negozio del paese dove è possibile acquistare dal pane ai tabacchi. «Quest’anno il Natale sarà un po’ triste». Ogni mattina Lino scende lungo il vicoletto e attende la piccola funivia che, dall’altra parte della valle, trasporta fino a 40 chili di pane che servirà anche per l’osteria gestita da una cooperativa di 50 soci, praticamente quasi tutto il paese. L’osteria e la sede della Pro Loco sono il fiore all’occhiello di Bema. Qui sono quasi tutti parenti. È inutile chiedere il cognome, perché alla fine si rimane confusi. Si chiamano quasi tutti Passamonti o Lanza. Si vive come una grande famiglia o una tribù dai legami molto intensi.

Ogni anno, la seconda domenica di settembre, a Bema si svolge una gigantesca sagra del porcino. Vengono servite oltre 2.000 porzioni di funghi e polenta e per un giorno tutti gli abitanti si trasformano in cuochi e camerieri. Con il ricavato, poi, si organizzano feste e attività culturali per tutto l’anno. Dice il sindaco: «Questo è un paese felice che non vuole morire, non ci possono tenere agli arresti domiciliari».

La signora Rosa Lanza si muove a passo spedito nonostante i suoi 89 anni. Ha appena ritirato il pane da Lino. Ha 6 figli e 12 nipoti. «L’elicottero è troppo piccolo per portarli tutti quassù per Natale», dice con un sorriso dolcissimo.

Giuseppe Altamore

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