Famiglia Cristiana OnLine
Ricerca Homeitalia Home International Periodici San Paolo

e inoltre...

E il ceto medio gridò:
«Potere a chi lavora»

 
di Francesco Anfossi


POLITICA
L’ULIVO E IL CENTROSINISTRA FAI-DA-TE

TUTTI GIÙ PER TERRA

Storia, personaggi e interpreti dei "girotondi", i comitati spontanei nati in opposizione al Governo di Silvio Berlusconi. Che impensieriscono anche Rutelli e Fassino.

Fino allo scorso anno il girotondo pareva un affare riservato ai bambini. Nessuno immaginava che qualcuno lo avrebbe buttato in politica. Fatto sta che è diventato una cosa per grandi e ha finito per impensierire Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Umberto Bossi, Francesco Cossiga, il ministro della Giustizia Castelli, Piero Fassino e Massimo D’Alema.

I precursori dei "girotondisti", i nuovi attori della sinistra o, meglio, del Centrosinistra fai-da-te che snobba le sezioni e preferisce cenette in case private, lettere e-mail e messaggini Sms, nascono a Milano nell’ottobre del 2001.

Quattrocento proto-girotondisti fondano il comitato "La girandola", si tengono per mano davanti al Palazzo di Giustizia di Milano e inventano un motto: «Fai girare la voce». Quasi nessuno se ne accorge. In realtà la voce gira nel fiume carsico di Internet attraverso siti ed e-mail, pronta a riemergere.

Poi accade un altro fatto, più legato alla vecchia che alla nuova politica. Qualche mese dopo, 92 professori dell’Università di Firenze firmano la più classica delle loro specialità: l’appello. «Diceva Alexis de Tocqueville che nei Paesi democratici le persone non possono fare a meno di un forte potere giudiziario e della libertà di informazione», è l’incipit del documento. Obiettivo della protesta è la politica del Governo, accusata di minare le basi della democrazia. Il firmatario numero 61 è un certo Francesco Pardi, docente di Analisi del territorio, l’artefice dell’iniziativa, insieme con l’anglista Ornella de Zordo e lo storico inglese Paul Ginsborg, autore di un ponderoso volume dal titolo L’Italia del tempo presente.

I professori hanno indetto un corteo cittadino per le vie di Firenze. A sfilare contro il Governo, il 24 gennaio, si ritrovano in 12 mila. Questi due episodi oggi sarebbero materiale per emeroteche se non si innestassero nella storia altri due clamorosi avvenimenti: l’ormai celebre incitamento del procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli ("Resistere, resistere, resistere") e il clamoroso "schiaffo" di Moretti a Piazza Navona del due febbraio. Dopo essere salito sul palco di un comizio dell’Ulivo, il protagonista di Caro Diario ed Ecce Bombo è uscito dallo schermo, come nel film La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen, per trasformarsi in personaggio vivente. Oppure, se si preferisce, è salito sul palco per recitare sé stesso (nel caso di Moretti è uguale): «Con questa dirigenza non vinceremo mai». Le facce di Rutelli e Fassino, a pochi metri dal palco, passeranno alla storia.

Nanni Moretti al girotondo intorno al Palazzaccio.
Nanni Moretti al girotondo intorno al Palazzaccio
(foto AP).

Le donne del movimento

Tra i partecipanti a quel comizio c’era anche Marina Astrologo, 46 anni (ne dimostra 10 di meno), di professione traduttrice (sua la versione italiana di due romanzi di Harry Potter). È una delle tante "Ermione" (la streghetta peperina dei romanzi della Rowling) del movimento, composto soprattutto da donne che si tengono per mano con determinazione e femminilità, indignazione e creatività. Girano in tondo e intanto stritolano: l’immobilismo della sinistra, le vecchie logiche di partito e tante altre cose. La scintilla che ha acceso la vocazione per così dire "movimentista" di Marina era scoccata a casa sua, a una cena tra amiche: «C’era stata la legge sulle rogatorie e sul falso in bilancio. C’era stato il famoso intervento di Borrelli. E c’è un livello in cui non ne puoi più. Un impulso alla ribellione. Così abbiamo organizzato un piccolo presidio davanti al tribunale. Abbiamo adoperato casseruole e mestoli, i cartelloni fatti con il cartoncino Bristol. Ci spingeva la passione civile, ma anche quella del buon gusto, del decoro, della proporzione: ma dico, andiamo in giro per l’Europa a far le corna? Ma stiamo scherzando?».

Scintilla scoccata a una cena tra amici anche per Giuliana Quattromini, napoletana, sposata, con un figlio di 18 anni, di professione avvocato (ultimo libro letto: Posillipo, di Elisabetta Rasy, una passione per l’atletica). Ma la decisione di andare avanti è stata presa all’inaugurazione dell’anno giudiziario, il 12 gennaio, quando lei e alcuni suoi amici avvocati avevano organizzato un sit-in di protesta a Napoli: «Quando i carabinieri ci hanno sequestrato i cartelli, abbiamo capito che tirava aria di regime, che dovevamo continuare».

Ed eccola partecipare a una fiaccolata in difesa della giustizia, poi a organizzare il girotondo intorno alla sede Rai previsto per il 10 di marzo, con gli altri comitati girotondisti di tutta Italia, da Bologna a Milano, da Roma a Cagliari.

Alla fiaccolata di Napoli, organizzata dai "giuristi democratici", c’era anche un altro giovane avvocato, Cesare Amodio, 36 anni, cattolico praticante. Amodio è espressione di quel ceto medio urbano che è il nocciolo del movimento («questo è un problema che dobbiamo porci, dobbiamo allargare la nostra protesta anche alle altre categorie sociali») In piazza ha portato anche la sua bambina, Maria Rosaria, di cinque mesi, con un cartello: «Appena nata, già indignata». L’ultimo libro letto è La versione di Barney di Mordecai Richler. «Ma come?», dice, «io faccio i processi per direttissima agli extracomunitari, per i quali c’è la massima inflessibilità, e per Previti e compagnia bella si adoperano tutte le facilitazioni possibili? No: questa è una giustizia ìmpari».

Ma ci sono solo Berlusconi e il suo Governo sulla strada del movimento dei girotondisti? O anche Fassino, Rutelli e D’Alema? Qui le opinioni divergono. «A D’Alema rimprovero due cose: l’aver imbarcato Mastella nel suo Governo e il non aver risolto il conflitto di interessi».

E Rutelli, Fassino, la dirigenza Ds? «Dobbiamo stimolare il ricambio della classe dirigente, non dico sostituire, ma affiancare». Per l’avvocato Quattromini, invece, Fassino non può patteggiare: se ne deve andare. Per Claudio Rossoni, 56 anni, giornalista, marito dell’attrice Ottavia Piccolo, Fassino può restare dov’è: «Noi vorremmo essere di stimolo, di aiuto. Questa attenzione del vertice verso la base è già un buon risultato. Però è chiaro che ci siamo sentiti poco rappresentati dai dirigenti dell’Ulivo».

E Daria telefonò a Ottavia

Rossoni dichiara di essersi innamorato «di questo cocktail di giovani e meno giovani, tutti motivati, altruisti, rigorosi e immediati», che hanno scoperto o riscoperto il gusto di far politica. Il suo impegno è nato per caso. Con una telefonata della giornalista Daria Colombo, moglie del cantautore Roberto Vecchioni, a sua moglie Ottavia: «Daria era a casa con delle amiche, diceva che bisognava fare qualcosa. È nato tutto così, roba da passaparola, da tinello. Ma capace di arrivare a manifestazioni come quella del Palavobis». Dopo il girotondo dei 5.000 intorno al Palazzaccio di Roma, la manifestazione milanese dei 40 mila, il 23 febbraio, ha definitivamente mostrato la dimensione del movimento.

Era il fiume cibernetico dei passaparola che tornava alla luce e che dentro e fuori al Palavobis manifestava il suo sostegno alla magistratura milanese davanti a una passerella di "indignati speciali" storici (Nando Dalla Chiesa, nell’insolita veste di imitatore di Berlusconi, Paolo Flores D’Arcais, chierico della legalità, Elio Veltri, ex amico di Di Pietro) e "indignati di complemento" (da Dario Fo a Roberto Zaccaria, dall’ex ministro comunista Diliberto a Rosy Bindi). C’era anche l’irrequieto Di Pietro, il protagonista di Mani pulite, l’ex senatore del Mugello. Di Pietro è salito su una cancellata e con un megafono in mano ha arringato la folla, distruggendo Berlusconi e il condizionale in mezzo a un popolo pacifico di insegnanti, impiegati, studenti, medici, casalinghe, funzionari.

Nella cronologia meritano di essere inseriti i seguenti, successivi episodi: la dichiarazione del ministro Guardasigilli Castelli, che ha parlato di cattivi maestri e di pericolo di ritorno agli anni di piombo; la definizione della manifestazione «degna di Pavolini e Goebbels» in una lettera aperta al presidentedella Repubblica Ciampi di Francesco Cossiga (che si è firmato "ex ministro degli Interni"); la bomba messa davanti al Viminale; la richiesta di Berlusconi e Previti di spostare da Milano il processo Sme-Ariosto (che li vede imputati) per incompatibilità ambientale.

Piero Fassino, segretario dei Democratici di sinistra.
Piero Fassino, segretario dei Democratici di sinistra
(foto AP).

«Abbiamo imparato la lezione»

La risposta (o la rivincita) di Fassino, D’Alema e Rutelli («abbiamo imparato la lezione», ha detto quest’ultimo, riferendosi ai girotondisti che gli rimproveravano scarso mordente) è stata la manifestazione dell’Ulivo di sabato 2 marzo. Nel corteo che ha attraversato le vie di Roma, snobbato da Bertinotti (sempre più legato alla causa "no-global"), c’era soprattutto il popolo della Quercia: operai e pensionati, visi rubicondi e tute blu, studenti della sinistra giovanile, Pepponi romagnoli e professorini siciliani, consiglieri comunali e sindacalisti.

I girotondisti che avevano aderito finivano per l’amalgamarsi nella fiumana. Ma molti non avevano partecipato per prendere le distanze. L’unico vero girotondo era quello del servizio d’ordine dei Ds intorno a Fassino e D’Alema. Anche se il collante della protesta è unico (l’opposizione al Governo) è prematuro dire se il movimento dei girotondi finirà per essere riassorbito nella Quercia come una dolorosa ferita, se ne costituirà il lievito, oppure se coinvolgerà la dirigenza dell’Ulivo, obbligandola a dimettersi. Insomma: tutti giù per terra, ma non si sa ancora chi si rialzerà.

Francesco Anfossi

   

D’ALEMA E IL PROFESSORE

«La revisione storica è un mestiere serio. Ma questa è svendita!». Con frasi come questa Francesco Pardi (per tutti, moglie compresa, "Pancho") ha conquistato il popolo della sinistra fai-da-te. Questo Carneade della politica è stato indicato provocatoriamente da Moretti come il nuovo leader dei Democratici di sinistra.

Lui dice che «al posto di Fassino neanche per un miliardo», però prosegue la sua implacabile opera di «correzione fraterna» dei vertici dei Ds. Bisognava vederlo, sul palco del Palavobis, lo scorso 23 febbraio, infilzare frase su frase, come un torero, le sue banderillas nella pelle dura di Fassino, Rutelli, D’Alema: «I partiti di Centrosinistra su giustizia, informazione e conflitto di interessi dal ’98 ad oggi non ne hanno azzeccata una!». Applausi. «Bisogna stanare la classe dirigente». Applausi scroscianti. « Mi dispiace, mi dispiace proprio. Ma non possiamo mettere sullo stesso piano, la Resistenza e i ragazzi di Salò». Standing ovation, tutti in piedi.

Il professore di Firenze ha certamente innovato il lessico della sinistra con il suo eloquio estremamente suggestivo, denso di frasi immediate ma anche di citazioni in voga negli anni ’70. Il risultato, ai "girotondisti", piace. Salendo sul palco improvvisato dietro la cancellata del Palavobis, nel crepuscolo milanese, ha imbastito un secondo discorso che ha infiammato gli animi degli infreddoliti partecipanti rimasti fuori: «Dobbiamo ripartire dalla coalizione, la più ampia possibile, dal ragazzino di Rifondazione al più palloso dei professori della Margherita».

Sull’articolo 18 ha perfino citato a memoria il Capitale di Carlo Marx: «Il lavoro operaio viene incorporato nella produzione capitalistica come gelatina di lavoro umano». E ancora: «È ora che il popolo di sinistra dica la sua, i vertici facciano autocritica. Diciamolo francamente: Silvio Berlusconi è al potere per la nostra insipienza». 

«Il professor Pardi dice delle cose che stavano nascoste nell’anima della gente», dice Claudio Rossoni. Ex aderente a Potere operaio, imputato (assolto) al processo "7 aprile", con gli anni Pancho ha arrotondato le sue idee rivoluzionarie. «Oggi», spiega, «dobbiamo avere la sola forza della persuasione». E intanto continua a girare in tondo per l’Italia, invitato dai comitati, auspicando un coordinamento del nascente movimento. Il prossimo appuntamento è il 10 marzo, per i girotondi intorno alle sedi Rai regionali. 

«Pancho ha il carisma di chi ha le idee chiare», aggiunge Giuliana Quattromini. «Quando parla, capisci immediatamente quello che vuole». E che cosa vuole? «Una chiara autocritica».

Un’autocritica vera e propria, quella no, però è già un grosso risultato il confronto con D’Alema al Palazzo dei congressi di Firenze, il 25 febbraio scorso, nella tana dei professori che avevano sottoscritto l’appello per la giustizia. È stato Massimo D’Alema a telefonare allo storico Paul Ginsborg e chiedere un confronto con gli intellettuali di Firenze. «E pensare che io a D’Alema ho sempre scritto documenti, lettere e riflessioni», dice Pardi. E a differenza del Nanni Moretti del film Aprile, che le lettere le scriveva ma poi non le spediva, lui le ha anche imbucate. E D’Alema? «Mai risposto». Il 25 febbraio, nel Palazzo dei congressi trasformato in Colosseo («D’Alema, indov’eri al G8? In barca?», recitava un cartello), Pardi, scamiciato e battagliero, ha rimproverato all’ex premier un centinaio di sbagli. Il gladiatore D’Alema ha respinto ogni autocritica, rivendicando orgogliosamente le scelte del passato. Anche se gli è venuta voglia di andarsene in America per almeno tre mesi.

f.anf.


torna all'indice

   
 

Copyright 2000 - Associated Press Italia Photo Communications. Tutti i Diritti Riservati.
Le informazioni/testi/foto/grafici contenuti nel report di AP News non possono essere pubblicate, diffuse, riscritte o ridistribuite senza il preventivo consenso scritto della Associated Press Italia Photo Communications S.r.l.