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Al centro.
di Fabio Riva


NELLA BASE EUROPEA

DALLA GIUNGLA ALLO SPAZIO

Siamo stati a Kourou, nella Guayana Francese, dentro la sede dell’Agenzia spaziale europea. Da qui partono i razzi Ariane. Sempre da qui, a marzo, verrà lanciato Envisat, che aiuterà la Terra a stare un po’ meglio.

Per entrare è necessario un codice di accesso contraddistinto da sei diversi colori. Saranno quelli che ci guideranno nel cuore della base spaziale. Un labirinto per chi arriva, come noi, dall’Europa e ha appena compiuto 10 ore di volo diretto da Parigi a Kourou: 800 chilometri quadrati di territorio destinati al lancio dei vettori e dei satelliti dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Ma per noi non ci saranno misteri, e potremo visitare in tutta tranquillità anche la zona rossa, quella verde e quella marrone, dove centinaia di computer danno il polso della situazione e, dopo il lancio, permettono di ascoltare il battito del cuore del nuovo satellite appena giunto in orbita.

Siamo in America del Sud, nella Guayana Francese, a pochi gradi dall’equatore: da qui i satelliti entrano più facilmente in orbita perché si sfrutta meglio la forza centrifuga data dalla rotazione terrestre. Questa base spaziale è nata nel 1968, per opera dei francesi, ed è successivamente divenuta la base di lancio dell’Esa, alla quale partecipano 15 Paesi: Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Spagna, Svezia e Svizzera.

«Sono 550 le missioni partite da qui, 12 nel solo 2000», spiega Pierre Moskwa, direttore del centro spaziale. Fernando Doblas, delegato dell’Esa, sottolinea che dal porto spaziale europeo viene messo in orbita circa il 50 per cento dei carichi commerciali mondiali.

Il prossimo lancio sarà quello di Envisat, il satellite dell’Esa destinato a raccogliere dati sull’ambiente che rivoluzioneranno il nostro modo di vivere: finalmente sapremo di più sui buchi nell’ozono, sui movimenti dei ghiacci, sulle macchie di petrolio nel mare e sugli sbalzi di temperatura nell’atmosfera. Envisat ce lo racconterà da 800 km di altezza, comunicando con le basi situate strategicamente a Kiruna, in Svezia, e sul monte Fùcino, vicino a Roma.

La partenza è prevista per febbraio, ma per adesso intorno a Envisat il lavoro ferve e lungo i suoi 10 metri di altezza e quattro di base i tecnici si prodigano. Anche per controllare che funzioni perfettamente il meccanismo che lo porterà a "crescere" una volta arrivato in posizione, dove si dispiegheranno i pannelli solari: lassù Envisat raggiungerà 25 metri di lunghezza e sette di base.

Il satellite, che pesa 8.200 chili, è arrivato a Kourou dall’Europa già montato, con un trasporto aereo speciale. Contiene numerose sofisticate apparecchiature, ciascuna delle quali è stata realizzata in un diverso Paese europeo, da aziende specializzate, ed è stato assemblato all’Estec, a Noordwijk , in Olanda, nella sede dell’Esa, dove lavorano mille persone. A documentare il lungo viaggio è un’azienda italiana, la Vitrociset, che ha la responsabilità di fotografare e filmare il backstage della missione.

Quando è arrivato nella base di Kourou, Envisat è stato adagiato nella zona S5, nella quale entriamo col regolamentare caschetto protettivo e accompagnati da una guida munita di pass verde.

Quanto è difficile fare il pieno

È una struttura nuovissima, tre edifici collegati da corridoi, dove vengono svolte tutte le operazioni necessarie per la preparazione dei satelliti. Un primo hangar serve per l’installazione e il controllo dei diversi componenti e comprende, fra l’altro, una clean room per le operazioni più delicate. La "camera pulita" è una zona di lavoro in cui si può entrare solo in determinate condizioni di protezione, perché i materiali che vi vengono lavorati sono delicatissimi e temono la polvere.

Nel secondo edificio vi è tutto il necessario per fare il pieno di carburante: scopriamo così che quest’operazione è necessaria non solo per il lanciatore ma anche per i satelliti, che hanno dei propri motori e devono avere una propria scorta per poter effettuare eventuali correzioni di rotta.

Fare il pieno a un satellite è un’operazione pericolosa, compiuta da esperti protetti da tute speciali contro i vapori tossici. Envisat imbarcherà circa 400 chili di Mmh (mono metil hidrazina) e di perossido d’azoto (che fornisce l’ossigeno per la combustione): la scorta per almeno cinque anni. Ma la zona più a rischio è quella in cui si costruiscono gli stadi di accelerazione, che sono i due enormi bidoni pieni di 476 tonnellate di propellente solido: una volta accesi, danno una spinta di 1.300 tonnellate, utilizzata nei primi due minuti di volo per spingere Ariane fuori dall’atmosfera. Terminato il compito, questi enormi siluri si staccano, dispiegano i paracadute e vengono recuperati.

Nel terzo capannone, infine, avviene l’assemblaggio finale e il satellite, ormai pronto, viene mandato in una diversa unità. Un carrello lo porta nella zona dove verrà unito al lanciatore.

Adesso siamo stati muniti di un pass di colore rosso, ed entriamo anche noi in questo capannone immenso, dove lanciatore e satellite vengono accuditi, prima distesi al suolo come il gigante addormentato di una celebre fiaba, e poi montati uno sull’altro e, quindi, collocati ritti in verticale. Il tetto è a 70 metri dal suolo, più o meno l’equivalente di un grattacielo di 20 piani.

Un Tir in orbita

Qui è stata costruita un’impalcatura che gira tutto intorno a lanciatore e satellite, grazie alla quale i tecnici possono controllare tutto per terminare l’assemblaggio e la messa a punto. Sarà uno speciale carrello su binari a portare all’esterno questa creatura tecnologica pronta per partire.

Per condurre Envisat nello spazio è stato scelto il lanciatore Ariane 5, più moderno ed economico di Ariane 4, modello che ha ormai effettuato oltre cento lanci ed è considerato il più affidabile del mondo. Ariane 5 è un vero Tir: può portare quasi sette tonnellate di strumentazione in orbita geostazionaria, a 35.800 chilometri di altezza, oppure 18 tonnellate in orbite più basse. Il pass rosso ci consente anche di andare a visitare le zone Ela 2 ed Ela 3, dove vengono preparati e allestiti i lanciatori prima di venire uniti al satellite.

La campagna di lancio comincia 22 giorni prima del decollo e comprende preparazione e assemblaggio dei diversi stadi, collaudi, riempimento dei serbatoi e conto alla rovescia. Negli ultimi sei minuti prima della partenza è il computer che prende il timone e non è richiesto alcun intervento umano. Intanto, il lanciatore continua a essere "accudito" e l’imbarco di idrogeno e ossigeno liquidi a 250 gradi sottozero e 200 atmosfere continua fino a sei secondi dal momento del lancio: 5, 4, 3, 2, 1: Ignition!

Si avvia il motore centrale criotecnico, partono gli stadi di accelerazione con un boato impressionante, la terra trema e tonnellate di acqua vengono riversate sulla superficie dell’Ariane per ridurre le vibrazioni che potrebbero mandare in pezzi il prezioso carico. Finalmente avviene il decollo, nuvole di fiamme e vapore vanno verso il cielo e dopo solo due minuti Ariane e il suo carico arrivano ai limiti dell’atmosfera terrestre. Qui si staccano i bidoni laterali utilizzati per il carburante (verranno poi recuperati e riutilizzati).

Dopo altri otto minuti, a 140 chilometri di altezza, lo stadio principale ha terminato le 155 tonnellate di idrogeno e si stacca anche lui. Si accende il secondo stadio che spinge il satellite sull’orbita stabilita. I 40 tecnici italiani della Vitrociset controllano via radar il perfetto funzionamento delle apparecchiature: «Siamo gli angeli custodi del satellite», dice sorridendo Riccardo Grazi, direttore della Divisione Spazio. Compiti importantissimi, che si giocano in poche manciate di secondi.

A soli 25 minuti dal lancio la missione è conclusa.

Ma alla base spaziale si sta già lavorando per preparare un altro lancio.

Fabio Riva


 

OCCHIO PUNTATO SULLA TERRA

Lo strumento più avanzato per l’osservazione della Terra e la tutela dell’ambiente si chiama Envisat ed è stato fabbricato dai 15 Stati membri dell’Agenzia spaziale europea. È costato 2 miliardi di euro e 15 anni di lavoro. Verrà lanciato con un vettore Ariane 5 nel prossimo marzo dal Porto Spaziale Europeo Kourou nella Guayana Francese.

Il satellite avrà a bordo 10 raffinate apparecchiature che consentiranno di raccogliere dati e informazioni che cambieranno il nostro modo di vedere la Terra. L’attività di Envisat sarà utile a livello accademico e scientifico, ma anche in ambito amministrativo, in quanto consentirà di prendere le decisioni che riguardano il territorio con più cognizione e lungimiranza. Ma, soprattutto, sarà di vitale importanza nei casi di emergenza, consentendo di conoscere e valutare in tempi strettissimi la gravità del fenomeno e il suo evolversi.

In particolare, Envisat permetterà una misura oggettiva e continua della situazione dei gas nell’atmosfera (soprattutto anidride carbonica e ozono); rileverà lo spessore e la posizione del manto di ghiaccio e neve sulla crosta terrestre; renderà possibile una mappatura precisa che indicherà sia l’uso del suolo sia le caratteristiche del terreno; consentirà di realizzare una mappa precisa degli incendi, durante e dopo l’emergenza.

Ancora, Envisat controllerà lo sviluppo della vegetazione per valutare la desertificazione, la deforestazione e la crescita di alcuni tipi di alghe; terrà sotto monitoraggio il livello delle acque di oceani, fiumi e laghi, arrivando così a prevedere le inondazioni; terrà sotto controllo le situazioni a rischio di terremoti; sarà un occhio vigile sulla superficie del mare, cogliendo le presenze di macchie di petrolio, dovute sia a calamità come gli sversamenti dalle petroliere sia alla presenza di giacimenti sottomarini non ancora scoperti e da sfruttare; consentirà una mappatura digitale altimetrica che permetterà di creare un modello digitale delle varie altimetrie della Terra, determinando con grande precisione le profondità degli oceani e le altezze dei rilievi montuosi. Infine, le informazioni raccolte da Envisat su vento, onde e temperature degli oceani permetteranno di capire meglio qual è l’influenza dell’oceano sul sistema climatico della Terra.

f.r.


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