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di Mariapia Bonanate - culturafc@stpauls.it


LA BIBLIOTECA DI FAMIGLIA

LE VERITÀ DI GENITORI E FIGLI
IN UN AFFRESCO ALLA SICILIANA


Nella memoria "a cinque mani" della famiglia Guaita rivive la storia dell’isola dai primi decenni del Novecento al secondo dopoguerra. E un sogno: che la Sicilia torni all’antica bellezza.

Ci sono tutti i componenti della famiglia Guaita in questa memoria a cinque mani che porta le firme di Gianni e Orietta, padre e madre, e dei figli Enrico, storico, Anna, giornalista, e Carlo, scultore, e che è introdotta da Marcello Sorgi, giornalista, direttore della Stampa di Torino.

Si alternano i primi due a rievocare la loro storia di coniugi legati «da una forza che era fiamma e fuoco, e non aveva tempo per parole», poi entrano nel gran palcoscenico, allestito dai genitori, i figli, in una sorta di rito pirandelliano dove ognuno espone la sua verità. Ne risulta un affresco fascinoso di una famiglia di moderni gattopardi, ma anche un’appassionante cronaca dell’Italia dai primi decenni del Novecento allo sbarco degli Alleati, al dopoguerra.

Fondale della scena «l’isola che oggi non c’è più», una Sicilia ricca di incanti, dove le agavi pungono il cielo con le loro braccia fiorite e le vibrazioni di colore dell’arancio cartasso emanano una luce folgorante, e persino ortaggi come la cocuzza esprimono una gioia di vivere salvifica. Dove i personaggi celebri e umili sono tutti comprimari, dal duca di Salaparuta, enologo famoso che richiama i primi scienziati del Seicento, ma ha la mentalità del Novecento, a Cicco il giardiniere che non è mai stato nei salotti buoni, ma sa riconoscere la lagerstroemia, un’esile pianta sconosciuta in Italia. In questa isola controllata dalla mafia con regole sempre più feroci, e gli uomini sostano in piazze dove le donne, quasi sempre vestite di nero, non possono passare, arriva Gianni.

Figlio di una ricca lombarda e di un montanaro bergamasco che aveva del genio, innamoratissimo della moglie, figlia del Duca e dell’estrosa quanto inquieta Sonia Ortuzar y Ovalle, cilena e cantante lirica, entra nel partito socialista e tenta di sottrarre la società civile e contadina alla mafia. Lei, Orietta, cresciuta nella splendida villa di Valgaurnera, a Bagheria, insieme alla sorella Topazia, futura madre di Dacia Maraini, fra schiere di zie con relativi camerieri, dame di compagnia e autisti, dopo essere stata una bimba socialista, affianca il marito nel tentativo di costruire un ordine nuovo. Hanno amici che si chiamano Danilo Dolci, Ignazio Buttitta, Elio Vittorini, Marguerite Duras.

Quando sono costretti a lasciare l’isola per approdare nella manzoniana Lecco, continuano a sognare che la loro Sicilia venga restituita dagli italiani, con uno sforzo di coraggio e di saggia amministrazione, alle sue mitiche bellezze.

 Mariapia Bonanate

CHI SONO GLI AUTORI

Orietta Guaita Alliata, insegnante, racconta la storia della sua famiglia con il marito Gianni, autore di vari romanzi, commedie, e originali radiofonici. Tra i titoli: Giona (1957) e L’elicottero (1973).

Isola perduta 
di Gianni e Orietta Guaita,
Rizzoli, L. 30.000

  

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