Il legame tra malattie cutanee e disagi psicologici

«Ho l’acne. E anche l’ansia»

di MARIA GRAZIA BEVILACQUA
   
    

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I brufoli per i ragazzi, la caduta dei capelli per gli adulti: meno male che c’è il biofeedback.

L'acne è «in progressivo aumento», dice la dottoressa Maria Monica Polenghi, specialista in Dermatologia e Venereologia presso l’Istituto di Dermatologia dell’Università di Milano, «con una notevole sofferenza psicologica del giovane paziente. In Europa colpisce dalla metà a un terzo dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni. Sempre più frequente è però l’acne della donna adulta, spesso aggravata da stimoli emozionali. Condizionata da fattori genetici e influenzata dagli ormoni androgeni, la patogenesi (cioè l’origine e lo sviluppo della malattia) comporta una cascata di eventi: accelerata produzione di materiale corneo (lo strato protettivo più superficiale della pelle) e di sebo (il lubrificante della pelle); sovrapposizione di microrganismi batterici con conseguente infezione, infiammazione e formazione di punti neri, di papule, pustole o cisti».

Buone notizie però per quanto riguarda sia la cura dell’acne sia il trattamento degli esiti: segni e cicatrici residue. «Grazie a cure locali», spiega la dottoressa Polenghi, «o sistemiche, che cioè interessano l’intero organismo (zolfo, perossido di benzoile, acido azelaico, tetracicline, retinoidi), e a un po’ di costanza da parte del paziente, l’acne può sparire. Con cure locali, come retinoidi, acido glicolico, acido piruvico, acido tricloracetico, acido ialuronico, e trattamenti fisici (dermoabrasione e laser), anche i segni e le cicatrici più marcati possono migliorare nettamente, sino a essere spesso cancellati».

  • E le malattie dei capelli?

«Sono frequenti e causa di sofferenza psicologica, in modo particolare l’alopecia areata o Area Celsi, che si manifesta con una perdita di capelli o di peli circoscritta o diffusa: colpisce uomini e donne, ma l’origine non è del tutto chiarita. Spesso si associa ad altre malattie di origine autoimmune, come la vitiligine, l’anemia perniciosa, malattie della tiroide; oppure è conseguenza di stress psichici. L’alopecia areata non va confusa con il defluvium, che è un diradamento dei capelli occasionale, che si verifica per esempio in conseguenza della gravidanza, di interventi chirurgici, della menopausa. Né va confusa con l’alopecia androgenetica, o calvizie di origine genetica, molto diffusa nella razza bianca, più frequente nei maschi, ma oggi in netto aumento nelle femmine».

La dottoressa Maria Monica Polenghi.
La dottoressa Maria Monica Polenghi.

Quanto alle cure, continua la dottoressa Polenghi, «quella per l’Area Celsi è più articolata e si avvale soprattutto di rubefacenti, sostanze che stimolano un maggior afflusso di sangue, di Minoxidil e cortisonici locali. Il defluvium si cura con integratori alimentari a base di proteine, vitamine, sali minerali. È invece ancora deludente la cura della calvizie. Si ottengono discreti risultati con il Minoxidil e il finasteride. Ma tutte le terapie di cui abbiamo parlato devono essere prescritte e controllate dal medico».

  • Ci sono rapporti tra psiche e malattie della pelle?

«Tutte le malattie della pelle provocano nel paziente un notevole disagio psicologico. Presso il Servizio di dermatologia psicosomatica del nostro Istituto, ho potuto studiare i rapporti che intercorrono tra psiche e cute, per scoprire i legami che esistono tra le nostre emozioni e la nostra pelle. Ho verificato, negli ultimi anni, un aumento del senso di frustrazione del paziente dermatologico nei confronti di quell’immagine di bellezza e perfezione che quotidianamente ci viene imposta dalla Tv, dal cinema e soprattutto direi dalla pubblicità. Un modello da imitare, in cui tutti sono belli, perfetti, sani, attraenti. Sono però favorevole a trattamenti estetici locali o chirurgici, quando possono aiutare a migliorare la percezione del sé corporeo. Quanto ai disagi psichici associati alle malattie cutanee, sentimenti depressivi o di ansia sono correlati per esempio alla psoriasi. Abbiamo constatato che nel 72 per cento dei casi la psoriasi si manifesta dopo circa un mese da un evento stressante».

  • Come vengono studiati questi pazienti?

«Oltre ai test psicologici, ci serviamo di un apparecchio, il biofeedback, che ci rivela il profilo psiconeurofisiologico del paziente. Funziona più o meno come lo strumento che serve per fare un elettrocardiogramma: degli elettrodi vengono applicati sulla pelle del paziente per misurare la temperatura cutanea, la tensione muscolare, la quantità di sudore e altri dati. Il biofeedback è collegato a un computer, sul cui monitor è possibile studiare l’andamento dei vari parametri. Osservando i pazienti con psoriasi, abbiamo visto che in condizioni di stress mentale ed emozionale c’è un innalzamento della tensione muscolare, quindi una reazione fisica di "attacco", diversamente da quanto accade nel paziente con Area Celsi, che reagisce allo stress emozionale con una diminuzione della temperatura periferica con vasocostrizione, che rivela sentimenti di "paura". Nei pazienti che soffrono di prurito sine materia, senza causa organica né lesioni cutanee, abbiamo riscontrato una rilevante tensione muscolare in condizioni di stress mentale. E più questa aumentava, più il prurito dava fastidio».

  • Anche queste malattie possono essere curate con il biofeedback?

«Sì, sono terapie di rilassamento. Lo scopo è quello di insegnare al paziente a controllarsi e vincere la tensione o l’ansia tenendo d’occhio il biofeedback al quale è collegato e che gli rivela se la sua tensione muscolare è troppo alta. Con il tempo e l’esperienza il paziente impara a modificare le sue funzioni organiche alterate: l’eccessiva sudorazione, la tensione muscolare o altro. Dopo anni di esperienza, possiamo dire che le terapie di rilassamento al biofeedback danno risultati soddisfacenti in molti casi. La terapia però va quasi sempre associata a cure farmacologiche, dermatologiche o psicofarmacologiche».

  • Quali sono le malattie che traggono i migliori risultati dal rilassamento con il biofeedback?

«La psoriasi, l’Area Celsi, i pruriti sine materia, l’acne escoriata e in particolare alcuni disturbi disfunzionali, quali l’iperidrosi (eccesso di sudorazione), l’eritrosi (arrossamento della cute); ancora, la dermatite seborroica (un’eruzione cutanea rossastra e squamosa) e certe forme di orticaria. Tutti disagi per i quali le terapie farmacologiche risultano spesso insufficienti».

m.g.b.

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