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“Scherzi
della natura”
PREGIUDIZI
E VIOLENZE CONTRO GLI OMOSESSUALIUn
prete dichiara in pubblico il suo “ribrezzo” contro gli omosessuali.
Parole che sconvolgono una giovane credente. Che ha un amico gay.
Caro
padre, mi perdoni: non so come cominciare una lettera di questo tipo. Non
metta il mio vero nome, mi chiami pure Candy. Ho 17 anni e frequento una
scuola cattolica non statale. Qui ho imparato a non aver paura di Dio, ma
ad amarlo e a ritenerlo uno dei miei più grandi amici. Sì, insomma, sto
vivendo bene la mia religiosità. Ultimamente, però, mi pesa stare
un’ora (a volte anche di più) seduta in chiesa ad ascoltare un prete
che parla di cose che io non condivido. Ma come può un religioso
affermare, davanti ad una comunità di credenti, di provare ribrezzo per
gli omosessuali? Ma stiamo scherzando? Come si fa a provare ribrezzo per
un altro uomo, certo, diverso da me, ma pur sempre figlio dello stesso
Padre? È come se io, che ho due fratellini più piccoli, ne odiassi o
allontanassi uno solo perché, magari, diverso da me. E poi chi è che
decide chi è diverso? Chi può arrogarsi questo diritto? Ho un amico gay
di 16 anni, e la sua vita è un inferno. Alcuni li chiamano “scherzi
della natura” ma, se non erro, Dio non è infallibile? Ci mancava solo
che il prete saltasse fuori con la sua orribile affermazione. Sono delusa
e arrabbiata con quel prete. Volevo alzarmi e uscire di chiesa, ma mi
capisca, abito in un paesino bigotto, meglio lasciar perdere, mi sono
detta. Ora mi rivolgo a lei: perché gli omosessuali (come gli
extracomunitari, gli handicappati, ecc.) non vengono accettati? Forse Gesù
non ha mai detto che siamo tutti fratelli? Spero che, prima o poi, quel
prete abbia un rimorso.
Candy
(diciassettenne)
Il
solenne gesto del Papa, che il 12 marzo scorso ha chiesto perdono per le
colpe della Chiesa nel corso dei secoli, non includeva esplicitamente il
trattamento riservato agli omosessuali, ma solo le discriminazioni nei
confronti delle donne. L’elenco delle colpe è però indicativo, non
esaustivo. Anche le resistenze a vedere in loro, con gli occhi del
Vangelo, delle persone – dei figli di Dio – e non dei “pervertiti”
da evitare, possono essere annoverate tra i comportamenti che hanno
bisogno di essere perdonati. Il Vangelo è molto chiaro. Ma il suo
messaggio lo annunciano degli esseri umani, che tendono inevitabilmente a
deformarlo. O quanto meno a leggerlo attraverso le lenti affumicate dei
pregiudizi del proprio tempo.
Per
quanto riguarda poi l’atteggiamento nei confronti degli omosessuali,
c’è anche un altro filtro da tenere presente: il rifiuto che nasce
dalle emozioni, consce e inconsce, di chi si trova a confrontarsi con il
comportamento omosessuale. Qui la fede ha poco a che vedere, come pure la
morale che si ispira al Vangelo. Le campagne violente contro gli
omosessuali sono condotte, indifferentemente, da credenti e atei, da
uomini di Chiesa e da chi in chiesa non mette mai piede. Non sono
certamente “chierichetti” quelli che si associano in bande, di notte,
per organizzare pestaggi agli omosessuali con raids nei loro luoghi di
incontro. D’altra parte, è possibile ascoltare in chiesa aggressioni
verbali contro gli omosessuali, come quella che ti ha molto scandalizzata.
E giustamente: perché le parole non fanno meno male delle pietre. E il
disprezzo non è meno figlio del pregiudizio per il fatto di essere
proclamato dal pulpito.
Tutte
le forme di eccesso – la violenza fisica nei confronti di persone
inoffensive, il “ribrezzo” dichiarato dal parroco – sono indice di
qualcosa che si colloca sotto il livello della coscienza. Malgrado la tua
giovane età, ti sarai già accorta che tra quello che le persone
dichiarano e i motivi che li inducono ad agire si apre spesso un abisso.
Nei meandri dell’inconscio si muovono, come a casa loro, gli
psicanalisti. Anche senza avere una patente di competenza in questo
ambito, siamo capaci di intuire che chi si scaglia con un impeto fuori
misura contro l’omosessualità forse è sotterraneamente angosciato
dalla propria sessualità. Forse è una semplificazione eccessiva dire che
chi combatte con tanta virulenza l’omosessualità degli altri,
inconsciamente è in conflitto con le proprie pulsioni, ma è una
semplificazione che ci aiuta a orientarci in una realtà in cui non tutto
è ciò che sembra.
Queste
indicazioni ti possono aiutare ad abbozzare una risposta alla tua domanda,
che mette insieme il rifiuto nei confronti degli omosessuali con quello
che si esprime verso gli extracomunitari e i portatori di handicap. Ciò
che li accomuna è la “diversità”. E la diversità è percepita come
una destabilizzazione della nostra identità. Il Vangelo – come tu
suggerisci – è la medicina giusta per questa malattia dello spirito. Ci
insegna, per lo meno, a non disprezzare nessuno.
d. a.
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