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CALCIO – La Lazio compie un secolo di vita

CENT’ANNI BIANCOAZZURRI

di GIAN PAOLO ORMEZZANO
    

   Famiglia Cristiana n.01 del 9-1-2000 - Home Page Nata nel 1900, è il club più popolare della città. Anzi, era: perché oggi è un’azienda con molti primati, come la quotazione in borsa.

Per fare arrabbiare un tifoso laziale esperto di storia del calcio basta parlargli della Roma come della vecchia squadra capitolina davvero popolare, anzi popolaresca, retrocedendo intanto la Lazio a squadra anzi società rappresentativa del quartiere-bene dei Parioli e casomai plebiscitariamente tifata dalla provincia, dai "burini" . Perché la Lazio, che fa cent’anni il 9 gennaio 2000, è nata 27 anni prima della Roma, ed è stata fondata da fiumaroli autentici, giovani romani senza soldi, mentre la Roma attuale è stata in pratica voluta da Mussolini, che fece accorpare nel 1927 alcune società cittadine, cercando di dare all’Urbe anche il calcio massimo.

Dunque la Lazio, che tallona Genoa, Juventus e Milan nelle celebrazioni del centenario, ha radici antiche e affondate nella terra povera: anche se si deve precisare che il club fatto nascere lungo Tevere nel 1900 aveva il podismo come attività principale, con addirittura un "padre" bersagliere, Libero Bigiaretti, uno di quelli di Lamarmora in Crimea. E il bianco e l’azzurro della sua divisa sociale volevano richiamare i colori nazionali della Grecia, culla dell’olimpismo antico.

La Lazio ha continuato ad essere una polisportiva – soprattutto nuoto, con un campione degli anni Cinquanta come Carlo Pedersoli, diventato Bud Spencer, e poi pallanuoto, canottaggio e sempre podismo... – anche quando il calcio ha preso possesso sentimentale e non solo della vita del club. Il quale club ha messo già da parte un’altra primogenitura da vantare, se e quando ne sarà il caso, nei riguardi della Roma e magari di tutto il calcio italiano: quella della quotazione in borsa, che va verso il secondo anno e che tutto sommato procede bene.

Quanto al primato della Roma nella corsa allo scudetto, che la società giallorossa ha vinto nel 1942 e ha bissato nel 1983, contro il solo successo laziale del 1974 (e come retrocessioni "vince" in negativo la Lazio, 5 a 1), i laziali lo accettano, sbattendo contro le cifre, ma fanno in qualche modo sapere che il primo successo tricolore romanista fu molto voluto da Mussolini.

Comunque la Lazio è più della Roma club di eccessi, di sperimentazioni e di movimento, di vita moderna del calcio, e sinanco di commistione del calcio con la vita che sta intorno al fenomeno. Società, si è anche detto, "nera", cioè con tifoseria fortemente di destra, pur se non regge più la teoria della tifoseria romanista di sinistra (anzi). Società con tifosi che non amano i calciatori di colore, respingendoli a priori o facendo far loro una vita difficile. Società di giocatori coinvolti in esperienze "forti", sino all’imitazione di un rapinatore che costò la vita, il 18 gennaio 1977, a Luciano Re Cecconi, ucciso da un gioielliere al quale si era presentato simulando una rapina. Quando nei ritiri della squadra si tenevano disinvoltamente, magari per spaventare i giornalisti, concerti di rivoltellate, facendo arrabbiare Tommaso Maestrelli, l’allenatore dello scudetto, il tecnico più paterno del calcio italiano, un personaggio tanto capace quanto tenero, uno che in panchina portava spesso i suoi due figlioletti gemelli.

Di tutto questo, nel bello e nel brutto, cosa resta adesso nella Lazio del presidente Sergio Cragnotti, il finanziere che ha ereditato il club abitualmente proprietà dei grandi palazzinari, lanciandolo in borsa e intanto cercando di opporsi ai tifosi troppo caldi? Dell’algido allenatore svedese Eriksson che promette poco e mantiene molto? Dei calciatori iperprofessionisti, nessuno erede dei due massimi laziali di ogni tempo, Silvio Piola e Giorgio Chinaglia, centravanti degli anni ’30 e ’70, personaggi abbondantemente sentimentali e intanto capaci di sfondare reti (Piola) e di sfondare spogliatoi (Chinaglia)?

Non può e non deve restare nulla. La Lazio è adesso una fortissima squadra-azienda che muove tanto denaro, che prende Vieri dall’Atletico Madrid e dopo una sola stagione lo passa all’Inter guadagnando 60 miliardi, che rileva dal Marsiglia Ravanelli anche se ha già una rosa di 30 giocatori forti e che dichiara cedibile anche Nesta, il "figlio" beneamato della tifoseria.

La Lazio, che nella scorsa stagione è riuscita a perdere uno scudetto già vinto, è favorita per il titolo del 2000, che vorrà dire incremento del suo titolo in borsa. È un grande club, con dirigenti espertissimi di industria, di affari, di pubblicità, di realistica elasticità anche: sulla panchina, a fianco di Eriksson, siede come allenatore in seconda Luciano Spinosi, a suo tempo "core della Roma" e nostalgico giallorosso pure quando aveva la maglia bianconera della Juventus. Il cileno Salas viene fatto greco per diventare comunitario, si può e dunque nel calcio moderno si deve, visto che di extracomunitari laziali ce ne sono troppi: Nedved ceko, Almeyda e Simeone e Veron argentini (Sensini si è fatto italiano), Boksic croato, Mihailovic e Stankovic jugoslavi, e più di tre insieme in campo non possono andare. Lazio da corsa, Lazio di corsa, come piacerebbe al bersagliere che la fondò.

Gian Paolo Ormezzano

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