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II ragazzi, lui, sa benissimo come prenderli. Parlando di cinema, Chris Columbus è il pifferaio delle platee adolescenziali, così come James Cameron è il guru del pubblico adulto. Quest’ultimo ha, infatti, conquistato i primi posti del box-office mondiale con film miliardari come Avatar, Titanic, Aliens, Terminator, ma Chris Columbus lo segue a ruota mettendo assieme gli incassi di pellicole "under 18" quali Mamma ho perso l’aereo (con l’allora bimbo rivelazione Macaulay Culkin), Mrs. Doubtfire (con un Robin Williams più divertente che mai) e i primi due round della saga di Harry Potter (che hanno lanciato Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint). E questo se ci fermiamo a considerare le regie, perché come produttore Columbus può vantare anche Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (forse l’episodio più bello di quelli fin qui girati) e il travolgente successo di Una notte al museo. Quando un copione porta in calce il sigillo di Chris Columbus, insomma, conviene drizzare le orecchie. A ciò si aggiunga che Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di fulmini (pellicola Fox che sbarca in questi giorni nei cinema italiani) ha già incassato 190 milioni di dollari e che la saga letteraria a cui il film s’ispira è l’ultimo successo editoriale oltreoceano: i cinque romanzi hanno venduto oltre 10 milioni di copie, tanto che l’autorevole New York Times li colloca al primo posto della sua classifica. «Da bambino ero un lettore riluttante. Ho cominciato a dedicarmi ai libri da grandicello, quando ho scoperto la mitologia», racconta Rick Riordan, 45 anni, texano, ex insegnante alle medie oggi scrittore milionario grazie al personaggio di Percy Jackson. «Ho iniziato a scrivere, ma nessuno voleva pubblicarmi i racconti. Stavo perdendo le speranze quando, a 27 anni, mi hanno stampato il primo libro». Campo prediletto da Riordan, i racconti fantastici. Sulle prime, però, s’indirizzò a un pubblico adulto. Fu per amore che si mise a scrivere per i ragazzi. «All’epoca il mio primogenito, Haley, aveva nove anni e a scuola incontrava difficoltà perché era dislessico», racconta l’autore. «Ma c’era una cosa che lo appassionava e catturava la sua attenzione: la mitologia. Ho iniziato così a narrargli storie ogni sera, prima di dormire. A un certo punto, avevo utilizzato tutti i miti della tradizione greca, perciò mi sono dovuto inventare un nuovo semidio, Percy, e l’ho fatto a immagine e somiglianza del mio ragazzo ambientandone la vita nell’America di oggi. Presi i suoi difetti, li ho trasformati in punti di forza. Per esempio, Percy è dislessico perché nei suoi geni scorre il greco antico e fa fatica a leggere l’inglese... Haley è stato così entusiasta che è stato lui a convincermi a scrivere tutta la storia». Semidio o semidisastro? Sullo schermo, così come nel primo romanzo della saga, Percy Jackson è un adolescente in difficoltà, sia a scuola sia nel quotidiano. Un giorno, qualcuno gli svela che la sua "diversità" dipenderebbe dal fatto che suo padre è Poseidone, dio del mare. Ecco perché lui, come semidio, mal si adatterebbe alla vita umana. Pazzesco! Anche perché Percy, a dirla tutta, si sente più un semidisastro. Sarà un’avventura mozzafiato attraverso il continente americano (da New York a Las Vegas, da Vancouver a Nashville, per finire letteralmente sotto la mitica insegna di Hollywood, dove arde il fuoco degli inferi) a restituirgli finalmente fiducia in sé stesso. D’altronde, non potrebbe fare altrimenti visto che si ritrova alle calcagna tutti gli dèi dell’Olimpo, che amano da sempre impicciarsi delle faccende umane, sobillati da Zeus al quale hanno rubato le mitiche saette. Naturalmente, attorno all’eroe interpretato dal giovane Logan Lerman (rivelatosi con Russell Crowe nel western Quel treno per Yuma) effetti speciali a go-go e un cast stellare: l’ex 007 Pierce Brosnan è il centauro Chirone; Sean Bean è l’iracondo Zeus; Kevin McKidd (volto Tv noto per Grey’s Anatomy) è suo fratello Poseidone, dio del mare; Melina Kanakaredes (altro volto Tv di C.S.I.) è Atena; la bella Rosario Dawson è la dea Persefone e, dulcis in fundo, Uma Thurman offre un saggio della sua eclettica bravura facendo Medusa. «Parecchie persone mi hanno detto, dopo le prime proiezioni, che Percy Jackson somiglierebbe a Harry Potter. In effetti, qualcosa di lui c’è», ammette Chris Columbus, 51 anni portati con giovanilismo. «Nel personaggio c’è però anche un po’ di Spiderman o del Signore degli anelli. Percy Jackson, Harry Potter, Peter Parker, Frodo: sono tutti eroi con carenze, vistose differenze rispetto ai coetanei. Il bello di Percy è che scopre nei suoi difetti un segnale di forza. È il messaggio che m’interessa trasmettere agli spettatori più giovani: sfruttare la propria presunta mancanza come punto a favore, come spinta per una nuova partenza». La sfida è da far tremare i polsi. Dopo qualche pellicola
di successo negli anni ’60 (su tutte Giasone e gli Argonauti di Don
Chaffey), la mitologia greca non ha avuto troppa fortuna a Hollywood. «Invece,
mi ha intrigato proprio l’idea di raccontare oggi ai ragazzi queste storie
immortali giustapponendo l’universo fantastico dell’antica Grecia alla
vulnerabilità dell’America moderna», osserva Columbus. «Certo, alla
magia del risultato contribuiscono gli straordinari effetti speciali che
oggi sono possibili al cinema. Ma di fondo c’è il fascino della
mitologia, che resiste nei secoli perché è vero fenomeno culturale
popolare».
Maurizio
Turrioni
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