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«Ha calpestato i miei sogni, non riuscirò più a fidarmi di una donna». Salvatore Leone potrebbe essere un uomo felice. Ha un buon lavoro, un bell’appartamento in un casale nella campagna di Perugia. Ha anche un figlio di sei anni, Francesco, ma di lui gli sono rimasti ormai soltanto le fotografie e i giocattoli. Francesco non parla più italiano, solo spagnolo. È un bambino "rubato". Sua madre Ericka ha approfittato di un viaggio nella terra di origine, la Costa Rica, per allontanarlo dal padre e dall’Italia. Dopo quattro anni di battaglie legali, a dispetto degli accordi dell’Aja, Salvatore è al punto di partenza. Non può vedere suo figlio, non riesce a parlargli nemmeno per telefono. «Ho già speso più di 100 mila euro, la Farnesina continua a dirmi belle parole, ma di fatto mi ha lasciato solo», spiega con amarezza.
E dire che tra lui e Ericka sembra proprio un colpo di fulmine. Si conoscono nel 2004, in autobus. Lui, 38 anni, fa l’autista di linea, lei, 28, frequenta un corso di italiano all’Università per stranieri di Perugia. Al primo appuntamento scocca la scintilla. Dopo quattro mesi decidono di sposarsi e tutta la famiglia di Salvatore si sposta in Costa Rica per accontentare la sposa, che vuole una cerimonia principesca, con carrozza e cavalli, a San Josè. I problemi cominciano una volta rientrati in Italia. Quella di Salvatore è una famiglia molto unita. I suoi genitori dividono con la coppia il casale di campagna, anche se in un appartamento autonomo. La sorella Carmela vive col marito in un paese vicino, ma sta sistemando il casale di fianco, per avvicinarsi ai suoi. Il sabato sera nonna Vincenza prepara la cena per tutti, nel grande salone col camino. Si sono trasferiti a Perugia nell’84, dalla Basilicata, hanno fatto sacrifici per assicurare un lavoro ai tre figli. Ma Ericka ha abitudini diverse, è insofferente nei confronti dei suoceri. «Per me, a dire il vero, allora era come una figlia», spiega oggi nonna Vincenza. Intanto Ericka si accorge di aspettare un bambino. Sono tutti felici. Salvatore mostra l’album con le foto delle prime ecografie e del giorno del Battesimo. La giovane mamma appare radiosa. C’è anche sua madre, che è ospite della consuocera per lunghi periodi. «In quel momento va tutto bene, anche se mia moglie diventa sempre più possessiva nei confronti del bambino. Ha qualche difficoltà a integrarsi, per questo si fa seguire a Perugia da una psicologa», spiega Salvatore Leone. Ericka aveva preso il diploma in Veterinaria in Costa Rica. In attesa di vederlo riconosciuto anche in Italia, frequenta l’ambulatorio di un amico. Salvatore, nel frattempo, compra un pulmino per il trasporto scolastico. Passa l’incarico a Ericka che così è impegnata per due ore al giorno. La nonna, a sua volta, è felice di occuparsi del nipotino, anche se la nuora l’accusa di viziarlo. E così si arriva al primo Natale di Francesco. «Ericka vuole a tutti i costi tornare a casa sua. Io non posso assentarmi dal lavoro, ma per accontentarla decido di lasciarla partire da sola col bambino, anche se sono un po’ preoccupato, perché Francesco ha appena quattro mesi. Ma lei sostiene che noi italiani ci facciamo troppi problemi». Ericka sta via più di un mese, concedendosi anche una crociera insieme alla madre. Poi fa ritorno in Italia. Nel 2007 Salvatore organizza una vacanza estiva in Costa Rica, per festeggiare i due anni di Francesco. «Al momento di rientrare, Ericka mi chiede di ripartire da solo. Vuole trattenersi ancora una decina di giorni. Mi affida una valigia con un po’ delle sue cose e i giocattoli che nostro figlio ha ricevuto dai parenti di lei. Io ci casco come un pollo. Cambio la data dei loro biglietti e parto per l’Italia». Arriva il giorno del rientro. Salvatore li aspetta inutilmente. Alla sera, Ericka lo chiama. «Io in Italia non ci torno più», lo avverte. Il marito rimane stordito. La supplica di ripensarci. «Le dico che sono disposto anche a trasferire la famiglia in città, se il problema è avere i miei genitori troppo vicini», racconta. Ericka è irremovibile. Salvatore si rivolge allora all’ambasciata italiana in Costa Rica. Il funzionario contatta sua moglie e lo richiama: «Mi dispiace, ti ha fregato».
«Scopro che era tutto preordinato», continua Salvatore. «Aveva già avviato la causa di separazione. Si era portata dietro le fotocopie del mio stipendio, per chiedere gli alimenti. L’ha fatto per soldi». I tribunali danno ragione a Salvatore sia in Italia sia in Costa Rica. Intanto passano altri due anni. Dopo la seconda sentenza, parte per riprendersi il figlio, ma in un mese riesce a vederlo soltanto poche volte. «Mi prendono in giro perché, nel frattempo, mia moglie ha fatto ricorso alla Sala IV, quella che per noi è la Corte di Cassazione, la quale, a dispetto degli accordi internazionali, ha sentenziato che ormai Francesco è cittadino costaricano. Per lasciare il Paese devo pagare una cauzione di 6 mila dollari, come anticipo sugli alimenti. Dovrei passarle 500 euro al mese, una cifra con cui, là, vivono tre famiglie. Io metto i soldi in un libretto, glieli darò solo quando potrò tornare a occuparmi dell’educazione di mio figlio. Francesco deve sapere che ha anche un padre». Salvatore ha deciso di ricorrere, contro il Costa Rica, alla Corte interamericana per i diritti dell’uomo, che ha sede proprio a San Josè. È l’ultima possibilità che gli resta. Anche nonna Vincenza sta aspettando il nipote. Ha messo le tende azzurre alla finestra della sua cameretta, passa i giorni a piangere. «Ho fatto male, mi sono fidato della giustizia», scuote la testa Salvatore. Simonetta
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