Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

Ce n’è per tutti i gusti,
col rischio di esagerare

Belle voci, polemiche,
amore e "furbate"

Giovani: sarà lotta
tra la tigre e l’agnellino

 
Speciale
di Antonio Ricci


SANREMO 2010 - DAL 16 AL 20 FEBBRAIO
CANZONI A BUON PREZZO


TUTTO CAMBIÒ QUANDO
I JALISSE EVAPORARONO


Il Festival dei maneggioni e delle mazzette, nel quale vincere era la cosa più importante, è stato sostituito da quello in cui i vincitori scompaiono due mesi dopo.

Per la mia esperienza personale, il Festival di Sanremo si divide in A.J. e P.J.: la manifestazione Ante Jalisse e Post Jalisse.

A.J. - Il Sanremo prima dei Jalisse, che vinsero nel 1997, era torbido ed effervescente. Nelle prime file c’era sempre un campionario di facce patibolari, individui che più che a Sanremo erano fedeli devoti di San Vittore. Si parlava di tangenti, mazzette, il marchese Gerini sventolava le fotocopie degli assegni versati dagli organizzatori ai politici, si ipotizzava la spartizione democristiana: ai forlaniani lo spettacolo, ai demitiani l’informazione. Si aggiravano critici collusi, discografici onniscienti, artisti che se la tiravano, impresari bulimici, masse di giornalisti che avrebbero potuto rivoltare l’Italia come un calzino impegnati per una settimana di vacanza.

Vincere era importantissimo, si vendevano i dischi e partivano le tournée per tutta Italia. Striscia la notizia nel marzo 1990 fece il suo primo scoop: rivelò i nomi dei primi tre classificati: al primo posto i Pooh, al secondo Toto Cutugno, al terzo la coppia Amedeo Minghi-Mietta. Il fatto che Striscia, agli inizi, non venisse presa in considerazione favorì la rivelazione: nessuno della Rai e dell’organizzazione guardò la prima edizione di Striscia delle 21, si accorsero dello scoop solo nella replica notturna, quand’era troppo tardi per cambiare le carte in tavola.

Fu un evento clamoroso. All’epoca si disse che avevamo utilizzato una microspia. Posso assicurare che chi ci fece la soffiata fu un individuo dalla statura assolutamente normale. Da quell’anno cominciò però la nostra missione di guastatori e nel 95 riuscii addirittura a infiltrarmi nel gruppo Riserva Indiana di Sabina Guzzanti e a cantare sul palco dell’Ariston.

Nascosta sotto il cappello avevo una telecamera con la quale ripresi le condizioni assolutamente non a norma del back-stage. Documentammo il finto tentativo di suicidio di Pino Pagano, che qualcuno disse fosse servito ad assegnare in appalto il controllo del Festival, fino allora affidato a Carabinieri e Polizia, alla "Verona Investigazioni e Sicurezza", indagata l’anno dopo per traffico di droga.

Cominciò allora la demonizzazione di Striscia la notizia con la falsa accusa di aver messo delle microspie (altro appalto per la bonifica), di aver stampato i manifesti mortuari di Pippo Baudo, addirittura di aver fatto aggredire la nostra troupe eccetera. Per rivelare i nomi dei vincitori dovevamo ricorrere ad espedienti enigmistici. Poi arrivò la vittoria dei Jalisse.

P.J. - Il Sanremo dopo i Jalisse non fu più lo stesso. Inspiegabilmente, i vincitori di quell’anno, invece di essere lanciati in un radioso futuro, evaporarono. Da allora vincere Sanremo non fu più importante. Dopo due mesi il cantante vincitore viene dimenticato. La manifestazione si è trasformata da gara canora a trasmissione televisiva.

Ora conta chi la presenta e che ospiti riesce a convocare: i cantanti concorrenti sono mere comparse. Gli unici inciuci pensabili sono le controprogrammazioni con Mediaset, per favorire questo o quel presentatore, ma è robetta. Riuscirà il Festival di Sanremo a ritornare ai fasti di un tempo? Come tutti sanno, san Remo è un santo e se finora ha dimostrato solo di avere le mani bucate, non è detto che miracolosamente riesca anche a risorgere. Preghiamo tutti insieme.

Antonio Ricci
  
   
IL NUOVO LIBRO DI GIGI VESIGNA

Per i sessant’anni del Festival di Sanremo Gigi Vesigna, testimone diretto di cinquanta edizioni della rassegna canora, ci regala un libro, Vox populi - Voci di sessat’anni della nostra vita (Excelsior 1881, pagine 540, euro 21,55), che ripercorre fra aneddoti, curiosità e gossip i retroscena di un Festival amato e contestato e che, «piaccia o no, segna la vita e il costume del nostro Paese».

Il volume si apre con questa prefazione di Antonio Ricci.


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