![]() |
|
|
|
Ci sono pellicole destinate a far discutere, specie quando a toccare i temi delicati della fede sono cineasti non credenti. Non che questo sia per forza negativo, perché uno sguardo non omologato può portare alla luce emozioni e motivazioni che finiscono magari per accrescere il significato di certi valori. È successo con L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, col Codice da Vinci di Ron Howard, con Il dubbio magistralmente interpretato da Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman. Perfino con The passion of the Christ di Mel Gibson, anche se il problema qui era ribaltato essendo il regista alfiere di posizioni ultra-ortodosse. Ed è con un robusto bagaglio sia di polemiche sia di premi che proprio l’11 febbraio (in occasione della ricorrenza della prima apparizione, nel 1858, della Vergine Maria alla giovane Bernadette Soubirous) è uscito nelle sale italiane Lourdes, controverso film della promettente regista austriaca Jessica Hausner. «Prima di poter girare ho dovuto superare molte diffidenze. Per ottenere le autorizzazioni necessarie per filmare il santuario di Lourdes ho iniziato dicendo che avrei fatto un documentario», spiega la bionda regista, 37 anni, già due volte a Cannes con Lovely Rita e Hotel prima di presentare Lourdes all’ultima Mostra di Venezia. «Solo dopo aver instaurato con le persone un rapporto di fiducia ho svelato che in realtà si sarebbe trattato di un film. Un vescovo incaricato dal Vaticano ha visionato il lavoro finito e pare che a lui sia piaciuto». Non è solo. A Venezia Lourdes è stato in ballottaggio per il Leone d’oro raccogliendo consensi tra critici e spettatori, tanto da aggiudicarsi il "Premio Brian" dell’Unione atei e agnostici razionalisti ma anche il riconoscimento cattolico "La Navicella", promosso dall’Ente dello spettacolo: «Un piccolo grande film sul tema del miracolo», recita la motivazione, «che con toni cronachistici e privi di enfasi si interroga su destino e salvazione, mettendo in campo due prospettive religiose antitetiche. La speranza di chi ne è agitato interiormente e la routine di chi la pratica per professione». Ciò che colpisce di Lourdes è il taglio asciutto, allo stesso tempo rispettoso e oggettivo: né pro né contro i miracoli e, più in generale, la devozione religiosa. Il pregio (e contemporaneamente il limite) del film è che tutto dipende dal punto di vista di chi guarda le immagini, filtrate con voluto distacco dalla regista. Protagonista è Christine (la brava Sylvie Testud, già apprezzata in Stupeur et tremblements di Alain Corneau e nel cast di La vie en rose) che, malata di sclerosi a placche, si reca in pellegrinaggio a Lourdes senza troppo crederci. Con sguardo attento e guizzante, a dispetto dell’immobilità delle membra (che la rende dipendente dalla giovane Maria), Christine noterà il mercimonio delle boutique religiose, la leggerezza di certi volontari più impegnati a intrecciare storie che a offrire sostegno ai malati, la ripetitività di riti purificatori che dovrebbero avere ben altro afflato... Eppure, sarà lei a ricevere il "miracolo": una notte comincerà a sentire le dita, a provare sensazioni corporee dimenticate poi, al mattino, si alzerà dalla sedia a rotelle stordita all’idea di poter riprendere in mano la sua vita. Stupore, dubbi (per la commissione medica potrebbero essere miglioramenti temporanei), titubanze («Sarò proprio io la persona giusta?»). La nuova Christine sperimenterà un turbinìo di emozioni ma pure l’invidia strisciante degli altri malati. Un’incrinatura nella logica Morale? Purificazione e miracolo dipendono dalla fede interiore, son dentro l’anima di ogni persona. Mentre l’essere umano può dimostrarsi meschino anche di fronte al dolore più vero. Di fondo, emerge la terribile solitudine del malato in una società concepita per i belli e i sani: «Faccio questi pellegrinaggi», dice Christine a un altro paziente, «perché sennò non avrei altre occasioni per uscire di casa e stare in compagnia». «Il miracolo è un paradosso, un’incrinatura nella logica. È la sublimazione del nostro desiderio di felicità», osserva la Hausner. «Dopo il primo pellegrinaggio a Lourdes, vedendo le sofferenze dei fedeli mi ero depressa e volevo abbandonare il progetto. Ho cambiato idea venendo a contatto con quelli dell’Ordine di Malta, colpita dalla loro struttura così militaresca. Quelle figure mi hanno permesso di ampliare la storia, aggiungendo un pizzico d’ironia». Insomma, impossibile restare impassibili a Lourdes. «Io stessa mi sono stupita dalla mia reazione», dice Jessica. «Trovavo terribile lo show attorno alla basilica. Mai avrei pensato di potermi immergere in una piscina la cui acqua viene cambiata una volta al giorno, con malati pieni di piaghe, dopo una coda di tre ore in preghiera. Eppure è un rituale affascinante. Posso capire chi lo fa». Maurizio
Turrioni
|
|
|