Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
L'editoriale
di Beppe Del Colle


I CRISTIANI DI FRONTE ALLA POVERTÀ: MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA

È L’EGOISMO IL VERO
NEMICO DELLA GIUSTIZIA


Scrive il Papa: «L’uomo avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su sé stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale».

Nel messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima c’è un punto che deve far riflettere chiunque sia cristiano nel senso pieno di questo termine, troppo spesso banalizzato e per così dire "umanizzato" fino a spogliarlo del suo profondo significato teologico: essere cristiano vuol dire accettare la presenza dell’amore di Dio nella propria vita, un amore che si è manifestato una volta per sempre nell’offerta da parte di Dio del suo Figlio per la nostra salvezza.

Il punto sul quale crediamo che si debba riflettere discende direttamente dall’oggetto di cui tratta il messaggio: la giustizia. Benedetto XVI nota come nel linguaggio comune, fin dai tempi antichi, il termine giustizia significa "dare a ciascuno il suo".

Un povero chiede l’elemosina (foto Ansa).
Un povero chiede l’elemosina (foto Ansa).

Ma in cosa consiste questo "suo" che bisogna dare a tutti? Certo, tutti gli uomini hanno diritto al cibo, all’acqua, alle medicine, ma se si crede in Gesù, alle sue parole e ai suoi gesti fino al sacrificio sulla croce, non è difficile accettare che ciò di cui ogni uomo ha davvero bisogno è l’amore di Dio, dal quale ricavare l’esempio della vera giustizia.

La "tentazione" è «quella di individuare l’origine del male in una causa esteriore. Molte delle moderne ideologie hanno, a ben vedere, questo presupposto: poiché l’ingiustizia viene "da fuori", affinché regni la giustizia basta rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l’attuazione».

Verità stupefacente, che però dovrebbe essere familiare a chiunque si professa cristiano, visto che Gesù, come ci ricorda il Papa, ci ha detto con estrema chiarezza che «non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».

E dunque, si legge nel messaggio, «l’uomo avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su sé stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale», sul modello di Adamo ed Eva che disobbediscono al comando di Dio, sostituendo «alla logica del confidare nell’Amore quella del sospetto e della competizione; alla logica del ricevere, quella ansiosa dell’afferrare e del fare da sé».

In queste parole c’è il ritratto perfetto di una buona parte dell’umanità di oggi, che condanna milioni di uomini alla morte di fame, di malattie che si potrebbero curare, di guerre assurde originate dall’odio e dagli egoismi tribali, di naufragi di barche che portano i più infelici a cercare invano gli approdi della speranza e quando li raggiungono ne vengono ricacciati, e tutto questo a ragione di che? Dell’egoismo, che genera il "sospetto" (la criminalità dei clandestini) e la "competizione" (non li vogliamo). In tal modo, la giustizia che cerchiamo per noi consiste proprio nel «rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l’attuazione».

Il Papa conclude: «Questo modo di pensare – ammonisce Gesù – è ingenuo e miope». Ma nasce dentro di noi. Mentre, invece, «Dio è attento al grido del misero e in risposta chiede di essere ascoltato: chiede giustizia per il povero, il forestiero, lo schiavo». 

«Non a caso», ricorda il Papa, «il dono delle tavole della Legge a Mosè avviene dopo il passaggio del Mar Rosso». Anche noi italiani siamo stati poveri, emigranti, schiavi, vittime di spaventose pestilenze. Ricordiamolo.

Beppe Del Colle

torna all'indice