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Alessandro Pittin
il ragazzino volante

Razzoli: io, i razzi, Tomba
e la realtà

Fili d’Arianne, nastri di neve
e gelidi vortici

 
Speciale
A cura di Elisa Chiari


GHIACCIO BOLLENTE
TUTTE LE SFIDE DI VANCOUVER


IL SENSO DI GIORGIO
PER LA BANDIERA


Di Centa, una vita in quattro anni: «A Torino ho avuto tutto, stavolta farò l’alfiere. Difficile chiedere di più, ma sconfitti non si parte mai».

Ci sono giorni da cui non vorresti mai uscire, giorni troppo belli per pretendere che tornino. Giorgio Di Centa a Torino 2006 ha vissuto in due settimane la beffa di arrivare quarto e poi il crescendo: prima l’oro in staffetta 4x10 e poi il trionfo solitario nella 50 km di fondo, infine la premiazione in cerimonia di chiusura, in casa, a Torino. A consegnare la medaglia non un dirigente qualunque: Manuela, sua sorella, fondista dalla cui ombra non dev’essere stato facile uscire. Non bastasse, perché la vita non è tutta sci stretti e neve, da allora Giorgio è diventato papà per la quarta volta, di William, dopo Laura, Martina e Gaia. A Vancouver sfilerà portando la bandiera.

  • Giorgio, si può chiedere altro alla vita?

«È difficile pretendere di arrivare ancora a tanto, ma un atleta non può che porsi obiettivi. Per dare senso al lavoro di questi anni, devo almeno sperare di vincere ancora qualcosa. Subito dopo l’oro della 50 km mi son detto che potevo anche smettere. Poi, visti anche i buoni risultati in Coppa del mondo, ha prevalso la passione».

  • Si aspettava la bandiera?

«Sì, ma dentro, senza dirlo a nessuno. Un sogno che il 12 febbraio si realizza».

  • Non ha mai paura che tutto ora sembrerà un po’ piccolo, in confronto a quello che ha vissuto in questi anni?

«Il fondo è un mondo di persone semplici, diventare un po’ più noto ma non troppo non mi ha cambiato, quando lo sci finirà sarò un carabiniere come gli altri. Dal punto di vista sportivo non posso che essere soddisfatto, la serenità familiare fa il resto, tutto quello che verrà sarà in più. Non sono più un ragazzino. Per me è già un’enorme soddisfazione la bandiera da portare. Sono contento che sia arrivata all’età della maturità, quando si sa apprezzare».

  • A che cosa si pensa in 50 km di neve?

«Alla gestione della gara, a tenere d’occhio gli altri. A Torino venivo dall’esperienza del 4 posto nella 15+15, e già al 30 chilometro avevo capito che saremmo arrivati in molti alla volata. A quel punto ho pensato a risparmiare energie. Sono stato guidato da qualcosa di speciale quel giorno».

  • Come vede la squadra di fondo?

«In mano alle donne: Arianna Follis, Marianna Longa, Magda Genuin. Per i maschi direi che si può far bene nella 15+15 e nella staffetta sprint. Per la 4x10 non sarà facile ripetere Torino».

Elisa Chiari
  
   
SCHERMI AZZURRI

Oltre 2.000 ore di programmazione, una copertura completa degli azzurri in gara, il tutto in alta definizione. È l’offerta di Sky, che si è assicurata l’esclusiva per trasmettere dal 12 febbraio l’Olimpiade invernale di Vancouver. Per l’occasione, Sky Sport si divide in 5 canali: il 206 per seguire le competizioni più avvincenti, il 207 si concentra sullo sci alpino, il 208 sullo sci nordico, il 209 sul pattinaggio e il 210 sull’hockey su ghiaccio. Delle 450 ore di gare in diretta previste, la Rai ne trasmette 100, grazie all’accordo raggiunto con Sky. La programmazione è suddivisa tra Rai Due e Rai Tre, mentre nelle regioni in cui è già attivo il digitale terrestre è possibile seguirla interamente su Rai Sport Più. Si parte alle 2.30 di venerdì 12 con la cerimonia di apertura, trasmessa in chiaro da Rai Due. Sabato 13, sempre su Raidue, dalle 20.40 spazio alla discesa libera maschile con Heel, ai 5.000 metri maschili di pattinaggio con Fabris e ai 1.500 metri maschili di short track, con Rodigari. Per i programmi dettagliati rimandiamo, come di consueto, alle pagine di FamigliaTv.

Eugenio Arcidiacono


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