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Alessandro
Pittin |
Uno sciatore che chiamano Razzo, al secolo Giuliano Razzoli, emiliano di Razzolo. Passionaccia per lo slalom e per le rimonte, corporatura simile a un ex di raro peso specifico, emiliano come lui, Alberto Tomba, soprannome Bomba .
«Parola grossa, diciamo che sto imparando. Alberto è un amico, mi manda sempre consigli utili. Credo di aver assorbito almeno un po’ il suo approccio alla competizione».
«No, è vero. Sono così per natura da sempre, per me la gara è divertimento».
«Sì, tra vincere e saltare una porta il confine è minimo. Diciamo che non mi sono scelto la specialità più facile, ma ora ci sono e faccio la mia parte».
«Forse lo slalom ha scelto me».
«Papà, a quattro anni. Faceva il maestro di sci, mi ha trasmesso la passione».
«Credo di sì».
«Mi fa piacere, è un’occasione, ma credo che non sia casuale la corrispondenza: abbiamo fatto molto lavoro quest’anno per adattarci tutti alla pista di Vancouver».
«È ancora più bello di come l’immaginavo: il podio, l’inno, emozioni uniche».
«Direi di no, è arrivata quando me la sentivo, al momento giusto, credo».
«Spero di far bene, consapevole che sarà dura. Per andare a medaglia bisogna essere più forti degli altri. Mi darò da fare».
«Sì, vuol dire che abbiamo più di una opportunità, c’è la giusta pressione ma nessuno con l’obbligo del risultato».
«(ride, ndr) La capacità di vincere 50 gare in Coppa del mondo, tre ori olimpici, due mondiali: una cosetta così. Magari bastasse una sola caratteristica, la verità è che bisognerebbe rubargli la sua straordinaria completezza di fuoriclasse: fisico, tecnica, testa, intelligenza sportiva».
«Vediamo (ride ndr). Slalomisti no, perché lì la medaglia la vorrei anch’io. Se arriviamo in due o tre, per carità, mica sono geloso, l’importante è che ci sia un posticino per me. Scaramanzie a parte, vedo in forma Werner Heel, è un ottimo discesista».
«Ho smesso di farne dopo vari infortuni. Sono concentrato su slalom e gigante».
«Sì, ma devi chiamarti Alberto Tomba, oppure Ingmar Stenmark».
La risposta c’è, ma è difficile da scrivere: bisognerebbe avere il sonoro per metterci dentro una risata larga, contagiosa molto emiliana.
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