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Sommario.

 

Qualcuno che ti dice: «coraggio, ce la farai»

Sondaggio

 
Attualità.
di Renata Maderna, Giuseppe Altamore, Stefano Stimamiglio


INCHIESTA
UN SONDAGGIO DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI MILANO


UN FIGLIO
NONOSTANTE
LA CRISI


La ricerca, in esclusiva per Famiglia Cristiana, rivela che per le difficoltà economiche le famiglie hanno ridotto le spese. Ma che resistono sulle scelte più importanti.

Il  7 febbraio si celebra la 31ª Giornata per la vita.

Se si scorrono i titoli delle precedenti edizioni, a partire dalla prima con quel secco e chiaro "La vita è sacra", si potrebbero identificare i rischi che di volta in volta i vescovi hanno voluto mettere a fuoco come più cocenti nei diversi momenti storici, dall’egoismo alla banalizzazione, dalla strumentalizzazione politica alle pretese del mercato. È significativo, dunque, che quest’anno l’attenzione sia puntata a una situazione quotidiana nella sua concretezza come la crisi economica. "La forza della vita, una sfida nella povertà" è il titolo del messaggio del Consiglio permanente della Cei, che sottolinea: «La povertà può abbrutire e l’assenza di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in sé stessi e nella propria dignità. Molti genitori sono umiliati dall’impossibilità di provvedere, con il proprio lavoro, al benessere dei loro figli e molti giovani sono tentati di guardare al futuro con crescente rassegnazione e sfiducia». Anche i Centri di aiuto alla vita sparsi nel Paese, i primi sensori capaci di raccogliere ogni giorno i motivi che possono spingere una mamma a interrompere la gravidanza, confermano questa tendenza. «Sono in molti i volontari che ci segnalano l’allargamento dei motivi economici a fasce diverse di popolazione», spiega Paola Mancini, segretario generale del Movimento per la vita. «Non sono più solo le famiglie molto povere o le donne immigrate che non hanno i mezzi per crescere un bambino, ma anche coppie di operai o di altre persone che, pur avendo un introito fisso, sanno che non potrà essere sufficiente con una bocca in più da sfamare. Ma, come ci invitano a fare i vescovi, proprio il momento che attraversiamo ci deve spingere a essere ancora più solidali con le mamme a rischio di rinunciare al loro bambino e a difendere la vita non solo a parole».

R.M.

  
Si taglia dove si può, nel tentativo di arrivare a fine mese senza andare in rosso. Ma per i figli non si bada a spese. In estrema sintesi, questa è la fotografia della famiglia italiana di fronte alla crisi economica emersa dal sondaggio della Camera di commercio di Milano realizzato in esclusiva per Famiglia Cristiana (l’indagine integrale è disponibile sul sito Internet www.vivereinarmonia.it oppure cliccando qui). La crisi ha colpito duramente anche nel cuore economico del Paese, tanto che otto famiglie su 10 hanno ridotto le spese negli ultimi 12 mesi. «È una situazione molto pesante», conferma Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi all’Università di Modena e Reggio Emilia. «Era dal 1929 che non si verificava una recessione così difficile. Di conseguenza, le famiglie hanno messo in campo le strategie migliori per affrontare le difficoltà quotidiane».

Risparmiare è diventato un imperativo categorico, a cominciare dal superfluo: meno vestiti e scarpe tagliati del 22 per cento; diventa più rara l’uscita al ristorante e l’acquisto dei beni di consumo diminuisce. «C’è in generale un sentimento di paura per il futuro che appare sempre più incerto», spiega Codeluppi, «a causa soprattutto dell’incertezza che regna sul piano occupazionale».

Scelte di vita, strategie di risparmio

Nonostante tutto, le spese per i figli sono aumentate (nel 25 per cento dei casi) e oltre la metà delle famiglie dice di non rinunciare a soddisfare i loro bisogni. «Si spende per i figli», spiega il sociologo, «perché altrimenti i ragazzi si sentono esclusi dal gruppo di appartenenza. Ecco allora, la richiesta di oggetti firmati o dell’ultimo modello di telefonino».

Per quanto riguarda il cibo, tutto sommato pochi stringono la cinghia. Anzi, l’acquisto di alimenti e prodotti per la casa risulta accresciuto, seppur di poco. Invece, tra le spese previste nell’ultimo anno e poi rimandate a causa della crisi, al primo posto troviamo l’acquisto di auto e moto, seguono i viaggi e la ristrutturazione della casa, con un risparmio stimato superiore ai 10 mila euro. Scelte di vita, strategie di risparmio e cambio di abitudini che alla fine stanno mutando lo stile dei comportamenti.

Unità economica fondamentale

Molti ormai aspettano i saldi e un terzo delle famiglie ha tagliato le spese per i regali. Oltre sei famiglie su 10 non sono riuscite a risparmiare più dell’anno passato e oltre la metà si sente più povera (per una persona su 10, il reddito è diminuito dal 30 al 50 per cento).

«La famiglia è depressa», dice Codeluppi. «Si sente assediata dalle crescenti difficoltà e reagisce come può. Avverte un senso di minaccia incombente alimentato anche dai media, ma resiste bene. È un’unità economica fondamentale per la tenuta del nostro sistema», afferma il sociologo.

«Un vero e proprio pilastro della società che ha contribuito in maniera determinante a contenere gli effetti della crisi», gli fa eco Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano. «Le difficoltà economiche impegnano ancora. Ma, come emerge dalla ricerca, le spese e i progetti di vita legati ai figli non vengono modificati dalla crisi. Il modello della famiglia forte e coesa in Italia si è mostrato una roccaforte dura a cedere di fronte alle difficoltà. In questo momento la coda della crisi preoccupa ancora e va evitata la pericolosa spirale tra contrazione dei consumi e perdita dei posti di lavoro, anche se le prospettive di ripresa sono confermate dai dati più recenti».

Insomma, finora la "roccaforte" ha retto, ma per quanto tempo ancora questa "unità economica" potrà resistere senza aiuti? Non per nulla il Censis, nell’ultimo rapporto, parla di «stressata resistenza delle famiglie».

Giuseppe Altamore
 

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