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Il
7 febbraio si celebra la 31ª Giornata per la vita.
Se si scorrono i titoli delle precedenti edizioni, a partire dalla
prima con quel secco e chiaro "La vita è sacra", si
potrebbero identificare i rischi che di volta in volta i vescovi hanno
voluto mettere a fuoco come più cocenti nei diversi momenti storici,
dall’egoismo alla banalizzazione, dalla strumentalizzazione politica
alle pretese del mercato. È significativo, dunque, che quest’anno l’attenzione
sia puntata a una situazione quotidiana nella sua concretezza come la
crisi economica. "La forza della vita, una sfida nella
povertà" è il titolo del messaggio del Consiglio
permanente della Cei, che sottolinea: «La povertà può abbrutire e l’assenza
di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in sé stessi e nella
propria dignità. Molti genitori sono umiliati dall’impossibilità di
provvedere, con il proprio lavoro, al benessere dei loro figli e molti
giovani sono tentati di guardare al futuro con crescente rassegnazione e
sfiducia». Anche i Centri di aiuto alla vita sparsi nel Paese, i primi
sensori capaci di raccogliere ogni giorno i motivi che possono spingere
una mamma a interrompere la gravidanza, confermano questa tendenza. «Sono
in molti i volontari che ci segnalano l’allargamento dei motivi
economici a fasce diverse di popolazione», spiega Paola Mancini,
segretario generale del Movimento per la vita. «Non sono più
solo le famiglie molto povere o le donne immigrate che non hanno i mezzi
per crescere un bambino, ma anche coppie di operai o di altre persone
che, pur avendo un introito fisso, sanno che non potrà essere
sufficiente con una bocca in più da sfamare. Ma, come ci invitano a
fare i vescovi, proprio il momento che attraversiamo ci deve spingere a
essere ancora più solidali con le mamme a rischio di rinunciare al loro
bambino e a difendere la vita non solo a parole».
R.M.
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Si
taglia dove si può, nel tentativo di arrivare a fine mese senza andare in
rosso. Ma per i figli non si bada a spese. In estrema sintesi, questa è la
fotografia della famiglia italiana di fronte alla crisi economica emersa dal
sondaggio della Camera di commercio di Milano realizzato in esclusiva per Famiglia
Cristiana (l’indagine integrale è disponibile sul sito Internet www.vivereinarmonia.it oppure
cliccando qui). La crisi ha colpito duramente anche nel cuore economico del Paese,
tanto che otto famiglie su 10 hanno ridotto le spese negli ultimi 12 mesi. «È
una situazione molto pesante», conferma Vanni Codeluppi, sociologo
dei consumi all’Università di Modena e Reggio Emilia. «Era dal 1929 che
non si verificava una recessione così difficile. Di conseguenza, le
famiglie hanno messo in campo le strategie migliori per affrontare le
difficoltà quotidiane».
Risparmiare è diventato un imperativo categorico, a cominciare dal
superfluo: meno vestiti e scarpe tagliati del 22 per cento; diventa più
rara l’uscita al ristorante e l’acquisto dei beni di consumo diminuisce.
«C’è in generale un sentimento di paura per il futuro che appare sempre
più incerto», spiega Codeluppi, «a causa soprattutto dell’incertezza
che regna sul piano occupazionale».
Scelte di vita, strategie di risparmio
Nonostante tutto,
le spese per i figli sono aumentate (nel 25 per cento dei casi) e oltre la
metà delle famiglie dice di non rinunciare a soddisfare i loro bisogni. «Si
spende per i figli», spiega il sociologo, «perché altrimenti i ragazzi si
sentono esclusi dal gruppo di appartenenza. Ecco allora, la richiesta di
oggetti firmati o dell’ultimo modello di telefonino».
Per quanto riguarda il cibo, tutto sommato pochi stringono la cinghia.
Anzi, l’acquisto di alimenti e prodotti per la casa risulta accresciuto,
seppur di poco. Invece, tra le spese previste nell’ultimo anno e poi
rimandate a causa della crisi, al primo posto troviamo l’acquisto di auto
e moto, seguono i viaggi e la ristrutturazione della casa, con un risparmio
stimato superiore ai 10 mila euro. Scelte di vita, strategie di risparmio e
cambio di abitudini che alla fine stanno mutando lo stile dei comportamenti.
Unità economica fondamentale
Molti ormai aspettano i saldi e un terzo delle famiglie ha tagliato le
spese per i regali. Oltre sei famiglie su 10 non sono riuscite a risparmiare
più dell’anno passato e oltre la metà si sente più povera (per una
persona su 10, il reddito è diminuito dal 30 al 50 per cento).
«La famiglia è depressa», dice Codeluppi. «Si sente assediata dalle
crescenti difficoltà e reagisce come può. Avverte un senso di minaccia
incombente alimentato anche dai media, ma resiste bene. È un’unità
economica fondamentale per la tenuta del nostro sistema», afferma il
sociologo.
«Un vero e proprio pilastro della società che ha contribuito in maniera
determinante a contenere gli effetti della crisi», gli fa eco Carlo
Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano. «Le
difficoltà economiche impegnano ancora. Ma, come emerge dalla ricerca, le
spese e i progetti di vita legati ai figli non vengono modificati dalla
crisi. Il modello della famiglia forte e coesa in Italia si è mostrato una
roccaforte dura a cedere di fronte alle difficoltà. In questo momento la
coda della crisi preoccupa ancora e va evitata la pericolosa spirale tra
contrazione dei consumi e perdita dei posti di lavoro, anche se le
prospettive di ripresa sono confermate dai dati più recenti».

Insomma, finora la "roccaforte" ha retto, ma per quanto tempo
ancora questa "unità economica" potrà resistere senza aiuti? Non
per nulla il Censis, nell’ultimo rapporto, parla di «stressata resistenza
delle famiglie».