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Da un lato, il Consiglio dei ministri, convocato eccezionalmente a Reggio Calabria in risposta alle ultime "provocazioni" della ’ndrangheta contro i magistrati locali e il presidente della Repubblica, ha varato un "piano antimafia" composto da un decreto legge, di immediata attuazione, che istituisce, con sede nel capoluogo calabrese, l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminose, e nove disegni di legge da presentare in Parlamento, riguardanti: un Codice unico antimafia che riunisce tutte le norme in vigore da decenni; l’estensione su tutto il territorio nazionale dei "desk interforze" provinciali per il controllo dei patrimoni mafiosi; la competenza ai Distretti giudiziari antimafia sui traffici illeciti dei rifiuti; il sostegno alle vittime del racket; un sistema informatico per unire tutte le notizie in materia finora in possesso delle forze dell’ordine; la vigilanza sugli appalti; contatti con l’Ue per facilitare le indagini internazionali; e misure per controllare meglio i reati di estorsione, usura, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e il "lavoro nero".
Dall’altro lato, la Confindustria ha emesso l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria, pena l’espulsione, da parte degli imprenditori che subiscono estorsioni, o sono condannati in via definitiva per associazione di tipo mafioso. Sia il Governo sia la Confindustria hanno ricevuto un’approvazione generale per i provvedimenti (anche da parte dell’associazione "Libera" di don Ciotti), con l’incoraggiamento a realizzarli al più presto, dando un seguito immediato ai recenti sequestri di beni e alle catture di criminali latitanti da molti anni. È, però, spiaciuto a molti il modo in cui il presidente Berlusconi ha citato in conferenza stampa i successi del Governo contro l’immigrazione clandestina: «La diminuzione degli extracomunitari», ha detto, «significa anche meno forze che vanno a ingrossare le fila delle organizzazioni criminali». La frase ha suscitato molte critiche, fra cui quella del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata: «Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche». Questa precisazione ha suscitato, a sua volta, una curiosa replica sul Corriere della Sera, inun articolo dove Giovanni Berardelli si domanda quanto contino i dati statistici nel nostro Paese, e si risponde che i giudizi negativi sulle parole di Berlusconi circa il rapporto fra immigrazione clandestina e criminalità inducono a pensare che «non contino nulla». Risposta due volte curiosa: prima (peccatuccio veniale) perché Berardelli chiama per ben tre volte il segretario generale della Cei Mariano Granata; e poi perché a sostegno della propria opinione non offre nemmeno una cifra, su cui casomai poter discutere. Ignorando di conseguenza il fatto che i dati statistici forniti periodicamente dalla Caritas nazionale e da quelle diocesane sull’immigrazione, soprattutto attraverso la rivista bimestrale Migrantes, sono talmente puntuali, verificati, attendibili, che politici e giornalisti dovrebbero tenerne onestamente conto. Per il bene di tutti: il nostro e quello degli immigrati. Beppe Del Colle
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