Abnormal psychology
Termine molto utilizzato nei trattati specialistici e sta a
indicare una personalità anormale. I fenomeni psicopatologici possono
riguardare le anomalie della percezione, le anomalie delle funzioni
psicomotorie, i disturbi delle funzioni cognitive, motivazionali o d’altra
natura psicologica, i disturbi della personalità (per esempio neurosi o
malattie psicosomatiche, caratteropatia), condotta sociale anormale
(azioni criminali).
Anomalo/anomalia
Termine utilizzato nel linguaggio dei media e fa riferimento
a vari significati, spesso contraddittori. Le differenziazioni sono due:
l’anomalia è definita come deviazione da una norma ideale o
prestabilita; deviazione dalla norma in determinate condizioni sociali
per raffronti-confronti con altri soggetti o per motivazioni
interculturali che, di conseguenza, portano a sanzioni sociali quando le
leggi in loco non lo permettono.
Abuso pedagogico
Negli ultimi anni si è portata maggiore attenzione sul
rispetto del bambino nella sua individualità. Il bambino con deficit
sensoriale, fisico o psichico deve essere riabilitato ma non costretto
"a gareggiare" col coetaneo normodotato. Il concetto di
normalizzazione o di normalità esiste solo nella proposta del
riabilitatore o dell’educatore. Non si costringe un bambino sordo a
udire quando l’udito è in grave deficit nell’ascolto della parola
verbale né obbligare l’occhio oscurato a vedere. È bene che gli
operatori si adoperino a stimolare meglio i sensi sani, proponendo una
metodologia appropriata – in particolare nei processi d’apprendimento
scolastici – da parte degli insegnanti specializzati.
Acufène
È un ronzio-rumore interno all’orecchio del paziente con
gravi o medi problemi all’udito. A tutt’oggi non si conoscono le
cause e non è stata definita pertanto una terapia efficace. Ricerche
italiane e straniere hanno dimostrato che il 20%/30% della popolazione
è afflitta da questo disturbo per un periodo lungo e talvolta per l’intera
vita. L’acufène spesso peggiora durante i mutamenti
meteorologici, gli sforzi fisici e gli impegni intellettuali, durante
una malattia o disagi psichici.
Afasia
Disturbo del linguaggio dovuto a lesioni dei centri del cervello, in
particolare dei centri del linguaggio nell’emisfero cerebrale (sx nel
destromane). I disturbi afasici sono diversi da altre forme più
semplici di disturbi anche perché il linguaggio è emanazione della
complessa attività simbolica.
Anoressia
È il rifiuto psicologico di mantenere il peso sui valori giudicati
nella norma per età e statura. La spia si presenta quando il peso del
soggetto scende oltre il 15% del limite del peso normale. La tradizione
psicologica attribuisce la causa a problemi familiari, educativi e di
relazione. Qualche anno fa dei ricercatori australiani del
"Children’s Hospital" di Westmead hanno scoperto il primo
gene collegato all’anoressia, il Net. Costui farebbe da
"rubinetto" per il passaggio della noradrenalina, sostanza
coinvolta nello stress, ansia e depressione. Se il Net è alterato c’è
predisposizione alla malattia. In ogni caso è un’ipotesi che taluni
respingono. Degli psicologici ricordano che il rifiuto del cibo coincide
con delusioni affettive in età adolescenziale, stress per esami,
separazione dei genitori.
Amministratore di
sostegno
La legge italiana prevede gli istituti d’interdizione e
dell’inabilitazione. Ci sono "casi", talvolta anche gravi,
che non si confanno a nessuna delle due istituzioni. L’amministratore
di sostegno è l’alternativa alle altre due, accanto al tutore e al
curatore. La conseguenza di tale scelta ha portato alla modifica dell’art.
414 del Codice civile che prevedeva testualmente: «il maggiore d’età
e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni d’abituale
infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri
interessi devono essere interdetti». Il nuovo testo modifica la parola
"devono" con la parola "possono". Ciò per la
dignità e il rispetto dovuto alla persona. Il nuovo istituto è
applicabile a un soggetto per effetto di una grave malattia o
menomazione o a causa dell’età avanzata e l’indicazione nella
normativa proprio dell’"età avanzata" e di
"menomazione" va oltre la gelida definizione "infermità
mentale" prevista per i casi d’interdizione e inabilità.
Assistente/assistenza
domiciliare
icilio da parte di operatori esperti dell’ente locale
(Comune) nei confronti di cittadini che necessitano di aiuto per
compiere gli atti elementari dell’esistenza (mangiare, bere, lavarsi,
camminare). L’assistenza domiciliare riguarda anche i disabili sia a
livello d’intervento personale sia a sostegno della famiglia del
soggetto problematico per l’assistenza infermieristica, motoria e per
quanto riguarda le necessità della persona.
Audioleso
Si riferisce a chi ha difficoltà d’ascolto. Di solito
audioleso sostituisce il termine "sordo". Molto diffuso nelle
famiglie udenti con bambini sordi, anche gravi. La comunità adulta
sorda italiana, associata all’Ens (Ente nazionale sordi), non accoglie
la definizione perché la trova limitante nell’indicare il deficit
uditivo. Audioleso letteralmente sta a indicare l’audio...leso,
rovinato! Di fatto, avremmo videoleso, polsoleso, ditoleso. Potrebbe
essere accolto per un udente che, per un accidente o per una malattia,
subisce una lesione dell’udito, ma non per chi ha un deficit grave
dalla nascita, il quale dovrebbe essere classificato con un termine
specifico che, più che nascondere la disabilità dell’udito, indichi
all’interlocutore "come" interagire con lui.
Autismo
A parte il significato letterale (autòs, sé stesso)
molte problematiche dell’autismo sono ancora avvolte nel mistero. Fu
Kanner (1943) tra i primi studiosi a utilizzare il termine quando
descrisse il comportamento di 11 bambini che mostravano sviluppo
anormale nel linguaggio, notevole abitudinarietà, rifiuto di contatti
sociali. La diagnosi tuttavia è a volte inesatta anche perché l’autismo
spesso è assegnato a ogni bambino con difficoltà di condotta, o di
disordini psicologici e cognitivi. Le cause sono sconosciute. Le
ricerche autoptiche postmortem hanno messo in evidenza anomalie
in varie regioni nel cervello, di più nel lobo frontale (che pianifica
e modella l’azione), nel sistema limbico (che presiede al controllo
emotivo) e in diverse altre aree. Qualche anno fa (2001) una serie di
ricerche ha dimostrato che una significativa percentuale di casi
autistici ha base genetica. Sembra che il gene localizzato nel cromosoma
7 alteri lo sviluppo della corteccia cerebrale. La misura del Quoziente
intellettivo dei bambini autistici è controversa. Ci sono state
esagerazioni in positivo e in negativo. Oggi ci sono esperti che testano
i bambini autistici con speciali test.
Barriere architettoniche
S’intendono gli ostacoli (mobili e immobili) che s’intromettono
nella mobilità di chiunque e in particolare di chi ha una ridotta o
nulla capacità motoria. L’art. 24 della legge 104/1992 prevede che
tutte le opere edilizie riguardanti gli edifici pubblici e privati
aperti al pubblico devono essere costruite o adattate per l’accesso ai
disabili. Le successive normative o decreti hanno indicato una specie di
vademecum a vantaggio dei disabili motori sui percorsi pedonali,
parcheggi, contrassegni speciali, accessi agli edifici, scale, porte,
corridoi, locali igienici, tranvie, bus, treni.
Bilinguismo (nel bambino
sordo)
Negli ultimi anni si sono scoperte capacità diversamente
abili nel bambino sordo sfruttando al massimo i processi d’apprendimento
visivo. Per bilinguismo nel bambino sordo s’intende l’apprendimento
di due lingue: la lingua dei segni che è considerata la prima lingua e
la lingua verbale e scritta della maggioranza. Gli psicolinguisti
esperti fanno notare che il bilinguismo del sordo non può essere
paragonato al bilinguismo dell’udente che utilizza al massimo il
canale uditivo. Il bilinguismo studiato nei figli sordi di genitori
sordi segnanti è stato considerato vantaggioso perché non emargina il
piccolo dal mondo relazionale sia coi familiari sia con gli insegnanti e
i bambini coetanei segnanti, ai quali sono proposti speciali corsi d’apprendimento
della lingua dei segni.
Borderline (disturbi)
Termine introdotto da Hughes e Rosse, perfezionato da C.
Stern per far riferimento a una condizione diagnostica psicopatologica
con difficoltà di sistemazione nosografica. Gli stessi psichiatri e
psicologi non sono concordi sul termine. Per alcuni la definizione è
legata ai disturbi della personalità; per altri a diverse condizioni
psicopatologiche. In definitiva s’intende pazienti che non rientrano
nei classici confini della nevrosi e della psicosi.
Braille (sistema)
È una forma di scrittura e lettura tattile. Fu proposta dal
francese Louis Braille, cieco lui stesso. Per il cieco leggere col tatto
è molto importante e rassicurante. L’invenzione del braille portò
molti cambiamenti nel sistema educativo e d’istruzione dei ciechi. I
bambini ciechi per apprendere bene il braille devono adattarsi a
usare bene il punteruolo (che equivale alla penna per il vedente), ossia
lo strumento che serve per scrivere in braille. Poi devono aver
appreso la rappresentazione spaziale e la lateralizzazione, il senso
dell’alto e del basso, oltre a un’ottima educazione motoria della
mano. Il sistema Braille è stato accettato dai ciechi di tutto il
mondo.
Cani guida (per ciechi)
La storia dell’addestramento dei cani guida per ciechi è
molto istruttiva e affascinante. La prima scuola per cani guida è stata
proposta dall’Uic (Unione italiana ciechi) nella sede di Scandicci
(Fi) e sino al 1978 l’ha gestita l’associazione dei ciechi per poi
passare, con la riforma degli enti del sociale e assistenziale, al
Dipartimento delle politiche sociali della Regione Toscana. Oggi l’orientamento
del cieco è facilitato dalle nuove tecnologie o da percorsi facilitati
o predisposti come si nota nelle grandi città, nelle stazioni
ferroviarie, oppure il cieco fruisce di un accompagnatore per il quale
ottiene un’indennità dallo Stato. Il ricorso ai cani guida è sempre
meno frequente anche se molti ciechi lo richiedono e ne parlano
positivamente perché costruiscono con l’animale un rapporto
psicologico gratificante che gli permette di superare momenti di
avvilimento.
Carrozzina
È il veicolo di movimento del soggetto con problemi motori
agli arti inferiori. È bene che colui che la utilizza ne apprenda il
meccanismo di funzionamento e sappia "guidarla". Se l’accoglimento
non crea problemi psicologici ai più giovani (ai disabili motori dalla
nascita), spesso lo diventa per coloro che perdono il funzionamento
degli arti da giovani o in età adulta. La ricerca tecnologica permette
oggi la costruzione di carrozzine sempre migliori sia per materiali
leggeri e resistenti sia per esigenze d’uso personale, quali per
esempio, l’attività sportiva, costruite per la competitività nelle
specifiche discipline.
Cieco
La legge n. 382/1970 afferma: «Agli effetti della presente
legge si considera cieco civile colui che sia colpito da cecità
assoluta o abbia un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli
occhi con eventuale correzione, con esclusione di cause di guerra,
infortunio sul lavoro e di servizio». La legge n. 138/2001 classifica e
quantifica le minorazioni visive dando indicazioni per gli accertamenti
legali del deficit della vista. E detta definizioni di "ciechi
totali" e "parziali", che non modifica le norme in vigore
sulle prestazioni economiche e sociali. È definito, invece, "cieco
parziale" chi ha un residuo visibile non superiore a 1/20 in
entrambi gli occhi o nell’occhio migliore anche con eventuale
correzione.
Complesso (della
crocerossina)
Il termine sta a indicare il comportamento della donna
volontaria o dell’assistente verso il disabile assistito o paziente,
identificandosi nei problemi della sua malattia o disabilità, nel
dolore e nell’angoscia facendosene carico col dono di sé, convivendo
o sposando chi assiste.
Comportamento (verso il
disabile)
S’intende l’azione che una persona manifesta con l’eloquio,
l’atteggiamento in genere, le scelte verso la persona con problemi
visivi, uditivi, mentali, psicologici, motori (...).
Comunicazione totale
Termine proveniente dagli Usa che indica un nuovo approccio
comunicativo col sordo adottando varie modalità tecniche affinché sia
in grado di comprendere meglio quanto gli è detto. La comunicazione
totale è composta dalla lingua dei segni (in Italia la Lis), dalla
dattilologia, dalla labiolettura, dalla mimica, dall’espressività.
Dichiarazione dei
diritti delle persone disabili dell’Onu
Nella 243ma seduta plenaria del 9 dicembre 1975 l’Assemblea
generale presso gli Stati membri, nello spirito della Carta delle
Nazioni Unite, ha proclamato la Dichiarazione dei diritti delle
persone disabili facendo appello all’azione nazionale e
internazionale per assicurare che essa sia usata quale base comune e
quadro di riferimento per la difesa di questi diritti: 1 - Il termine
"persona disabile" significa qualunque persona incapace di
assicurarsi da sola, totalmente o parzialmente, le necessità per una
vita normale individuale e/o sociale, quale conseguenza di una
deficienza, congenita o no, delle sue capacità fisiche o mentali. 2 -
Le persone disabili goderanno di tutti i diritti fissati in questa
Dichiarazione. Questi diritti spetteranno a tutte le persone disabili,
senza alcuna eccezione o discriminazione per ragioni di razza, colore,
sesso, lingua, religione, opinioni politiche o altre, di origine
nazionale o sociale, delle condizioni di censo, di nascita o di
qualunque altra situazione che si riferisca alla persona disabile o alla
sua famiglia. 3 - Le persone disabili hanno diritto al rispetto inerente
alla loro dignità umana. Quali siano l’origine, la natura e la
gravità delle loro minorazioni e disabilità, hanno gli stessi
fondamentali diritti dei loro concittadini della loro stessa età, il
che implica anzitutto il diritto di godere di una vita decente, piena e
normale, quanto più possibile. 4 - Le persone disabili hanno gli stessi
diritti civili e politici degli altri esseri umani. 5 - Le persone
disabili hanno diritto a disposizioni mirate affinché diventino
autosufficienti; 6 - alle cure mediche, psicologiche e funzionali,
comprendenti gli apparati di protesi e d’ortopedia, alla
riabilitazione, all’aiuto e al consiglio medico e sociale, ai servizi
di collocamento e ad altri servizi che le mettano in grado di sviluppare
al massimo le loro capacità e attitudini e che possano accelerare il
processo della loro integrazione o reintegrazione; 7 - alla previdenza
economica e sociale e a un decente livello di vita. Esse hanno il
diritto di ottenere e conservare un impiego in relazione alle loro
capacità, oppure d’impegnarsi in una occupazione utile, produttiva e
remunerativa e di iscriversi ai sindacati del lavoro; 8 - hanno diritto
che siano prese in considerazione le loro speciali necessità a tutti i
livelli della pianificazione economica e sociale; 9 - di vivere con le
loro famiglie o con i loro tutori e di prendere parte a tutte le
attività sociali, creative o ricreative. Nessuna persona disabile sarà
soggetta, per quanto si riferisce alla sua residenza, a un trattamento
differenziale se non quello richiesto dalle sue condizioni o dal
miglioramento di esse che ne possa derivare. 10 - Le persone disabili
devono essere protette da qualsiasi sfruttamento, da qualunque
disposizione e trattamento di carattere discriminatorio, abusivo o
degradante; 11 - devono poter avvalersi di assistenza legale qualificata
quando tale assistenza si dimostri indispensabile per la protezione
della loro persona o proprietà. Se si istituisce un processo
giudiziario contro di esse, la procedura seguita deve tenere pienamente
conto delle loro condizioni fisiche e mentali. 12 - Le organizzazioni
delle persone disabili possono essere utilmente consultate per tutto
quanto riguarda i diritti delle persone disabili. 13 - Le persone
disabili, le loro famiglie e comunità devono essere esaurientemente
informate, con tutti i mezzi idonei, dei diritti contenuti in questa
Dichiarazione.
Disabilità/disabile
(definizione)
Negli ultimi decenni il concetto di disabilità e di fatto
"il disabile" ha subìto importanti cambiamenti dopo
approfondita critica su che cos’è la normalità in considerazione di
una visione culturale dovuta all’Icf (Classificazione internazionale
del funzionamento della disabilità e della salute), in cui si è
passati dalla classificazione delle «conseguenze della malattia»
(versione del 1980) a una classificazione delle «componenti della
salute», che identificano meglio gli elementi costitutivi della salute,
le "conseguenze" sono l’impatto delle malattie e le altre
condizioni che ne derivano. La disabilità è quindi un universo e come
tale riguarda tutti. Perché tutti, in vari periodi della nostra vita,
siamo disabili. Per questo bisogna comprendere bene che cosa sono le
funzioni corporee e le strutture corporee. Le prime (incluse le funzioni
psicologiche) sono funzioni fisiologiche del corpo. Le seconde sono le
parti anatomiche del corpo. Per esempio gli arti e le loro componenti.
Le menomazioni sono problemi che sorgono quando funzioni e strutture del
corpo sono colpite da disfunzioni causate da aspetti genetici,
infettivi, accidentali e non sono in grado di compiere l’azione
propria o limitano l’attività. Una volta conosciuta la disabilità il
discorso si sposta su due modelli: il modello medico e il modello
sociale. Il primo valuta la disabilità come un problema della persona
causato dalla malattia, trauma e perciò necessità di professionisti
per la cura e la riabilitazione. La disabilità è gestita intervenendo
(talvolta radicalmente) o curando gli aspetti che l’hanno causata. L’intervento
medico è prioritario e, a livello politico, si tende a riformare e a
cambiare le politiche di assistenza sanitaria. Il secondo esamina gli
aspetti sociali ammettendo che la disabilità è «un problema creato
dalla società», dalla mancanza d’integrazione degli individui nella
società. La disabilità non è la caratteristica di un individuo ma un
insieme di condizioni, molte causate dall’ambiente sociale. La
gestione del problema induce perciò tutta la società a farsene
responsabile negli atteggiamenti e nei cambiamenti politici: e questo, a
livello politico, diventa un problema di diritti umani. Pertanto, quando
esprimiamo un giudizio sull’individuo "disabile" o definiamo
la "disabilità" è bene conoscere il suo mondo relazionale e
la comunità d’appartenenza.
Domotica
È lo studio della casa in genere e delle strutture interne
in funzione di chi la abita. È molto importante la domotica per i
soggetti con difficoltà motorie e gli anziani che vogliono raggiungere
l’autosufficienza nella propria abitazione. Oggi ingegneri edili e
architetti studiano appartamenti "su misura" per favorire la
mobilità dei disabili.
Down (sindrome di)
Evento di disordine genetico causato dal trisomia 21 scoperto
da Jerome Lejeune, sebbene il primo a descriverla sia stato nel 1867 il
medico inglese L. Down. I soggetti colpiti sono caratterizzati per la
somiglianza somaticofacciale e tozza alla popolazione della Mongolia,
per questo motivo (erano) chiamati anche "mongoloidi" in tempi
passati. L’intervento educativo deve essere individualizzato e basarsi
su "percorsi esplorativi" attraverso esempi imitativi per
raggiungere l’autonomia di lavarsi, vestirsi, mangiare da soli,
passeggiare. Oggi il problema educativo e d’istruzione del bambino
down è mirato in un "progetto di recupero" che non impegna
solo la scuola, ma anche la famiglia, la comunità. Ci sono tappe di
"passaggio": l’accettazione del bambino, problemi
psicologici e di interazione tra i membri familiari, inserimento
scolastico, riabilitazione, sviluppo cognitivo, sessualità, linguaggio.
In conclusione il soggetto down da adulto, se ha ricevuto dall’infanzia
un’educazione specializzata, raggiungerà l’autonomia e una buona
qualità di vita.
Famiglia e handicap
La presenza in famiglia di un bambino con problemi di deficit
sensoriali o motori o mentali sconvolge le relazioni psicologiche dei
suoi componenti. La madre, talvolta è sopraffatta dall’ansia, è
disorientata, entra in disagio relazionale con i vicini, i parenti e non
sempre accetta l’aiuto e i suggerimenti degli specialisti. Il padre è
spesso "assente", immerso in una contraddizione affettiva che
spesso si ripercuote sul ménage della coppia. Molte volte la
famiglia con bambini disabili rifugge gli adulti con lo stesso deficit
del figlio. Non vogliono confrontarsi con la realtà adulta del loro
figlio. Sperano sempre (...) che i luminari della medicina guariscano il
piccolo e rinviano sempre la conoscenza approfondita dei bisogni
educativi specializzati, di appropriarsi di linguaggi o metodologie d’interazione
perché «capisce tutto quel che gli dico» (genitori di bambini sordi),
«vede bene e sa camminare da solo» (genitori di bambini ciechi), «mica
è stupido, anche suo padre iniziò a parlare tardi» (genitori di
bambini con problemi di linguaggio). La famiglia equilibrata e
intelligente risolve il problema dell’accettazione vedendo nel piccolo
più le risorse da stimolare ed esplorare che le negatività; s’applica
di studiare le necessità del figlio, chiedendo ausilio e informazione
agli adulti della stessa disabilità; approfondisce le tematiche con
speciali corsi.
Frustrazione
Per frustrazione s’intende una condizione in cui viene a
trovarsi l’organismo quando è ostacolato, per un periodo di tempo o
per sempre, nel raggiungimento delle gratificazioni o bisogni. Freud ha
valutato tre concezioni della frustrazione: la situazione, lo stato di
frustrazione, la reazione. L’invalidismo rappresenta una condizione di
frustrazione che assumono i vecchi (Cameron, 1962) per ricavare
vantaggi, attenzioni o premure, giustificazioni per i fallimenti. Nei
disabili la frustrazione talvolta è espressa nella razionalizzazione,
nel senso che il soggetto cerca di spiegare con argomenti razionali l’insuccesso
nell’ambito familiare, parentale, amicale per il raggiungimento di una
meta.
Handicap (terminologia)
Nessun termine straniero è stato sottoposto a verifica sui
significati e tanto si è scritto come la parola "handicap",
proveniente dall’inglese nel cui linguaggio stava a indicare cavalli o
cani favoriti nelle corse, con le relative scommesse, che partivano con
un determinato svantaggio affinché la gara fosse più equilibrata e la
vittoria incerta sino alla fine, allo stesso modo l’estrazione dei
bigliettini di lotteria da un cappello (dall’inglese hand in cap).
Nel nostro Paese c’è stato un vero e proprio processo sulle varie
terminologie adottate per indicare i soggetti o/e la relativa
disabilità sensoriale, fisica e psichica. Termini quali anormale,
minorato psicofisico, handicappato, ipodotato, caratteriale, mongoloide,
cerebroleso, encefalitico, storpio, motuleso, sordomuto, sordocieco e
altre voci indicanti aspetti particolari sono stati giudicati dalla
società negativamente in considerazione del rifiuto della stessa
persona con la menomazione. Tuttavia i termini con cui sono stati
sostituiti non sempre chiariscono la condizione psicobiologica, anche
per la varietà delle menomazioni e la modificazione delle stesse nel
tempo (regressione o tentativo di normalizzazione) (...). L’indicazione
del termine handicappato è generica perché, in talune situazioni, può
esserlo sia il cieco sia il miope, se quest’ultimo non ha gli occhiali
per la vista, correggendogli l’offuscato vedere. Si sono succeduti,
insistenti in alcuni periodi, termini quali "diverso",
"patologico", "minorato", "emarginato",
"marginale", "handicappato", "disabile" e,
ultimamente, "diversabile" o "diversamente abile".
Nel momento in cui utilizziamo un termine sul soggetto con deficit
parziale o totale della vista, dell’udito, degli arti superiori o
inferiori esprimiamo già un giudizio che coinvolge tutta la persona del
protagonista e noi mostriamo sia la nostra maturità socioculturale d’accettazione
o no sia la sensibilità e conoscenza del "suo problema". Nel
2001 l’Oms ha pubblicato un approfondito lavoro nel quale si afferma
che: «La salute consiste in una condizione di completo benessere
fisicopsichico e sociale e non (...) solamente in un’assenza di
malattia o di infermità». Un esempio clamoroso è il sordo. Può
essere in buona salute, intesa a livello psicologico, ma la privazione
dell’esperienza sonoro-verbale e l’imposizione d’apprendere la
lingua verbale della maggioranza nel corso del tempo può generare turbe
neurologiche, stress se non si interviene con l’insegnamento del
linguaggio visuomanuale (la lingua dei segni). Se l’intervento è
tempestivo e specializzato il sordo potrebbe raggiungere un’ottima
gratificazione sociale coi simili conoscenti la lingua dei segni o gli
udenti altrettanto capaci di comunicare visivamente e manualmente nell’interazione
affettiva. L’anormalità sarà presente solo a livello percettivo
sonoro, ma annullata o superata nella sostituzione con una percezione
visiva per la cui partecipazione nei gruppi ristretti o allargati (degli
udenti) ha la necessità di personale specializzato (nel caso gli
interpreti in lingua dei segni o ripetitori labiali per chi non conosce
la lingua dei segni diffusa nel proprio Paese). In questo caso il sordo
non è "handicappato", non parte in "svantaggio", in
lui resta sì la disabilità del senso d’udito ma la comunicazione. C’è
anche la smania, tutta italiana, di parlare per i protagonisti (in
particolare per i sordi, i ciechi, i disabili motori) nei convegni per
handicappati, senza focalizzare di chi si tratta. Assistiamo così a una
bolgia di interventi sull’integrazione scolastica (insegnanti), sulla
riabilitazione (terapisti), sulle nuove scoperte mediche (medici
specialisti), sulle nuove tecnologie computerizzate (dirigenti d’azienda
e tecnici) e alla fine del convegno, è davvero bravo chi ci capisce
qualcosa.
Handicap e sport
Lo sport dei disabili è molto interessante e istruttivo. L’attività
sportiva è nata come attività ludica o di riabilitazione dolce. Negli
ultimi decenni si è arrivati a competizioni qualificate nel basket, nel
ciclismo (ciechi con accompagnatore), nell’atletica leggera in
carrozzina, che inducono gli stessi atleti in una preparazione adeguata
le cui performance non sono inferiori a quelle degli atleti
normodotati. In Italia la Fisd (Federazione italiana sport disabili) è
componente del Coni da cui riceve l’apporto economico e tecnico delle
altre federazioni.
Handitutor
Nell’ambito della frequenza dei disabili dell’università
i docenti di ruolo che compongono il Senato accademico o loro delegati
per legge sono chiamati a seguire le modalità d’iscrizione e d’assistenza
didattica di studenti con problemi di menomazione. Talvolta le stesse
università istituiscono corsi di formazione per rispondere ai bisogni
degli studenti con problemi di disabilità specifica. Spesso l’aggiornamento
avviene anche in forma indiretta, con l’accesso ai siti delle
direzioni generali regionali (Miur) che mettono a disposizione i dati,
le normative e tutto ciò che può interessare.
ICF
Iniziali che indicano International Classification of
Functioning, Disability and Health (Classificazione internazionale
del funzionamento, della disabilità e della salute), testo redatto nel
2001 dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che cerca di
focalizzare con un linguaggio e un giudizio omogeneo le funzioni e le
strutture corporee classificandole in percentuale, da 0%
"perfettamente funzionante" al 100% "completamente
inattivo". L’Icf rappresenta la classificazione della salute e
degli atti correlati, utilizzato nei settori assicurativo, previdenza
sociale, lavoro, istruzione, economia, legislazione, modifiche
ambientali.
Inabilitazione
L’art. 415 del Codice civile indica le persone che possono
essere inabilitate facendo riferimento al maggiore di età infermo di
mente, ai soggetti che abusano di droghe e alcol esponendo sé stessi o
la famiglia a gravi pregiudizi economici, anche il sordomuto o il cieco
dalla nascita o dalla prima infanzia che non abbiano avuto un’educazione
sufficiente. La differenza tra inabilitazione e interdizione è che nel
primo caso le persone che si trovino nelle condizioni indicate
"devono" essere interdette, nel secondo caso
"possono" essere interdette.
Indennità di
accompagnamento ai ciechi civili assoluti
È stata introdotta nel 1968, spetta ai cittadini italiani, e
dell’Ue residenti in Italia, rifugiati, riconosciuti dalla commissione
dell’Asl ciechi civili assoluti. La provvidenza economica è concessa
al solo titolo della minorazione. Può essere richiesta anche prima del
compimento del 18° anno d’età e protratta anche dopo il compimento
del 65° anno.
Indennità di
comunicazione
È stata introdotta quindici anni fa e spetta ai sordomuti
riconosciuti tali ai sensi della legge 381/1970. È un’indennità e
non una pensione erogata per favorire il sordomuto nella partecipazione
alla vita socioculturale e per il superamento delle barriere di
comunicazione. Concessa al solo titolo di menomazione.
Insegnante di sostegno
Figura professionale complessa e discussa nell’attività didattica
di sostegno degli alunni disabili. La sua stessa denominazione non trova
concordi tutti. Chiamato, secondo le filosofie delle scuole che li hanno
formati, docente specializzato, insegnante specializzato, insegnante
qualificato aggiunto. È entrato in servizio ufficialmente nel 1977, con
l’approvazione della legge n. 517, quando molti handicappati furono
accolti nella classe della scuola ordinaria e avevano bisogno di
supporti didattici individuali. Tuttavia molti di questi
"samaritani", sebbene di buona volontà, mancavano di
preparazione nelle metodologie e didattica speciale o, come per gli
scolari sordi, della comunicazione con gli stessi allievi. Negli anni la
formazione dei docenti di sostegno ha seguito un iter che ha
lasciato scontenti quasi tutti: i protagonisti (capaci di promuovere una
funzione critica), le famiglie dei disabili e gli stessi docenti, a
volte umiliati dalla scuola perché raramente hanno risposte per il
superamento delle difficoltà. Per la loro formazione professionale,
oggi vengono organizzati corsi "polivalenti", cioè il docente
frequenta un corso da un minimo di 400 a un massimo di 800 ore aperto a
tutte le informazioni didattiche e metodologiche e mediche dei soggetti
disabili (a livello dell’età evolutiva). In teoria dovrebbe conoscere
didatticamente come operare in funzione dell’apprendimento di
qualsiasi alunno. Ne sortisce una figura professionale ibrida, talvolta
alienata. A farne le spese sono gli alunni disabili, in particolare i
sordi o con deficit uditivo che si trovano in classe un docente che non
sa comunicare con loro, non sa trasformare "quello che sa" in
una didattica che si fonda sulla percezione visiva. Inoltre molti
laureati in lettere sono inviati a sostenere un ragazzo che frequenta,
supponiamo, l’istituto tecnico per geometri che ha necessità di
supporto nelle costruzioni o topografia, discipline che non conoscono,
riducendosi a prendere gli appunti per il ragazzo. Sarebbe ormai tempo
di proporre un docente specifico, considerandone anche il tipo di
laurea, introducendo nella formazione nuove discipline (lingua italiana
dei segni, braille, tecniche linguistiche alternative).
Interprete di Lis
Iniziali di "Lingua dei segni italiana". Nell’art.
8 della legge n. 104/1992, è scritto che i comuni singoli o associati
"possono" istituire il «servizio di interpretariato a favore
dei sordi». Tale servizio può essere espletato attraverso la
ripetizione di ciò che dice l’interlocutore (labiolettura da parte
del sordo) o tramite la Lis (decodificazione dei codici visivomanuali).
I primi interpreti proposti da un’istituzione pubblica, iniziarono il
servizio nel 1982 quando, la Regione Marche, su suggerimento dello
scrivente, approvò l’art. 8 in una legge regionale denominata
"Abbattimento delle barriere di comunicazione". Molti comuni
delle Marche crearono il "servizio di interpretariato" per i
sordi "segnanti". In seguito ad Ancona, grazie anche all’Ente
nazionale sordi, nacque la prima associazione di interpreti di Lis, l’Anios,
tuttora attiva, con sede a Roma. Molti sordi, in ambito scolastico,
lavorativo e nei bisogni dei contatti con le istituzioni politiche,
culturali e sociali fruiscono dell’ausilio dell’interprete di Lis.
Tuttavia in Italia, pur giacendo in Parlamento numerose leggi – di
tutte le fazioni politiche – per il riconoscimento della Lis (a tale
scopo è stata anche approvata una Risoluzione al Parlamento europeo
perché i Paesi membri riconoscessero la lingua dei segni dei sordi del
proprio Paese come la lingua naturale dei sordi) ancora non è stata
approvata, sebbene la Rai e i politici ricorrano a tali interpreti per
fare da "ponte" tra udenti e sordi.
Invalido civile
La legge n. 118/1971, dichiara: «Agli effetti della presente
legge si considera invalido civile il cittadino affetto di menomazione
congenita o acquisita, anche a carattere progressivo, compreso l’irregolare
psichico per oligofrenia di carattere organico o dismetabolico,
insufficienza mentale derivante da difetti sensoriali e funzionali che
abbia subìto una riduzione della capacità lavorativa non inferiore a
1/3 o, se minore di anni 18, che abbia difficoltà persistenti a
svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età. Sono esclusi
gli invalidi di guerra, di lavoro, di servizio, nonché i ciechi civili
e i sordomuti». Il sordo di nascita o divenutolo durante l’età
evolutiva non è invalido civile, cioè non rientra in questa legge ma
nella n. 381/1970. Al contrario ricade nella legge degli invalidi civili
l’individuo che, per malattia o incidente, perde completamente o
parzialmente l’udito dopo l’età evolutiva.
Lavoro (benefici)
La legge n. 388/2000, all’art. 80, comma 3, dichiara che: «ai
lavoratori sordomuti (...) nonché agli invalidi (...) ai quali è stata
riconosciuta un’invalidità superiore al 74% (...) è riconosciuto, a
loro richiesta, per ogni anno di servizio (...) effettivamente svolto,
il beneficio di due mesi di contribuzione figurativa utile ai loro fini
del diritto alla pensione e all’anzianità contributiva: il beneficio
è riconosciuto fino al limite massimo di cinque anni di contributi
figurativi».
Lavoro (assunzioni)
In passato il collocamento al lavoro dei disabili sensoriali
gravi (ciechi, sordi) e degli invalidi gravi era ordinato dalla legge n.
482/1968 che percentualizzava i "posti spettanti" per ciascuna
categoria. Oggi, la legge n. 68/1999 "inserisce" tutti nella
stessa categoria del collocamento obbligatorio, includendo anche
profughi e vedove, che non hanno nulla di disabile. Attualmente, a parte
i ciechi, per i quali è ancora in vigore una legge per i posti
riservati (centralinisti telefonici, massofisioterapisti) trovano
difficoltà di assunzione i sordi perché, non avendo una buona
preparazione scolastica, non superano le selezioni d’idoneità all’occupazione
e sono costretti a ripiegare su lavori dequalificati.
Lingua dei segni
I sordi da sempre "fanno i gesti", per comunicare
fra di loro. Per secoli nel nostro Paese si sono fronteggiate due
scuole: gli oralisti e i segnanti. I primi consideravano il recupero
sociale e culturale del sordo solo se capace a esprimersi con la lingua
della maggioranza; gli altri valutavano il sordo nelle capacità di
apprendimento, nell’interazione coi simili per creare un gruppo o una
piccola comunità per far valere i propri diritti di fronte alle
istituzioni. La maggior parte delle rivendicazioni sociali sono state
portate avanti dai dirigenti sordi segnanti riuniti nella maggiore
associazione nazionale dei sordi (l’Ens). Attualmente i sordi stanno
"martellando" il Governo per il riconoscimento della Lingua
dei segni italiana come lingua propria della comunità dei sordi. Con
tale riconoscimento la comunità dei sordi auspica l’insegnamento
della lingua dei segni nelle scuole dell’obbligo agli udenti come
lingua facoltativa (avviene nei Paesi nordici e negli Usa) e l’obbligo
di apprenderla ai docenti di sostegno. Inoltre negli enti pubblici deve
essere presente una persona che la conosca.
Logopedista
Ha il compito di rieducare le turbe inerenti ai disturbi
della voce, della parola e del linguaggio sia nel bambino che nell’adulto.
Lavora nelle Asl e nei centri privati. Le prime logopediste che
operavano nelle Asl o nelle scuole pubbliche respingevano la proposta
dell’apprendimento della lingua dei segni nei sordi perché credevano
pregiudicasse il loro lavoro logopedico. Oggi, invece, la lingua dei
segni è riconosciuta utile nell’impostazione del dialogo segnico col
bambino.
Metodo Malossi
Proposto dai maestri napoletani Artusio e Aurelio Colucci,
esso è localizzato su aree anatomiche della mano ben definite: sulle
tre falangi delle dita, sull’articolazione delle dita della mano e al
"vertice" delle dita. Per esempio sull’indice della mano
sinistra della prima falange abbiamo la lettera V, nella seconda falange
abbiamo G, nella terza falange B e "in cima" Q. Le lettere
vanno "pizzicate" e in questo modo il sordocieco ne assocerà
il significato. Ci vuole intesa tra il cieco e colui che con lui
utilizza il metodo Malossi.
Motulesi
Sono i soggetti afflitti da limitata o nulla attività
motoria. Le cause sono molteplici: poliomielite, paralisi spastiche,
deformazioni congenite, amputazioni di arti, traumi per incidenti
stradali.
Onlus
(Organizzazioni non lucrative di utilità sociale). Il
Governo italiano col decreto legislativo n. 460/1997, ha dato concreta
attuazione della legge n. 662/1996, definendo le caratteristiche
strutturali e funzionali delle Onlus. La legge favorisce un insieme di
agevolazioni fiscali e contabili. Possono godere dello stato di Onlus
associazioni, comitati, fondazioni e altri enti sociali a carattere
privato, con o senza personalità giuridica. Coloro che hanno ottenuto
il riconoscimento di Onlus, devono riportare l’indicazione su ogni
distintivo o comunicazione rivolta al pubblico.
Pluminorato
Ci si riferisce a un soggetto che associa due o più deficit.
La pluminorazione può essere classificata in due forme: con danno
funzionale e con danno organico. La prima è la conseguenza di una
minorazione sensoriale perché si è intervenuti tardi o in modo
insufficiente a livello educativo e riabilitativo; la seconda è causata
da lesioni cerebrali, patologie e traumi. Un esempio: il bambino sordo
può unire alla sordità un deficit motorio o visivo che rende
difficoltoso l’apprendimento o l’interloquio verbale o segnico.
Quoziente intelligenza
(Qi)
S’intende la misura generale dell’intelligenza in un
individuo. Il Qi è stato introdotto la prima volta da W. Stern nel
1912. È ancora utilizzato in tutti i Paesi sebbene negli ultimi decenni
abbia subìto verifiche perché gli psicologi hanno messo in evidenza
che ciascun individuo ha un’intelligenza diversa rispetto all’altro
e la quantità e la qualità dell’intelligenza è connessa a
molteplici varianti. Di solito è considerata nella norma un Qi a 90 e
110, un Qi inferiore o superiore corrisponde a ipodotato e superdotato.
Per misurare l’intelligenza di individui disabili sensoriali (sordi e
ciechi) è necessario predisporre reattivi appropriati al processo di
apprendimento visivo, speciali testi visivi per i sordi e verbali per i
ciechi.
Riabilitazione
Interventi per ripristinare funzioni fisiologiche,
psicologiche, mentali dovute a trauma o malattie pre-peri-post nascita.
Gli obiettivi della riabilitazione sono quattro: il recupero di un
apparato o competenza funzionale; lo stimolo o la riattivazione di una
competenza che non è comparsa durante lo sviluppo; il tentativo di
bloccare o frenare una determinata regressione funzionale; il tentativo
di ricercare possibilità alternative di recupero. Ogni soggetto
sottoposto a riabilitazione ha diritto a un programma personalizzato.
Non deve essere "costretto" nel suo tentativo di recupero o di
normalizzazione né prendere come modello una persona con tutte le
funzioni e gli apparati corporei sani.
Servizi sollievo
È una struttura territoriale che sta diffondendosi sempre
più nel nostro Paese per venire in aiuto alle famiglie che hanno un
componente con problemi psichici. L’obiettivo principale è alleviare
la solitudine e il disagio dei familiari o di chi si occupa del soggetto
con disturbi mentali. Tali servizi sono in contatto con altri del
territorio e si giovano di personale specializzato. La sede non va mai
ubicata nell’ospedale, ma in luoghi urbani.
Sordomuto (definizione)
A mente della legge 26 maggio 1970, n. 381: «...si considera
sordomuto il minorato sensoriale dell’udito affetto da sordità
congenita o acquisita durante l’età evolutiva che gli abbia impedito
il normale apprendimento del linguaggio parlato, purché la sordità non
sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da cause di guerra,
di lavoro o di servizio». Negli ultimi decenni del XX secolo gli
specialisti del settore, medici e psicologi, pedagogisti e vasti settori
di riabilitazione, hanno svolto un’attenta critica del termine. Con l’appoggio
delle famiglie associate hanno compiuto un lavorìo "estetico"
sul termine che ha generato, nella popolazione, confusione negli
interventi istituzionali e nel linguaggio comune. Sino agli anni ’50
negli istituti in cui erano ricoverati i sordomuti spiccava all’esterno
l’indicazione "Istituto per Sordomuti". Tutt’oggi la legge
fa riferimento al "sordomuto", di fatto «indennità di
comunicazione per sordomuto», «posto di lavoro riservato ai sordomuti»
(vedi legge n. 482/1968). A livello psicolinguistico il termine può
essere confutato perché essere "sordo" non vuol dire essere
"muto", o almeno non considerando la sola lingua verbale su
cui fermò l’attenzione il legislatore. Oggi ci si sta orientando all’educazione
bilingue dei bambini sordi: la lingua dei segni e la lingua verbale. Di
fatto un sordo può benissimo comunicare le sue emozioni e idee nella
modalità visivo-manuale (nella lingua dei segni) e meno nella lingua
verbale. In quella lingua non è "muto", a meno che non si
voglia dare del muto anche all’udente che non conosce la lingua dei
segni! Negli Usa e nei Paesi nordici dove la lingua dei segni è
riconosciuta dal Governo i sordi sono considerati esclusivamente Deaf
senza l’appellativo di "muto". Se occorre salvaguardare
alcuni termini del linguaggio medico (ipoacusico, cofotico,
presbiacusico) è bene diffondere esclusivamente il termine
"sordo", come desidera la maggioranza della comunità dei
sordi italiani associata all’Ens, evitando indicazioni come audioleso,
sordastro, non udente, anacusico, duro d’orecchio.
Telelavoro
S’intende un’attività lavorativa svolta in un luogo
diverso della sede dell’azienda o ente cui si appartiene, ma collegato
agli stessi tramite sistema telematico. Le tecnologie favoriscono il
trasferimento in tempo reale di dati, documenti, immagini dalla sede
principale di lavoro al dipendente esterno (teledipendente) che pratica
il telelavoro. Coloro che hanno problemi di mobilità come i disabili
motori il telelavoro è una via occupazionale da favorire perché non
sempre le aziende hanno strutture e strumentazioni idonee al disabile.
Alcune regioni contribuiscono con apposite leggi all’iniziale spesa
per l’acquisizione delle attrezzature e il collegamento Internet per
le categorie di cui alla legge 104/92. Le associazioni dei disabili
stanno organizzando corsi per la diffusione di questa nuova forma di
lavoro.
Tutoring
Consiste nella presa a carico, da parte dei compagni o di uno
di loro, dei problemi del disabile inserito nella classe. L’intervento
non è quello di prendersi cura di tutti i suoi problemi e risolverli,
ma di facilitargli il rapporto con i compagni della classe e con i
docenti curriculari e specializzati. Il tutor è reclutato su
proposta volontaria. Di solito è scelto tra gli studenti che
"conoscono", per esperienza familiare o parentale, la realtà
della disabilità del compagno di classe. Ottimi tutor per i
ragazzi sordi inseriti nelle classi comuni, in particolare nella
comunicazione, sono i figli udenti di genitori sordi.
Welfare State
La realtà a cui si riferisce il termine è molto vasta,
tuttavia la "filosofia" può essere ristretta all’intervento
dello Stato nell’occuparsi di svariate incombenze perché i cittadini,
in particolare i più indigenti e problematici, ricevano i bisogni di
sussistenza materiale e i servizi necessari per la salute fisica e
psichica. Tra i punti salienti di Welfare state forniti dallo
Stato (o per delega dalle Regioni, Comuni, Province) ricordiamo:
assistenza sanitaria pubblica a tutti i cittadini, pensioni ai
lavoratori che hanno cessato di lavorare per i limiti d’età, sussidi
per i disoccupati, cassa di integrazione per i lavoratori di aziende in
crisi o con limitate commesse, sussidi alle famiglie con difficoltà
economiche. La filosofia che ispira il Welfare state è aiutare
coloro che per motivi esistenziali o cause diverse mancano del sostegno
economico (esigenze materiali di sussistenza quotidiana) e/o del
sostegno educativo, culturale e di salute (esigenze e dignità
personali). Il Welfare state ha avuto molta considerazione nei
Paesi scandinavi e in Giappone. Nell’ultimo decennio forze sociali e
politiche hanno esercitato una funzione critica sia in Italia sia in
altri Paesi dell’Ue affermando che «lo Stato non può garantire tutto
a tutti», col tentativo di "passare" alcuni servizi ai
privati o ai settori assicurativi, compresi alcuni servizi forniti ai
disabili.
Renato Pigliacamp
BIBLIOGRAFIA
- Voci riprese da: Renato Pigliacampo, Dizionario della
disabilità, dell’handicap e della riabilitazione, Armando
Editore, Roma 2003, (tel. 06.58.94.525 ; e-mail: segreteria@armando.it).
- Vedi anche: Organizzazione Mondiale della Sanità, Icf.
Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità
e della salute, Edizioni Erickson, Trento 2002.