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Nella
"fiction" nostrana i padri single, vedovi e divorziati, vanno per la maggiore.
Tutti propongono il modello di genitore giovane, amico e confidente che deve occuparsi,
soprattutto, di figli adolescenti. Ma le situazioni create in video, tuttavia, non sempre
riflettono la realtà sociale del nostro Paese. Per
la fiction italiana il padre ideale è separato, divorziato o, meglio ancora,
vedovo. Per consentirgli infatti un ruolo di spicco è necessario uno sterminio di mogli,
ingombranti e poco televisive. Questa scelta di autori e programmisti tv non manca di una
sua pur bieca logica. Se la cura dei figli e landamento della casa vengono affidati
alla madre, nessuno sceneggiatore potrà mai sottolineare con la dovuta enfasi
limpegno della figura maschile. A parte poi che, di solito, nella nostra società
luomo è più abituato a delegare che a educare, salvo lagnarsi se le cose non vanno
come dovrebbero. Una volta però diventato single, per lutto familiare o esigenze
di copione, ecco che il padre deve cimentarsi da solo con il lavoro, le faccende
domestiche, i capricci e i malumori della prole, tutto quello insomma che incombeva sulle
mogli defunte o latitanti. Diventato donna, è finalmente un personaggio televisivo.
Se il maresciallo Rocca, lavvocato Porta, il
recentissimo Baldini e tanti altri avessero avuto una moglie a carico, non solo saremmo
stati orbati di pregevoli trame ma nemmeno, dettaglio sia pure ininfluente, avremmo potuto
mettere mano a questo articolo. Tutti loro, compreso il medico Scarpati e il Columbro di Papà
prende moglie, vivono televisivamente sono cioè pieni di grane familiari,
ricerca di nuovi amori, amorazzi che finiscono male perché costretti a impiegare
metà del tempo in mansioni usualmente femminili. Detto per inciso, il Columbro che
riunisce due famiglie, con tutte le difficoltà di mettere daccordo i figli, è del
93. Sei anni dopo hanno reclamizzato come primizia Baldini e Simoni, prodotto
che giustamente la critica ha posto fra i peggiori della stagione.
Per chiudere sulla faccenda dei padri single si
può rilevare unanalogia con i vecchi film americani, quando un giovanotto di buona
famiglia si innamorava di una donna perduta. Mancando ancora lesempio eterodosso di Pretty
Woman, dove Richard Gere toglie dalla strada Julia Roberts e alla fine la sposa, erano
impensabili dei matrimoni con le prostitute o pupe del gangster. Così la bella, ancorché
redenta dallamore, finiva inevitabilmente sotto le pallottole di un killer oppure,
mentre correva lacrimando nella notte e pioveva sempre, con gli effetti-faro dei
camion in arrivo , si schiantava contro un albero.
Unica differenza con le abitudini nostrane, in America
queste infelici venivano eliminate in chiusura del film. Adesso, nei telefilm, mogli
scomode scompaiono in anticipo, non si sa mai.
Cè però un genere nel quale la moglie serve. È
quello derivato dalla Piovra, dove i boss tengono famiglia. Stranamente, ma
forse non tanto, trattandosi di Sicilia e dintorni, i malavitosi usano per i loro crimini
le tecniche più moderne, eppure come padri, sono rigide e intemerate figure
dellOttocento.
Le mogli fungono quindi da contraltare, umili e
sottomesse, mentre i figli maschi ereditano il business e le femmine vengono
preservate da allarmanti contatti, magari usando la lupara contro fidanzatini
indesiderati. Tutto sommato, a questi genitori esemplari sono da preferire quelli attuali,
single o no, per imbranati che siano.
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La famiglia Martini al completo, protagonista
del popolare serial tv Un medico in famiglia. |
Lo specchio della
società
Nella fiction italiana il padre uomo-donna ha quasi
sempre, e toglierei il quasi, dei figli in minore età: lattanti, alunni della scuola
dellobbligo o delle medie, liceali, ma mai sopra i ventanni. Si usa dire che
il video è lo specchio della società, aggiungendo che i nostri sceneggiati hanno tanto
successo perché riflettono le situazioni della gente comune. Sarà. Non dubitiamo della
buona fede dei vertici di Rai e Mediaset, autori di simili teorie, ma le loro analisi
fanno a pugni con le cifre che emergono dalle statistiche reali. Ci basti citare questo
dato, che parla da solo. La media dei maschi tra i 25 e 29 anni che ancora vivono sotto
lala familiare è, in Europa, del 39,7 per cento. In Italia è del 72,5 per cento,
praticamente tre su quattro. Abitano nella casa paterna ma non in quella televisiva, dove
disturberebbero. Anche qui, come nelleccidio preventivo delle mogli, cè una
logica.
Leterno adolescente, normalmente visto dal padre in
chiave negativa, trova soccorso morale e ausilio domestico nella madre. Sente la
disapprovazione paterna e ritiene di non meritarla se appena ma non sempre succede
porta qualche soldo a casa. Il vero rapporto è con "mammà", che prepara
i pranzi, lava, stira, passa quando serve qualche banconota di straforo, si rende in
definitiva complice volontaria. «Purché non lo sappia papà...». E al padre, per
reciproca quiete, conviene sapere il meno possibile.

G. Proietti è Il Maresciallo Rocca.
Chiaro che questa, troppo risaputa, non è una situazione
televisiva. La chiamata in scena dei dodicenni e quindicenni non appare quindi un ripiego
bensì unesigenza della fiction, che ama il conflitto generazionale e fatica
a rappresentarlo con figli barbuti e magari già un po rugosi. Dei quali, appunto,
lo show non si occupa.
In Tv abbiamo dunque da una parte un padre giovane e
libero, si fa per dire, da gravami coniugali, e dallaltra degli adolescenti veri,
con tutti i problemi della loro età. Con questa impostazione i ruoli finiscono spesso con
linvertirsi. Non è il padre che giudica e controlla i ragazzi, ma sono loro che
giudicano e criticano il padre: e se è il caso pure lo controllano, nel senso che la
futura matrigna viene sottoposta a severo esame. Anche in questo caso si tratta di
uneredità del cinema hollywoodiano, dove il bambino seleziona da sempre gli
spasimanti del genitore solitario, lui o lei non fa differenza. La famiglia allargata ha
così quasi un secolo, ma prima che si allarghi, papà è sotto esame televisivo.
Parliamo di ragazzi che hanno letà della ragione,
senza escludere il piccoletto che, protetto da Fabrizio Frizzi in Non lasciamosci più,
mostra di amare il suo cane più dei genitori. Anche qui il giudizio è implicito.
Padre e madre in rottura si disputano il figlio come una proprietà, o un dispetto da fare
allinimico; se il bambino si appassiona allanimale è perché non lo fanno
sentire parte della famiglia. Limmaturo non è lui, lo sono i suoi: un caso limite,
ma non infrequente.
A chi va la confidenza?
Mesi fa Beniamino Placido citava Rousseau, padre
deplorevole nei fatti, ma precursore come analista, il quale ragionava sulla vera
differenza fra uomo e donna. Ecco la sua risposta: mentre gli uomini sanno essere uomini
in poche e isolate occasioni della loro esistenza, le donne sono donne per tutta la vita,
ininterrottamente. Ora nei nostri sceneggiati, dove il padre si assume pure le mansioni
pratiche e psicologiche della donna, è proprio la tradizionale figura paterna che cambia
fisionomia. Già nella vita reale, quando la moglie scampa alla strage tv, il marito ha
smesso di lottare con la prole. Diventa, come ha scritto Curzio Maltese, «una vice-madre
perdonista e servizievole, preoccupata soltanto di viziare i piccoli, perpetuandone la
debolezza e la dipendenza» (fino alla maggiore età, come appunto documentano le
statistiche). E se le madri si preoccupano che «non lo sappia papà», lui non sa a chi
nascondere le proprie connivenze. Per autentica introspezione o semplice intuito si sente
fragile. E fatalmente, come rimedio, tende a trasformarsi come "amico" dei
figli, illudendosi di goderne confidenza e, nei casi di maggior disordine mentale,
ammirazione.

Il cantautore e insegnante di Lettere Roberto
Vecchioni.
Il padre che tenta di portarsi al livello
"amichevole" dei figli abdica a quella funzione che, teorizzata dal romano pater
familias con tutto quanto ne consegue, resiste sovente nella vita reale sia
pure con le ovvie trasformazioni determinate dal passare dei secoli , ma è
cancellata dalla maggior parte della fiction televisiva. Le conseguenze sono a dir
poco allarmanti.
In innumerevoli sceneggiati i ragazzini elevati a un ruolo
che non è il proprio restano quello che sono, senza che alla promozione corrisponda
maggior grado di maturità. Non sono loro che salgono, è il padre che scende.
Roberto Vecchioni, il cantante-professore ingaggiato dal
ministro Berlinguer per corsi sulla canzone dautore, ha idee chiare sulla
situazione. «I genitori credono di capire solo loro i ragazzi. Non afferrano che molti
giovani remissivi a casa diventano combattivi a scuola. O viceversa. Vengono a parlare e
dicono: «Guardi che in famiglia è diverso, vuole che non conosca mio figlio?».
Non capiscono, insomma, che tante volte il vero rapporto
di confidenza, e nei casi fortunati di amicizia, si trasferisce nella vita di gruppo, che
rispetto a certi padri e madri «è una forma di difesa».
Risultato? Piuttosto sconfortante, diremmo: o almeno lo è
in video. Anche quando non vivono in gruppo, o in branco, i figli della fiction vedono
il padre non come unautorità familiare, ma come un malato di infantilismo, da
consigliare e rieducare più che da contrastare. Altro che conflitto tra generazioni. Al
padre tv fa comodo il sentirsi sollevato da troppe responsabilità, con lalibi della
reciproca "amicizia". Ai figli fa comodo questo padre esitante e impacciato, i
cui occasionali sfoghi, o eccessi autoritari, lasciano il tempo che trovano. Se nella vita
vera la madre troppo tenera incontra una compensazione, legata alla maggiore rigidità del
marito, nella vita televisiva il padre single assomma una duplice arrendevolezza
maschile e femminile. Diventa per i figli un bravuomo da compatire, ed eventualmente
lasciar sbraitare, nella speranza che anchegli presto o tardi maturi.
È forse qui che si crea lanello di congiunzione tra
le famiglie normali e quelle della Tv. Sia che nella realtà la madre permissiva resista,
sia che in Tv gli sceneggiatori la eliminino, si creano le premesse per mantenere i figli
eternamente giovani, anche a trentanni e passa. Mamma è unamica, papà pure
(quanto meno nella fiction), e fra amici si campa benissimo.
Anche a trentanni si può continuare a non fare
niente, o a lavoricchiare, con pranzo e cena assicurati insieme ai poster nella
camera da letto. Se poi si vuol vedere un padre vero, magari non come quelli di una volta
ma meno addomesticato dei Proietti, Scarpati, Columbro, basta spegnere il televisore.
Giorgio Vecchiato |