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La nuova normativa
sul collocamento dei disabili giunge a compimento dopo anni di dibattito parlamentare.
Lostacolo maggiore è stato la resistenza del mondo imprenditoriale e la corruzione
negli apparati pubblici. Oggi la legge 68 alleggerisce gli oneri per le imprese, ma
prevede sanzioni pesanti per chi non rispetta le regole. La legge 68 sul collocamento dei disabili giunge, finalmente,
in porto dopo quasi venticinque anni di dibattito parlamentare.
Questo solo dato rende lidea della complessità del
provvedimento e delle difficoltà che, nel corso delle diverse legislature, si sono dovute
affrontare. A partire dalle resistenze del mondo imprenditoriale, che si picca di essere
punta avanzata della modernizzazione del Paese, ma alla prova dei fatti è parso
prigioniero di una visione del fenomeno handicap antiquata, superata e non corrispondente
alla realtà.
Sono ancora molti gli imprenditori che considerano il
lavoratore disabile un incapace, un peso insopportabile per lazienda, una
diseconomia da evitare. Resistenze non sono mancate negli apparati pubblici, che per molti
anni, complice la cattiva politica, attraverso il meccanismo della chiamata nominativa
diretta, avevano dato vita ad uno dei fenomeni di corruzione più gravi della storia del
nostro Paese: lassunzione clientelare di migliaia di falsi invalidi nella pubblica
amministrazione.
Solo nel 1993 larticolo 41 (Decreto legislativo 29)
stroncò quellignobile mercato. Hanno a lungo pesato anche ritardi del sindacato,
recuperati però brillantemente negli ultimi anni grazie allindividuazione di
responsabili nazionali e locali delle politiche sullhandicap.
Non sono mancate, infine, profonde divisioni tra le
associazioni dei disabili, che ne hanno indebolito il peso politico e vanificato ogni
possibilità di sostenere una proposta largamente condivisa.
Fatto sta che la legge 482, da tutti considerata
obsoleta, almeno a partire dalla fine degli anni Settanta, è sopravvissuta con i suoi
limiti, le sue procedure piattamente burocratiche, sempre più estranee ad un mondo del
lavoro in rapida trasformazione, ai moderni modelli dimpresa, alle nuove forme di
collocamento.
La vecchia legge, del resto, era fatta a misura
delleconomia degli anni Sessanta, con la fabbrica di media o grande dimensione che
richiedeva operai e una pletora di uffici pubblici, che potevano mancare di tutto tranne
che di commessi, uscieri, inservienti e personale non qualificato.
Non poteva quindi rispondere alle esigenze di un mondo del
lavoro che si frammentava, si differenziava, richiedeva sempre più qualificazione. Mentre
anche il pubblico impiego, per effetto delle nuove tecnologie e del ridimensionamento del
ruolo dello Stato nelleconomia e nella società, andava via via restringendo gli
organici.
Un capitolo a parte richiederebbero poi tutti quei
trucchi, astuzie, aggiramenti della norma, che andarono via via diffondendosi, favoriti
dalla carenza di controlli degli ispettorati del lavoro. Negli ultimi tempi, più
dell85 per cento dei disabili avviati dal collocamento veniva respinto per una
ragione o per laltra dalle imprese. Una volta non erano idonei, laltra non
avevano superato il periodo di prova. Si chiamava il lavoratore disabile per occupare
postazioni impossibili, negli orari più precari. Si proponeva al paraplegico
limpalcatura del cantiere o allinsufficiente mentale un posto da ragioniere.
Ma soprattutto, in caso di mancata denuncia o di scopertura, evadere la legge poteva
risultare conveniente, perché ce la si poteva cavare con una multa di poche centinaia di
migliaia di lire. Salvo vertenze, ma anche in questo caso a stancarsi prima era quasi
sempre il disabile che, quando gli andava bene, doveva accontentarsi di un modico
indennizzo.
| Individuato il punto di equilibrio tra le giuste
aspirazioni dei portatori di handicap e le imprese con problemi di globalizzazione dei
mercati, la legge è divenuta realtà. Tutte le sue innovazioni andranno in attuazione da
qui al Duemila. |
Le cifre fotografano con chiarezza la
parabola di una legge che ha pur avuto indubbiamente il merito di aprire a migliaia di
invalidi le porte del mondo del lavoro. Tantè che lincremento degli occupati
fu costante nei primi anni, fino al 1982, quando toccò il tetto di oltre 296 mila
occupati. Ma da quel momento, per le ragioni sopra esposte e anche in corrispondenza di
una più generale crisi economica e occupazionale, si cominciò a registrare un lento e
progressivo declino, con una costante emorragia di cinque-sei mila posti allanno,
per toccare il fondo al giugno del 1996, quando gli occupati scesero a sole 187 mila
unità. Un lieve recupero, circa 4 mila posti in più, si è registrato solo negli ultimi
due anni.
Una nuova legge quindi ci voleva, anche perché in quegli
stessi anni, prima timidamente, poi con crescente vigore, si era sviluppato un grande
processo di integrazione sociale delle persone handicappate, che, a partire dai servizi di
riabilitazione, aveva attraversato la scuola, il territorio, coinvolgendo migliaia di
operatori e di famiglie, cambiando la cultura del Paese. E, soprattutto, i servizi di
formazione professionale avevano elaborato nuovi modelli operativi: il tirocinio in
azienda per gli insufficienti mentali a Parma, a Genova e Roma; limpiego di nuove
tecnologie per i disabili fisici e sensoriali, anche per i pluriminorati a Bologna con
lAnspi, i Servizi di inserimento mirato al lavoro a Milano, a Torino, a Trento.
Queste e altre esperienze avevano concretamente creato
condizioni nuove e dimostrato insospettate possibilità dimpiego per i lavoratori
disabili nelle piccole e grandi imprese, nelle attività artigianali, nelle cooperative
sociali. Avevano anche saputo inventare procedure nuove di inserimento attraverso percorsi
individualizzati, definiti di volta in volta da convenzioni tra collocamento, centri di
formazione e imprese.
Superare le categorie
La legge presenta caratteri innovativi proprio perché ha
cercato, riuscendoci, di trasformare in norma il meglio delle esperienze realizzate dai
Centri di formazione professionale, dagli operatori delle Asl, dai Comuni, dal
collocamento, dalle associazioni. E, forte di questo patrimonio, ha cercato di trovare il
punto di equilibrio tra le legittime aspirazioni dei disabili e le altrettanto concrete
esigenze delle aziende alle prese con gli inediti problemi della globalizzazione dei
mercati e delleconomia. Entrerà in vigore per fasi, da qui al gennaio del Duemila.
Il nuovo testo supera in primo luogo lormai
ingiustificata divisione per categoria. Restano alcune opportune norme per la tutela dei
disabili sensoriali; ma invalidi civili, del lavoro, di guerra, per servizio, ciechi e
sordi potranno iscriversi alla lista presso lUfficio provinciale del lavoro, che
dovrà redigere ununica graduatoria. Ma lavviamento non avrà i caratteri
burocratici del passato. Si cercherà infatti di realizzare un collocamento mirato, cioè
di inserire ciascuno nel posto di lavoro più idoneo, a partire dalla valutazione delle
capacità di lavoro, e, se necessario, attraverso un percorso di preparazione anche
interno allazienda.
Ad attuarlo sarà chiamato un Comitato tecnico che in ogni
provincia avrà il compito di raccogliere le informazioni, attingendo ai servizi
territoriali, sulle competenze, le abilità, le qualifiche, le minorazioni dei lavoratori
disabili per raffrontarle con le caratteristiche dei posti di lavoro e le professionalità
richieste dalle aziende. In sostanza dovrà disporre di tutti quei dati che possano
favorire lincontro tra domanda e offerta di lavoro e individuare, attraverso le
convenzioni, le procedure e gli interventi più adatti al collocamento mirato di ogni
singolo disabile.
Si estende il campo di applicazione della legge. La soglia
minima scende dai trentacinque ai quindici dipendenti, migliaia di nuove piccole imprese
saranno quindi chiamate a misurarsi con la realtà dei disabili. Lo faranno gradualmente
in caso di nuove assunzioni o di turn over. Fino a 35 dipendenti ne assumeranno 1 e
potranno sceglierlo direttamente. Da 35 a 50 dipendenti dovranno assumerne 2, di cui 1 per
chiamata nominativa. Oltre i 50 dipendenti scatterà invece laliquota del 7 per
cento e anche in questo caso si potrà fare ricorso alla chiamata nominativa nel 60 per
cento dei casi.
Laliquota obbligatoria scende quindi per le imprese
dal 15 al 7 per cento (cè però da considerare un altro punto percentuale riservato
ad orfani e vedove dei grandi invalidi). Ma labbassamento della percentuale non
porterà riduzione di opportunità di lavoro, non solo perché compensato
dallestensione dellobbligo alle piccole imprese, ma anche per il fatto da
tenere presente che, secondo una recente stima del ministero del Lavoro, la percentuale
oggi realmente coperta si aggira intorno al 3,5 per cento. Tutto ciò porta a stimare nei
primi anni di attuazione almeno sessantamila posti in più per i lavoratori disabili.
Meno rilevanti i cambiamenti nel pubblico impiego, al
quale si potrà accedere per concorso, per chiamata numerica o attraverso i bandi
riservati al collocamento mirato dei soggetti con disabilità più grave. Vengono
confermate quindi, in linea di massima, le modalità contenute nellarticolo 41 del
decreto legislativo 29, che aveva dato risultati positivi e moralizzato il settore.
Novità, e di grande rilievo, sono invece quelle che
riguardano i lavoratori che si infortunano sul posto di lavoro, che dovranno essere
prioritariamente ricollocati nella loro stessa azienda in mansioni compatibili con la
disabilità acquisita e, in caso di impossibilità, riqualificati e direttamente
ricollocati in altra impresa. Si sancisce in sostanza il principio del mantenimento dello status
di lavoratore per chi si infortuna nello svolgimento dellattività lavorativa. E
ciò dovrà valere anche nel settore pubblico, nei corpi militari e ad essi assimilati,
come Esercito, Carabinieri, Guardia di finanza, Vigili del fuoco. In pratica un
carabiniere che riporti gravi lesioni in uno scontro a fuoco non dovrà più lasciare il
corpo per idoneità fisica, ma potrà continuare a "servire la patria" nella
fureria della caserma, negli uffici del comando generale o al ministero della Difesa.
Si alleggerisce nel complesso il peso sulle imprese, per
laliquota inferiore, per la possibilità di fare largo ricorso alla chiamata
nominativa, perché potranno avvalersi, attraverso le convenzioni per il collocamento
mirato, di ulteriori facilitazioni come un percorso formativo propedeutico
allassunzione, la fiscalizzazione parziale o totale degli oneri sociali per i
lavoratori con disabilità media o grave, un parziale contributo per la modifica del posto
di lavoro quando si renda necessaria.
Multe salate
Il collocamento potrà altresì autorizzare il part-time,
il telelavoro, il transito temporaneo in cooperativa sociale e quantaltro possa
rendere più morbido e dinamico linserimento. Alle imprese si chiede indubbiamente
meno, ma questa volta si chiede che le norme vengano rispettate per davvero. Le sanzioni
saranno salate, non converrà più evadere la legge; costerà troppo, almeno quanto un
salario annuo, e per di più le ditte inadempienti saranno escluse dagli appalti e dai
rapporti convenzionali con la pubblica amministrazione.
Ci sono le premesse, quindi, perché la legge 68 dia
i risultati positivi che i disabili attendono. Che attendono soprattutto gli oltre 250
mila iscritti alle liste speciali del collocamento. Aspettative legittime se pensiamo che
il mondo della disabilità esprime oggi laureati, diplomati, tecnici. Che un giovane
handicappato ha generalmente alle spalle almeno dieci anni di scuola, si è assoggettato
con costanza allimpegno della riabilitazione, pratica sport e ha fatto di tutto per
migliorare le proprie prestazioni fisiche, professionali, il proprio aspetto. Si è
preparato bene e aspira a essere ripagato dalla collettività con unopportunità di
lavoro.
«Lasciateci provare», esclama il giovane down in uno
spot pubblicitario, anche perché ormai tante esperienze concrete dimostrano che messo
alla prova il lavoratore disabile difficilmente fallisce.
Augusto Battaglia
UN NUMERO VERDE PER
UNESTATE SERENA
La scelta sbagliata
della località, un albergo con barriere architettoniche, un ristorante poco accessibile
rischiano di ostacolare la vacanza di un disabile. Il ministro della Solidarietà sociale,
Livia Turco, ha pensato a un servizio informativo turistico per persone con bisogni
speciali (mobilità ridotta, limitazioni sensoriali, sedia a rotelle), una sorta di
agenzia turistica che segnali la tipologia delle strutture e dei servizi esistenti sul
territorio perché anche i portatori di handicap possano passare unestate serena.
Questa è la seconda edizione del servizio che ha preso il
via, un po in sordina, lestate scorsa, ma che, secondo i progetti del
ministro, dovrebbe trasformarsi in un appuntamento utile e rilevante. La scarsa
informazione è la prima barriera allintegrazione dei disabili, e per pubblicizzare
la campagna, Unestate serena, è stato scelto uno spot che trasmetta un
messaggio positivo. Lagenzia Testa, che lo ha realizzato gratuitamente, mostra un
giovane sulla sedia a rotelle, che attraverso le informazioni del numero verde organizza
per un gruppo di amici la vacanza, sale sulla sua macchina e li porta lui a destinazione.
Al numero verde 800-27.10.27, in funzione dal 15
maggio al 15 settembre gli operatori risponderanno dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17
e il sabato dalle 9 alle 13. |
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