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La figura paterna, nella letteratura psicodinamica e analitica, è
sempre stata relegata in secondo piano rispetto a quella materna. Eppure ha un ruolo
fondamentale nella crescita dei figli e, in particolare, delle femmine. Nonostante la
distanza che può esserci con la bambina, la ragazza e, poi, la donna, la presenza del
papà dà l"imprinting" ai futuri rapporti della figlia con tutti gli
altri uomini che incontrerà: parenti, professori, fidanzati, mariti o amici. Si tratta,
inoltre, di una relazione, quando lesito è positivo, proficua per entrambe le
parti: la giovane donna avrà unesperienza positiva della realtà maschile e
luomo adulto ricaverà la possibilità di unulteriore maturazione personale e
affettiva.
LALTRO GENITORE
IL PRIMO UOMO DI OGNI DONNA
Povero padre! Sembra che la logica che sia stata
seguita nella letteratura psicodinamica e psicoanalitica recente sia quella del tertium
non datur, dellesclusione, dellestraneità, dellombra. Se poi si
analizza la relazione e il ruolo che questi gioca nei confronti della propria figlia, si
nota come il padre sia stato considerato una presenza di "seconda classe", se
non addirittura unassenza, mentre lo sguardo si è rivolto esclusivamente allo
studio della relazione madre-figlia.
Eppure il padre è parte della propria figlia dal momento del concepimento in poi, vive
dentro di lei. Tutti gli altri uomini con cui la ragazza prima e la donna poi intratterrà
un rapporto di qualsiasi tipo, siano essi parenti, professori, fidanzati, mariti, amici,
riattiveranno le tracce di questo antico legame.
Tuttavia non è facile informarsi sui padri: soltanto negli ultimi venti anni sono
stati considerati dagli psicologi qualcosa di più che non l"altro"
genitore, sempre a grande distanza dalla madre. Inoltre pare che lidea di padre
rinvii maggiormente allidea di un modello di ruolo o a una funzione. Esiste tutta
una serie di libri, disseminati lungo larco di vari decenni, che si occupa di
singoli aspetti della paternità, dal ruolo del padre alla sua funzione, materiale o
affettiva.
Proprio questo si è cercato di escludere e di dare per scontato in questa ricerca,
concentrando lattenzione esclusivamente sulla dimensione relazionale. Il presente
lavoro vuole essere un tentativo, tra i mille possibili, di esaminare le figure del padre
e della figlia cercando di cogliere la psicodinamica del loro rapporto.
Lipotesi che ha guidato questo studio, che non ha subito alcuna standardizzazione
e che quindi ha solamente un valore esplicativo, è che lanalisi del rapporto padre
e figlia possa completare il discorso sulla psicodinamica familiare. La ricerca si è
svolta in due parti: la prima teorica, la seconda esplorativa.
In campo teorico è stata analizzata la letteratura a disposizione in cui è parso
opportuno operare la distinzione tra i contributi definibili "classici" da
quelli più recenti. Tra i contributi classici sono state esaminate le opere di S. Freud,
M. Klein, C.G. Jung, A. Freud, H. Kohut.
La teoria psicoanalitica freudiana ha preso in esame il particolare rapporto che si
instaura tra bambino/a e genitori a livello fantasmatico e lha organizzato secondo
la struttura della triangolazione edipica. La bambina è considerata un maschietto fino
alla fase fallica, fase in cui riconosce la propria specificità sessuale, accompagnata da
sensi dinferiorità organica e di delusione nei confronti della propria madre,
sentimenti che cerca di compensare rivolgendo al padre la richiesta di un figlio.
Desiderio irrealizzabile, che cede alla rimozione e alla imposizione della legge sociale
che vieta lincesto. Ciò che sopravvive del complesso edipico è limpronta
inconscia che struttura listanza psichica del Superio e organizza le relazioni
sociali future.
M. Klein focalizza lattenzione sulle manifestazioni precoci dellEdipo, che
va strutturandosi secondo le modalità tipiche delle diverse fasi di sviluppo. Il padre è
presente solo a livello simbolico e fantastico, e il rapporto con esso è comunque
influenzato dai primitivi rapporti con la madre.
Jung descrive invece il fenomeno in modo differente. Il padre è una figura presente
come forza vitale e come imago inconscia, rappresentante di quegli aspetti della
vita che si trovano al di là della sfera degli interessi femminili.
Anna Freud, Hartmann, Kriss e Loewenstein, esponenti principali della psicologia
dellIo, concepiscono lEdipo come una situazione reale di conflitto con i
genitori che deriva dalla comparsa di impulsi genitali: il complesso viene considerato
come una vicenda che lio affronta in un momento particolare del suo sviluppo.
Su questa via Kohut afferma che il periodo edipico non è caratterizzato solo da una
condizione di difesa delle pulsioni, ma dallarricchimento del sé, che dipende dalle
risposte adeguate dei genitori.
Gli studi iniziati sul finire degli anni Settanta e proseguiti a tuttoggi hanno
messo in luce la necessità di ripensare criticamente al significato di alcuni concetti
emersi e di riformularli secondo più comprensivi modelli di riferimento. I contributi
storico-antropologici e sociologici sottolineano come, ad un processo di decadenza
dellimmagine paterna tradizionale, si accompagni nel tempo una assenza psichica e
fisica del padre nei rapporti oggettuali che incide profondamente nello sviluppo
successivo della figlia.
Nuove ricerche in ambito analitico focalizzano lattenzione sul rapporto specifico
padre-figlia, dimostrando come la figura paterna determini con la propria influenza un
passaggio cruciale nello sviluppo psicologico della figlia: laccettazione della
femminilità e lorientamento delle sue future scelte sessuali e affettive.
A. Gentile esamina diverse fasi dello sviluppo femminile, dallinfanzia
alladolescenza, in cui il padre ha un ruolo cruciale. L.S. Leonard considera invece
le ferite che si creano nel rapporto padre-figlia, che possono generare due comportamenti
opposti nella donna, leterna fanciulla o lamazzone corazzata.
Un saggio simile su questa linea è quello di V. Secunda, sostenuto da un ampio
campione di ricerca, suddiviso dallautrice in tipologie differenti di padre e di
figlia, la cui analisi conferma lipotesi della centralità del padre nel processo di
costruzione dellidentità della figlia.
Verifica della teoria
La seconda parte del lavoro svolto, di tipo
esplorativo, sulla scorta degli studi sopracitati, ha inteso verificare lipotesi
teorica precedentemente esposta. Lobiettivo è stato quello di comprendere le
relazioni esistenti tra padre e figlia, legate particolarmente allo sviluppo psicologico
dellidentità della figlia, individuando il tipo di rapporto specifico presente e
analizzando la corrispondenza tra tipologia di padre e tipologia della figlia.
La ricerca, che ha coinvolto un campione di 30 studentesse nubili con unetà
compresa fra i 18 e i 20 anni, economicamente dipendenti dalla famiglia e con genitori
entrambi viventi, è stata condotta attraverso interviste semistrutturate e sottoposte
successivamente ad analisi del contenuto.
La griglia di riferimento seguita nel porre le domande prevedeva le seguenti cinque
direttrici di massima: descrizione della tipologia del proprio padre, valutando anche i
cambiamenti nel tempo; descrizione della tipologia della figlia, valutando anche i
cambiamenti nel tempo; descrizione del rapporto padre-figlia, valutando anche i
cambiamenti nel tempo ed eventuali somiglianze e differenze; descrizione del rapporto con
altre figure maschili significative; descrizione del proprio padre ideale.
La prima nota distintiva che appare è unevoluzione, un cambiamento nel rapporto
che le figlie intrattengono con i propri padri, che segue un cammino parallelo allo
sviluppo dellidentità e alla maturazione delle stesse. Le tre tappe di questo
cammino, comuni a tutte, abbracciano il periodo iniziale dellinfanzia e, attraverso
il periodo critico della preadolescenza, portano a quello delladolescenza (come
illustrato nella figura 1).

Nel periodo infantile il rapporto con il padre è dipinto in modo estremamente
positivo, quasi fiabesco, descritto come il "Paradiso perduto", o ricordato con
i toni del mito delletà delloro. La relazione si struttura nella dimensione
ludica del gioco, dello scherzo e del divertimento e si caratterizza per una forte
intimità psichica e, soprattutto, fisica. Il rapporto è diretto e spontaneo, naturale,
esclusivo, profondamente investito sentimentalmente ed eroticamente. Il padre rappresenta
appunto il Principe Azzurro delle fiabe, fonte e meta del desiderio, la figura del padre
è quella delleroe "senza macchia e senza paura". La funzione del padre è
quindi quella affettiva. Fonte di protezione e aiuto, funge da guida, consigliere, rifugio
emotivo, e inoltre svolge anche una funzione normativa, si fa interprete e portavoce delle
regole di rispetto, diritto e dovere.
Con la preadolescenza, proprio il momento che segna il passaggio tra la fanciullezza e
ladolescenza, dai 10-11 anni di età ai 14 anni, il panorama cambia. Inizia quel
graduale e lento processo di disillusione che si protrae poi nelladolescenza. È la
fase della separazione, della individuazione dei limiti paterni, del riconoscimento,
accanto alla figura mitica delleroe, della persona, con i suoi pregi e i suoi
difetti. Questo processo si accompagna ad una maggiore crescita in autonomia e
responsabilità da parte della figlia, che inizia a giocarsi la sua emancipazione sul
terreno neutro degli orari di rientro. Ora si fanno chiare le richieste di maggiore
autonomia, di uno spazio fisico dove esprimere i nuovi interessi emergenti e investire la
propria vitalità a distanza dallo sguardo paterno. Attraverso lo svago e luscita
con gli amici, senza bisogno di tante rivendicazioni, la figlia sottrae direttamente le
sue esperienze alla tutela del proprio padre, pur rimanendo sotto le sue ali protettive.
Emergono anche richieste di uno spazio per sé, per lespressione delle proprie idee,
anche su progetti futuri, e delle proprie prese di posizione in caso di rimprovero o
osservazione fatte dal padre. Nascono i bisticci, la difficoltà di dialogo,
lallontanamento fisico.
Segue: Esplorare
la relazione padre-figlia - 2
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