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Sono soprattutto tre le aree della
depressione. Esistenziale. Reattiva. Psicotica. Ciascuna richiede trattamenti
completamente diversi dallaltra. Per i disturbi dellumore bastano le cure
psicoterapeutiche.
Un discorso generalizzato è sempre sorgente di fraintendimenti. Soprattutto quando si
tratti di prospettive terapeutiche che non possono essere omogenee. Vi sono stagioni in
cui la tristezza dilaga improvvisa, e mette a dura prova la vita.Non cè una sola depressione; ma ci sono diverse forme di precipitare in
una condizione depressiva. Se non si riflette su questa semplice, ma decisiva,
considerazione, non ci è possibile cogliere il problema (il tema) della depressione nelle
sue diverse articolazioni cliniche e, soprattutto, nelle sue diverse strategie
terapeutiche. Nellarea ambigua e indistinta delle depressioni non possono non essere
isolate, in particolare, tre diverse forme depressive che sono la depressione
esistenziale, la depressione reattiva a qualcosa (la depressione motivata) e la
depressione psicotica (la depressione che è chiamata anche endogena).
Ogni volta che si abbia a parlare di depressione in psichiatria, è
necessario indicare a quale di queste tre aree, così radicalmente diverse le une dalle
altre, ci si intende riferire. Un discorso generalizzante sulle depressioni non ha senso,
ed è sorgente di fraintendimenti e di sbandamenti senza fine: in ordine alle prospettive
terapeutiche, in particolare, che non sono mai, e non possono essere, univoche e omogenee.
Ci sono stagioni, e ci sono momenti, in cui (al di fuori di ogni avvertibile motivazione)
la tristezza, che è la parola tematicamente più vicina a quella di depressione,
galleggia improvvisamente (nasce, o rinasce, fulminea) nella nostra anima, e dilaga nella
nostra interiorità.
Questa è la depressione, che chiamiamo esistenziale (la tristezza
leopardiana, direi), nel corso della quale ci sentiamo svuotati di interesse e di
iniziativa, e soprattutto non riusciamo più a ri-trovare un senso nella vita. I lati
spiacevoli dellesistenza sono vissuti come insormontabili: si elevano dinanzi a noi
come montagne inaccessibili e inquietanti. Si fa fatica a pensare: risucchiati da uno
stato danimo che si nutre di tristezza e di smarrimento, e che ci oscura
lorizzonte inaridendo ogni gioia e ogni speranza.
Il tempo soggettivo, il tempo vissuto, che non ha nulla a che fare con
il tempo dellorologio, con il tempo misurabile, non fluisce più spontaneamente e
limpidamente come avviene quando la tristezza non è nella nostra anima; ma tende a
rallentare e a disgiungersi nelle tre dimensioni (agostiniane) che lo compongono: la
dimensione del presente, quella del passato e quella del futuro. Questultima, in
particolare, tende ad arrestarsi (e con essa la speranza che vive solo del futuro e nel
futuro) e viene, così, risucchiata dal passato che cresce e dilaga nella nostra
immaginazione e nei nostri pensieri.
La tristezza esistenziale non è tristezza patologica, non ha nulla a
che fare con la depressione come malattia; ma è unesperienza di vita che non è
estranea a ciascuno di noi: nella misura in cui riflettiamo sul senso delle cose che ci
circondano e sul senso delle cose che svolgiamo, talora effimere e inutili, talora
svuotate di alterità (di dedizione agli altri) e impregnate di "egoità" (di
egocentrismo e di aridità). In ogni età, certo, ma soprattutto in quelle segnate dai
crepuscoli, può nascere improvvisa la consapevolezza (lintuizione) della
precarietà e dellinadeguatezza delle nostre azioni e delle nostre speranze; e la
tristezza, la malinconia (la malinconia che può essere anche creativa come ha
splendidamente scritto nello Zibaldone Giacomo Leopardi), toglie smalto alle cose
e le annebbia, facendoci recuperare nondimeno valori che, prima della sua presenza, non
coglievamo e non avvertivamo.
La tristezza esistenziale è stata magistralmente descritta da Romano
Guardini in un suo testo, scritto in anni lontani ma di travolgente attualità, sui
diversi aspetti della malinconia. Egli dice fra laltro: «La malinconia è il prezzo
della nascita delleterno delluomo»; soggiungendo: «Il vero significato
(della malinconia) non si rivela se non attraverso lo spirito. E mi pare che lo si debba
formulare così: la malinconia è linquietudine delluomo che avverte la
vicinanza dellinfinito» (Guardini, 1977).
Nel dire queste cose Romano Guardini coglie lessenza di quella che
è per noi la depressione esistenziale; e in essa non ha davvero senso né la psicoterapia
né, tantomeno, la farmacoterapia. Qui siamo confrontati con la nostra natura profonda e
con il nostro destino.
Le depressioni, che nascono come risposta motivata a una situazione
stressante (alla perdita di una persona cara, a un cambiamento di casa, alla perdita della
patria), sono chiamate in psichiatria "depressioni reattive": per distinguerle
dalle depressioni immotivate (psicotiche) che insorgono al di fuori di ogni comprensibile
motivazione. Le depressioni reattive sono molto più frequenti che non quelle psicotiche;
e questo, certo, rende ancora più insostenibile e inaccettabile ogni discorso che tenda a
generalizzare limportanza delle radici biologiche delle depressioni e tende a
identificare, eliminandone le differenze categoriali, le depressioni reattive con quelle
psicotiche.
Quando questo avviene, e avviene con grande frequenza, ne consegue una
illimitata e selvaggia prescrizione, soprattutto da parte dei medici di base, di farmaci
antidepressivi che, lo diciamo subito, hanno unadeguata ragione dessere (e una
radicale importanza) nel contesto delle depressioni psicotiche ma non in quello delle
depressioni reattive. In esse, infatti, le strategie terapeutiche non possono non essere
articolate in maniera diversa e, in ogni caso, lazione terapeutica dei farmaci non
può essere nemmeno lontanamente paragonata allazione svolta nellarea delle
depressioni psicotiche.
Nostalgia di un incontro
Come si costituisce sintomatologicamente una depressione reattiva? Essa
non ha la profondità e la lacerante incandescenza delle depressioni psicotiche. Gli
avvenimenti (gli eventi stressanti) che trascinano con sé una depressione reattiva non
sono univoci nei loro contenuti; essi non hanno nulla a che fare con cause biologiche.
Sono avvenimenti psichici che si svolgono nellinteriorità di ciascuno di noi,
quelli che artigliano la condizione umana e la sospingono nel gorgo di una depressione
reattiva. Questa si attenua, poi, fino a scomparire quando la causa che lha
determinata si esaurisce nella sua influenza emozionale; anche se, ovviamente, può
persistere una condizione di instabilità e di vulnerabilità emozionale.
Come dice splendidamente Kurt Schneider, quando si è immersi in una
depressione reattiva è come se nel fluire ininterrotto della vita sia stato gettato un
masso roccioso che arresta questo fluire (Schneider, 1962). I pensieri sono risucchiati
nel vortice di una sola idea, quella depressiva, che oscura e domina ogni altra idea e che
toglie significati alla gioia: segnando ogni evento e ogni esperienza della vita con il
sigillo della sofferenza, frenando ogni realizzazione e ogni attività.
Non posso non insistere sul fatto che ogni depressione reattiva debba
essere riconosciuta nella sua sintomatologia e debba essere differenziata sia dalla
depressione esistenziale sia da quella psicotica. Cosa, questa, che non sempre avviene con
conseguenze cliniche e terapeutiche disastrose.
Le modificazioni del tempo vissuto (dellesperienza soggettiva del
tempo), che si adombravano già nella depressione esistenziale, si fanno ora più profonde
e più evidenti; ma non si giunge mai a quella assoluta e radicale perdita del futuro che
si constata nei modi di essere del tempo nella depressione psicotica. Nella depressione
reattiva il "peso" del passato si fa sentire, certo, e condiziona
lesperienza soggettiva del tempo inaridendo ogni slancio vitale e ogni speranza; ma
non si ha mai la cancellazione del futuro (della speranza) quale si osserva nella
depressione psicotica.
Nella depressione reattiva non si delinea nemmeno il distacco radicale
dal mondo, è lo sprofondare nella propria soggettività (che la psichiatria chiama
"solitudine autistica") che contrassegna invece ogni depressione psicotica. In
questa la comunicazione con gli altri è così bloccata che lesistenza sembra
precipitare in abissi invalicabili e ancora più inquietanti che non quelli schizofrenici
(Borgna, 1995). Nulla di questo nella depressione reattiva nella quale si coglie,
palpitante e viva, la nostalgia di un incontro (Borgna, 1992) e di un dialogo: di una
parola, non di una medicina, che soccorra a chiarire il senso della sofferenza e delle
situazioni umane e psicologiche che lhanno determinata, e a testimoniare (anche) un
gesto di solidarietà e di speranza alimentato, e costituito, da conoscenza scientifica e
da presenza umana. Come ha scritto a suo tempo Manfred Bleuler, uno dei grandi psichiatri
del nostro tempo, la cosa essenziale è quella che "il più forte il medico
dia una mano al più debole il paziente" (Bleuler, 1970).
La storia di Giovanna
Una breve storia clinica può aiutare a capire come si possa giungere a
una depressione reattiva. Giovanna (una paziente depressa) ha quarantanni, è madre
di due figlie e insegna in una scuola media superiore. Di carattere dolce e sensitivo, non
ha molta confidenza con il marito che ama, ma che sente talora troppo rigido nelle sue
decisioni e troppo sicuro di sé. La storia della sua vita si è svolta senza fratture e
senza crisi significative fino a quando una delle due figlie ha incominciato a presentare
il quadro clinico di una anoressia nervosa: di un rifiuto, più o meno radicale,
dellalimentazione.
Lesperienza della figlia è vissuta da Giovanna come colpa e come
scacco (come fallimento educativo): ma langoscia e la depressione si manifestano
solo quando la figlia riesce a sfuggire alla sintomatologia anoressica: quando, cioè,
incomincia a stare bene. Come accade in molti casi, la tensione accumulata nel corso della
malattia della figlia si scompensa quando migliorano le condizioni della figlia, e conduce
alla insorgenza di una depressione: di una tipica depressione reattiva. Fra i sintomi
iniziali, di cui la paziente si lamenta, cè linsonnia: stenta molto ad
addormentarsi, le ore passano inesorabili nel silenzio della notte senza che il sonno
diventi possibile se non nelle primissime ore del mattino, quando deve alzarsi. Cose
antitetiche nei confronti di quelle che si hanno nella depressione psicotica nella quale
il sonno si inizia immediatamente ma poi si interrompe dopo qualche ora e non riprende
più.
La tristezza riempie lorizzonte di vita di Giovanna che si sente
divorata da sensi di colpa (inconsistenti a una analisi psicologica, ma non per questo
inesistenti nella coscienza della paziente). Lincontro con gli altri ridesta ansia e
inquietudine nel timore che traspaia la sua tristezza e la sua disperazione. Non ha mai
avuto esperienze autoaggressive: nonostante tutto sopravvive la fiducia in chi la segue e
la cura.
Come si agisce terapeuticamente in situazioni umane e psicopatologiche
come questa, contrassegnata dalla presenza di una depressione reattiva, di Giovanna?
Illusione inaccettabile e, fra laltro, molto arrischiata è quella
di pensare che la guarigione possa essere ottenuta con la semplice (automatica)
prescrizione di farmaci antidepressivi, come se si avesse a che fare con una depressione
psicotica. Nel contesto di una depressione reattiva, come quella di Giovanna, la cosa più
importante non può se non essere quella di ascoltare la paziente, di analizzarne insieme
la storia della vita e gli eventi che si sono dimostrati patogeni (psicotraumatici), di
ricercare insieme e di fare riemergere le possibilità umane radicate nella paziente, di
aiutarla a ricostruire il senso delle cose e di testimoniarle una vicinanza
psicoterapeutica fondata sullincontro e sul dialogo ermeneutico nel senso di
Hans-Georg Gadamer (1995).
Certamente, almeno in alcuni casi, sono utili farmaci ad azione
antidepressiva, o ansiolitica, ma solo a dosi estremamente basse e solo nel contesto di
una psicoterapia che, nelle sue diverse articolazioni tecniche, si costituisce come la
condizione terapeutica essenziale perché una depressione, come questa di Giovanna, possa
essere affrontata e possa essere guarita: come, in realtà, è avvenuto nel corso di
qualche settimana.
Segue: L'inquietudine dell'uomo moderno - 2
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