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La denominazione
"adozione a distanza" va sostituita con termini più adeguati per evitare
confusioni e false illusioni di possesso o di genitorialità impossibili.È
positiva lopera di persone e di gruppi che si attivano per informare lopinione
pubblica sulle condizioni di vita di milioni di bambini e che, di conseguenza, avviano
iniziative di sostegno alle famiglie in difficoltà affinché possano provvedere
direttamente e nel modo più adeguato ai loro figli.
Queste iniziative, però, devono riconoscere che il
diritto fondamentale di ogni minore compresi quelli handicappati o malati è
di crescere nella famiglia in cui è nato. Se essa non dispone delle risorse necessarie,
devessere aiutata dalla comunità, anche nello svolgimento del suo compito
educativo. La vastità del fenomeno dellabbandono materiale e morale e della morte
per fame e per indigenza dei bambini, in certe aree del mondo, non può essere
positivamente affrontata agendo unicamente sugli effetti. È necessario operare sulle
cause socio-economiche e politiche che la determinano, intervenendo soprattutto per il
cambiamento dei Paesi ricchi nei confronti di quelli poveri. Per questo è importante il
ruolo della cooperazione internazionale e del volontariato che agiscono nellottica
del superamento delle situazioni di sfruttamento.
Lazione dei gruppi e delle associazioni italiane
operanti nei Paesi del terzo mondo deve privilegiare la promozione del diritto di ogni
minore a crescere in una famiglia, sostenendo e aiutando anche economicamente le famiglie
in difficoltà, avviando progetti che favoriscano la crescita di una cultura della
solidarietà e dellaccoglienza dei bambini soli da parte della comunità locale.
Non possono essere sostenute e condivise quelle iniziative
dirette a finanziare la costruzione di nuovi istituti di ricovero. La drammaticità e
lemergenza delle situazioni, lenorme entità del bisogno dei Paesi del sud del
mondo, non possono giustificare la riproposizione di soluzioni istituzionali. Gli
interventi alternativi al ricovero in istituto sono meno onerosi e consentono di aiutare
un numero maggiore di persone (bambini e famiglie), oltre che rafforzare il concetto di
famiglia e il valore del legame familiare, che sono certamente la più efficace
prevenzione dellabbandono.
Queste forme di solidarietà e di aiuto non possono essere
come spesso avviene chiamate "adozioni a distanza" perché i
bambini aiutati non diventano figli di coloro che li aiutano. Se si considera il rapporto
di adozione come un vero e proprio rapporto di filiazione, ne deriva lesigenza che
la denominazione sia "solidarietà", oppure "sostegno a distanza"
mettendo così in risalto gli aspetti positivi di un aiuto disinteressato.
LA DIREZIONE |