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Dagli inizi del Novecento ai nostri giorni, il fumetto americano
ha sempre offerto una rappresentazione esemplare del focolare domestico, tratteggiando,
con la vena tipica ironica e caricaturale, beffarda e satireggiante di un
medium popolare come il breve racconto per immagini disegnate, gli umori, i difetti e i
caratteri della famiglia sia tradizionale sia moderna, che, da modello della complessa
realtà statunitense, assurge alla dignità di archetipo universale della vita
contemporanea. Si fanno così rivivere su carta e matita le piccole e le grandi
problematiche di madri e padri, genitori e figli, mariti e mogli, bambini e adulti.
IL FUMETTO
AMERICANO
PREGI E LIMITI DEL FOCOLARE
DOMESTICO
di Guido Michelone
La vita familiare,
osservata nei molteplici risvolti dellattività domestica, sociale, istituzionale,
è da sempre uno dei temi prediletti dei fumetti americani, dalle loro origini
tardo-ottocentesche ai nostri giorni, dalle traduzioni in lingua italiana agli adattamenti
per altri linguaggi mediali (cinema, televisione, cartoon, teatro). Spesso e volentieri le
strisce o comics hanno ironizzato sullingerenza matriarcale della civiltà
statunitense novecentesca, concentrandosi ad esempio nei generi umoristici e caricaturali
sulleterno conflitto che opporrebbe luomo, vittima di soprusi inenarrabili,
alla donna vista quale detentrice più o meno dispotica dello scettro familiar-domestico.
In molte strisce dai primi del secolo fino agli anni Novanta il ruolo sostenuto dalla
femmina allinterno della famiglia americana è il risultato tanto di
uneducazione sbagliata quanto di una falsa emancipazione promossa dalletica
calvinistica del nuovo capitalismo.
Frustrata persino nelle aspirazioni più modeste dalle esigenze del marito, il cui
stipendio (il riferimento è quasi sempre alla middle class e al proletariato
urbanizzato) non sempre le assicura la conquista degli obiettivi indicati, con i mezzi di
comunicazione di massa, dalla cosiddetta tipologia della società del benessere e della
civiltà dei consumi, la moglie/madre dei comics americani viene via via privata di
una parte dei beni materiali reclamizzati da una martellante, ridicola pubblicità, ferita
dallindifferenza dello sposo ormai logorato dal lavoro estenuante e monotono,
umiliata talvolta da figli prepotenti e contestatori ante litteram, sconfitta
infine nel desiderio (a seconda dei casi, irrazionale, profondo, istintivo) di emergere
sugli altri.
La mater familias delle strisce americane è insomma un essere minato da
nevrosi, che diventa perciò aggressivo e presuntuoso, fino ad arrivare ad una sorta di
feroce insoddisfazione o di torbido risentimento nei confronti del maschio/consorte o di
quello in generale, contro cui si vendica (e inconsciamente si difende), aumentando il
proprio autoritarismo soprattutto entro le mura domestiche e talvolta anche nelle rare
occasioni di vita in società.
Il potere così acquisito dalla donna, di conseguenza, annulla totalmente
lautonomia maschile: in altre parole luomo transita dalla tutela materna a
quella della moglie, come se esse agissero letteralmente da amazzoni contemporanee, dove
il regno nella natura è sostituito dal predominio del supermarket, dallistituto di
bellezza, dallo studio dello psicanalista.
Andando indietro nel tempo si scopre infatti che questa situazione viene ritratta già
dai primi fumettisti: ad esempio George McManus dedica la sua intera produzione di
disegnatore alle storie che riguardano la dialettica tra marito e moglie, dipingendo
giorno per giorno vicende quotidiane in un contesto a metà fra il riso e il patetismo.
Fin dallesordio, allinizio del secolo, con la striscia The Newlyweds,
McManus punta a descrivere ciò che accade fra le pareti domestiche, diventando il
referente storico per un intero genere definibile appunto fumetto di vita familiare: i
Newlyweds sono una giovane coppia di ricchi eleganti sposini alle prese con i continui
svariati disastri che provoca il figlioletto capriccioso e irrequieto. Ma il successo
planetario arriva con Arcibaldo e Petronilla, due anziani coniugi che si sono arricchiti
di colpo con una vincita clamorosa, e che, ormai dimenticati gli ardori giovanili e le
tenerezze amorose, non fanno altro che impegnarsi in scontri frontali ed eterni
battibecchi. Nellumana commedia è inscenata una Petronilla arcigna e indisponente
che non si lascia mai sopraffare da un Arcibaldo innocuo e pacioso, il quale, per
meritarsi il quarto dora di libertà, ricorre a sotterfugi rocamboleschi, con il
rischio occulto di venir scoperto e bastonato dallenergica consorte.
In entrambe le serie, dietro ad un disegno gaio e a storielle divertenti, emerge un
ritratto plausibilissimo di famiglie americane, in cui sono proprio i dollari improvvisi a
mascherare il volto di una nazione smaniosa di grandezza e opulenza, ridicolizzandone il
lato snob ed egoista.
In effetti con Arcibaldo e Petronilla lautore compie un grande affresco
sullAmerica dei primi trentanni del nostro secolo: un Paese che si sta
rapidamente trasformando, espandendosi con uno sviluppo industriale e
unaccumulazione di beni materiali tale da assicurare un futuro più che roseo.
Tuttavia limprovvisa crisi del 1929 (il crac di Wall Street), che scuote le
fondamenta economiche portando il caos e la miseria fra la gente, sembra non intaccare le
controversie fra i due personaggi, che, solo come una piccola fetta della popolazione
medesima, non saccorgono delle condizioni di vita ormai definitivamente cambiate:
Petronilla cerca ancora di inserirsi nella high society, mentre Arcibaldo vorrebbe
frequentare i vecchi compagni dosteria.
Giovani coppie
A sottolineare gli enormi
mutamenti, che portano gli Stati Uniti dal crollo della Borsa alla grande depressione,
fino alla rinata fiducia in se stessi, si impegna un altro fumetto: Blondie e Dagoberto,
una giovane coppia che in un certo senso continua la guerra fra i sessi, in una
prospettiva diversa: i personaggi, infatti, vengono calati allinterno del new
deal roosveltiano proteso a consolidare il potere di una nuova classe media.
E il clima di ottimismo viene trattato senza retorica dal disegnatore Chie Young, anzi
lAmerica rappresentata dai coniugi Bumstead è per molti versi lontana da altre
immagini mediologiche, soprattutto dellepoca, quasi in contrasto ad esempio con i
falsi colori dei grandi settimanali illustrati o con la luccicante propaganda degli
stereotipati miti hollywoodiani. Young disegna, attraverso questa famiglia, il ritratto di
unAmerica più reale, concreta, talvolta molto amara e poco consolatoria, in cui
emerge la routine e il grigiore del microcosmo impiegatizio, dove il marito
quotidianamente deve combattere una personale battaglia onde mantenere tanto una sicura
rispettabilità fra colleghi e superiori, quanto dei buoni rapporti con i vicini di casa.
Ma luomo deve soprattutto cercare di frenare il caratteri dellemancipata
mogliettina che, dietro laspetto di fragile donna casalinga, possiede una volontà
ferrea. E infatti più in Blondie che in Dagoberto non solo si prefigura la middle
class americana del presente (e del futuro), ma si rispecchia anche la maggioranza
delle donne occidentali.
Col passare del tempo, Blondie e Dagoberto (la serie dura fino agli anni Settanta) non
sono cambiati molto: caso rarissimo nel mondo dei fumetti, hanno dei figli che sono
cresciuti fino a scomparire dalla scena una volta grandi, mentre la striscia continua ad
incentrarsi sulle piccole e grandi incomprensioni di ogni giorno. Al pubblico di almeno
due-tre generazioni da sempre piace la rappresentazione del contrasto fra un uomo e una
donna che incarna alla perfezione il ruolo di moglie piccolo-borghese, che è al contempo
eccellente padrona di casa, dinamica lavoratrice, felice "vittima" delle mode,
anche se il vero martire alla fine appare proprio il marito costantemente assalito, oltre
che dai capricci di lei, dalla collera del capoufficio, dalla testardaggine dei piazzisti,
dalla verbosità dei commessi viaggiatori.
Parallelamente alle storie di benestanti, il fumetto americano non può non tener
conto, negli anni di Roosevelt, in cui il tentativo di risalire la china di una crisi
senza precedenti fa leva soprattutto sul mondo contadino, della grande provincia abitata
da una comunità rurale poverissima: ed ecco il fumetto di Al Capp sulla famiglia di
Lil Abner, ambientato a Dogpatch, immaginario paesino di un sud immutabile nel tempo
e nello spazio, dove ciascun abitante è uno sventurato costretto nella lotta per la
sopravvivenza a confrontarsi con una terra arida o con linvasione delle cavallette.
Il centro motore di ogni vicenda è appunto Lil Abner, il classico gigante buono,
talvolta dotato di un certo buonsenso, anche se sostanzialmente ingenuo, candido, sciocco:
egli soffre di mammismo a causa dellautoritaria genitrice, Mamma Yokum, una
vecchietta ancora energica, possessiva, dominatrice, la quale inscena un sistema
dispostico che non è direttamente collegabile alle nevrosi di massa della società
consumistica, in quanto vanta origini molto più remote. Si tratta in fondo del simbolo di
una civiltà agricola e patriarcale: Mamma Yokum è la forza e lo spirito della virago,
che a sua volta simboleggia la compagna dei pionieri del West, una sorta di
"vergine-madre", custode della moralità.

Non a caso è proprio la mamma a scegliere quale compagna per il figlio la bellissima
Daisy Mae, vistoso esemplare di insipidità femminile, col duplice scopo di sottrarlo alle
seduzioni delle maliziose ragazze di città e di trattenerlo ancora sotto la propria
tutela, intuendo che lingenua fanciulla non riuscirà mai ad affrancarlo dallo status
matriarcale. Il fidanzamento dura circa ventanni: nonostante gli sforzi di Daisy
Mae (assecondati e talvolta suggeriti dalla Yokum), le schermaglie amorose tra i due
giovani iterano un tempo così lungo perché il protagonista, colosso-fanciullo, non
sopporta lidea di divenire adulto e di sostituire quindi, nel cuore, la figura
materna con quella della promessa sposa.
In fondo Daisy Mae è la continuazione di Mamma Yokum, nonostante le differenze
abissali sul piano fisico: Al Capp forse ironizza nel contrapporre lanziana legnosa
e incartapecorita a una ragazzona fascinosa e provocante, che però resta casta e
innocente col suo fare impacciato e con quel sorriso altrettanto insipido. È insomma
larchetipo di un ideale di purezza, che appartiene solo a Lil Abner, il quale
a sua volta continua a non guardarla, a non accorgersi del sex appeal.
Le vicende di questa anomala famiglia attraversano periodi cruciali della storia
mondiale: spesso la coppia è solo il pretesto per mettere alla berlina miti e tradizioni,
personalità e ipocrisie, tic nevrotici e radicati convincimenti del popolo statunitense:
soprattutto fra gli anni Quaranta e i Sessanta, prima che leffettiva incisività
tematica sfociasse in un generico qualunquismo, Al Capp affronta nelle strisce argomenti
come il maccartismo, le alleanze militari, la società dei consumi, gli aiuti ai Paesi
sottosviluppati, inserendovi anche, con leggere caricature, le figure di presidenti,
attori, politici, cantanti.
Le parentele disneyane
I fumetti sopraccitati
sono destinati perlopiù a un pubblico adulto, ragion per cui le storie e i protagonisti
offrono realisticamente unimmagine quasi speculare dei propri lettori. Nel momento
in cui le strisce passano dal target dei genitori a quello dei figli (dalla prima
infanzia alla post-adolescenza) cambia totalmente il punto di riferimento: per molti anni
(e nella maggioranza dei casi) la cultura per i minori non offre modelli identificatori
sul piano del naturalismo o della verosimiglianza, bensì opta per una ricreazione
totalmente fantastica del loro immaginario psichico, puntando su fumetti epico-avventurosi
(fantascienza, poliziesco, western), in cui abbondano eroi individuali e solitari, più o
meno forzatamente privati di affetti familiari o vincoli domestici.
Per i più piccini i comics reinventano temi, figure, situazioni delle fiabe
classiche: emblematica in tal senso risulta la svolta di Walt Disney con un divertente
microcosmo di animali antropomorfici, che sono ambivalentemente destinati sia
allingenuità del lettore bambino sia a una consapevole fruizione adulta, quasi a
ridestare i residui dinfanzia più o meno latenti. Per questi ultimi il mondo
disneyano punta a collocare ogni personaggio in una situazione ambientale rigorosa,
dotandolo altresì di un contorno psicologico assai ben definito.
Attraverso vicende a schema iterativo, ai protagonisti è concesso di agire
allinterno di unampia pluralità di situazioni caratteriali, come ad esempio
la sagacia di Topolino, la stolidità di Pippo, la scalogna di Paperino, la fortuna di
Gastone, lavarizia di Paperone, la naïvité di Pluto, la cattiveria di
Gambadilegno, eccetera.
Luniverso favolistico disneyano in questi casi si avvicina sempre più a una
messinscena dellamerican way of life, dove però le situazioni familiari
vengono sublimate assegnando gradi di parentela fittizi o improbabili: è noto a tutti
infatti come gli alberi genealogici tanto di Topolinia quanto di Paperopoli restino
ambigui, oscuri, difficili insomma da interpretare. I rapporti di parentela sono infatti
unicamente regolati da legami fra zii e nipoti, anche quando i racconti fanno pensare a
unesistenza domestica tradizionale: a casa di Paperino vivono ad esempio tre
nipotini, Qui Quo Qua, che si comportano da figli dispettosissimi e che vengono a loro
volta redarguiti con laplomb di un vero e proprio genitore. Si è discusso e
si è ironizzato a lungo, fra gli studiosi e i critici, sulla natura elusiva o confusa
dello statuto anagrafico di tutti questi personaggi, ma la soluzione maggiormente
plausibile, da un punto vista forse più artistico-letterario che pedagogico-formativo,
consiste in una scelta vicina alle ambiguità, agli enigmi, alle sfumature del mondo
fiabesco.
Per vedere in scena i bambini accanto agli adulti occorre tornare di nuovo alle strisce
sui quotidiani per un pubblico indifferenziato: nel dopoguerra Mort Walker (scrittore) e
Dik Bowne (designer) propongono Hi & Lois (Pippo e Lalla), ancora due giovani sposini
appartenenti alla middle class: le vicende mettono a fuoco, sotto parecchie
angolazioni, una vita familiare spesso critica verso la società del matriarcato. Infatti
la moglie Lalla, bionda, carina, ambiziosa, dalle pretese vagamente snob, incarna una
tipologia femminile egemone, che con un sadismo quasi inavvertibile, tortura il docile
marito, il quale, a sua volta, per amore della quiete domestica, tace e incassa senza
ribellarsi. Il tutto avviene però con estrema delicatezza dal punto di vista
fumettistico: lumorismo garbato svela dunque unesistenza di piccoli fastidi,
facendo risaltare forse un po maschilisticamente i difetti e le meschinità della
donna piccola borghese, che è al contempo sposa e madre: non a caso nelle strisce hanno
pure un certo rilievo i suoi quattro figli, a cominciare dalla piccola Trixie che, tra i
primi sei e dodici mesi di vita, ha già le idee chiare sullemancipazione della
donna e lautoritarismo degli adulti.
Bambini "per" adulti
Trixie non è che
linizio di una serie di bambini che, da protagonisti, in una eterogeneità di forme
e contenuti, rilanciano il fumetto per adulti, mettendo alla fine in secondo piano il
ruolo dei genitori, come accade innanzitutto con Dennis (Totò Tritolo, nella traduzione
italiana) di Hank Ketcham, discendente culturale del prototipo del monello già visto nel
cinema, nella letteratura, nei cartoons, negli stessi comics (come ad
esempio i classici "bricconcelli" Max & Moritz del tedesco Wilhelm Busch e i
similari Bibì e Bibò dello statunitense Rudolph Dirks, rispettivamente a metà e fine
Ottocento). Tuttavia a differenza di altri simili personaggi, il mondo di Dennis si
confronta quotidianamente col mondo della famiglia: sapientone e rompiscatole, simbolo
dellinfanzia beffarda ed esasperata degli anni Cinquanta-Sessanta, è il tipico énfant
terrible, con una falsa innocenza, un franco parlare, un allegro vandalismo che
appaiono in netto contrasto, sia pur in felici soluzioni espressive, con il docile
conformismo di adulti e genitori che risultano quindi, proprio per la loro incapacità e
lobiettiva impotenza a dialogare con lui, le sue vittime predilette.
Lo stesso Ketcham ammette di creare Dennis mentre osserva «i grandi che agiscono in
maniera ipocrita, e a sua volta fa lo stesso»; e i critici parlano di lui non solo come
di un riflesso degli aspetti più conservatori e moralistici del sistema americano, ma
soprattutto quale incarnazione del sistema medesimo, in quanto la sua esistenza non
avrebbe senso al di fuori dei rapporti con il padre conformista e perennemente
insoddisfatto nel reddito economico o con una madre le cui aspirazioni riguardano soltanto
il successo finanziario, il consumismo più sfrenato, la conquista di maggior prestigio
sociale.
Charlie Brown e amici
Dennis insomma vive in un
ambiente umano (non solo familiare) dove viene premiata «la manipolazione, purché non
trascenda la sfera dellutile e paghi il suo tributo alla difesa di certe forme di
convivenza».
Da qui ai Peanuts di Charles M. Schultz il passo è breve: se il disarmante
candore di Dennis non gli permette di porsi inquietanti problemi, nelle nuove strisce
Charlie Brown e i suoi amici giungono a esteriorizzare complessi, paure, idiosincrasie,
fino a mettere in scena la più acuta esasperazione dellincomunicabilità moderna e
contemporanea.
Degli adulti e dei genitori non sussiste più traccia visiva, nonostante vengano
richiamati ai più diversi livelli in maniera sofisticata e intelligente, al punto che
attraverso i bambini lautore riesce a pensare e condurre una satira amarissima sulla
civiltà neocapitalista e a dipingere le proiezioni inconsce di ansie, tabù, delusioni
del singolo, del gruppo, della famiglia. Da un lato infatti nei Peanuts sembra che
le reazioni di ogni personaggio, dalle conseguenze di una società di massa corrotta e
alienante, vengano filtrate attraverso la psicologia infantile: in apparenza i
protagonisti non assomigliano ai "bambini terribili" della tradizione
summenzionata, dal momento che ragionano, crescono, parlano, agiscono come adulti maturi.
Dallaltro invece Charlie Brown e colleghi riflettono molto concretamente la vita del
mondo odierno non solo americano: nevrotici in un ambiente dove la nevrosi è così
radicata alle fondamenta sociali da risultare quasi la normalità.
Su tutti il mite e timidissimo Charlie Brown incarna linsicurezza delluomo
contemporaneo, leterno sconfitto, vittima di un sistema-mostro: egli si sente
impopolare e perciò non riesce a stabilire unautentica relazione con la realtà
circostante, a partire dallamica Lucy, arcigna e arrogante, piccola ammazzone
narcisista, erede naturale della Great American Mom, figura dominante nella famiglia
statunitense.
È Lucy a fare a pezzi, con scherzi malvagi e offese crudeli, sia il morale sia la
psiche di Charlie Brown, che ha pure la sfortuna di vivere nellepoca del tramonto
del machismo americano: egli nondimeno tenta un recupero ottimistico della condizione
dinferiorità, anche dalle continue e ridicole umiliazioni di Patty e Violet,
trovando il coraggio di affermare una supremazia virile con un ghigno feroce stampato
sulle labbra, nei finali di striscia. È del resto lunica consolazione in un
microcosmo, dove gli altri maschietti non riescono a fare a meno del sostegno di un
feticcio (la coperta di Linus, il pianoforte di Schroeder, la sporcizia di Pig Pen) in cui
esternare la parvenza di un senso di sicurezza.
Insomma, il mondo infantile dei Peanuts è unito ai nostri tempi (in particolare
agli anni Sessanta-Settanta) da rapporti non solo desunti dal modus vivendi americano
(il baseball o linteresse quasi patologico per la psicanalisi), ma
soprattutto da una condizione universale che fa di questi bambini-adulti, fra incertezze,
insoddisfazioni, inquietudini, unemblema del dramma contemporaneo che affligge la
società del benessere fra idolatria dellelettrodomestico e perdita di valori
fondanti.
La famiglia Simpson
Sotto questultimo
aspetto la recente serie de I Simpson di Matt Groening, più famosa per i cartoons
su piccolo schermo che per le storie a fumetti da cui hanno origine, sembra portare
alle estreme conseguenze la già avanzata dissoluzione della famiglia tradizionale
allinterno del genere medesimo. Ma di tutti i comics impegnati sulle vicende
domestiche, a ben guardare è proprio quello che maggiormente difende il nucleo familiare
come istituzione portante e referente quasi assoluto in un mondo ormai privo di appigli
duraturi o di valori perlomeno credibili: nonostante le apparenze e al di là
dellingegnosissima operazione metalinguistica (ne I Simpson sono
frequentissime le citazioni in arguto stile post-moderno), la morale della favola è che
la famiglia Simpson non può fare a meno di se stessa perché al proprio interno sa creare
lequilibrio e larmonia che la cattiveria della realtà circostante non è
forse più in grado di offrire.
In questa serie il mondo esterno non funziona: la scuola è autoritaria, la fabbrica
opprimente, la politica corrotta, i negozianti avidi, gli amici ipocriti, i vicini
pusillanimi. In apparenza persino i cinque Simpson risulterebbero un concentrato di
negatività: il padre Homer è pigro, ignorante, sporco, vorace, beone, videodipendente;
la mamma Marge, bigotta, svampita, vanesia, ripetitrice inconscia dei più scadenti luoghi
comuni; il primogenito Bart, fannullone, dispettoso, alla ricerca delle maniere più
rocambolesche per evitare il proprio dovere di figlio o di scolaro; la sorella Lisa, al
contrario, fin troppo precisina, saccente, acculturata, rompiscatole; la neonata Meg funge
quasi da spettatore implicito o resta vittima involontaria delle nefandezze degli altri
quattro.
Ribaltando però la visione si può sorprendentemente trovare che Homer è capace di
slanci insperati di generosità e talvolta di eroismo, nonché in grado di instaurare coi
figli il miglior dialogo possibile, magari prendendo le distanze dai canoni del politically
correct sul versante pedagogico; che Marge in fondo è dolce, affettuosa, sincera,
protettiva; che Bart è intelligente, anticonformista, simpatico, leale, avverso ad
ingiustizie e meschinità; che Lisa è acuta, idealista, sognatrice, in prima fila contro
abusi e prepotenze, disposta a mettere in discussione non solo le cose ma anche se stessa.
La famiglia Simpson è dunque unita, solidale, aperta a discutere i problemi della vita
e del mondo: tuttavia un quadretto idilliaco risulterebbe eccessivo e in fin dei conti
scontato o fasullo, anche per via dei troppi esempi (Gli Antenati di Hanna &
Barbera) in cui il nucleo domestico è retoricamente illustrato senza macchia.
E allora Groening, ancora una volta metalinguisticamente, non solo dipinge i Simpson,
nella forma e nei contenuti, con tratti iperrealisti, come personaggi acidi, cattivelli,
scortesi, talvolta volgari, ma soprattutto li rende schiavi del mezzo televisivo: per
questa famiglia lunico fattore aggregante è dunque il piccolo schermo: ma
lappuntamento quotidiano davanti al "quadro magico" che ripete monotamente
le stesse cose è da un lato una delle tante metafore del mondo odierno, dallaltro
un pretesto per ribadire e confermare la solidità dei legami di questa
"imperfetta" famiglia che giustamente piace a tutti (o quasi), perché in fondo
non fa altro che introiettare i pregi e i difetti dellosservatore, se non critico
perlomeno attento.
Guido Michelone
BIBLIOGRAFIA
Per le fonti critico-bibliografiche nella storia del
fumetto restano tuttora validi i manuali:
- Gaetano Strazzulla, I fumetti, Sansoni, Firenze 1970.
- Franco Fossati, I fumetti in cento personaggi,
Longanesi, Milano 1977.
- Manfredo Guerrera, Storia del fumetto, Newton
Compton, Roma 1995, dai quali sono ricavate notizie, curiosità, informazioni.
Per un taglio maggiormente analitico, sia pur con diversi
livelli pedagogici, i riferimenti sono:
- Arnaldo Della Bruna, Elena Bergadano, La nuvola parlante,
Paoline, Roma 1982;
- Daniele Barbieri, I linguaggi del fumetto, Bompiani,
Milano 1991;
- Stefano Gorla, Franco Luini, Nuvole di carta, Paoline,
Milano 1998.
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Come novelle giornaliere
Comics
in americano, historietas in spagnolo, bd (bande dessinée) in francese,
il fumetto nasce nel 1895 (lo stesso anno del cinematografo) in America con le avventure
di Yellow Kid (di Richard Felton Outeault), un bimbo monello stampato a episodi nel
supplemento domenicale sul New York World dalleditore Joseph Pulitzer. In
breve tempo questa originale sintesi di racconto e immagini con le strisce (brevi
puntate), su grossi quotidiani o con le storie complete su appositi rotocalchi (i
cosiddetti giornalini), trova in tutto il mondo lenorme consenso di un pubblico sia
adulto sia infantile. Del resto fin dagli anni Venti il fumetto si rivolge a target
mirati, diramandosi in parecchi generi (poliziesco, comico, avventuroso, satirico,
western, bellico, fiabesco, erotico, fantascientifico, zoomorfo). Un caso a sé riveste
appunto il successo cosmopolita dei raccontini a sfondo domestico in cui i personaggi
(sempre immaginari, anche se spesso rapportati al mondo concreto) sono mariti e mogli,
genitori e figli, mamma, papà e bambini alle prese con se stessi, coi vicini di casa, con
la realtà circostante, talvolta con reali vicende sociopolitiche di sfondo. Tra gli
ultimi arrivati, grazie al piccolo schermo, i più à la page anche presso i lettori
italiani sono i Simpson per via della loro carica solo in apparenza eversiva o
distruttrice. Ma godono ancora di molto credito intellettuale i Peanuts di
Schultz (di cui ha scritto persino Umberto Eco) poiché, da quasi mezzo secolo, in ogni
bambino, da Linus a Charlie Brown, si specchia unintelligente rivisitazione delle
nevrosi adulte. È dunque lAmerica, in particolare, a fornire quadretti di vita
familiare attraverso disegni che soprattutto in passato, nella prima metà del secolo,
esprimono assai bene le ansie e i desideri delle copie di ogni classe sociale: nel nostro
Paese molti di questi lavori furono occultati durante il fascismo, ma per fortuna, grazie
a valorose ristampe, antologie e curatele (sia in volume sia per riviste), dagli anni
Sessanta in poi è possibile familiarizzare con Totò Tritolo, Lil Abner, Blondie e
Dagoberto, Arcibaldo e Petronilla: accorpando le rapide novelle giornaliere, la cui forza,
come nelle barzellette, risiedeva nellimmediatezza della battuta arricchita da gesti
e mimica di un tratto grafico quasi sempre caricaturale o espressionista, si è perso
forse un po della freschezza originaria, ma in compenso il pubblico odierno riesce a
cogliere meglio, nel loro insieme e in tutta la completezza (dallo stile dellartista
allevoluzione anche psicologica dei personaggi medesimi), gli aspetti casalinghi
inscenati proprio con gli alti e i bassi, le gioie e i dolori, la fede e la speranza del
nostro grande romanzo della vita. |
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