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Un imponente progetto
che opera nelle favelas di Salvador de Bahia. Anche per minori sieropositivi. Lontano
dallistituto giuridico, pone al centro dellattenzione la crescita del bambino
nel suo ambiente di origine. Agata Smeralda è il nome
assegnato alla prima neonata lasciata il 5 febbraio 1445 da una madre sconosciuta allo
"Spedale degli Innocenti", a Firenze. Ledificio era nuovissimo. Costruito
dal Brunelleschi nel centro della città, poi arricchito da opere darte di grandi
artisti fiorentini, era stato voluto dallArte della seta per accogliere i bambini
non voluti, spesso frutto "della vergogna", come allora si diceva. La cosa più
stupefacente delledificio è il suo archivio, dove sono conservati i documenti
relativi ad ogni bambino: data dellesposizione, nome assegnatogli, condizione di
salute, indumenti che lo accompagnavano e poi il nome della nutrice, listruzione, le
cure, la famiglia presso cui finiva in affidamento, il coniuge. Sono conservati anche i
segni che alcune mamme lasciavano insieme al bambino: una moneta, un anello,
unimmaginetta. Talora un foglietto con qualche parola di benedizione o di saluto.
Spesso una nota: «Ha già passato le acque», cioè: è già stato battezzato.
Da quel giorno del 1445 dicono che 500.000 bambini siano
stati accolti allo "Spedale degli Innocenti". Per il Movimento per la vita,
"Agata Smeralda" ha forti suggestioni: linizio di unaccoglienza
realizzata da unintera città; il meglio delle risorse artistiche ed economiche
dedicate a quanti rischiano labbandono e la morte; levidenza che i figli non
si uccidono; maternità che non si interrompono.
"Agata Smeralda" ha dato il nome a un servizio
non nuovo. Ladozione a distanza è infatti uno strumento di sostegno economico a
persone bisognose, specialmente bambini, sempre più diffuso. La novità di "Agata
Smeralda" è il collegamento con il Movimento per la vita e non è da poco per gli
effetti anche culturali che vi sono collegati.
Come spesso accade, circostanze fortunate precedono i
programmi studiati a tavolino. Allorigine vi è lamicizia con il cardinale
Lucas Moreira Neves, già arcivescovo di Salvador de Bahia, in Brasile, e attuale prefetto
della Congregazione per i vescovi, che ha dato un forte impulso al progetto grazie anche
alla sua particolare sensibilità per i diritti umani.
Una prima visita a Salvador e la conoscenza con persone
consacrate e laiche di provenienza italiana e per lo più fiorentine, in passato a
servizio dellinfanzia in quellarea del Brasile, lorrore per la sorte dei
bambini di strada i meninos e le meninas de rua uccisi dagli
squadroni della morte a servizio dei signori che non vogliono confusione nelle zone dei
grandi alberghi e dei supermercati; la convenzione dellOnu (1989) sui diritti dei
bambini (ndr: vedi "Famiglia Oggi", marzo-aprile 1990, pagg. 98-110) e
lidea di un gemellaggio tra Firenze e Salvador proprio in nome dei fanciulli; il
grido di Giovanni Paolo II in quel capoluogo di Bahia, in piazza, di fronte ad una folla
di minori: «Tutti i bambini sono importanti, tutti. Non possono, né devono esserci
bambini abbandonati, né bambini senza famiglia. Né bambini, né bambine di strada. Non
possono né devono esserci bambini assassinati, eliminati con il pretesto di prevenire i
crimini, segnati a morte»; la straordinaria generosità e capacità organizzativa di uno
dei principali collaboratori del Movimento per la vita, già esperto di cose missionarie,
Mauro Barsi; la promozione a Salvador di un centro di aiuto alla vita a somiglianza del
primo centro di aiuto alla vita dItalia, quello di Firenze: tutte queste
circostanze, mescolate come in un crogiuolo, hanno dato origine al progetto "Agata
Smeralda".
Lo sviluppo è stato impetuoso. Sono ormai 4.500 i bambini
che con la cosiddetta "adozione a distanza" dispongono ogni giorno, presso i 75
centri di accoglienza del progetto, di cibo, assistenza sanitaria e istruzione scolastica,
sostenuti dalle quote mensili (60 mila lire) versate da famiglie, gruppi, scuole,
associazioni, da tutta Italia. "Agata Smeralda" sostiene 56 scuoline di
alfabetizzazione, sette case famiglia per ragazzine "tolte dal marciapiede", un
presidio sanitario presso il Centro do Menor nella favela di Mata Escura, luoghi di
avviamento al lavoro.
Laiuto dei missionari
E
la forza del progetto, che ha reso possibile un così rapido e profondo radicamento, è
nellopera dei missionari e dei volontari che hanno sviluppato una concreta
esperienza di condivisione, trasformando quei doni, quelle somme di denaro che provengono
dallItalia in un impegno di promozione e di liberazione umana.
Non a caso "Agata Smeralda" promuove da tempo
campagne contro il turismo sessuale, consapevole della triste realtà della prostituzione
giovanile nei Paesi del Terzo Mondo, che infligge a donne, bambine e bambini traumi
gravissimi, calpestando la loro dignità umana; e non a caso sostiene la lotta dei
contadini "senza terra", in nome della giustizia sociale e svolge una costante
opera di promozione e di informazione sui temi dei diritti umani e delleducazione
alla mondialità.
La cosiddetta "adozione a distanza", ovviamente,
non ha nulla in comune con listituto giuridico delladozione. Non crea alcun
vincolo giuridico, anzi: non deve neppure far sorgere la prospettiva di una sua
trasformazione in adozione vera e propria. Eppure, a ben pensare, è un logico sviluppo
della radicale mutazione subìta in questa seconda metà di secolo dallistituto
giuridico delladozione. Prima era lo strumento giuridico per dare figli a chi non li
aveva e la prospettiva principale era patrimoniale. Si può dire che linteresse
preso in considerazione era quello degli adulti: la gratificazione di un figlio. Perciò
ladozione era questione di un solo adottante (non di una coppia) ed erano previsti
limiti minimi di età, non limiti massimi.
La "rivoluzione copernicana" consiste nel
mettere al centro linteresse del minore e il suo diritto alla famiglia in luogo
dellinteresse delladulto. Inoltre, ladozione non è più il mezzo per
dare figli a chi non ne ha, ma lo strumento per dare genitori a chi non ne ha. Si capisce
allora perché il presupposto è uno stato di abbandono (materiale o morale), perché è
preferita la coppia coniugata, perché sono previsti per gli adottanti limiti massimi di
età.
Sono stato relatore in Italia della legge
sulladozione, la n. 184/1983, e nel Parlamento europeo di tutti i rapporti sul
medesimo argomento. Sono quindi testimone dei mutamenti culturali avvenuti e ancora in
corso, in particolare di un diffuso sospetto (secondo me almeno in parte ingiustificato)
sulladozione internazionale e sugli inquinamenti che quella che ho chiamato
"rivoluzione copernicana" tuttora fortemente subisce. Basti pensare alle
insistenti domande di consentire ladozione anche alle coppie omosessuali o alle
persone sole, magari travalicando ogni limite detà. Soprattutto si pensi al modo
scorretto con cui si invoca il parallelo con ladozione per legittimare il desiderio
di un figlio ad ogni costo, così come avviene con le tecniche di fecondazione artificiale
in vitro.
Si osserva, e giustamente, che il meglio per un bambino è
vivere e crescere nella propria terra e nella propria cultura; si stigmatizza la
concorrenza creatasi tra i vari Paesi sviluppati nel contendersi i bambini del Terzo
Mondo; si teme che la povertà da un lato e il denaro dallaltro possano generare un
inaccettabile commercio di fanciulli.
Mi sembra però eccessivo parificare ladozione
internazionale a qualcosa di simile, in certo senso più raffinato e perverso, dello
sfruttamento delle materie prime effettuato dai Paesi ricchi in danno di quelli poveri.
Ladozione internazionale resta, invece, un efficace strumento di solidarietà verso
linfanzia che, certo, devessere circondata di adeguate cautele e garanzie, ma
che non devessere scoraggiata. Sicuramente è opportuno che il trasferimento di un
bimbo da un Paese a un altro sia preceduto dallo sforzo di garantirgli la sua famiglia
genetica, come famiglia capace di allevarlo ed educarlo e, nel caso di
unimpossibilità in questo senso, che sia preferita ladozione nel Paese
dorigine a quella in un Paese straniero.
Una rivoluzione copernicana
L'adozione
a distanza, in quanto procura a una famiglia i mezzi economici per mantenere i figli,
risponde alla logica della "rivoluzione copernicana" e, in certo senso,
legittima moralmente ladozione internazionale vera e propria, nei casi in cui
labbandono sia constatato e non superabile localmente.
Non occorre poi dimenticare gli "effetti"
delladozione a distanza sugli stessi "adottanti". In essi si diffonde la
logica del dono. Se gli adottanti a distanza costituiscono una famiglia, un nuovo figlio e
fratello entra spiritualmente in un legame invisibile che lo rende presente nei momenti di
difficoltà e di gioia.
La famiglia si apre, e da luogo di
"sistemazione" e di "gratificazione" diviene, o almeno è invitata a
diventare, centro aperto di un "dare la vita", che non è solo levento
fisico, ma anche la capacità di dare amore, interesse, fattiva accoglienza. Se poi
l"adozione a distanza" è realizzata da un singolo o da un gruppo o da
unassociazione, anche se manca la dimensione familiare del "dare la vita",
resta lo spirito che fa da antidoto al veleno della chiusura su se stessi e del consumismo
sperperatore. Mentre in ogni campo: economico, politico, culturale, informativo la parola
dordine è "globalizzazione", che non sempre è a misura duomo,
l"adozione a distanza" si inserisce in una visione di famiglia globale,
fortemente umanizzante.
In che senso il collegamento con il Movimento per la vita
costituisce una feconda novità? Sarebbe facile rispondere in modo concreto, ma
superficiale: a Salvador de Bahia limpegno dorigine e identificante il
movimento, la difesa del diritto alla vita del bambino non ancora nato attraverso la
solidarietà verso le maternità difficili e indesiderate, trova attuazione nella
prevenzione dellaborto, con il sostegno alle mamme in difficoltà e le case
daccoglienza per ragazze madri.
Ma vi è qualcosa di più profondo da evidenziare. Ho
scritto qualche volta: «I bambini salvano i bambini». Che cosa ho inteso dire? Il bimbo
concepito è differente da quello già nato non per ragioni intrinseche, ma essenzialmente
perché è invisibile, mentre il neonato è visibile. La non visibilità è lestremo
della povertà, perché manca persino la possibilità di suscitare quella difesa che è la
tenerezza del cucciolo. Bisogna perciò che i bimbi già nati prestino ai loro fratellini
più piccoli il loro volto e la loro capacità di suscitare sentimenti.
Stanno diventando piuttosto frequenti gli abbandoni di
neonati nei modi più conturbanti. Ma il numero di essi è infinitamente più piccolo di
quello degli aborti, anche a contare solo quelli legali. E di fronte al cassonetto delle
immondizie la gente si commuove e si domanda che cosa fare. Eppure è un abbandono che
lascia qualche speranza, come sa quel bimbo salvato dallinsistito abbaiare di un
cane a Torino. Il rischio di morte è il male più grande dellabbandono. E
laborto è un abbandono che inevitabilmente produce la morte.
I bambini devono salvare i bambini. "Agata
Smeralda" è il segno persuasivo della ragione del Movimento per la vita:
lamore per i bambini e la difesa dei loro diritti. Sempre.
Questo modo di riflettere e di agire, dopo un salto così
lungo, oltre oceano, porta a dare un volto ai moltissimi bambini abbandonati. Non faremo
nulla perché i bambini possano vivere e crescere nel loro Paese dove sono stati generati,
nella loro famiglia, con la loro mamma che non perderà la giovinezza se li terrà con
sé, perché altri, con un costante aiuto economico, avranno spiritualmente solo
spiritualmente introdotto nella loro casa un bambino a rischio di abbandono? Si
può immaginare una forma di "adozione a distanza ravvicinata"? Il movimento ha
già dato una risposta positiva con il "Progetto Gemma": già 2.500 bambini sono
stati sottratti allabbandono mortale. Se le tante associazioni che sostengono le
"adozioni a distanza" promuovessero "anche" adozioni a "distanza
ravvicinata", la cultura della vita farebbe un grande passo avanti. E diverrebbe
evidente che i bambini salvano i bambini.
Carlo Casini |