COMPORTAMENTI SEMPRE DI MODA
LE BUONE MANIERE DI OGGI
Riscrivere il manuale delle buone maniere
adattandole alla convivenza civile del Duemila è certo unimpresa ardua ma
necessaria. Quanto esibizionismo si cela sotto labuso del cellulare? È, dunque,
evidente che con lampliarsi dei mezzi della comunicazione anche le regole che
rendono "buona" la nostra educazione vanno adattate ad essi e, comunque, ovunque
rispettate. Cambia labbigliamento, ma non il buon gusto del vestire. Cambiano i
cibi, ma non i modi di intrattenersi a tavola. Vengono inventati nuovi fiori, ma i loro
significati vanno ricordati per omaggiarli con proprietà alle persone cui sono destinati.
Leleganza, insomma, non tramonta.
Verrebbe quasi da dire che lItalia è un
Paese in cui la maleducazione è un vizio antico, se nel 500 monsignor Della Casa si
è preso la briga di scrivere un trattato sulle buone maniere. Secondo le statistiche non
sembra esistere un popolo più maleducato del nostro. Dove per "maleducato" non
si intende colpevole di singole e svariate maleducazioni, ma carente di una più generale
"amabilità", che una volta era il nostro emblema.
Ultimamente linciviltà dominante è diventata oggetto di attenzione più
generale. Da un ampio servizio apparso recentemente su "Sette" del Corriere
della Sera possiamo trarre alcuni spunti di riflessione.
Oggi sembra proprio che la sicurezza e lequilibrio di ognuno si basi su un
sistema perverso di piccole maleducazioni: carte per terra, sacchetti, fazzoletti,
lattine, plastiche di varia natura, fiori strappati nelle aiuole, panchine divelte, cabine
telefoniche rese inservibili.
Inoltre, come sono i giovani doggi? Riempiono i muri della città di disegni e
graffiti, non lasciano il posto agli anziani sugli autobus, ascoltano la musica a tutto
volume, usano più parolacce che parole, sono vandali, villani e ignoranti. A volte sono
talmente maleducati da averne quasi paura. Vi siete mai chiesti da chi avrebbero dovuto
imparare leducazione? Da maestri villani come loro? Dai politici che si azzuffano in
televisione? Dalla Tv dove la volgarità è spesso di casa! Oltre al fatto che i giovani
sembrano sempre peggiori di quelli che li hanno preceduti, sembra proprio che si sia
interrotta una linea ideale che trasmetteva le buone abitudini da una generazione
allaltra. E la famiglia in tutto questo che cosa fa? Cè chi dice che per
troppa noia o per troppa fatica i genitori ad un certo punto si sono stancati di
insegnare; hanno smesso di fare i genitori. Chissà! Sta di fatto che la maleducazione
oltre a essere dannosa è soprattutto costosa. I suoi vantaggi, secondo Giovanna Axia,
docente allUniversità di Padova, sono di brevissimo termine e il prezzo si paga
dopo. Invece, leducazione comporta un pagamento immediato che è una forma di
investimento, dove si deve fare uno sforzo cognitivo per cercare di capire chi si ha di
fronte, anche se questo si rivela essere faticoso e in qualche misura può essere
considerato un costo.
Bisogna anche ricordarsi che salendo di importanza nellanalisi delle
maleducazioni si incontrano quei comportamenti che mostrano la scarsa coesione della
società, in cui la maggioranza sceglie il "sé" a scapito di un "noi"
che sembra non far più comodo a nessuno. Citiamo uno spot di "Pubblicità
Progresso", che in tempi non sospetti diceva: «Un gesto di civiltà, contagio
vitale»; con lintenzione di convincere qualcuno a cominciare con la "buona
azione", perché gli altri avrebbero finito per ripagarlo. Per Tommaso Pellizzari,
autore de Il prezzo della villania, siamo un popolo tollerante che permette a
chiunque di fare quello che vuole purché ci venga accordata la stessa facoltà. Forse è
proprio per questo che non si bada ai miliardi di evasione fiscale, caso più eclatante di
maleducazione civile.
Analogo atteggiamento di indifferenza viene tenuto a riguardo dellesposizione
delle altre persone al fumo delle nostre sigarette. Oltre allinquinamento ambientale
vogliamo anche discutere di quello acustico, che sta salendo pericolosamente alla ribalta.
Si rischia di non finire mai. La sfida che vi vogliamo lanciare è unaltra. Siamo
così sicuri che in un mondo come il nostro, non ci sia invece un estremo bisogno di buone
maniere? Siamo così sicuri che leducazione non sia più di moda? Noi crediamo
fermamente di no.
Anzitutto le regole
Forse dobbiamo metterci daccordo sui
termini: le regole e le buone maniere. Guardiamo alle definizioni: regole = precetto da
osservare costantemente nello svolgimento di unattività, nellesercizio di una
disciplina; norme, comportamenti attesi pena sanzioni, appartengono ai collettivi umani.
Buone maniere = comportamenti culturalmente desiderabili, accettati. Leggermente diverso
da bon ton inteso come atteggiamento signorile ed elegante di disinvoltura mondana.
Galateo = le buone maniere come comportamento educato e di buona creanza. La parola stessa
"regola" ha sempre creato nellimmaginario collettivo un senso di fastidio
per le cose che si devono fare, gli obblighi. Ma è abuso di potere definire da quale
parte della strada guidare oppure invece è un accordo collettivo che garantisce la
viabilità delle strade? Le regole sono definite, ci precedono e noi contribuiamo a
crearne di nuove. Viviamo in un mondo di regole e convenzioni; dobbiamo saperle
riconoscere e saper individuare chi ha il potere di dettarle. Ma ci sono regole e regole:
quelle del gioco, della scrittura, del tennis, del buon cittadino.
Si può dire che le regole sono risorse, possibilità di apertura e di sviluppo del
singolo e del singolo nei confronti del gruppo e della collettività? Le regole
convenzionano la vita collettiva: dal punto di vista educativo forse bisognerebbe passare
dalla cultura della regola come imposizione a quella della regola come responsabilità.
Emergono allora due concetti di moralità: quella centrata sul concetto di cura si
focalizza sullo sviluppo morale intorno alla comprensione della responsabilità e delle
relazioni; quella centrata sui diritti enfatizza la separazione, lindividuo invece
della relazione. Le regole hanno una forma linguistica propria e usano forme verbali
precise: il verbo dovere spesso impersonale ha un ruolo molto forte; anche
limperativo viene usato e imprime un peso molto cogente.
Oltre alle regole ci sono anche le abitudini, come quelle alimentari che sono
consolidate e rituali e appartengono alla storia e alla cultura delle famiglie e dei
popoli. In alcune situazioni il dolce e il salato non possono essere avvicinati, in altre
non è ammissibile cominciare il pasto con la frutta. Poi ci sono le buone maniere, ed è
unarte accogliere gli amici, creare unatmosfera di calore, apparecchiare il
tavolo, regalare fiori, visitare un malato, utilizzare gli strumenti del progresso
tecnologico: sembra che una caratteristica costante, forse, sia delle regole che delle
buone maniere sia il concetto di rispetto. Rispetto degli altri, dei loro punti di vista,
delle abitudini, delle lingue e delle culture, dei desideri.
In questo senso è particolarmente ricca la letteratura sullaccettazione della
diversità, sia essa culturale che personale: i Lapponi si baciano strofinandosi il naso,
i Cinesi fanno un rutto a fine pranzo. Stereotipi? Formae mentis e comportamenti
diversi dovuti a condizioni e reazioni chimiche? Sicuramente i Lapponi utilizzano il naso
per stabilire un contatto mentre sono intabarrati nei loro abiti al riparo dal freddo.
La differenza di genere
Un savoir-vivre ben preciso con regole
definite è appartenuto a tutte le grandi civiltà del passato. Non si capisce perché la
nostra dovrebbe fare eccezione. La realtà ci mostra che da tante parti lattenzione
alle regole del bon ton sono richieste e sono costante oggetto di trattazione
(basti vedere quanti libri ci sono in libreria sul galateo). La quotidianità ricolma di
momenti in cui il contatto con gli altri è necessario o inevitabile e per ciascuno di
questi accostamenti deve esserci un modo di comportarsi adatto alloccasione e
civile, quindi riconosciuto adeguato da tutti.
Anche gli animali hanno codici di comportamento, un linguaggio che fa riconoscere il
capo, la definizione del territorio, la scala gerarchica, le aggregazioni, gli
accoppiamenti, la fedeltà, la cura della prole, la distribuzione dei compiti lavorativi.
Le regole sembrano appartenere al genere maschile nella oggettività delle definizioni
mentre le buone maniere sembrano essere più adatte al genere femminile.
Nel volume In a different voice (una ricerca portata avanti negli Usa sulla
nascita del senso morale), la Gilligan argomenta sulla caratteristica delle bambine che
preferiscono non rompere le relazioni fra i partecipanti in caso di problemi occorsi
durante un gioco, mentre i maschietti vogliono risolvere la discussione in termini di
regole generali da rispettare.
Sembra anche che le buone maniere siano, in qualche modo, unappendice al corredo
femminile: nellepoca degli strumenti della comunicazione sociale abbiamo assistito
al fiorire su tutte le riviste femminili di rubriche centrate su insegnamenti di bon
ton: Donna Letizia, Donna Carlotta distribuiscono in pillole per la lettrice di media
cultura i "saperi del senso comune" tanto utili per essere riconosciuti come
parte del gruppo. Curiosamente queste attenzioni ancora sono rivolte in gran parte al
genere femminile, detentore, per comune sentire, della dimensione estetica ed etica, del
comportamento conveniente, educato e dignitoso.
Nel tempo questi insegnamenti hanno avuto momenti di fulgore e altri di caduta: i
movimenti di liberazione femminile hanno fortemente obiettato il convenzionamento dei
comportamenti e il formalismo di certi schemi. Rimane il fatto che, nellavvicendarsi
dei corsi e ricorsi, nella vita di ognuno di noi viene il momento di rivalutare e
apprezzare le regole del bon ton intese non solo come il comandamento della moda,
ma come buone maniere e gentilezza nel comportamento. Scrivere o non scrivere un
bigliettino di ringraziamento dopo una bella cena? Il tempo è così poco e si vive di
corsa. Ma a noi farebbe piacere ricevere il segno della gratitudine e
dellapprezzamento dei nostri amici? È un sentire, un modo di essere e di
comportarsi che si è acquisito nel tempo, respirando in casa educazione e comportamenti
esemplari degli altri membri della famiglia.
Ci sono allora le cose che si insegnano e le cose che si apprendono: quelle che sono
oggetto di trattazione specifica e quelle che si respirano nel giro delle persone che si
frequentano. Senza esagerare in determinismo, è sicuramente un comportamento
quello delle buone maniere indotto dalla cultura.
Che cosa vale ancora
Oggi è ancora importante avere accordi sui
comportamenti auspicabili nelle relazioni fra le persone, i gruppi, le cose, gli animali,
le società, le imprese? Che cosa è diventato nel tempo il Cortigiano di Baldassarre
Castiglione? Vale ancora il bon ton della carrozza? Le buone maniere hanno la
particolare caratteristica di non farsi notare; sono quelle pessime che saltano agli
occhi, lasciando anche un brutto ricordo oltre che un cattivo sapore. Dal Galateo di
Giovanni Della Casa al Saper vivere di Donna Letizia, pseudonimo dietro cui si
nascondeva lindimenticabile Colette Rosselli, pittrice, scrittrice e moglie di Indro
Montanelli, fino ai nostri giorni i galatei del tempo hanno sempre un loro mercato.
Nel segno delle novità
Nellera della globalizzazione della
comunicazione e della tecnologia più avanzata alcune situazioni sono nuove e richiedono
lindividuazione di un codice comune.
Il fax non può essere usato come un normale biglietto scritto soprattutto per
messaggi di natura intima o riservata. È di dubbio gusto usarlo per invitare o
ringraziare qualcuno. E soprattutto per fare auguri, mandare le condoglianze. Si può fare
qualcosa del genere dopo aver verificato con una telefonata che sia il momento adatto.
Luso di questo strumento è soprattutto commerciale e quindi richiede un certo
formalismo. I cuoricini vanno proprio evitati, potrebbero capitare in mano al capoufficio!
Il bancomat è un modo relativamente recente di avere contante dal proprio conto
bancario: una novità che richiede qualche attenzione. Sarebbe gentile mantenere le
distanze da chi sta facendo la sua operazione, soprattutto se dimostra qualche difficoltà
o goffaggine. Cè bisogno di privacy ma allo stesso tempo è necessario
rendersi conto della fila che si è formata dietro di noi. Anche raccogliere lo scontrino
evitando di seminarlo per terra, presso lo sportello, è segno di civiltà. Certamente le
situazioni, le forme, gli strumenti, il sentire collettivo sono cambiati ma rimangono una
serie di elementi costanti.
Prendiamo in considerazione le forme, le situazioni, gli strumenti oggi. Alcune
situazioni come: funerali, tutela del tempo libero delle persone, il lavoro, le vacanze.
Alcuni strumenti come: il telefono, la segreteria telefonica, internet, lautomobile.
Alcune forme come: la famiglia, la casa, ligiene, gli animali domestici.
In questa rete di ambiti anche i nostri lettori possono cimentarsi a individuare
cambiamenti ed elementi permanenti. Labbronzatura o il biancore hanno
contraddistinto nel passato lappartenenza a classi sociali diverse: i contadini,
bruciati dal sole e le buone famiglie con i parasoli per mantenere la pelle immacolata.
Qualcosa è cambiato e labbronzatura è diventata un must: un segno di
vacanze, di vita sana e sportiva, di benessere non sottoposto alle limitazioni del lavoro.
Chi non può correre ai Caraibi o sui ghiacciai dinverno può sempre ricorrere alla
lampada. Ma fa bene la lampada o si rischia di incorrere nel cancro della pelle?
Il confine tra fatti di costume, le buone maniere intese nellapparire portano con
sé elementi di giudizio su cui è interessante soffermarsi. Ne emergono considerazioni
che hanno a che fare con la problematica educativa. Pensiamo ad altri comportamenti
"nuovi": la cura dellambiente in rapporto alluso di tranquillanti e
sonniferi. La recente relazione presentata dal ministro dellAmbiente mostra che il
6,9% dei rifiuti solidi urbani viene riciclato in Italia: non si può non intervenire:
Come fare? Fissare regole ma anche le sanzioni per chi non le rispetta? Certamente, ma
anche proporre come buoni esempi quei comportamenti socialmente utili e positivi per
rendere la nostra vita collettiva la migliore possibile.
Anche il rumore è una fonte di problemi: la riduzione dei decibel nei locali pubblici
non è stata approvata e sappiamo quanto i giovani amino essere immersi nella musica a
tutto volume. Il loro piacere può andare contro il bisogno di tranquillità di altri.
Come fare?
Listituto di Medicina del lavoro di Trieste mostra che in aree rumorose si
vendono sonniferi e tranquillanti in proporzioni fino a tre volte superiori alla media
nazionale. Forse bisogna darsi un limite: dare un limite ai propri desideri quando questi
infastidiscano gli altri.
Il tempo e leterno
Abbiamo mostrato qualche esemplificazione ma
alcune categorie sono eterne: il tempo e lo spazio. Ci siamo abituati bene e chiediamo il
rispetto dello spazio e del tempo personale, una dimensione privata dove lindividuo
ha la possibilità di essere se stesso. Quando gli spazi abitativi erano limitati
cera poca attenzione ai bisogni del singolo: la stanza tutta per sé era un
miraggio. Jane Austen scriveva sul tavolo della sala da pranzo quando era vuoto e
sollevando la tovaglia che lo ricopriva; Virginia Woolf aveva utilizzato una stanza tutta
per sé in fondo al giardino per avere un suo spazio creativo. La sua è stata una grande
conquista: il riconoscimento che il suo lavoro, pur esercitato in casa, aveva una dignità
e uno status riconosciuti.
Lo spazio per sé al maschile ha sempre avuto una sua dimensione soprattutto esterna,
sul luogo di lavoro. È evidente che questa richiesta di spazio esterno e quindi
correlatamente anche interno appartiene a società dove il benessere e i mezzi di
sussistenza sono raffinati. Le regge dei maragià piuttosto che dei principi sono state
sempre molto ampie.
Anche il tempo è una categoria eterna che trova nella nostra società una rilevanza
particolare: cè la richiesta di un diritto al tempo, al proprio tempo differenziato
nelle molteplici appartenenze di ognuno di noi. Il tempo del lavoro, il tempo degli
affetti, il tempo libero, il tempo della memoria. Il proprio passato, nellintimità
familiare, ha bisogno di essere tenuto per sé.
Segue: Il galateo
nell'era telematica - 2 -
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