La lettera sulla
sessualità, della Commissione per la gioventù della Conferenza
episcopale tedesca, rivolta ai responsabili della pastorale giovanile, non
ha trovato grandi echi in Italia. Proponiamo quindi una nostra traduzione,
sottolineando il caloroso invito ad accompagnare come amici buoni e leali
i giovani di oggi. Questo documento è ricco di spunti pedagogici, insiste
sull’educazione ai valori, sulla formazione delle coscienze, sul dialogo
con le nuove generazioni che meritano fiducia e serenità di rapporti.
Esse, infatti, aspirano alla felicità, ma non ne conoscono la strada che
conduce alla sua piena realizzazione. Il messaggio della Chiesa è quanto
mai pertinente.
LETTERA
PASTORALE DELLA COMMISSIONE PER LA GIOVENTÙ
UNO
SCAMBIO ONESTO
(CONFERENZA
EPISCOPALE TEDESCA)
Care
accompagnatrici e accompagnatori dei giovani.
Per molto tempo la Commissione per la gioventù si è
occupata degli interrogativi che, nel mondo moderno, si pongono i giovani e
i giovani adulti nel vivere la sessualità. Dopo un dettagliato processo di
informazione e di discussione vi sottoponiamo le nostre riflessioni.
Ci rivolgiamo a coloro che nell’ambito della Chiesa
hanno delle responsabilità nel lavoro con i giovani, sia volontari che
professionisti, e che sono in dialogo con loro. Ci rivolgiamo a chi si
occupa di pastorale giovanile, collaboratrici e collaboratori, educatrici,
educatori, insegnanti e anche ai genitori, invitandovi al dialogo. Sappiamo
che voi, in quanto interlocutori credibili dei giovani, vi trovate spesso in
un ruolo difficile. Sappiamo che la pedagogia sessuale è un campo d’azione
complesso della pastorale giovanile. Sappiamo di queste difficoltà, senza
garantirvi di poter alleviare le tensioni. Ma vogliamo incoraggiarci l’un
l’altro a non lasciare soli i giovani nel concreto delle loro situazioni,
e sforzarci di imparare insieme.
Con questa lettera vogliamo mostrarvi la nostra vicinanza.
Volentieri gradiremmo avere vostre risposte e vostre valutazioni, per
continuare il dialogo. Scrivendovi sul tema dei giovani e la sessualità,
siamo coscienti di non farlo da un punto di vista neutrale. Ci basiamo sui
fondamenti della nostra fede, e ci rivolgiamo a uomini e donne che operano
– in modi diversi e in diversi ambiti – nel grande spazio della nostra
Chiesa.
Noi tutti siamo plasmati dalle esperienze che facciamo in
quanto cristiane e cristiani cattolici. Non parliamo dunque senza premesse.
La sessualità appartiene alle esperienze fondamentali
della vita. In particolare, i giovani sentono la sessualità come qualcosa
di grande e di bello, di misterioso e di sconvolgente. Cercano la felicità
e inciampano nel limite. La fede ci dice che non siamo soli, in queste
esperienze. Dio ci sostiene e ci accompagna, anche quando veniamo a trovarci
in un vicolo cieco. Il suo amore precede il nostro amore. Risplende nell’amore
umano. Rincuora e guarisce quello che gli uomini vivono e fanno. Nella fede
troviamo incoraggiamento, guida e orientamento.
È nostro compito comune accertarci sempre di nuovo di
questo fatto. Ricordiamoci perciò delle basi fondamentali su cui
costruiamo.
Siamo convinti che la concezione cristiana della
sessualità proviene dal nostro essere uomini. Le indicazioni e gli inviti
di Dio non ci vengono da un estraneo, ma vogliono aiutarci a diventare
uomini (Menschen) secondo la sua immagine. All’opposto, la
sessualità può lavorare anche come forza disturbante, che porta alla
separazione fra Dio e gli uomini, se viene assolutizzata e deificata.
La sessualità non è un ambito di vita isolato. Possiamo
cogliere il fondamento dell’intera vita umana nell’invitante immagine
dell’uomo che ci viene offerta in Gesù Cristo. Gli esseri umani trovano
la loro bellezza e il loro valore nel fatto che essi – ogni donna e ogni
uomo – inconfondibilmente possono vivere davanti a Dio e contribuire
insieme alla costruzione della famiglia umana e di una società fraterna.
Come donna e uomo corrispondono all’immagine di Dio.
Gesù Cristo ci mostra che la donna e l’uomo sono capaci
di amore nella sua totalità e di una fedeltà che dura per tutta la vita.
Il loro amore trova nel matrimonio una configurazione permanente; si esprime
nella disponibilità verso la nuova vita e la cura dei figli; è la forza
creativa di una nuova famiglia, che non è sottoposta a vincoli di sangue e
di parentela, ma che crescerà per diventare una nuova comunità. Cristo ci
dischiude il senso del matrimonio e di una nuova famiglia, così egli ci
comunica anche un altro invito: mostrare agli uomini e alle donne la via del
celibato liberamente scelto, per Dio e per gli uomini. In questa forma, il
seguire Gesù Cristo implica la rinuncia, per poter essere con amore
indiviso libero per Dio e per gli uomini. Anche la forma di vita celibataria,
da parte di persone che hanno una loro biografia e una storia concreta,
ottiene in questa luce un significato personale.
La fede indicherà così la via per una vita vissuta in
pienezza. Ma la riuscita dev’essere compresa in tutte le sue dimensioni.
Come alla vita appartiene anche l’esistenza della sofferenza e della
sconfitta, così noi cristiani confessiamo la via di Gesù verso la croce
come via per la vita. In ogni vita umana, nel matrimonio come nel celibato,
si fanno visibili le tracce della croce, che può significare anche dolore,
durezza e rinuncia. In modo particolare vediamo la croce di Cristo nelle
persone lasciate sole, negli afflitti, negli umiliati, negli sconfitti.
Siamo guidati dalla convinzione che nel rapporto vitale con Gesù Cristo
queste esperienze della croce possono guidare verso una vita riuscita.
Le nostre riflessioni si collocano all’interno della
vita e dell’insegnamento della Chiesa. Gli elementi base di una
sessualità ordinata sono già stati presentati nel Catechismo della
Chiesa cattolica. Gli stessi vescovi tedeschi hanno proposto nel loro
"Catechismo degli adulti" un ampio quadro della sessualità umana
nella prospettiva evangelica.
La nostra pedagogia sessuale si muove nel contesto degli
obiettivi e dei compiti della pastorale giovanile. Confermiamo la
risoluzione del Sinodo di Würzburg: «L’uomo insegue l’obiettivo dell’autorealizzazione.
Lo chiama felicità, amore, pace, gioia, salvezza e perfino nella sconfitta
non si discosta da questo obiettivo. La ricerca di questo obiettivo nei
giovani si connota in particolare nel chiedersi quale sia l’origine, lo
scopo e il senso della vita, alla ricerca del proprio originale Io, della
propria identità; bramano la felicità e l’accettazione da parte del
prossimo. È da qui che deve cominciare la pastorale giovanile. Deve rendere
coscienti i giovani che proprio la fede cristiana – più di altre
concezioni del mondo – offre la via per l’autorealizzazione, e perciò
risponde alla loro domanda di felicità, di salvezza e di identità».
Noi siamo fatti su misura dell’immagine del Dio-uomo
cristiano: «Secondo la concezione cristiana, la riuscita dell’essere
umano non dipende solo dalle condizioni sociali della propria epoca e dalle
interpretazioni di senso provenienti dalle concezioni del mondo. Il senso
della vita cresce grazie al creativo amore di Dio: l’uomo è stato creato
a immagine di Dio. Come il Dio della Trinità nella relazione vissuta nell’amore
realizza la "pienezza della vita", così nell’incontro e nella
comunione che riempie la vita si realizza l’immagine di Dio negli uomini.
Ciò vale per il rapporto con Dio, con il prossimo, con la creazione e con
sé stesso. Quando l’uomo impara a vivere questo quadruplice rapporto,
egli può svilupparsi verso l’immagine che è l’archetipo del Creatore».
La pedagogia sessuale nella pastorale giovanile va vista
nel contesto di queste dichiarazioni. L’identità umana cresce nello
sviluppo delle capacità di relazione e di comunicazione, sotto la guida di
Dio.
Quello che noi percepiamo
Attualmente possiamo osservare una situazione complessa,
con ambivalenze e contraddizioni. Da una parte, la sessualità non
appartiene più ai tabù della vita. Questo ha portato a una maggiore
serenità, che si può notare anche nella condiscendenza di tanti genitori
verso il comportamento sessuale dei loro figli. La liberalizzazione della
sessualità non provoca più conflitti drammatici legati al comportamento
sessuale dei giovani, come succedeva alla fine degli anni ’60 e nei primi
anni ’70.
D’altro canto, tutta la vita viene progressivamente
"sessualizzata": la sessualità diventa merce sul mercato delle
esperienze, che nell’acquisto si riflette in vario modo. Le esperienze
fugaci compenserebbero gli aspetti faticosi, e anche di disinganno, che una
relazione stabile comporta. Nasce così l’apparente immagine di una
sessualità senza rapporto personale, senza i fattori di disturbo che tale
rapporto implica. La discussione sul cybersex che sta iniziando fa
intravedere la possibilità di una spontanea soddisfazione dei bisogni
sessuali "sicura, senza pericoli".
Attraverso l’instancabile esibizione della sessualità e
il parlarne pubblicamente si sottopongono i giovani alla pressione del
conformismo e dell’adattamento. L’immagine di una sessualità senza
rischio viene rinforzata dal dare per scontato l’uso di certi
contraccettivi, mentre l’aborto rappresenta spesso l’ultima via d’uscita.
Il pericolo dell’Aids pone una speciale provocazione. I giovani devono
imparare ad affrontarlo e a prendere coscienza dei limiti.
La "sessualizzazione" influisce perfino sul
comportamento linguistico dei giovani: la sessualizzazione della lingua e
dei gesti diventa banale realtà d’ogni giorno, e rende difficile
esercitare uno scambio linguistico che derivi dall’amore.
Percepiamo come la maggior parte delle relazioni fra i
giovani rifletta rappresentazioni di valori orientati alla persona quali
fedeltà, fiducia, onestà, accettazione reciproca, tenerezza e veridicità.
Questi orientamenti sono inseriti nell’alta stima per l’amicizia e per
la comunicazione. La rottura delle relazioni viene considerata un naufragio,
che non può essere semplicemente rimosso. I fallimenti nelle relazioni
causano sofferenza. Questa osservazione si scontra con il pregiudizio
secondo cui i giovani gestirebbero i loro rapporti con leggerezza.
Come in altri ambiti della loro vita, anche nei rapporti
con le altre persone i giovani sono ancora molto incerti. Mancano loro l’esperienza
e la capacità di giudizio. Cercano norme e subito le rimettono in
discussione.
Percepiamo che per tanti giovani la sessualità
rappresenta un’importante esperienza di vita. Mentre cercano rapporti con
altre persone, vogliono provare le proprie capacità relazionali. Sperano di
vivere la sessualità nel loro rapporto a due come fonte di felicità.
Percepiamo come i giovanissimi affrontino precocemente i
contatti sessuali anche perché vogliono completare con l’amicizia la
mancanza di donazione e attenzione da parte della famiglia e dell’ambiente
sociale circostante. Il loro desiderio di calore e sicurezza trova così un
temporaneo appagamento, insufficiente però, in quanto le esperienze
mancanti nella prima infanzia non possono essere semplicemente compensate.
Percepiamo inoltre come l’amore viene stimato
grandemente. Ai rapporti di coppia vengono date anche aspettative
idealizzate e false, talvolta pretendendo troppo. Queste alte aspettative
non corrispondono però alla realizzazione di una relazione d’amore per
tutta la vita. La rappresentazione della fedeltà è cambiata. L’essere
fedeli vale solo per il periodo in cui la relazione va bene. Amore e
fedeltà vengono sempre di più separati fra loro. La fedeltà spesso non
viene più considerata una necessaria conseguenza dell’amore.
Sullo sfondo si collocano anche i cambiamenti sociali. Un’istituzione
strutturata dalla società diventa un «patto d’amore temporaneo». Il
matrimonio non si giustifica più sulla base della tradizione e della
regolazione dell’eredità e dei poteri, bensì si fonda sulle emozioni e
sulla volontà individuale. Il matrimonio d’amore, che con la
transitorietà dell’amore vince la sua stessa essenza e ne mette a rischio
l’indissolubilità, soppianta il matrimonio come dovere etico, che ha un
altro fondamento.
Anche le alte aspettative personali riposte chiedono al
matrimonio una più grande disponibilità allo scioglimento, quando viene
meno la sua qualità di soddisfazione personale.
Questa realtà sociale entra nelle esperienze quotidiane
dei bambini e dei giovani, i quali – se non già toccati essi stessi dal
divorzio dei genitori – sono confrontati comunque da molto vicino con il
divorzio come conclusione socialmente accettata della comunione di vita
matrimoniale.
Percepiamo come non sia più facile distinguere l’età
giovane dall’età adulta. La fase della vita in cui si devono imparare
professioni diverse e superare prove indispensabili, prendendo il destino
nelle proprie mani, si è allungata. Da una parte c’è la più precoce
maturazione sessuale, dall’altra la possibilità di sostenere la propria
vita anche economicamente si sposta sempre di più verso l’età adulta. In
questo modo si crea un’ancor più grande differenza temporale fra la
maturità sessuale e l’autonomia adulta. Questa situazione favorisce
comunioni di vita prematrimoniali che includono la sessualità, senza che
siano già date le condizioni per la relazione genitoriale.
Le convivenze prematrimoniali vengono date per scontate,
ma nello stesso tempo, le rappresentazioni di questa vita a due vengono
descritte con immagini tradizionali. L’affidabilità del partner è
importante quanto la buona comunicazione, la comprensione, l’accettazione
e la fedeltà reciproca. Questi legami sono relativamente stabili, la
fluttuazione è minima. Nel matrimonio, il coniuge è comunque il primo
partner fisso solo per circa la metà dei casi.
Anche considerando le relazioni omosessuali, ci sono
cambiamenti da constatare. Sempre più frequentemente possiamo osservare il coming
out delle persone omosessuali, e ne vediamo le ripercussioni anche nella
pastorale giovanile. L’idea che il numero di omosessuali crescerebbe a
causa di questo fatto, nella realtà si è dimostrata errata. Anzi, possiamo
constatare che negli ultimi decenni sono significativamente diminuiti i
contatti omosessuali temporanei fra giovani, durante la pubertà e l’adolescenza.
Le norme della Chiesa
In particolare percepiamo come i giovani, con la
liberalizzazione della sessualità, sono esposti a una pretesa eccessiva.
Corrono il rischio di credersi più capaci di quanto non lo siano,
incorrendo così in delusioni.
Percepiamo come i giovani siano influenzati da un clima
generale secondo cui anche nell’ambito della sessualità ognuno dovrebbe
fare quello che crede giusto, e come in questo modo vada persa la
comprensione di ciò che è valido di per sé.
Percepiamo come un’educazione scolastica, che trasmetta
soltanto fatti biologici e che non si colleghi con le altre materie,
contribuisca alla banalizzazione della sessualità. La banalizzazione e la
strumentalizzazione della sessualità spesso possono essere riscontrate
anche nei media.
Percepiamo come valorizzare agli occhi dei giovani –
anche attraverso il rinforzo dato dalla vita di gruppo – l’astinenza
prematrimoniale significhi inserire chiaramente un proprio punto di vista
nel concerto delle varie proposte di vita. Questa proposta è attualmente
spesso rifiutata, e può essere sostenuta solo quando i giovani si
rinforzano fra loro. Ci vuole l’aiuto di accompagnatori e accompagnatrici
responsabili. Essi devono sostenere i giovani in modo che possano scegliere
in libertà il proprio cammino personale. In questo modo i giovani possono
sperimentare che la rinuncia ai rapporti sessuali prematrimoniali non è un
semplice rifiuto, oppure il frutto della paura per la sessualità.
Il celibato per il Regno dei cieli (Mt 19,12) rimane nella
società di oggi una spina nella carne. Rendendo sinonimi amore e sesso,
spesso la vita di una persona che vive il celibato viene qualificata come
una vita senza amore. Quando però i giovani incontrano una vita celibataria
ben riuscita ne percepiscono il valore. Vedono che la sessualità non è
tutto, e che l’astinenza non è mancanza di amore. Nel contesto della
società attuale, il celibato per il Regno dei cieli ha un significato
importante.
Fra le norme della Chiesa a proposito del comportamento
sessuale e i reali comportamenti dei giovani e degli adulti spesso c’è un
abisso. La Chiesa, come istituzione che dà un orientamento, deve registrare
una perdita di credibilità e di fiducia. Soprattutto i giovani si vedono
posti davanti al compito e alla responsabilità, nel processo di
individualizzazione, di dare forma alla propria vita e con ciò assumere
anche la formazione di un soggettivo orizzonte di senso.
Le esperienze della vita di tutti i giorni e le norme
della Chiesa sembrano difficilmente coniugabili. L’osservazione attenta
della situazione è uno dei presupposti basilari per una pedagogia sessuale
responsabile, all’interno della pastorale giovanile. Solo su queste basi
è possibile un giudizio etico differenziato.
Ciò di cui ci rallegriamo
Nonostante l’ambivalenza degli atteggiamenti pubblici
verso la sessualità, i giovani e i giovani adulti mostrano una fiducia
entusiasta nell’amore. Noi vogliamo sostenere questa fiducia, senza
chiudere gli occhi di fronte alla fragilità dell’esistenza umana. Qui
scopriamo le tracce della "religione invisibile" nella vita dei
giovani, che si apre a domande sul senso della relazione umana, su che cosa
essa si regga e a cosa si possa affidare, aprendosi alla dimensione della
speranza.
Per questo, le esperienze dei giovani sono il punto di
partenza della pastorale e del lavoro a livello pedagogico-sessuale. Esse
offrono la possibilità d’avere cura della sensibilità verso il
significato dei rapporti sessuali. Ci auguriamo che si apra uno spazio per
lo scambio positivo sui valori dei giovani e sulla visione cristiana della
sessualità umana, uno scambio improntato al principio della chiarezza nel
dialogo e che abbia come presupposto il reciproco rispetto.
Vogliamo accostarci con un atteggiamento di comprensione
alla ricerca di senso dei giovani. I loro tentativi di ricerca devono essere
accettati senza preconcetti. I giovani scoprono ex novo il valore della
sessualità e del piacere, cercando di trarre sessualità – ora tema di
vita dominante per i giovani – dalle esperienze della vita quotidiana.
Poiché i giovani spesso rifiutano la commercializzazione
della sessualità, in quanto bene troppo prezioso per ridurla a merce, essi
si trovano davanti al nocciolo della concezione di fondo della Chiesa. Il
fatto che per i giovani le rappresentazioni di valore centrali nel rapporto
a due siano la comunicazione e i rapporti personali, può rappresentare un
arricchimento per la Chiesa.
Un non piccolo numero di giovani vuole vivere con grande
coscienza religiosa e impostare la propria vita secondo i criteri del
Vangelo. Lo dimostra anche la rinnovata ricerca di norme che offrano senso
nel campo della sessualità, e l’attesa di corrispondenti disposizioni
della Chiesa.
Ci rallegriamo per la nuova crescente comprensione nei
confronti dell’astinenza sessuale, e per la disponibilità a mantenere la
sessualità collegata al senso pieno dell’amore, all’interno del
rapporto matrimoniale. I responsabili della pastorale giovanile si trovano
davanti alla sfida di accompagnare questa tendenza, cercando di comunicare
con un linguaggio comprensibile e con motivazioni intelligenti gli
insegnamenti della Chiesa. Non da ultimo, essi sono chiamati a una
testimonianza personale di fede e di vita.
Se le domande e le esperienze dei giovani, i loro mondi
vitali e il tema esistenziale della sessualità vengono compresi come una chance,
l’agire a livello pedagogico-sessuale nella pastorale giovanile porterà
verso ciò che i giovani hanno da dire alla Chiesa. Per avere di nuovo
accesso agli uomini del nostro tempo, la predicazione della Chiesa su
sessualità, matrimonio e famiglia dovrà prendere sul serio le loro
esperienze.
Nello stesso tempo, la dimensione di contraddizione,
insita nella comunità della Chiesa per volere stesso del Vangelo, può
portare all’alternativa costituita da Gesù Cristo. Specialmente i
giovani, spesso attratti dalle possibilità di vita alternativa, possono
scoprire dimensioni nuove e inaspettate dell’amore.
Resistenza critica, interpretazione intelligente,
rispetto, pazienza e misericordia verso ciò che è provvisorio e incompleto
possono essere il modo di porsi nei confronti delle differenti situazioni di
vita.
La maturazione crescente
Per quel che riguarda lo scetticismo dei giovani e degli
adulti verso la dottrina della Chiesa, dobbiamo riconoscere che l’insegnamento
sulla sessualità nel passato ha prodotto fe-rite, in quanto non ha valutato
in maniera sufficientemente differenziata le concrete situazioni di vita,
spesso anche perché fin troppo permeato da influssi esterni (si pensi solo
al puritanesimo e alle sue ripercussioni).
Ci domandiamo se l’ideale del matrimonio formulato e
affidatoci dal Vangelo non permetta anche di valorizzare una ricerca di
fedeltà e di comunione personale durante l’età giovanile, che rispetti
la qualità di rapporto interpersonale. Prima che si instauri la piena
comunione sessuale, esiste un vasto spettro di relazioni sessuali – che
nascono cioè da ciò che caratterizza l’essere umano nella sua totalità
come essere sessuale – di diversa intensità e forme espressive; esiste
anche una scala graduata di espressioni di tenerezza. Queste relazioni
possono essere ritenute buone o giuste, finché esprimono la provvisorietà
e finché non viene loro conferita una intensità maggiore di quella che
corrisponde al rapporto personale che esiste tra i partner e alla intimità
che ne deriva.
La società attuale mostra che la concezione cristiana –
la quale vede nel matrimonio il luogo per la completa comunione sessuale –
da molti non viene più seguita. Da questo emerge chiaramente che la
rappresentazione cristiana del valore del matrimonio va perdendosi: Dio ha
creato la sessualità in vista del matrimonio, che solo in questo spazio
serba il suo valore. A questo riguardo, ci si deve chiedere il motivo per il
quale nascono le unioni di vita prematrimoniali e al di fuori del
matrimonio. In tante forme di convivenza non c’è una riserva di fondo
verso il matrimonio, bensì la convinzione che in una relazione accanto all’amore
e alla sicurezza ci debba essere anche la sessualità.
È vero che la convivenza, anche quando è improntata alla
ricerca dei valori della relazione, non corrisponde alla forma completa dell’amore
e della fedeltà relazionale, ma ciononostante non è nemmeno da mettere
sullo stesso piano delle relazioni in cui i valori citati non hanno nessun
ruolo, e dove la sessualità è considerata mera soddisfazione del piacere.
Nella vita dei giovani lo sviluppo della sessualità va
compreso come un processo di maturazione crescente. Ci sono riuscite e
fallimenti, passaggi intermedi, ma solo in pochi casi si tratta di
orientamenti già completamente maturati, che non possono più essere
cambiati. La Chiesa deve perciò comprendersi in modo particolare come
partner, che aiuta a cambiare orientamenti, a fare nuove esperienze e a non
perdere di vista la riuscita della vita davanti a Dio. Specialmente nel
campo della sessualità, un aiutante prudente può indurre più facilmente
al cambiamento che non uno che si atteggia a giudice. Dobbiamo proporre il
punto di vista della Chiesa non tanto intimando e ammonendo, quanto
sollecitando in modo convincente.
Ci chiediamo quale significato possano avere per la Chiesa
i cambiamenti negli orientamenti verso la sessualità. Anche la ricerca
comune di giovani e adulti nella Chiesa è una realizzazione della vita
cristiana. Sia i giovani che gli adulti possono imparare da questo. Ci
chiediamo anche come dal dialogo con i giovani possa scaturire un
rinnovamento dell’opera di evangelizzazione della Chiesa.
Lo scopo è sempre il ritorno e la conversione – i
cristiani non devono adattarsi a questo mondo (Rm 12,2) –, ma partiamo
dall’idea che il messaggio consegnatoci e la tradizione della Chiesa
possano essere annunciati anche attraverso le situazioni e le esperienze di
vita dei giovani. Qui non ci sono risposte veloci. Abbiamo bisogno di uno
spazio per uno scambio onesto. Così, la Chiesa diventa una comunità dove
si impara e dove si cerca di dare senso ai "segni dei tempi".
Nel cuore delle esperienze di oggi vogliamo sentire di
nuovo cosa ci dice Gesù Cristo e il messaggio biblico, ambedue vivi nella
Chiesa. Vi presentiamo quindi alcune impressioni, sottoponendovi alcuni
punti.
Guardare a Cristo
Gesù Cristo chiama ogni uomo col suo nome: così io sono
chiamato a fare la volontà di Dio. Io posso farmi catturare dal suo amore,
cambiare strada e guadagnare la vita.
Gesù annuncia il Regno di Dio, la buona notizia del dono
di Dio, che ci invita alla conversione. In lui sta il Regno di Dio. Ha avuto
inizio, ma per noi non è ancora compiuto. Gesù si mostra dove lo possiamo
riconoscere: si scoprono le sue tracce dove si accordano amore e giustizia,
dove gli uomini stimano i loro simili e non li sfruttano, dove gli uomini
non dominano ma intendono il servizio come autorealizzazione cristiana.
Gesù si rivela attraverso la sua posizione verso il
comandamento dello Shabbat, e cioè che la norma serve all’uomo e
non l’uomo alla norma. Gesù è venuto a chiamare i peccatori e non i
giusti. Ci mostra che quello che è decisivo è il cuore dell’uomo, il suo
atteggiamento interiore. Gli uomini col "cuore puro" sono lodati
nel discorso della montagna; ma nel cuore si annidano anche le ambivalenze
umane e la forza del male. Al male che viene dal cuore appartengono tutte le
altre cose: «i cattivi pensieri, l’impudicizia, il furto, l’adulterio»
(Mc 7,21s.; Mt 15,19).
Gesù Cristo mette le fondamenta per una nuova forma di
comunità, una famiglia nuova, fondata sulla disponibilità a vivere secondo
la volontà di Dio. E Gesù Cristo fa risaltare di nuovo il pensiero
originario della creazione di Dio, secondo la quale uomo e donna nel
matrimonio sono «una carne», e si appartengono per sempre.
Contemporaneamente, il Vangelo mette in collegamento
diretto il messaggio sul matrimonio con l’invito al celibato «per il
Regno dei cieli», che si comprende solo all’interno di una specifica
radicalità (Mt 19,3-12).
Entrambe queste realtà stanno in stretto rapporto fra di
loro. Entrambe sono modi per rappresentare e vivere il mistero dell’alleanza
di Dio con gli uomini. Senza stima per il matrimonio non può esserci una
verginità dedicata a Dio; se la sessualità non viene considerata un valore
alto, datoci dal Creatore, anche la rinuncia alla sessualità per il Regno
dei cieli perde il suo significato.
I cristiani hanno sempre espresso, come vediamo in Paolo
(1 Cor 7,25), una valutazione positiva del celibato volontario per amore di
Dio e degli uomini, a partire dai tempi del Nuovo Testamento. Nello stesso
tempo, con grande forza ed entusiasmo, hanno sempre onorato il matrimonio e
la famiglia, difendendoli contro ogni svalutazione. Incoraggiando la
castità e l’astinenza, hanno contrastato le varie forme di impudicizia
diffuse nel mondo pagano circostante.
In questo modo, hanno posto dei segni che per essi
diventavano dei connotati positivi di riconoscimento, e che trovavano
rispetto nel mondo di allora.
Il messaggio biblico e cristiano riguardante la
sessualità presenta tanti aspetti che talvolta esigono d’essere
riscoperti. Al centro resta sempre il valore che ha l’uomo per Dio. Gli
uomini realizzano questo valore con la disponibilità a sviluppare il loro
comportamento sessuale in un contesto di amore e di responsabilità. Il
messaggio biblico mostra come la sessualità e la gioia che ne deriva, e la
possibilità di trasmettere la vita sono doni buoni da parte di Dio.
L’importanza del linguaggio
Nel dialogo con i giovani è cruciale chiarire in positivo
le rappresentazioni dei valori della nostra fede. Proprio perché spesso il
loro rifiuto è conseguenza della scarsa conoscenza, ed è favorito da
rappresentazioni grossolane e stereotipate, i contenuti devono essere
proposti in modo differenziato e autentico.
Dobbiamo ancora trovare un buon linguaggio con il quale
comprendere insieme ai giovani le promesse e le sfide del messaggio
cristiano. Le sole norme, la pressione o la paura non aiutano a prendere
decisioni responsabili. L’umanizzazione della sessualità, e non la sua
demonizzazione o la sua deificazione, è l’obiettivo della fede cristiana.
Così diventano possibili esperienze esistenziali fondamentali: l’accettazione
di sé (identità), l’accettazione degli altri (relazione), l’esperienza
del piacere e la fecondità degli uomini. Amore, piacere e fecondità si
completano a vicenda: il diventare una cosa sola di un uomo e di una donna
è aperto alla nuova vita.
Nel nostro mondo reale il rovescio della medaglia è
difficilmente prevedibile. La sessualità può essere abusata per esercitare
un potere o per umiliare, può diventare una dipendenza nel tentativo di
dimenticare i problemi, senza però aiutare a risolverli. Quando la
sessualità viene strumentalizzata, oppure resa funzionale solo a
determinati scopi, ne deriva una manipolazione che impedisce lo sviluppo
umano.
Dal Vangelo apprendiamo che Gesù guarisce gli uomini
dalla malattia e dalla sofferenza. Li libera dalla svalutazione e dalla
sottomissione. Ci avverte: gli uomini non devono essere schiacciati. Gesù
sostiene in modo deciso il valore della donna. Ci mostra che Dio vuole
esseri umani capaci di relazione. Le guarigioni della donna ricurva, di
ciechi e paralizzati, sordi e muti riparano le potenzialità di relazioni
disturbate. Gesù guarendo i difetti fisici ci mette in guardia dal peccato
e ci libera per lodare Dio. Rinvia tutti a una vita veramente guarita: vuole
che abbiamo la vita in pienezza.
L’immagine biblica della sessualità che la Chiesa
trasmette, determina anche specifiche regole e norme. Nel loro insieme, esse
vogliono contribuire affinché la vita umana possa svilupparsi in modo
pieno, cercando in modo particolare di proteggere i deboli. Per questo,
invitiamo a vedere le norme riguardanti la sessualità e il matrimonio, la
genitorialità e la contraccezione, i rapporti prematrimoniali, l’omosessualità
e la masturbazione nel contesto di tutte le disposizioni e gli inviti che la
Bibbia ci fa, e ad accoglierle con un atteggiamento pieno di comprensione.
Capirle in profondità, penetrandone senso e contenuto è perciò un
presupposto decisivo.
Le norme non devono essere isolate. Si avverano in una
personalità dotata di moralità e attraverso il suo sviluppo. Peccato e
colpa dipendono dall’atto obiettivo, ma anche dalle condizioni, dalle
situazioni e dalle premesse personali. I cristiani sono chiamati, in
particolare anche nel dialogo con persone adatte, a formarsi un giudizio
personale e a trovare la propria forma di vita. A questo proposito, la
confessione è un aiuto importante. I cristiani sanno che la loro vita nel
mondo è sempre improntata alla realtà della croce. Durezze e rinunce,
mancanze e nuova fatica non sono solo realtà della vita, ma anche verità
cristiane dietro le quali si trova l’annuncio di salvezza di Gesù Cristo,
che rende possibile la conversione, il perdono e la riconciliazione.
Come ci poniamo
Se noi ascoltiamo, consideriamo e ponderiamo le domande
che ci pone la situazione di oggi, se ci avviciniamo all’ideale e ce ne
facciamo avvincere, seguiamo l’invito a guadagnare la vita. In questo,
ognuno è chiamato personalmente, nessuno può ritrarsi dalla sua
responsabilità.
I responsabili della Chiesa hanno qui un particolare
dovere. Sono in dovere verso la comunità della Chiesa e verso la comunità
cristiana quale luogo in cui esercitare la loro responsabilità nel prendere
sul serio i giovani e nell’accompagnarli sulla via della vita.
Non vogliamo percorrere la facile via dell’adattamento,
ma nemmeno quella di una doppia morale. Ci proponiamo di seguire l’invito
e l’indicazione di Gesù Cristo, ascoltando cosa dice la tradizione
biblica e della Chiesa, e proviamo a trasferire questo messaggio nel nostro
tempo. Ci premuriamo di vedere chiaro e senza eufemismi che cosa ci viene
incontro. Riconosciamo, come molti fanno, che l’invito di Gesù non
collima con quanto oggi viene affermato. Ma le sue indicazioni e il suo
richiamo alla conversione sono indirizzati a tutti.
Vogliamo sforzarci di non risolvere in modo precipitoso le
contraddizioni che incontriamo. Le tensioni fra ciò che determina il
comportamento del singolo e che sembra a lui plausibile e l’insegnamento
della Chiesa costituiscono oggi una sfida. Soprattutto vogliamo aprirci all’incontro
personale con Gesù Cristo, riconoscere sotto il suo sguardo buono che cosa
ci affida e come noi possiamo servirlo, con le nostre possibilità.
Assumere questi atteggiamenti significa in modo
particolare formare la coscienza, imparare a decidere consapevolmente e
accompagnare altri in questo processo. Consideriamo un onore scoprire nella
coscienza la "santità dell’uomo". Qui ognuno è chiamato
personalmente, e preso sul serio. Se andiamo a scuola da Gesù Cristo e
dalla tradizione della Chiesa, aiutiamo la formazione e la maturazione della
nostra coscienza.
Con l’occhio alla coscienza, il lavoro di pedagogia
sessuale accresce la sua qualità personale. Accompagna i singoli lasciando
loro lo spazio per trovare la propria libertà, affinché possano prendere
decisioni responsabili. L’esperienza etica della coscienza non è in
nessun luogo più intensa di dove l’uomo si assume la responsabilità di
altri. Il cuore di questa decisione di coscienza è il doppio comandamento
dell’amore (Mt 22,37-40).
Nel realizzare il comandamento dell’amore dobbiamo
prendere delle decisioni. Un’accurata decisione di coscienza merita
rispetto. Ma deve permettere che la sua "giustezza" sia misurata.
È pertanto necessario l’orientamento della parola di Dio e dell’insegnamento
della Chiesa. Errore e verità non possono pretendere lo stesso diritto.
Educare le coscienze
Proprio nel lavoro con i giovani sperimentiamo come siamo
tutti in cammino. «Nell’arco della nostra vita terrena siamo sempre alla
ricerca della riuscita del nostro amore. È vero che sappiamo di dover
essere buoni e che dobbiamo fare il bene, ma non in tutte le situazioni
sappiamo qual è il vero bene. Non di rado succede che, nonostante tutti i
nostri sforzi, non scopriamo la completa verità, perché la nostra
conoscenza e la nostra visione non basta, e perché non intravediamo tutti
gli aspetti di un determinato intreccio. Ma non sempre possiamo ritardare il
nostro agire finché conosciamo tutto in modo preciso e possiamo giudicare.
Talvolta la situazione richiede che ci decidiamo, e che agiamo secondo la
nostra decisione. Se cerchiamo ragionevolmente la verità e se decidiamo
secondo la nostra visione e conoscenza, lì troviamo la fedeltà alla
coscienza» (Catechismo degli adulti).
L’accompagnamento dei giovani nella formazione della
coscienza deve dunque essere la dimensione centrale del lavoro pedagogico.
La formazione della coscienza è un processo di apprendimento che dura tutta
la vita. La gioventù dev’essere educata alla responsabilità.
Il giovane non può essere né troppo coartato né
lasciato solo in caso di comportamento sbagliato. È giusto che si abbiano
delle pretese, ma non devono essere eccessive; devono essere trasparenti e
convincenti: i giovani capiranno che ha senso farle proprie e vivere secondo
esse.
Nel ricercare una sessualità buona e umana, abbiamo il
compito di far conoscere l’alternativa cristiana: la sessualità voluta da
Dio per il bene degli uomini.
Siamo convinti che l’immagine biblica e cristiana della
sessualità umana non è ostile alla vita o la sua negazione. Le norme,
anche se storicamente condizionate nelle loro forme, vogliono proteggere e
orientare il comportamento. Nessuna società umana, nessuna comunità – ma
neanche un singolo uomo – possono a lungo vivere bene senza norme. Norma
spesso significa anche restrizione. Ricordiamo però che spesso significa
sostenere qualcosa di umano e positivo, che è meglio non perdere.
La vita umana non dovrebbe dissolversi in soddisfazione e
sazietà, nell’abbondanza e in una pura vita di piacere. La padronanza
degli istinti, e anche la rinuncia, appartengono alla vita. La capacità di
rinuncia fa parte del vero amore. La Bibbia sa che scopriamo la vita nuova
quando prescindiamo da noi stessi, quando diamo a Dio il meglio, per
riaverlo in un modo nuovo. Per i cristiani la cultura della rinuncia,
attraverso l’osservanza dei consigli evangelici, viene sottolineata e
determinata dall’invito di Gesù Cristo alla povertà, alla castità e all’obbedienza.
Nelle singole biografie e nelle diverse situazioni dovrebbero essere un
momento importante di ogni vita cristiana. Il dono della sessualità ci è
stato affidato per darle forma e per dominarla, nel matrimonio o nel
celibato. Una castità compresa in questo senso richiede, come anche in
altri ambiti, coraggio e lotta: un impegno prezioso, perché può aprire a
nuove dimensioni.
Noi stessi, come i giovani, sappiamo che nell’ambito
della vita a due, nell’amicizia e nella sessualità vissuta in modo
responsabile non ci sono solo fallimenti e naufragi, ma anche mancanze e
colpe. Dobbiamo saper vedere anche questa oscura e umiliante realtà. La
certezza della misericordia di Dio ci dà il coraggio di ammettere la colpa
e di chiedere perdono alle persone che abbiamo offeso. Simili esperienze
servono anche a riconciliarci con i giovani, i quali in previsione di
possibili e poco edificanti passi falsi vogliono crederci di nuovo.
Diversamente da una pedagogia che proprio nell’ambito sessuale ha
introdotto in modo unilaterale l’errore e la colpa, vogliamo considerare
nostro compito svegliare la chiamata a una vita nell’amore, e invitare in
questa prospettiva alla conversione. Riteniamo che sia un obiettivo
importante la guida competente e adatta ai giovani verso le forme di
riconciliazione della Chiesa e verso il sacramento della penitenza.
L’alternativa cristiana guadagna, sotto questi aspetti,
in forza persuasiva. Avendo fiducia in loro, lo vediamo come un obiettivo
gratificante e attraente.
Nella Chiesa e nella pastorale giovanile dobbiamo porci
senza paura e pregiudizi le domande riguardanti l’omosessualità e gli
omosessuali, anche se non troviamo facili risposte.
Dev’essere evidente che ogni essere umano omosessuale
possiede il suo inalienabile valore di figlio o figlia di Dio, di fratello o
sorella di Cristo. Appartiene alla Chiesa come gli altri, e deve vivere la
Chiesa come luogo di comunione fraterna. Che i cristiani abbiano contribuito
alla discriminazione degli omosessuali appartiene ai capitoli controversi
della nostra storia.
Contro le discriminazioni
Comprendiamo come i giovani omosessuali, consapevoli del
proprio valore, si battano contro la discriminazione e si adoperino per una
sessualità responsabile. Ma ci poniamo anche la sfida della tradizione
biblica e della Chiesa che vede l’unione di un uomo e di una donna, come
anche la trasmissione della vita, come fondamento e scopo della sessualità
umana. I giovani devono essere orientati e accompagnati verso ciò. La
Chiesa ha sempre considerato l’omosessualità praticata come un disordine
oggettivo. Con questo proibisce di proporla come possibile alternativa nella
pastorale giovanile.
Gli omosessuali sono invitati, come gli eterosessuali, a
integrare la sessualità, secondo le possibilità, nell’insieme della loro
personalità. Anche gli omosessuali hanno diritto all’aiuto e all’accompagnamento
verso una vita responsabile, anche da parte della pastorale. Il giudizio che
l’omosessualità praticata non è una normale variante della sessualità
vissuta nella relazione fra un uomo e una donna uniti in matrimonio non può
portare a discriminazioni nella Chiesa.
La grandezza, la bellezza, la misteriosa e sconvolgente
forza della sessualità ci sono donate, ci sono affidate come dono gratuito.
Affinché essa possa mettersi a servizio della nostra realizzazione, è
nostro compito darle forma responsabilmente. Che la nostra vita, talvolta
ambigua e per molti aspetti frammentata, venga salvata e santificata in
Cristo, è esperienza che noi viviamo come promessa e incoraggiamento.
Con questa nostra lettera invitiamo a continuare il
dialogo – senza paura, nonostante tutte le difficoltà – sulle domande
che con sincerità abbiamo posto. Questo vale per i giovani, le
collaboratrici e i collaboratori nella pastorale, i genitori e i vescovi.
Nell’ascolto e nello scambio reciproco il nostro scritto può rendere
possibile un nuovo modo di affrontare questo tema. Esperienze diverse
possono essere produttive. È nostro desiderio imparare da queste. Ci
terremmo a continuare il dialogo con voi e ci farebbe piacere conoscere le
vostre reazioni sui contenuti e sulla forma di questa lettera.
Vi incoraggiamo nell’accompagnare i giovani come amici
buoni e leali, intendendo la pastorale giovanile anche come un campo in cui
c’è da imparare, esercitandosi a sopportare le tensioni e i conflitti
della vita.
Noi tutti possiamo e dobbiamo essere per tutta la vita
discepoli di colui che è il maestro di tutti.
I vescovi della Commissione per la gioventù, sostenuti
dalle e dai consulenti, vi ringraziano e sono disponibili di non lasciarvi
soli nel vostro lavoro.
Il vostro vescovo dr. Franz-Josef Bode
(presidente della Commissione per la gioventù
della Conferenza episcopale tedesca).
Osnabruck, settembre 1999.
(Traduzione dal tedesco di Harma Keen)
|