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Personaggi:
Maurizio, Nora, Capostazione
Lo scenario è
semplice: una delle tante stazioni ferroviarie, un ex marito e sua moglie.
Poi, il capostazione, un gatto, una valigia. Protagonista, insieme ai
personaggi, anche un temporale i cui lampi e tuoni assurgono a simbolo di
quanto succede fra un padre e una madre che sono alla ricerca di un
incontro che migliori la situazione del figlio. Bisogna scegliere parole
giuste per superare i silenzi che hanno frapposto dei muri nelle relazioni
di coppia. Sarebbe tempo di cambiare. Ma serve una grande forza morale.
Qui vogliamo fornire un testo che le compagnie teatrali, anche
parrocchiali, potranno agevolmente rappresentare in occasione della
giornata della famiglia.
STUDIO
IN ATTO UNICO
IL
TEMPORALE
di Giorgio Conconi
(medico
e scrittore)
L'azione
si svolge nella sala di attesa di una stazione ferroviaria secondaria della
Bassa Milanese, verso le cinque di una sera di fine aprile. Fuori imperversa
il temporale. Di tanto in tanto lampi e tuoni. I personaggi sono:
Maurizio, uomo di mezza età, molto ricco. Nora,
sua moglie, cinque anni più giovane di lui. Il Capostazione,
un uomo anziano. Nora indossa un impermeabile rosso, Maurizio uno chiaro;
sono molto eleganti. Siedono attorno a un piccolo tavolo quadrato: la donna
con le spalle verso un muro laterale, l’uomo rivolto alla platea. Fra loro
una cordialità formale. L’uomo ha, sul pavimento, accanto alla sedia una
valigia di pelle.
Nora (guarda seria il volto del marito):
«Non vedo Luca nei tuoi occhi».
Maurizio (soprappensiero): «Si ricorda di me?».
Nora (sorride forzata): «Come potrebbe
dimenticarti?»..
Maurizio: «È passato
molto tempo...».
Nora: «8 anni. Sono molti? Ne aveva appena
compiuti dieci, allora...».
Maurizio la guarda incuriosito.
Nora: «Non fingere di non
capire. Non è tanto per il tempo, quanto per quello che è successo».
Maurizio: «Mi rendo conto. Ma adesso lui...»
Nora: «Certo, gli manchi».
Maurizio (trattiene a stento la gioia): «Davvero?».
Nora (adirata): «Che cosa credevi?».
Maurizio (pensieroso): «Non saprei. Non so...».
Nora (decisa): «Non gli ho insegnato a odiare suo
padre per quello che ci hai fatto... Anzi, ho tentato
di parlargli perché capisse... Poi non so nella sua testa... È certo che
quando sente di te, si illumina... Se fossi venuto a casa l’avresti
incontrato... Invece questo misterioso modo di volermi vedere... Tu, con le
tue macchine sportive, arrivare in treno... In una stazioncina dove si
fermano quasi solo i treni dei pendolari... Che senso ha?...».
Maurizio: «Non ne ho avuto il coraggio. Prima
volevo parlare con te. Avresti potuto non venire qui... Le ragioni non ti
mancano...».
Nora (lo fissa in maniera interrogativa): «Non
pensi mai come gli altri, tu... Se lo facessi sapresti che il tempo ha il
grande pregio di acquietare l’ira... E l’indifferenza che subentra è
forse la vendetta più terribile».
Maurizio: «Non ebbi coraggio, allora, né di
farmi vivo in questi lunghi anni. Non volevo approfondire la ferita».
Nora (sarcastica): «Non c’era nulla che avresti
potuto approfondire. Fu subito profonda, allora. Un biglietto con scritto:
"Mi sono innamorato di un’altra. Perdonatemi". Semplice come un
copione di telenovela delle tre del pomeriggio, per signore sole. Fin troppo
semplice: un marito di quarantaquattro anni si innamora di un’altra e...
la moglie lo dovrebbe perdonare. Di’, credevi davvero che lo avrei fatto?
O lo scrivesti perché l’avevi visto al cinema?...».
Maurizio: «Ti prego, non perdiamo il buon
gusto... Speravo che almeno capissi. Antonella mi fece sentire un ragazzino,
uno della sua età. Diciannove anni! Mi sentii così veramente anch’io...
Tu non sai che cosa vuol dire per un uomo... È alla mia età di allora e
forse prima che incomincia la paura di invecchiare e uno desidera fortemente
avere la possibilità di tornare indietro nel tempo».
Nora (ironica): «Certo, una donna non può
capire... Per lei il tempo che passa è solo un ricupero di gioventù. Non
lo sapevi? Anzi, quando avrò settant’anni farò innamorare un bel giovane
di venti... Biondo, con gli occhi azzurro-elettrico, atletico, senza pancia,
dolce e servizievole...».
Maurizio (risoluto): «È proprio necessario
continuare così?».
Nora (per conto suo): «La stupenda Antonella! Se
non fosse stata la voce degli amici non mi sarei accorta di nulla... Il bel
professore di ginnastica per hobby, che si innamora dell’allieva dell’ultimo
anno di liceo... Non c’è nemmeno una briciola di classe. È di una
banalità che si avvicina al volgare... Nessun pathos, nessun...».
Maurizio (offeso): «Come puoi dire queste cose
senza sapere?... Con Antonella fu e rimane vero amore! E poi non fu
improvviso. Prima passò più di un anno. Parlammo tanto fra noi. Lei fu
capace di mettere in luce i lati più belli della mia vita...».
Nora (ride nervosa): «Immagino, immagino...».
Maurizio (spazientito): «Mi fece subito sentire
importante, vero, capace di molte cose...».
Un lampo e un tuono lontani.
Nora (appoggia la testa contro il muro. Tiene per qualche
momento gli occhi chiusi. Poi torna a guardare il marito):
«Anche noi prima di sposarci parlammo molto. Fummo fidanzati per tre anni.
Ricordi?... Non passava giorno che non ci incontrassimo, anche per pochi
minuti. Per dirci qualcosa... Magari solo: come stai?... Com’è andata l’università?...».
Maurizio: «...Poi il tempo prese a correre in
modo caotico, irrefrenabile... L’azienda di famiglia e l’insegnamento,
da parte mia… Tu spesso in viaggio per il giornale... Poi Luca…».
Nora (polemica): «...E io a casa...». (Poi
seria): «La verità è che attribuimmo troppa importanza alle cose che
non ne avevano. La carriera, le relazioni sociali, i ricevimenti ai quali
non si poteva mancare, il successo che sembrava sempre a portata di mano...».
Maurizio: «Ma erano cose fondamentali!... E
rimangono tali...».
Nora: «No, Maurizio. Sono veramente poche le cose
importanti della vita e se le sai riconoscere ti prendono completamente e
non hai più bisogno di nulla... Sono il nascere... L’amore... La morte...
Tutto il resto è abbellimento o inutile ornamento. Mettila come vuoi. La
prima e l’ultima non dipendono da noi. Quella in mezzo, sì. Ed è l’amore
che dà un senso alle altre due. E tu l’hai sciupata...».
Maurizio: «Non sono d’accordo: l’amore è...».
Nora: «Abbiamo fallito, Maurizio... Tutti e
due... Avrei dovuto essere io la tua Antonella... E anche tu avresti dovuto
farmi sentire la tua Antonella. Abbiamo fallito in due... Non illuderti,
però: tu hai fallito più di me».
Maurizio (quasi rasserenato): «Perché non
cercasti di fermarmi?».
Nora (ride nervosa): «Fermarti?... Che cosa dici?
Occorreva prima capire che ti stavi muovendo... E poi, chi è mai riuscito a
fermare un maschio in calore?».
Maurizio: «Non merito questo insulto. Il sesso
non fu tutto...».
Nora (sorride): «Dimmi: Antonella ti trovò
bello, saggio, ricco?...».
Maurizio: «Certo, non fu per interesse...».
Nora: «Ho capito: vide in te l’uomo che avrebbe
voluto accanto a sé in età matura».
Maurizio: «Non è vero! Trovò in me l’uomo che
completava la sua vita... E mi diede tutta se stessa, come avrebbe fatto con
un coetaneo... E in questo modo mi allungò la vita... Mi permise di
realizzare il sogno di tutti gli uomini: ritornare giovane... con l’esperienza...,
consolazione beffarda del tempo fuggito...».
Nora: «Mio Dio, ti ripeti!... Uomini!... Avanti,
allora! Non è poi così difficile... E, dimmi, sarebbe stupido chiederti
qual è invece il sogno delle donne?».
Maurizio: «Che c’entra. Sapevo che anche tu
avresti potuto rifarti una vita. Non ti mancava nulla...».
Nora: «Nulla? Lo decidesti tu?».
Maurizio: «Non problemi economici, né di
carriera. Non la bellezza... Sei ancora molto bella...».
Nora: «Ancora! Non ti rendi conto di essere
sgarbato?».
Maurizio: «Ti giuro...».
Nora: «Sccc! Ottavo comandamento...».
Maurizio: «Senza scomodare i comandamenti, ti
trovo davvero bellissima».
Nora: «Lo dici perché dica la stessa cosa di
te?... Invece, no. In questi anni ho capito che i canoni estetici non
servono per giudicare una persona, nemmeno... esteticamente».
Maurizio: «Mi restituisci la... cortesia?».
Nora (stacca la testa dalla parete e lo fissa negli occhi):
«Quando te ne andasti, mi domandai come avessi potuto essere stata così
cieca... Passai giorni e notti per tentare di capire... Dov’era
incominciato il mio errore? Forse nel non tenere nel dovuto conto che l’amore
si deve ravvivare ogni giorno? Avremmo dovuto parlarne insieme. Parlare...
parlare... parlare... Ritornavo sempre lì. Oh, Dio!, ci hai donato la
parola e che uso ne facciamo? Per tutto, tranne che per parlarci...
Declamare... Incantare... Ingannare... Rabbonire... Imprecare... Dire per
non dire... Nei romanzi si legge che "il loro amore non aveva bisogno
di parole...". Niente di più falso e di più stupido. È anche per
questo che non si leggono più romanzi... Non potendomi dare risposte, mi
convinsi che solo con il passare del tempo mi sarei fatta una ragione della
tua partenza... E così avrei voluto che il tempo passasse in fretta, molto
in fretta. Non certo tornare indietro. Avanti, invece. Sempre più avanti...
Abbiamo di queste trovate quando vogliamo mettere la sofferenza dietro le
spalle o quando siamo in attesa di un evento felice. È così che si sciupa
il tempo... E allora il tempo si vendica... Si è vendicato anche con noi...
Passa, ma si concentra nel ricordo, che forse resta assopito, sempre pronto
a risvegliarsi...».
Maurizio accarezza Nora su una mano, ma lei la ritrae.
Nora: «Sai che mi prende un
dolore dietro il petto quando ripenso a quei giorni, dopo la tua partenza?
Allora c’era anche orgoglio ferito, certo... Qualcosa però mi sfugge
ancora... Perché è successo proprio a noi?... Già, perché? Ad altri che
pure non si parlano non succede... Forse è per questo che oggi sono venuta
a incontrarti... Prima, il tuo lungo silenzio mi aveva illuso che fosse
subentrata in me una benefica indifferenza».
Maurizio (sembra contento): «Accettando di
venire, mi hai reso felice».
Nora (a se stessa): «Per fortuna non mi è
mancato qualcuno che mi volle subito bene... (rivolta a lui). Ma
questa è un’altra faccenda».
Maurizio (mal trattenendo la delusione): «Hai
dunque qualcuno anche tu?».
Nora: «Alla delusione e alla solitudine nessuno
resiste a lungo. Dovresti saperlo».
Maurizio: «Certo, certo... Sono contento per te».
Altro lampo e tuono lontani. Nora lo guarda e sorride. Lo
accarezza su una mano, ma questa volta è lui a ritrarla.
Nora: «Bene! Siamo entrambi
felici e contenti».
Maurizio: «Sì. È meglio così. Quando me ne
andai l’unico mio desiderio fu che trovassi qualcuno che ti meritasse».
Nora: «Ora sì che sei carino!... È certo che,
prima, non mi meritai uno come te...».
Maurizio: «Ritorni acida. Non potremmo evitare di
farci del male, almeno oggi?».
Nora: «Eppure in chiesa, quando ci sposammo,
davanti a Dio testimone, sembravi sincero anche tu».
Maurizio: «Eravamo così giovani! ...L’amore
eterno... Dio... Chi a quell’età rinuncia a una cerimonia così
suggestiva?... Poi la vita insegna come sta veramente la faccenda... Le
persone dovrebbero sposarsi verso i cinquant’anni quando la vita ha ormai
terminato la sua lezione... Non ci sarebbero molti matrimoni. In compenso,
meno guai...».
Nora: «Non bestemmiare, ti prego. Sarebbe un
peccato grave e inutile contro natura».
Maurizio: «Non dire che la pensi diversamente».
Nora: «Sì, invece. Io sono quella di allora.
Credo come in quel giorno, forse di più».
Maurizio (con sarcasmo): «E intanto sei con un
altro...».
Nora (con ira): «Sarebbe stato bene che non ti
avessi incontrato, oggi! Non ho chiarito nulla più di allora e ti ho
confessato un tormento».
Maurizio: «Scusami. Non ti biasimo, sappilo.
Sarei un idiota. È più che naturale che anche tu ti sia rifatta una vita».
Nora: «In questo modo ti allevio un rimorso e ti
senti a posto».
Maurizio: «Continuando di questo passo, ci
facciamo del male inutilmente...».
Nora: «E non serve a nessuno...».
Entra in scena un gatto nero. Attraversa il locale.
Miagola. Resterà per il tempo ragionevole in cui potrà essere trattenuto.
Maurizio (si agita): «Lo
sapevo, è una giornata no! Pussa via, gattaccio nero della malora!».
Nora (affettuosa): «No, bel gattino, non gli
badare! Vieni, vieni... Non far caso alle stronzate degli uomini... (Rivolta
all’uomo). Anche tu hai i peli tutti neri, se ben ricordo...».
Maurizio: «Ma io non ho mai portato sfiga!...».
Nora: «Sicuro?...». (Il gatto le si avvicina
e lei lo accarezza).
Maurizio: «Il nostro è stato solo un incidente
di percorso...».
Nora: «A duecento all’ora con salto di
corsia...».
(Prende in braccio il gatto e lo accarezza. Poi tutto
dipenderà dal comportamento del gatto, che sarà lasciato libero di agire
come vorrà).
Maurizio: «Quel gatto mi rende
nervoso».
Nora (senza badargli): «Vorresti incontrare Luca?».
Maurizio: «E me lo chiedi?... Dimmi che cosa
pensa di me».
Nora (mal celando l’ironia): «Che sei suo padre».
Maurizio: «Che cosa gli raccontasti?».
Nora: «La verità: che te ne eri andato con la
tua allieva più bella...».
Maurizio: «E lui?».
Nora: «Applaudì, ovvio!... Via, non fingere
quello che non sei!... Soffrì come un cane. Non mi rivolse mai tanti
perché come in quel tempo... Perché?... Perché?... Perché?...» (chiude
gli occhi e scuote la testa, continuando ad accarezzare il gatto. Se invece
questo se n’è già andato, la donna si copre le orecchie con le mani,
come per ripararsi da un rumore ripetuto, assillante).
Maurizio mostra dispiacere e sconforto. Si alza in piedi
nervoso. Poi si calma e torna a sedersi. Entra in scena il capostazione, un
uomo anziano. Si rende conto della situazione e indugia sulla porta. Di
fronte al silenzio che subentra prolungato, si raschia la gola e parla.
Capostazione: «Scusate, il
treno per Bologna è in leggero ritardo».
Maurizio: «Grazie».
Il capostazione esce. Maurizio (con imbarazzo): «E
come si trova Luca con lui?...».
Nora (quasi divertita): «Con il suo nuovo padre?».
Maurizio (con stizza): «Ora sei tu che
bestemmi!...».
Nora: «Scherzavo... Mi capita per
sdrammatizzare... Si trova bene, certo. A volte sembrano fratelli».
Maurizio: «Sant’Iddio, con chi ti sei messa?...».
Nora (ride divertita): «Che cosa hai capito?
Intendevo che lui si sente giovane giocando con Luca...».
Maurizio: «Giocando?... Giocano... A cosa?...».
Nora (evita la provocazione): «...A golf. Giocano
a golf».
Maurizio (scandalizzato): «A golf? Ma non è
gioco adatto a Luca!...».
Nora (guarda l’uomo con curiosità). Maurizio:
«Fin da piccolo era un ottimo mediano centrale. Il calcio è il suo
sport!... Il golf non è per giovani come lui...».
Nora: «Sei mai stato su un campo da golf?...».
Maurizio guarda Nora con curiosità.
Nora: «C’è tanta bella
gente. Campioni giovani dal fisico stupendo, i movimenti eleganti e
calibrati... Uno sport aristocratico, dove cervello e muscoli sono in
perfetta sincronia... Mai visto Tiger Woods, Darren Clarke o Lee Westwood?...».
Maurizio (sul punto di esplodere): «Ma... Ma
se...».
Nora: «E quelli meno giovani, sono senza dubbio
ben conservati...».
Maurizio: «Non capisco. Non capisco proprio...».
Lampo e tuono più forti degli altri.
Maurizio (sobbalza per lo spavento):
«Immagino che anche tu abbia imparato a giocare a golf...».
Nora: «Me la cavo».
Maurizio: «Spero che Luca non abbia abbandonato
gli studi».
Nora (ride): «Per il golf? Oh, mio Dio, sei fuori
strada! Luca prende la maturità quest’anno. È uno dei migliori. Poi
andrà ad Harvard con lui...».
Maurizio (disperato, alza la voce): «Con lui,
chi?... Ah, con il nuovo padre che gli hai portato in casa!...».
Nora: «E voi? Niente cicogna?...».
Maurizio (sul punto di avventarsi su di lei. Poi si
trattiene).
Nora (appoggia la testa di nuovo contro la parete. Dopo
una pausa ritorna a guardare il marito): «Non
dovevamo incontrarci, te ne rendi conto anche tu?...».
Maurizio: «Scusa, non intendevo... È che Luca è
mio figlio. Gli ho sempre voluto bene...».
Nora: «In otto anni non ti sei mai fatto vivo con
lui... Per non turbarlo, immagino...».
Maurizio: «I figli restano figli, comunque».
Nora: «Anche i padri... Almeno così dicono...».
Maurizio (sembra spazientirsi, ma subito riprende il controllo di sé):
«Se venissi a casa, come la prenderebbe?...».
Nora: «Potrei sondare il terreno... In fin dei
conti hai ragione: sei sempre suo padre...».
Maurizio: «Te ne sarei grato».
Nora: «Lo faccio per Luca. Non voglio privarlo di
nulla. Neppure della possibilità di rifiutarsi di...».
Maurizio: «Capisco...».
Un lampo e un tuono molto forti.
Maurizio (sobbalza sulla sedia, Nora sorride calma. Poi
anche lui sorride): «Siamo cambiati. Un tempo eri
tu ad avere paura dei tuoni e io mi divertivo. Vedo che ora le parti si sono
invertite. Se si avvicina un temporale non amo stare fuori. Mi danno
fastidio i fulmini, i tuoni mi fanno scoppiare le orecchie. Tu sembri
indifferente... Allora invece, quando c’era il temporale ed eravamo a
letto, ti rannicchiavi nel mio abbraccio... Dormivamo nudi, ricordi? E io,
con il mio corpo, riscaldavo la tua paura... E tu...».
Nora: «Ti prego...».
Maurizio: «Poi facevamo l’amore... Era
dolcissimo, dopo la paura...».
Nora (alza la voce): «Ti prego, ti prego!».
Maurizio: «Già, ora non ti spaventi più...».
Nora: «Dopo otto anni che sono sola, nel letto e
fuori, sono i lampi e i tuoni ad avere paura di me!... Sono sicura che se un
fulmine stesse per colpirmi, cambierebbe direzione all’ultimo momento...».
Maurizio (sorpreso, non riesce a nascondere un sorriso):
«Ma allora...».
Nora: «Allora, niente!».
Maurizio: «Lasciami almeno dirti che, nonostante
Antonella, non ho mai smesso di amarti. In questi anni ero come un ragazzino
che marina la scuola. Non posso negare di essere stato felice... Una
felicità con la "f" minuscola, però... L’amore, invece... L’amore
per voi... Ecco, in un certo modo, voglio proprio dire questo... che...».
Nora: «...Che hai l’animo naturale del
bigamo... O vuoi dire che la bella Antonella ti ha scaricato?».
Un lampo e un tuono molto forti. Entrambi rimangono
indifferenti.
Maurizio: «Che cosa intendi
dire?».
Nora: «Vuoi che ripeta la domanda?».
Maurizio: «Quanto sai essere crudele!.. E anche
volgare...».
Nora: «Dimenticavo che mi hai sempre considerata
una giornalista di serie B... Infatti, secondo te, non sono degna di un
quotidiano di importanza nazionale. Non uso parole difficili. Solo quelle
della gente di tutti i giorni. Mi preme farmi capire da tutti. Senza
fraintendimenti. Non tratto ogni giorno di omosessualità, incesto, erotismo
hard. Di queste cose si possono leggere opere di tremila anni fa, scritte in
modo mirabile ed elegante dai classici greci e latini. Anche loro di
semplicità purissima… Ci sono in edizione economica, lo sapevi?... Mi
occupo invece di cultura per un settimanale… (Fra sé). Se ce n’è
rimasta ancora di cultura... Il mio direttore mi ha dimezzato lo spazio
proprio in questi giorni…Se non fosse per la proprietà, che tiene in gran
conto anche la cultura che non c’è, lui mi avrebbe trasferito allo
sport...». (Di nuovo rivolta a Maurizio). «Comunque, per il tuo
caso, chiarisco: la bella Antonella ti ha mollato? Ha trovato qualcuno che
la fa sentire più giovane? Le è venuto finalmente il coraggio di liberarsi
di te? Si è sgravata, s-b-a-r-a-z-z-a-t-a di te?...».
Maurizio: «Basta!.. Non sono disposto a subire
oltre... Ti prego, un po’ di classe...».
Nora: «Già, la classe! Dimenticavo... Tu tieni
molto alla classe... La bella Antonella è figlia di opulenti commercianti,
e non mi risulta che allora fosse donna di classe, di particolare
sensibilità d’animo... O sei riuscito a essere il suo perfetto pigmalione?...
Chissà come sarà oggi! Come se la cava nella buona società?...».
Si susseguono tre-quattro lampi e tuoni molto forti.
Nessuno dei due è spaventato.
Maurizio: «Oggi ho insistito
per incontrarti, fuori degli occhi di tutti, in questa stazioncina, con il
capostazione venuto da lontano, per... per... chiederti perdono e per...
sapere..., vedere Luca...».
Nora (lo guarda stupita. Lui abbassa lo sguardo. La donna sembra parlare con
se stessa): «Se ci fossimo parlati di più!...
Quanti silenzi comodi e pericolosi ...Bastava che almeno uno dei due, non
importa chi, non si abbandonasse a lasciar correre... Uno dei due, quello in
grado di intuire quanto stava per accadere nell’altro...».
Maurizio (sempre con lo sguardo sul tavolo): «Sì.
Forse tutto cominciò da lì ...Ma tu..., Luca... siete sempre...»
Nora: Ti prego, non cadiamo nella telenovela...».
Maurizio: «È chiederti troppo di perdonarmi?».
Nora: «Il perdono! È con l’amore la cosa più
grande... Il preludio dell’amore… Capace di rinvigorire, rinnovare l’amore...».
Maurizio (pieno di speranza): «Capisco...
Allora...».
Nora: «No, non capisci».
Maurizio: «Sì, invece...».
Nora: «La fai semplice, tu!... Hai tutto da
guadagnare in questo modo... La natura umana invece è complessa, nella sua
meravigliosa... complessità. Per questo non può essere banalizzata in una
delle sue facoltà più belle, quella del comunicare, come nessun’altra
creatura è in grado... Poche parole però come il perdono implicano un
impegno profondo che si proietta nel tempo, coinvolgendo passato, presente e
futuro. Una delle colpe più gravi del nostro tempo è quella di avere
svuotato le parole del loro significato. Così amore, perdono, fedeltà sono
diventate scatole vuote. Affascinanti finché si vuole, ma vuote. Scene di
teatro che mimano soltanto la realtà. È per questo che hanno successo le
telenovela...».
Maurizio (ironico): «Ti hanno colpito le
telenovela».
Nora: «È per farmi capire meglio...».
Maurizio (sarcastico): «Già... Altrimenti non
riuscirei a capire...».
Nora: «Da quello che accadde otto anni fa sembra
proprio... di no... È che il tradimento sovverte...».
Maurizio (la interrompe adirato): «Tradimento!
Hai sempre amato rendere tragici i fatti comuni!... Uno se ne va e basta...
Tutto qui... Libero lui, libera lei. Lo sai che siamo nel 2000?... Se queste
faccende fossero viste come un tempo, allora il mondo è pieno di... di
traditori!».
Nora (senza badargli, paziente): «Il fatto ha
coinvolto te, me, Luca, i nostri genitori, gli amici. Ha dato sfogo a mille
pettegolezzi (con sarcasmo), la linfa vitale di una comunità... (un
momento soprappensiero)... E Antonella, naturalmente».
Maurizio (adirato): «Tradimento! Non sei per
nulla cambiata: hai una propensione naturale per complicare le situazioni!».
Nora (sempre calma): «È per non perdere di
vista, per capire, insieme, quello che era veramente successo... Per
superarlo... E il perdono avere un senso...».
Maurizio (di umore sempre più nero): «In questo
modo il tuo perdono diventa un affare di stato... Posso benissimo farne a
meno!».
Nora: «Volevo renderlo reale, profondo... Ma se
ti basta il mio perdono, così, come succede nelle telenovela, non te lo
nego. Non posso negartelo. (Tra sé). Il perdono è presso Dio...».
Maurizio (picchia una mano sul tavolo): «Non so
neppure io che cosa mi abbia portato a volerti incontrare! Comunque mi è
servito almeno a non avere rimorsi...».
Un lampo e un tuono molto forte. Poi si ode la campanella
del treno in arrivo. Maurizio si alza, prende la valigia e, senza guardare
Nora, esce dalla scena. Anche la donna se ne va pensierosa. Si ode il treno
che riparte. Subito dopo entra il capostazione, un uomo anziano.
Capostazione (guarda verso il pubblico, ma all’inizio
sembra parlare con se stesso. Le parole storpiate possono rivelare
ignoranza, ma anche ironia): «Se n’è andata
anche lei. Senza volerlo ho ascoltato parte dei loro discorsi. Vogliono
chiudere questa stazione quando andrò in pensione io... Ma io tengo duro
più che posso. Qui transita l’umanità. E questi due... I tempi sono
cambiati da quando ero giovane io. Dicono che oggi siano migliori... È l’èra
degli astronauti, ma anche del ritorno dei maghi e delle fattucchiere... Ci
sono le bistecche in polvere per i bambini e la carne macinata di Amburgo
per i più grandi... L’e-mail... Lo schermo a colori, frastornante
di parole che ci porta in casa il circo equestre globale... Monologhi,
dialoghi, tavole rotonde o bislunghe, senza licenza di risposta o di
partecipazione... Ma è ancora l’èra di tante persone che la mattina
molto presto prendono qui il treno per recarsi al lavoro lontano. La sera
ritornano tardi, stanchi e storditi. Il venerdì sera i giovani vanno in
discoteca a sballare, sicuro proprio a sballare... I meno giovani il sabato
hanno un secondo lavoro per avere la seconda automobile, che usano raramente
per mancanza di tempo... Passano i treni la mattina e la sera carichi di
passeggeri cosiddetti pendolari. Pochi parlano... Dicono che molti di loro
dopo cena si mettono a comunicare l’un l’altro con l’e-mail... Ma
non ci credo. È un trucco per vendere, l’e-mail... Che cosa
sarebbero gli uomini se non posassero più le parole sulle ali della
voce?... Le parole, già... Almeno questi due, oggi, nonostante tutto, si
sono parlati. Le parole buone e vere vengono dall’anima, quelle cattive e
false dagli scarti del corpo...».
(Si rivolge direttamente al pubblico): «Signori,
nella vita ho imparato che le parole buone e vere hanno vita breve se non
vengono alimentate di continuo dal cuore, quelle cattive e bugiarde invece
non hanno bisogno di nessun sostentamento: durano a lungo e a lungo danno
cattivo odore... Buona notte!».
Il capostazione si volta ed esce di scena.
Sipario
Giorgio Conconi
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