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In
Gran Bretagna vi è scontento tra le madri lavoratrici. L’Honduras
sancisce l’equità tra i sessi anche in Parlamento. I disabili francesi
non frequentano le scuole. La Romania progetta nuove norme per la tutela
dei bambini. In Italia, Telefono Azzurro traccia una mappa dei disagi
infantili mentre l’Istat segnala le diverse forme di famiglia. In
Gran Bretagna la maggioranza delle donne che hanno almeno un figlio
preferirebbe rimanere a casa, ma non se lo può permettere. Secondo una
recente indagine condotta dal mensile Mother and Baby, le
neo-mamme, che dopo aver partorito vorrebbero dedicarsi a tempo pieno alla
cura della prole, raggiungono l’81%. Tuttavia, ridurre drasticamente le
entrate di casa è un rischio che poche donne si sentono di affrontare,
anche se quando tornano a lavorare solo il 6% si considera «pienamente
soddisfatto».
Lo scarso appagamento professionale non è l’unico
problema: i costi delle baby-sitter e degli asili nido sono
talmente alti che per due terzi delle mamme il lavoro migliora sì la
situazione finanziaria domestica, ma di poco. Inoltre i sussidi statali,
pari a 105 sterline a settimana (circa 320.000 lire) per le famiglie a
basso reddito, non sarebbero comunque sufficienti – secondo le 2.000
donne interpellate dal sondaggio – a coprire le spese per la cura del
bambino in età prescolastica. Il ministero degli Interni, a cui fa capo
un’unità governativa dedicata alle donne, ha fatto sapere che negli
ultimi due anni ha aumentato di 170.000 posti la capienza degli asili nido
pubblici e che per il 2002 cercherà di crearne altri 100.000.
Parità in Honduras
Il Parlamento dell’Honduras ha approvato una legge che
impone una quota del 30% di candidature femminili per le elezioni ad ogni
livello (politiche, provinciali, comunali, per il Parlamento
centroamericano). Il progetto di legge, che prevedeva una parità (50-50)
tra uomini e donne, è stato modificato all’ultimo minuto dai deputati,
che hanno approfittato dell’assenza di otto delle nove donne elette in
Parlamento (128 deputati) per abbassare al 30% la quota. La nuova norma,
intitolata Equità tra i sessi, prevede inoltre che, in caso di
divorzio, alla donna vada la metà dei beni della coppia; come pure che
collaboratrici domestiche e governanti abbiano la previdenza sociale.
A scuola con difficoltà
In Francia la scolarizzazione dei bambini handicappati
lascia ancora a desiderare. Nonostante una legge del 1975 prevedesse che l’accoglienza
in classi dovesse essere la regola e l’iscrizione in un istituto
specializzato l’eccezione, solamente un disabile, minore di venti anni,
su tre ha, di fatto, la possibilità di frequentare una scuola
"normale".
I francesi interpellati su quest’argomento, in
occasione della ricerca, Il bambino handicappato in Francia (bilancio
dell’Osservatorio dell’infanzia), hanno dichiarato, numerosi
(77%), di considerare l’inserimento scolastico dei piccoli handicappati
una fonte di arricchimento umano per gli altri bambini, ma hanno anche
constatato (74%) che l’ambiente, i locali e le insegnanti non sono
pronti ad accogliere i giovani scolari disabili.
Gli orfani della Romania
Più di dieci anni dopo la caduta di Ceausescu comincia
a intravedersi, in Romania, una riforma del sistema di presa in carico dei
numerosi orfani presenti nel Paese, di quei "bambini della
strada" divenuti triste simbolo della Romania dopo la caduta del
dittatore. Si tratta di 120.000 piccoli (secondo le autorità), 180.000
(secondo una relazione del Parlamento europeo) abbandonati o senza
famiglia, vittime della povertà e della mentalità retrograda delle loro
madri. Ricoverati negli istituti, costano mensilmente allo Stato l’equivalente
di un salario-medio. Anche per questo si è reso necessario assicurare
loro, attraverso nuove norme finora inesistenti, un veloce inserimento in
famiglia per poter chiudere o ridurre le fatiscenti e degradanti strutture
pubbliche contestate duramente dalla comunità internazionale.
Le autorità romene, poste sotto pressione dalla
Commissione europea, hanno quindi creato l’Agenzia nazionale per la
protezione del bambino che ha il compito di progettare e sorvegliare
la riforma.
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I dati di Telefono
Azzurro
Il rapporto con i genitori è
certamente il problema più sentito dall'infanzia del nostro Paese. Lo
rileva Telefono Azzurro che, sulla base delle denunce ricevute lo
scorso anno, ha disegnato la mappa dei disagi a livello regionale.
Oltre 15 mila le consulenze fornite, di cui quasi 3 mila casi
considerati gravi. |
| NUOVI NUCLEI
FAMILIARI
In Italia il numero di famiglie
è passato, dal 1988 al 1998, da 19 milioni 872.000 a 21 milioni
211.000. Lo rivela l'Istat nell’indagine multiscopo, Le
strutture familiari (svolta nel 1998 su un campione di oltre
20.000 famiglie, per un totale di quasi 60.000 individui). Le
famiglie ricostituite sono 555.000, pari al 3,8% delle coppie. Per
quanto riguarda altre tipologie di nuclei familiari, l’Istat ha
rilevato che le coppie di fatto ammontano a 340.000, pari al 2,3%
delle altre unioni. Sono diffuse soprattutto nel Centro-nord
(3,7%) e nei comuni con più di 50.000 abitanti (2,6%). Le
famiglie costituite da persone sole sono 4 milioni e 594.000, pari
al 21,7% delle famiglie e all'8% della popolazione, con un
incremento, rispetto al 1993-94, di oltre 200.000 unità. Un'altra
forma familiare in crescita è quella dei nuclei monogenitoriali:
sono 1.787.000, il 10,8% delle famiglie.
Diminuisce il numero medio dei
componenti (da 2,9 a 2,7) e aumentano le coppie senza figli: il
71,3% delle famiglie italiane non supera infatti i 3 membri; il
21,1% è composto da 4 persone e solo il 7,7% da cinque o più
persone. Le coppie con figli erano, nel 1988, 10 milioni e 80.000;
oggi hanno subìto un decremento di 469.000. Aumentano le coppie
con un figlio unico: in un decennio, sono passate dal 41,2% al
45,2%. Minori le percentuali delle coppie che hanno due (42%) o
tre e più figli (12%).
Sempre più numerose le coppie
senza figli: 3.913.000 nel 1988 e 4.608.000 nel 1998, vale a dire
dal 24,4% al 28%. Al loro interno, oltre alle coppie che non hanno
avuto figli, sono compresi anche i cosiddetti "nidi
vuoti", i nuclei in cui i figli hanno già lasciato la
famiglia.
Un fenomeno nuovo, infine, è
quello dei "pendolari della famiglia" che, per motivi
diversi, vivono periodi lontani da casa. Si tratta di un esercito
di 2.548.000 persone (56% uomini, 44% donne) e la durata media
dell'assenza è, nel corso dell'anno, di 150 giorni. Ci si sposta
soprattutto per lavoro (30%), studio (21%) o per stare con parenti
e amici (33%). |
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