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Gli
adolescenti desiderano esplorare e sperimentare tutto ciò che sta al di
fuori della loro vita quotidiana. Nel metodo scout, basato sull’avventura,
esistono delle componenti trasgressive che possono supplire positivamente
a tali bisogni e, nel contempo, educare all’autonomia. L'avventura
ha da sempre un posto di primo piano nel metodo educativo scout, anzi ne
è per certi versi il cuore. Questo porge il fianco, da una parte, a
essere vicini a fenomeni di trasgressione, dall’altro mette al riparo da
questi ultimi, incanalandoli nelle attività tipiche della vita scout. È
in questo gioco tra due elementi che si muove la nostra riflessione.
Lo scoutismo, di per sé, si configura come un
intrecciarsi di piccole comunità su cui si costruisce il gioco educativo.
La trasgressione risulta un fenomeno legato a doppio filo alla socialità:
da un lato perché si possono solo trasgredire norme poste e rispettate da
una comunità, dall’altro perché con essa ci si adegua a un gruppo per
staccarsi da un altro. I fenomeni di trasgressione, che si manifestano all’interno
della vita scout, sono contrassegnati da una connotazione comunitaria.
Paradossalmente la trasgressione se da una parte rompe
gli schemi costituiti, dall’altra è strumento di omologazione in un
gruppo di pari. Si configura così una situazione dove proprio un gesto
trasgressivo fa in modo di adeguare se stessi ai comportamenti di altri
coetanei. Un gesto trasgressivo può dipendere dalla volontà di
appartenere a un’altra entità. Si creano così piccole
"comunità" contrassegnate da forti vincoli; che basano il loro
legame su esperienze trasgressive volute e vissute insieme e che creano
indubitabilmente un legame molto forte tra le persone. Legame che tante
volte vorremmo che si creasse tra i ragazzi che vivono con noi l’esperienza
dello scoutismo. Spesso succede, altre volte meno, ma capire le dinamiche
che creano queste relazioni così strette è certamente molto utile.
Il valore dell’essenzialità è uno di quelli che con
maggior difficoltà viene vissuto dai ragazzi e dai capi stessi. La
tentazione di rompere regole di austerità, che impongono fatica e
sacrificio, è molto forte e pone lo stile di vita scout estremamente
lontano dal comune sentire dei ragazzi negli altri ambiti vitali, famiglia
inclusa. Anche la notte (numerose attività scout prevedono il
pernottamento fuori casa) è un "ambiente" che, col suo alone di
mistero, attrae e si pone come ambito privilegiato per la trasgressione.
Al contrario di tendenze esterne, non si notano, tra gli scout, fenomeni
trasgressivi di rilievo legati alla sfera sessuale o al vandalismo.
Rompere con le regole che lo scoutismo propone diviene
costruzione di altre regole riconosciute più interessanti per i contenuti
e più appetibili per i compagni di viaggio. Regole abbattute che, a
dispetto di quanto si pensi, non sono tanto identificabili nella legge
scout (decalogo del buon cittadino) o nella promessa (patto che lega
ognuno a valori dello scoutismo), ma piuttosto nell’insieme di segni
esteriori che contraddistinguono la vita di un’unità scout (uniforme,
gesti particolari, semplici modalità di vita comunitaria). Sono essi il
bersaglio maggiore di violazione; è lì che il tentativo di trovare altre
regole di comune convivenza trova la sua maggiore intensità. Non è,
quindi, nel combattere grandi valori o regole (su cui non c’è scontro,
anzi condivisione), ma nella prassi etica di tutti i giorni si gioca la
battaglia con ciò che è considerato imposto da altri.
Si tratta, tra l’altro, di una trasgressione che è
quasi sempre realizzata tra amici e indirizzata verso il mondo adulto,
quasi mai verso i pari età e difficilmente verso i membri della
comunità.
L’autorità, impersonificata dagli educatori (i capi),
risulta una delle esche più forti che spingono alla trasgressione. L’educatore,
anche se considerato una persona significativa e importante, è
inevitabilmente vissuto come possibilità, soprattutto per un adolescente,
per mettere alla prova le regole che propone e per provare i limiti di
ciascuno nel conflitto con lui.

Si tratta di un bisogno importante per l’adolescente,
di un passaggio obbligato, che se ben sorretto permette di costruirsi un’identità
solida. Sta ai capi sforzarsi di considerare i fenomeni di trasgressione
come occasioni educative da sfruttare per la crescita dei singoli e del
gruppo. Capire la manifestazione trasgressiva esteriore è importante, ma
agli educatori interessano le motivazioni che sottostanno a questa per
costruire un intervento educativo mirato al bene del ragazzo.
All’interno dello scoutismo esistono delle componenti
avventurose o, se vogliamo, trasgressive forti, che vanno recuperate e
anche valorizzate. Lo scoutismo ha sempre portato dentro di sé una spinta
a realizzare grandi avventure, a credere che si possa «fare qualcosa di
più». Questo è un elemento che, purtroppo, si sta perdendo e con esso
si perde una grossa spinta propulsiva per i ragazzi che sono scout o lo
vogliono diventare. Uno dei pericoli da fuggire maggiormente è che lo
scoutismo divenga un altro ambito vitale vissuto come scuola o famiglia,
cioè come imposizione, e da cui bisogna trasgredire. È necessario che i
ragazzi possano sentirsi protagonisti reali nell’ideare, progettare,
realizzare e verificare, insieme ai loro capi garanti delle regole del
gioco, le attività scout.
Troppo spesso, per un quieto vivere di capi e genitori,
si propone uno scoutismo ovattato, smussato di quelle tensioni e di quegli
slanci che ne sono il succo. Questo fa sì che i ragazzi non trovino nell’esperienza
scout un parziale sfogo a quel desiderio di avventura che è un passaggio
obbligato per la crescita. In questo modo si creano manifestazioni di
evasione che, se il metodo scout fosse applicato alla meglio, sarebbero
alleviate.
Esplorare e combattere
Elementi caratteristici come la tenda, il fuoco, la
caccia di branco, la strada, la vita del campo estivo continuano a essere
esperienze che differenziano e spingono a una "sana
trasgressione". Offrono occasioni per cimentarsi in attività diverse
da quelle dei propri coetanei, per vivere esperienze di autonomia per
imparare ad affrontare l’ambiente naturale con competenza tale da
riuscire a capirlo e amarlo. L’avventura, il "gettare il cuore
oltre l’ostacolo", si presenta come l’altra faccia della medaglia
della trasgressione. Vivere grandi avventure con i propri amici, all’interno
di un contesto educativo, si pone come occasione per realizzare le proprie
aspirazioni e, allo stesso tempo, maturare.
Sicuramente, le cose con il tempo cambiano, e ciò che
era trasgressivo quindici anni fa, ora non lo è più o lo è in maniera
diversa. Per lo scoutismo non è solamente il "cosa" si fa –
ormai i ragazzi hanno tante occasioni per stare lontani dai genitori, per
andare al mare, in montagna, dormire in tenda –, ma sono il
"modo" e il "clima" a renderlo un’esperienza unica.
Individuare ciò che spinge i ragazzi a camminare lungo
i confini è un obiettivo che bisogna porre agli educatori e con cui ogni
capo si deve confrontare. Esiste, infatti, negli adolescenti, un desiderio
di crescere, di esplorare, di uscire da se stessi e dagli ambienti
consueti: è necessario perciò dare spazi reali a queste aspirazioni;
incanalare positivamente la trasgressione è una sfida avvincente che
dobbiamo sentire.
A fianco, c’è l’aumentare diffuso nella realtà di
tentativi di trasgressione estrema e disperata, che forse nascono dal
fatto di non aver trovato altro modo di esprimere questo desiderio di
mettersi alla prova. Vi è una linea di confine ben marcata dove la
trasgressione diventa delinquenza e non solo espressione più o meno
violenta del desiderio di crescere. Ma proprio l’aumento di episodi di
questo genere ci deve far ragionare su quali spazi di
avventura-trasgressione sono concessi ai nostri ragazzi. La sfida più
interessante sta proprio nel capire come incanalare positivamente il
desiderio di trasgressione, senza che esso sia così standardizzato e
istituzionalizzato da non assorbire più questo bisogno. In altra maniera
lo stesso scoutismo invita alla trasgressione: la legge scout, a quindici
anni, è quasi un’esca verso di essa. Allo stesso tempo ti permette
sempre di tornare ad aderirvi perché la legge scout non cambia col tempo.

Quanto è importante durante la propria adolescenza
misurarsi con l’idea di legge, magari anche criticandola, rompendola, ma
imparando, poi, che essa regge alle mie sollecitazioni. Solo se la si
mette alla prova si può davvero sentirla propria. Due componenti paiono
però essenziali. L’educatore dev’essere in grado di stimolarli e
provocarli allo scontro con la legge, ma deve, anche, essere capace di
riaccompagnarli sulla via del ritorno. Un altro punto discriminante è che
questo passaggio, dopo la trasgressione, deve restare in mano al ragazzo.
Sta alla sua coscienza, che ha cercato di infrangere la legge, rielaborare
ciò che è successo.
È questo lo snodo determinante perché alla fine del
processo la legge scout possa entrare nella quotidianità del ragazzo. Non
dovrà essere sentita come qualcosa che viene dai "grandi" (come
poteva avvenire a dieci anni), ma sarà sentita come propria e sarà
trattata come un patrimonio personale.
Oltre alla trasgressione, è spesso invocata e abusata
la parola "libertà", concetto che difficilmente viene gestito
con discernimento nel tempo e nello spazio. La dicotomia tra autonomia e
libertà, che va sempre più allargandosi, ci può aiutare a riflettere.
Una sempre maggiore libertà, in alcuni casi vera (come quella di
viaggiare, di conoscere), in altri casi finta (utilizzare il telecomando),
corrisponde sempre meno a una reale autonomia dei ragazzi.
In un universo che permettere di decidere tutto e
niente, ma dove non si è più capaci di essere autonomi nelle scelte e
nei progetti, il metodo scout offre alcune possibilità importanti
per chiudere lo iato tra libertà e autonomia, riuscendo, così, a
ridiventare protagonisti veri della propria vita: "l’hike" (imparare
a orientarsi con bussola e carte topografiche), "la strada" (le
lunghe marce con zaino e tenda), "le specialità" (dei
riconoscimenti che si ottengono acquisendo una tecnica come la cucina, le
costruzioni in legno, la musica o la recitazione).
Essere protagonisti significa essere dei combattenti,
delle persone che non si arrendono di fronte alle difficoltà e sono
capaci di camminare guardando al contempo la cima. Educare a gestire la
propria libertà con discernimento, elaborando scelte di vita autonome, è
antidoto importante ad azioni trasgressive.
Per concludere, credo che un metro essenziale sul quale
ci dobbiamo interrogare sia la qualità dello spirito di avventura, che
deve contraddistinguere il gioco, come il servizio e che deve continuare a
essere il paradigma su cui valutare, nell’educazione scout, il proprio
approccio al mondo.
Certo, una piccola dose trasgressiva esisterà comunque,
ma cerchiamo di capire quanto è il segnale di una mancanza di spazi reali
di avventura che permettono ai ragazzi di esprimere la propria
personalità in maniera libera, autonoma, rielaborando il materiale
accumulato negli anni dell’infanzia, attraverso il riferimento a valori
ben precisi.
Le banalità che uccidono le possibilità educative
dello scoutismo e l’incapacità di rendere i ragazzi i primi attori del
loro essere scout (pretendendo poi che lo siano della loro vita) fanno sì
che lo scoutismo si trasformi in un giochetto che rischia di annoiare.
Certamente utilizzare il metodo avendo la coscienza e l’intelligenza di
fare del protagonismo dei ragazzi uno dei pilastri dell’educazione scout
è un tratto determinante per affrontare la trasgressione.
Stefano Blanco
* Le illustrazioni sono tratte da Scouting for boys
(1908) di Baden Powell.
| LA LEGGE SCOUT
La guida e lo scout: pongono il
loro onore nel meritare fiducia; sono leali; si rendono utili e
aiutano gli altri; sono amici di tutti e fratelli di ogni altra
guida e scout; sono cortesi; amano e rispettano la natura; sanno
obbedire; sorridono e cantano anche nelle difficoltà; sono
laboriosi ed economi; sono puri di pensieri, parole e azioni. |
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