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COME
INTERVENIRE A SCUOLA
PERCORSI
DI PREVENZIONE
di Ersilia Menesini
(ricercatrice
presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze)
La
domanda inquietante che spesso genitori, insegnanti e operatori sociali si
pongono è: «Fino a che punto certi comportamenti trasgressivi possono
trasformarsi in condotte stabili di tipo deviante?». Che cosa può fare la
famiglia, la scuola, la comunità, per prevenire e ridurre queste
manifestazioni negative? È possibile, rispetto a questo scenario, muoversi
nell’ambito della prevenzione e attivare occasioni e momenti volti a
ridurre e prevenire i fenomeni di violenza e aggressività? Fino a che punto
è utile intervenire sui comportamenti aggressivi o di prevaricazione
segnalati nella tarda infanzia e nella preadolescenza al fine di ridurre
provvedimenti legali più seri che possono manifestarsi nella prima età
adulta?
Per dare un contributo in questa direzione, vengono qui
presentate alcune esperienze di intervento antibullismo condotte in alcune
scuole elementari e medie italiane, nell’ambito di progetti di prevenzione
primaria della violenza e dell’aggressività.
In Italia la sperimentazione di progetti di intervento
tesi a ridurre il fenomeno delle prepotenze e della violenza nelle scuole ha
avuto finora un carattere prevalentemente locale, coinvolgendo singole
scuole interessate ad affrontare il problema. Allo stato attuale della
ricerca manca nel nostro Paese un investimento più consistente e una
valutazione di questi progetti su larga scala così come è stato fatto in
altri Paesi europei e occidentali. È possibile suddividere questi
interventi in tre gruppi tra loro gerarchicamente integrati per complessità
degli obiettivi proposti e delle metodologie utilizzate: un percorso volto
all’acquisizione di consapevolezza da parte degli alunni; un percorso
volto a favorire la responsabilizzazione e il coinvolgimento dei ragazzi
nella risoluzione del problema; un percorso volto a costruire una cultura di
rispetto e di solidarietà nella scuola.
Il primo approccio, volto all’acquisizione di
consapevolezza sul problema, risulta quello più semplice e più
immediatamente utilizzabile dagli insegnanti (Menesini, 1998). Usa come
canali privilegiati, i canali tradizionali di comunicazione scolastica,
cioè la letteratura, l’attività teatrale, il cinema, e più in generale
gli stimoli tratti dalle materie curriculari. La specificità di questo
approccio consiste nell’ipotizzare un intervento sistematico e
continua-tivo nel breve periodo (circa 3 mesi di attività) finalizzato all’acquisizione
di consapevolezza sul problema da parte degli alunni e all’elaborazione di
strategie personali e collettive per la riduzione del fenomeno.
Il secondo percorso, volto alla responsabilizzazione dei
ragazzi nella ricerca di una soluzione, prevede il coinvolgimento attivo
degli alunni mediante la tecnica dei circoli di qualità, applicata al
contesto educativo e scolastico. Il circolo di qualità è un gruppo di
persone compreso tra 5 e 12 bambini che si incontrano regolarmente, in
genere una volta a settimana, per elaborare modalità di miglioramento della
propria istituzione. Tali organismi nascono con lo scopo di trovare
soluzioni ai problemi sociali e pratici più diffusi. Per questo, i circoli
di qualità utilizzano un processo strutturato e partecipativo di problem
solving. L’utilità del coinvolgimento dei ragazzi stessi nella
risoluzione del problema risiede nel fatto che il bullismo è un fenomeno
sociale; anche i bambini che non sono direttamente coinvolti conoscono i
persecutori e le vittime, i luoghi e i tempi delle prepotenze. Mediante l’esperienza
del circolo di qualità, gli alunni elaborano le loro soluzioni al problema.
Essi hanno modo di approfondire la natura delle prepotenze tra compagni e
vengono rafforzati i valori e gli atteggiamenti antiprepotenze.
Il terzo percorso, volto alla costruzione di una cultura
di rispetto e di solidarietà nella scuola, intende dare una risposta all’esigenza
di combattere la violenza e la sopraffazione e promuovere il rispetto e l’aiuto
reciproco (Menesini e Benelli, 1999).
Questi programmi di intervento, definiti anche supporto
tra coetanei, si basano sul fatto che spesso i ragazzi si rivolgono ad altri
compagni per chiedere aiuto in momenti di difficoltà, frustrazione e
preoccupazione. Si innestano sulla naturale potenzialità dei ragazzi di
consolare, aiutare, e dare supporto ai compagni. Si tratta di un modello di
intervento più complesso rispetto ai precedenti che presuppone un certo
investimento di tempo e di spazio da parte della scuola e una collaborazione
attiva tra insegnanti e psicologi. Il programma consiste in una situazione
di apprendimento in cui i ragazzi imparano ad ascoltare e a sostenere la
crescita e la maturazione dei compagni. Successivamente, a turno un gruppo
di alunni della classe o della scuola avrà il ruolo di
"operatore-amico", dedicando quindi tempo, spazio ed energie per l’aiuto
dei compagni in difficoltà. Vediamo ora più in dettaglio alcuni esempi di
queste proposte.
Acquisizione di consapevolezza
Durante l’attività curriculare in classe è possibile
trattare e capire alcuni concetti strettamente legati alla comprensione dei
fenomeni di violenza e bullismo (potere, oppressione, pregiudizio). La
storia può fornire un importante contributo per capire le diverse forme di
abuso di potere che si sono succedute nel tempo, dal colonialismo al
nazismo, fino ai giorni nostri con le guerre dei Balcani e del Centro
Africa. Anche nella letteratura e nella cinematografia è possibile
rintracciare episodi o situazioni riconducibili al bullismo. In questi casi
lo stimolo culturale diventa l’occasione per sollecitare una prima
riflessione sul problema e per riportare poi la discussione a livello
personale.
Del problema si può discutere in classe con i ragazzi
anche partendo da problematiche sociali. Si può chiedere agli stessi
studenti di ricavare dai media degli esempi di bullismo e
approfondire come nella nostra società si incoraggino i comportamenti
violenti e aggressivi. Altri stimoli possono essere costituiti da attività
di role-playing e di teatro. Scrivere un saggio sul conflitto tra
studenti a scuola, fare interviste e usare i questionari con altri studenti
e insegnanti per raccogliere informazioni sul fenomeno, sono possibili
proposte.
In generale, lo scopo di un approccio curriculare al
fenomeno è quello di favorire un’acquisizione di consapevolezza del
problema, delle motivazioni che ne sono alla base e delle conseguenze che
può generare. Inoltre, la scuola ha il compito di promuovere i valori
morali. Sicuramente la promozione di un ethos antivessatorio, di
rispetto e di attenzione verso l’altro, può aiutare molto a ridurre i
problemi e a potenziare l’empatia e il senso di responsabilità
individuale dei ragazzi.
Responsabilizzare i ragazzi
Il secondo percorso di intervento prevede il
coinvolgimento attivo dei ragazzi nella risoluzione del problema mediante l’utilizzo
della tecnica dei circoli di qualità applicata al contesto educativo e
scolastico.
Il circolo di qualità è un gruppo di persone compreso
tra 5 e 12 bambini che si incontrano regolarmente, in genere una volta a
settimana, per cercare di elaborare modalità di miglioramento della propria
istituzione. Tali organismi nascono con lo scopo di trovare soluzioni ai
problemi sociali e pratici più diffusi.
I vantaggi di un coinvolgimento attivo dei ragazzi nella
risoluzione del problema risiedono nel fatto che il bullismo è un problema
sociale, anche i bambini che non sono direttamente coinvolti conoscono i
persecutori e le vittime, conoscono i luoghi e i tempi delle prepotenze.
Mediante l’esperienza del circolo di qualità, gli alunni elaborano le
loro soluzioni al problema delle prepotenze. Essi hanno modo di approfondire
la natura del problema e vengono rafforzati i valori e gli atteggiamenti
antiprepotenze.
Gli obiettivi di un progetto teso verso l’assunzione di
responsabilità da parte degli alunni sono: favorire l’interiorizzazione
delle regole di buona convivenza scolastica mediante un lavoro di
coinvolgimento e sensibilizzazione di tutte le componenti della scuola:
collegio docenti, insegnanti, genitori e alunni; attivare le capacità di
analisi e di risoluzione del problema da parte dei diretti interessati e
realizzare interventi specifici contro il fenomeno.
Costruire solidarietà
Il terzo percorso si basa sulla sperimentazione di
programmi di supporto tra coetanei. Essi intendono dare una risposta all’esigenza
di combattere la violenza e la sopraffazione e promuovere il rispetto e l’aiuto
reciproco. Si basano sul fatto che spesso i ragazzi si rivolgono ad altri
compagni per chiedere aiuto in momenti di difficoltà, frustrazione e
preoccupazione. Si innestano sulla naturale potenzialità dei ragazzi di
consolare e aiutare i compagni in difficoltà. La scuola, gli insegnanti, i
genitori possono farsi carico di questi problemi attivando iniziative contro
le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del
rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni e insegnanti. Si
tratta di un modello di intervento più complesso rispetto ai precedenti che
presuppone un certo investimento di tempo e di spazi da parte della scuola o
delle classi che aderiscono all’iniziativa.
Il programma consiste in una situazione di apprendimento
in cui i ragazzi imparano ad ascoltare e a sostenere la crescita e la
maturazione dei compagni. Questo modello, sperimentato in altre realtà del
mondo occidentale: Canada, Inghilterra, Nuova Zelanda, ha dimostrato d’essere
un mezzo efficace per favorire la consapevolezza di Sé, l’autostima, lo
sviluppo della capacità di aiuto e di comprensione verso gli altri.
In senso lato possiamo definire questo tipo di intervento
come "supporto tra coetanei". Altri termini utilizzati per
designare questo approccio sono: "tutorato dei coetanei",
"consulenza o sostegno psicologico dei coetanei", "educazione
dei pari " e infine "attivazione di una rete di relazioni amicali
tra coetanei".
Un modello sperimentato in alcune scuole elementari e
medie italiane, nell’ambito degli interventi antibullismo, è quello del
"fare amicizia". Le fasi di realizzazione del progetto sono le
seguenti: intervento preliminare nella classe; selezione degli operatori; training
degli operatori; intervento nelle classi; supervisione da parte di un
insegnante e/o psicologo.
Dopo la fase di training, gli operatori
intervengono nella classe dandosi alcuni compiti in funzione dei bisogni dei
compagni. La gamma di interventi degli operatori amici è piuttosto
articolata e varia da inziative di gioco/animazione per favorire l’inserimento
dei compagni a forme di sostegno scolastico per compagni con difficoltà di
apprendimento, fino a divenire interlocutori privilegiati per richieste di
consigli o aiuto.
È molto importante che gli operatori amici mantengano
momenti di discussione con la classe per la valutazione dell’esperienza e
l’analisi dei problemi che possono presentarsi. L’operatore amico ha un
ruolo speciale, ma al servizio dei compagni, e ha come scopo il bene della
classe.
Nel complesso i risultati di queste esperienze lasciano
intravedere i benefici di una politica scolastica di prevenzione e
intervento tesa a contrastare fenomeni di bullismo e violenza nella scuola e
a promuovere occasioni positive e di protezione nello sviluppo.
Ersilia Menesini
| Esempi di
attività
Pensa a un’occasione in cui sei stato ferito da qualcuno che ti ha
offeso, ti ha escluso o ti ha costretto a fare cose che tu non
volevi fare. Come ti sei sentito quando questo è accaduto?
Individualmente:
costruisci un monologo. Spiega che cos’è accaduto e come ti sei
sentito. Immagina d’essere solo nella tua stanza da letto. Di
fronte allo specchio rivedi la scena. Prova ora a dire ciò che
avresti voluto dire sul momento. Prepara la scena da solo e
drammatizzala di fronte ai compagni, oppure prepara la scena con un
compagno che interpreta la tua immagine riflessa allo specchio.
In gruppo:
a turno raccontate gli episodi di prepotenza accaduti. Sceglietene
uno e rappresentatelo di fronte alla classe. Includere almeno due
situazioni in cui la vittima esprime i propri sentimenti e le
proprie emozioni. Questo può essere fatto sul piano teatrale
congelando l’azione dei personaggi e parlando direttamente al
pubblico. Socializza le tue esperienze di prepotenza. Pensa a cosa
hai fatto nelle situazioni specifiche ed elabora due possibili
soluzioni alternative alla soluzione realizzata. Prova a metterle in
pratica, qual è la più efficace? Perché? Scrivi un breve testo
sulle prepotenze a tuo giudizio più gravi e che non desidereresti
mai subire da parte dei compagni.
Punti di discussione:
che cosa si prova quando si subiscono prepotenze? Quali sono le
conseguenze per un ragazzo vittima di prepotenze? Cosa dovresti fare
se hai subito prepotenze? |
Stimoli letterari
- McEwan, "Il prepotente",
tratto da: L'inventore di sogni, Torino, Einaudi, 1994.
- Yi Munyol, Il nostro eroe
decaduto, Firenze, Giunti, 1992.
- William Golding, Il signore delle
mosche, Milano, Mondadori, 1966.
- Eric Malpass, Alle sette del
mattino il mondo è ancora in ordine, Milano, Bompiani, 1979.
Dieci abilità utili
- Cooperare con altri compagni;
- esprimere le loro idee e opinioni
chiaramente;
- ascoltare gli altri con
attenzione;
- ricordare le discussioni;
- identificare e organizzare in modo
gerarchico i diversi aspetti del problema;
- indagare sulle cause, le
dimensioni e le conseguenze del problema;
- analizzare le loro scoperte;
- essere in grado di formulare
possibili soluzioni;
- valutare costi e benefici
derivanti dall’attuazione delle soluzioni ipotizzate;
- presentare le loro soluzioni in
modo persuasivo.
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| Mete proposte
Formare gli alunni a fare in modo
più intenzionale, consapevole e sistematico ciò che naturalmente
già fanno, ascoltare, parlare l’uno con l’altro dei propri
problemi e delle proprie preoccupazioni.
Fornire uno spazio di aiuto all’interno
della classe o della scuola, migliorare il clima educativo ed
emotivo della scuola.
Promuovere valori tesi al rispetto,
alla collaborazione e all’aiuto reciproco. Potenziare le abilità
di comunicazione e interazione sociale e promuovere una maggiore
fiducia in se stessi e negli altri.
Combattere le forme di comportamento
prepotente e violento nella scuola. |
BIBLIOGRAFIA
- Menesini E. (1998), Bullismo: che
fare?, "Psicologia contemporanea", 149, 38-49.
- Menesini E. (1999), Relazioni tra
coetanei in età scolare: processi evolutivi e fattori di rischio,
"Psicologia clinica dello sviluppo", 1, 5-36.
- Menesini E., Benelli B. (1999), L’operatore
amico, "Psicologia contemporanea", 153, 51-55.
- Olweus D. (1993), Bullying at school.
What we know and what we can do, Oxford: Balckwell Publ. (tr. it., Il
bullismo a scuola, Firenze, Giunti, 1995).
- Rutter M., Rutter M. (1992), Developing
minds: challenge and continuity across lifespan, New York: Basic
Books (tr. it., L’arco della vita, Firenze, Giunti, 1996).
- Sharp S. & Smith P.K. (1994) (eds.),
Tackling bullying in your school: A practical handbook for teachers,
London, Routledge (tr. it., Bulli e vittime nella scuola, Trento,
Erikson edizioni, 1995).
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