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sono i ragazzini che fanno parte delle baby-gang? Sono delinquenti
in erba, piccoli sbandati oppure adolescenti pieni di rabbia perché
lasciati soli, confusi, ma pieni di sogni e desideri irrealizzati e che
hanno alle spalle una famiglia instabile o genitori, nel migliore dei
casi, semplicemente distratti? Se da una parte è importante ricordare che
rappresentano un fenomeno in crescita, ma comunque circoscritto, dall’altra
è necessario sottolineare che i termini con cui si è soliti affrontarlo
variano dalla semplice "chiacchiera" alla dissertazione
socio-pedagogica. Ma pochi sono in grado di individuare il nocciolo del
problema.
Certamente tra le principali coordinate vi è la forza del gruppo di
pari che, in età adolescenziale, è immensa poiché si pone come
alternativa a quelle istituzioni che cominciano ad andare strette: la
famiglia e la scuola. Aggiungiamo, poi, il fascino e la seduzione che, non
solo i ragazzi, subiscono da parte di figure che fanno del vizio e della
devianza una virtù. Questi due elementi insieme possono divenire il
presupposto, quando l’humus è adatto, a quei comportamenti
semi-delinquneziali delle bande di minori. A essi possiamo associare altre
variabili come la noia data dalla mancanza di attività ricreative, il
desiderio di sentirsi "i più forti" e di farsi notare e, non
ultima, la necessità di possedere e avere oggetti che vengono considerati
indispensabili status-symbol.
Non si può quindi evitare, ancora una volta, di coinvolgere come causa
o, comunque, non considerare la complicità dei genitori e del mondo degli
adulti. I primi, presi da soli pur con le migliori intenzioni, sono,
spesso, figure volubili (soprattutto come riferimenti ideologici) e con
deboli aspirazioni. Hanno poche idee e, se le hanno, sono confuse e
contraddittorie. Non hanno, inoltre, il tempo o le capacità per rendere
appetibili ai figli i loro eventuali valori e di farli apparire vincenti
sui disvalori. Questi, inoltre, sempre più potenti, provengono da quella
stessa società che, esplicitamente o implicitamente, impone l’avere e
il potere come primo fra i suoi comandamenti.
Basterebbe forse poco per comprendere il perché delle baby-gang ed
evitarne le complicazioni. Lo si potrebbe fare in famiglia, a scuola o
nelle associazioni giovanili: si dovrebbe parlare più spesso dei desideri
e delle aspirazioni dei ragazzi e con loro, concretamente, individuare una
via per realizzarle che non sia quella, semplice ma pericolosa, del
sopruso o della violenza.