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IL LINGUAGGIO DEL BAMBINO

«Tutte le cose hanno un nome»

di Luigia Camaioni
(ordinario di Psicologia dello sviluppo del linguaggio e della comunicazione, Università La Sapienza, Roma)
            

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 2000 - Home Page L’asilo nido è un ambiente privilegiato per osservare lo sviluppo comunicativo dei piccoli di due e tre anni. Le ricerche documentano poche differenze tra chi è allevato in famiglie e chi, invece, è spesso in contatto con un gruppo sociale, dove, comunque, vi si registrano più elementi propulsori.

Il periodo che va dal primo al terzo anno di vita risulta particolarmente importante per lo sviluppo comunicativo-linguistico e sociale. Sul versante comunicativo assistiamo al passaggio da modalità di comunicazione non verbale (il pianto, il sorriso, i gesti) alla produzione delle prime parole e all’utilizzo di un vocabolario sempre più ricco e complesso. Sul versante sociale il bambino non soltanto impara ad interagire con gli altri in modo efficace, ma costruisce anche i primi legami affettivi (con i genitori e altri adulti significativi) e di amicizia (con i coetanei).

Le principali tappe dello sviluppo linguistico si collocano tutte tra 8 e 36 mesi di età, un periodo di tempo relativamente breve in cui ciascun bambino impara a parlare e a comprendere la propria lingua materna (Camaioni, 1996, 1997, 1999).

Tra 8 e 10 mesi il bambino comincia a comprendere le parole che ascolta, tra 12 e 15 mesi di età la maggior parte dei bambini produce le prime parole, anche se con diversi ritmi individuali. I bambini più precoci producono la loro prima parola a 8-9 mesi, mentre i bambini lenti o pigri aspettano anche fino a 18 mesi. All’inizio la comprensione di parole è molto legata al contesto e il bambino risponde in modo appropriato soltanto a semplici ordini o ad espressioni per lui/lei molto familiari (ad esempio: «batti le manine!», «fa’ ciao a papà!», oppure: «non toccare!»).

Nel secondo anno di vita la comprensione migliora rapidamente e riguarda anche situazioni diverse da quelle che il bambino già conosce e che gli sono familiari; da una media di 60 parole comprese a 10 mesi si passa a circa 200 parole comprese a 16 mesi. In ogni caso la comprensione anticipa e prepara la capacità di produrre parole, cioè il bambino mostra di comprendere espressioni che soltanto in un secondo momento sarà in grado di utilizzare.

La capacità di produrre parole segue il medesimo percorso della comprensione. Le prime parole vengono utilizzate in situazioni molto specifiche e spesso ritualizzate, sono fortemente legate al contesto. Un bambino può usare all’inizio l’espressione "ciao" soltanto nella situazione in cui gioca con il telefono o finge di telefonare; in seguito impara a produrla anche in contesti diversi, ad esempio per salutare il padre che torna a casa dal lavoro oppure un ospite che va via. Questa capacità di slegare l’uso della parola da un particolare contesto porta gradualmente il bambino a comprendere la natura arbitraria della relazione tra i suoni linguistici e i loro significati.

Quando scopre che "tutte le cose hanno un nome", il bambino comincia ad apprendere rapidamente nuove parole, così che in alcuni casi assistiamo a una vera e propria esplosione del vocabolario, mentre in altri casi il ritmo di incremento del vocabolario rimane più graduale.

Tabella: Pietre miliari nello sviluppo della comunicazione del linguaggio.

Promuovere le capacità

L'asilo nido si configura come un ambiente privilegiato per osservare e promuovere lo sviluppo delle capacità comunicativo-linguistiche, in quanto i bambini hanno la possibilità di interagire, sia con adulti diversi dai genitori che con coetanei. In altre parole, il nido allarga la rete di relazioni sociali in cui il bambino è coinvolto e introduce nuovi potenziali interlocutori per i suoi scambi comunicativi. Inoltre, l’asilo nido condivide con la famiglia la caratteristica di essere un ambiente di vita quotidiana altamente familiare per il bambino che lo frequenta, una caratteristica questa importante per il primo sviluppo del linguaggio, che tipicamente si manifesta in "condizioni protette", cioè in un contesto familiare e con interlocutori molto familiari (vedi Camaioni, 1996, 1997). La principale differenza tra l’asilo nido e la famiglia sta nel fatto che il nido è in prevalenza caratterizzato da rapporti "poliadici" (un adulto-molti bambini) piuttosto che "diadici" (un adulto-un bambino). L’educatore si trova a interagire con più bambini contemporaneamente e ciò potrebbe diminuire la sua capacità di rispondere a tutti in modo soddisfacente e di raccogliere le iniziative comunicative di ciascun bambino.

Negli ultimi venti anni diverse ricerche hanno indagato la comunicazione che si svolge tra bambini e tra bambini e adulti all’interno dei contesti educativi per la prima infanzia (cfr. Camaioni, Fortunati, Longobardi e Tognetti, 1994; Morra Pellegrino e Scopesi, 1989; Volterra e al., 1979). Utilizzando sia l’osservazione diretta che la compilazione di questionari a risposte strutturate, queste ricerche hanno evidenziato come nell’asilo nido e nella scuola dell’infanzia gli atti comunicativi, verbali e non verbali, tra bambino e coetaneo e tra bambino ed educatore risultano non solo frequenti ma anche efficaci sul piano conversazionale.

In una ricerca che ha analizzato la produzione linguistica di 18 bambini distribuiti in tre gruppi di età (di 18, 28 e 36 mesi rispettivamente), per metà frequentanti l’asilo nido e per metà allevati in famiglia, Volterra e collaboratori (1979, riportato in Camaioni, 1996) hanno voluto verificare se e come lo sviluppo linguistico viene favorito nei bambini che frequentano continuativamente l’asilo nido rispetto ai bambini allevati in famiglia. Si è trovato che la quantità complessiva di espressioni prodotte era simile nei due gruppi di bambini a tutte le età considerate, mentre alcune interessanti differenze emergevano nell’utilizzo di diverse intenzioni comunicative o "funzioni pragmatiche" del linguaggio da parte dei due gruppi.

I bambini allevati in famiglia producono con maggior frequenza espressioni di desiderio (ad esempio: «Voglio la palla!») ed espressioni di possesso (ad esempio: «È mia la torre»), mentre i bambini che frequentano il nido utilizzano in maggior numero racconti di eventi passati e futuri («Sono andato a sciare»; «Domani viene la nonna») e massime generali («Non si dicono le parolacce»). Sembra dunque che i bambini che stanno a casa siano più centrati su di sé e sui propri desideri o bisogni; i bambini che vanno al nido sono viceversa più interessati agli eventi esterni e in generale all’ambiente che li circonda. È la precoce esperienza di socializzazione che porta molto probabilmente questi bambini ad utilizzare richieste di azione («Dammi la palla!») piuttosto che semplici espressioni di desiderio («Voglio la palla!»), a descrivere eventi che non si riferiscono al contesto immediato e a chiedere informazioni. Possiamo concludere che l’asilo-nido, tra un anno e mezzo e tre anni di età, agisce come elemento propulsore per lo sviluppo linguistico e aiuta il bambino a progredire in direzione di un maggior decentramento cognitivo.

L’uso del questionario

In una ricerca più recente che ha interessato 21 bambini frequentanti l’asilo nido (Camaioni e coll., 1994), abbiamo rilevato lo sviluppo comunicativo-linguistico di questi bambini tra 12 e 24 mesi di età, facendo compilare un questionario agli educatori oltreché ai genitori dei bambini. Per bambini inseriti precocemente nell’asilo nido e che lo frequentano con continuità, anche gli educatori costituiscono una fonte attendibile di informazioni sullo sviluppo in quanto fanno affidamento su un’esperienza quotidiana prolungata con i bambini. D’altro canto, ricorrere agli educatori si rende necessario quando i genitori non sono disponibili a collaborare (per ragioni di tempo o altre difficoltà), oppure quando i genitori appartengono ad ambienti socio-culturalmente svantaggiati.

Il questionario a risposte strutturate (Qscl) è uno strumento da noi costruito e validato, adatto a rilevare lo sviluppo comunicativo e linguistico nel secondo anno di vita (Camaioni, Caselli, Volterra e Luchenti, 1992). Esso prevede due forme: la forma I è destinata a bambini da 12 a 16 mesi, la forma II è destinata a bambini da 20 a 24 mesi.

Ciascuna forma include sei contesti che si verificano molto frequentemente nella vita quotidiana dei bambini di questa età, e precisamente: Cosa fa il bambino quando ha fame?; Cosa fa il bambino quando vuole uscire?; Cosa fa il bambino quando vuole un giocattolo?; In assenza della persona preferita, cosa fa il bambino per richiamarla?; Quando guardate/leggete insieme un libro, cosa fa il bambino?; Quando giocate insieme il cucù-settete, cosa fa il bambino?

All’interno di ciascun contesto viene specificata una serie di comportamenti, comunicativi e non, di tipo motorio, gestuale, vocale e linguistico; si chiede a chi compila di indicare se il bambino produce i comportamenti descritti e con quale frequenza. Il questionario include inoltre due liste: una di parole (n. 15) e una di gesti comunicativi (n. 15), sulle quali vanno indicati parole e gesti che il bambino usa, in quale situazione e con quale frequenza. Le liste sono brevi e non richiedono alcun ricorso alla memoria, soprattutto alla memoria di rievocazione. Si tratta di un aspetto importante perché è noto che la memoria di rievocazione non è affidabile, anche a breve distanza di tempo.

Le educatrici dei due asili-nido coinvolti nella ricerca hanno compilato il questionario dopo aver accuratamente osservato ciascun bambino nelle normali attività al nido. I dati rilevati dalle educatrici, messi a confronto con le informazioni fornite dalle madri che in precedenza avevano compilato il medesimo questionario, valutano in modo attendibile il livello di sviluppo comunicativo-linguistico nell’arco di età considerato.

Strumento indispensabile

Applicare uno strumento come questo nel contesto educativo è utile in quanto consente di rilevare potenziali condizioni di rischio per lo sviluppo linguistico, e dunque si può prevenire l’insorgere di ritardi e/o disturbi del linguaggio. Sono stati individuati cinque bambini "a rischio" a 16 mesi, che presentano un livello di sviluppo significativamente al di sotto della media. Nella successiva rilevazione tramite il questionario, a 20 mesi quattro bambini recuperano lo svantaggio iniziale, evidentemente legato a uno sviluppo linguistico più lento, e per un bambino soltanto permane una situazione "preoccupante". Si tratta di un bambino che a 20 mesi produce soltanto cinque parole e che si colloca pertanto al di sotto della media rispetto alla popolazione della stessa età. In casi simili è necessario valutare nuovamente la situazione a 24 mesi, e poi ancora nel terzo anno di vita, e si dovrà inoltre indagare se insorgono difficoltà in ambiti diversi da quello linguistico.

Osservare il bambino nei contesti di vita quotidiana (di routine e di gioco) rappresenta una condizione preliminare per compilare il questionario da parte sia del genitore che dell’educatore. Nel caso dell’educatore, l’utilizzo di uno strumento di questo tipo può affinare la sua sensibilità osservativa. Quando gli si chiede di individuare comportamenti criteriali nei diversi contesti (vocalizzi, gesti, parole, frasi), l’educatore viene messo nella condizione migliore per cogliere il carattere selettivo dell’osservazione, abbandonando l’ingenua quanto diffusa concezione dell’osservazione come strategia di rispecchiamento della realtà. Inoltre, l’esperienza fatta utilizzando questo strumento può riflettersi positivamente su altri ambiti di realizzazione del progetto educativo, in particolare nella scelta di interventi educativi individualizzati e nella concordanza di giudizio tra più educatori. La migliore conoscenza delle diverse fasi dello sviluppo linguistico favorisce negli educatori sia una sensibilità osservativa più matura e consapevole, sia l’adozione di interventi educativi mirati.

Luigia Camaioni
   

FAVORIRE LA CREATIVITÀ

È ormai tempo di insistere sulla creatività anche nei confronti dei bambini. È questo il messaggio lanciato dal rapporto annuale "Verso la società creativa", curato dalla Next generation forum (Ngf), un network di esperti nel campo della creatività. Già collegata con Germania, Italia, Giappone, Malesia, Costa Rica, Svezia e Usa, la Ngf ritiene che alle generazioni future di bambini occorreranno abilità molto diverse rispetto a quelle di cui hanno avuto bisogno le generazioni passate. I cambiamenti che derivano dalla tecnologia danno nuova forma a ogni aspetto della vita.

Anche l’infanzia cambia. Ed è soprattutto a essa che vanno orientate le attenzioni della società. Basti pensare al gioco, strumento impareggiabile di apprendimento per i bambini. Come assicurarsi che la nuova tecnologia stimoli la creatività?

I centri di attività prescolare potrebbero trarre benefici da un approccio più adeguato al gioco come esperienza di apprendimento. Per saperne di più si può vivitare il sito della Ngf: (www.nextgenerationforum.org).

   
BIBLIOGRAFIA

  • Camaioni L., La prima infanzia. Lo sviluppo psicologico nei primi tre anni di vita (cap. IV, Dal gesto alla parola), Il Mulino, Bologna (1996, 2ª edizione).
  • Camaioni L., Lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione, in Camaioni L. (a cura di), Manuale di Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna (1999, 3ª ediz.)
  • Camaioni L., L’infanzia, Il Mulino, Bologna 1997.
  • Camaioni L., Caselli M.C., Volterra V., Luchenti S., Questionario sullo sviluppo comunicativo e linguistico nel secondo anno di vita, Organizzazioni speciali, Firenze 1992.
  • Camaioni L., Fortunati A., Longobardi E., Tognetti G., La rilevazione dello sviluppo comunicativo-linguistico nell’asilo nido. Risultati dell’applicazione di un questionario, "Età evolutiva", 49, 59-68, 1994.
  • Morra Pellegrino M.L., Scopesi A., Dal diaologo preverbale alla conversazione, Angeli, Milano 1989.
  • Volterra V., Antoniotti C., Pennavaja A., Rivardo M., Vassallo G., Le intenzioni comunicative espresse dai bambini che frequentano il nido e da bambini che non lo frequentano, Rapporto tecnico, Istituto di Psicologia, Cnr, Roma 1979.
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