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n. 3 MAGGIO-GIUGNO 2010

Sommario

EDITORIALE
Un capitale umano da valorizzare
la DIREZIONE

SERVIZI
Quanto costano i figli in Italia
PIERPAOLO DONATI

Un’analisi socio-demografica
GIAN CARLO BLANGIARDO

Preferire una soluzione sussidiaria
GIANFRANCO CEREA

Una scelta di valore e di continuità
LIA SANICOLA

La politica deve riportare la speranza
RENATA MADERNA

DOSSIER
Difficoltà economiche e progetto generativo
LORENZA REBUZZINI

RUBRICHE
SOCIETÀ
Non solo un costo in denaro
BEPPE DEL COLLE

RICERCA
Verso nuovi scenari sociali
ROSANGELA VEGETTI

RICERCA
L’amicizia in età prescolare
LUCIA ELIA

CONSULENZA
Ascolto e orientamento
ANNA MARIA CARUSO

POLITICHE
La ricetta del "familismo"
MARCO ALBERTINI

EDUCAZIONE
Apprendimento e tecnologia
CHIARA BELOTTI

MINORI
Famiglie e affido omoculturale
MARIA GALLELLI

BIOETICA
Lottare per una vita dignitosa
ALESSANDRA TURCHETTI

PASTORALE
Tra le pieghe dei riti familiari
FABIO NARCISI

COMUNICAZIONE
Confini del film di animazione
GIULIO TOSONE

NARRATIVA / RIVISTE

CISF / MONDO / SAGGISTICA

SOMMARIO
   

     
QUANTO COSTANO I FIGLI IN ITALIA
di Pierpaolo Donati

Il rapporto Cisf 2009, undicesimo della serie, si è occupato in modo analitico del costo dei figli, considerandolo al pari di una vera e propria spesa della famiglia. Più in generale il costo dei figli viene valutato a partire dall’idea che il figlio è un valore il cui costo varia a seconda che lo si ritenga un bene di investimento o di consumo, un bene meritorio o ancora un bene relazionale. Al di là degli aspetti di natura economica, si intuisce, dunque, come tale costo emerga soprattutto sotto la forma di un problema psico-culturale, cioè nei termini di una questione di scelta valoriale più che di sostenibilità materiale.

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UN’ANALISI SOCIO DEMOGRAFICA
di Gian Carlo Blangiardo

Far crescere bene un figlio è un compito impegnativo per il quale si richiedono tempo, sacrifici, competenze e mezzi. Non a caso, la crisi di bassa natalità trae origine anche dalle difficoltà che oggi le famiglie italiane incontrano nel conciliare il desiderio di un numero di figli spesso superiore a quello di fatto realizzato, con la necessità di garantire loro un livello di vita adeguato. Eloquente è il fatto che il nostro sistema fiscale non riconosce alle famiglie la piena detraibilità neppure della spesa necessaria per garantire a un figlio lo standard minimo di consumo richiesto per evitare la "soglia di povertà assoluta".

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PREFERIRE UNA SOLUZIONE SUSSIDIARIA
di Gianfranco Cerea

Il graduale prendere corpo di un determinato atteggiamento culturale, non favorevole al fare famiglia e al mettere al mondo figli, ha avuto concrete conseguenze anche sullo sviluppo delle politiche pubbliche di prelievo e di spesa. L’inflazione e le scelte legislative hanno spinto a un più massiccio prelievo reale sui redditi, mentre sul versante della spesa si è an-data inaridendo l’efficacia di strumenti tradizionali di sostegno ai figli, quali gli assegni familiari. Le famiglie si sono ritrovate più povere a causa di una riduzione dei redditi disponibili e di un minor afflusso di risorse. Ora auspicano un nuovo welfare.

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UNA SCELTA DI VALORE E DI CONTINUITÀ
di Lia Sanicola

Una recente indagine Istat presenta con chiarezza le ragioni per le quali in Italia appare fortemente diminuita la propensione ad avere figli, sottolineando anche i diversi fattori che ne sarebbero alla base: innanzitutto una precaria e non sempre agevole situazione economica e, in secondo luogo, una ancora troppo elevata penalizzazione della donna nel mercato del lavoro. Su un’altra scia di valutazione si collocano alcuni dei lavori inglobati nel rapporto Cisf, i quali mettono in luce come i motivi per cui le coppie decidono di far nascere meno figli sarebbero strettamente legati alla sfera psicosociale, cioè alla prospettiva di rischio e di incertezza circa il futuro e alla difficoltà ad assumersi le responsabilità circa l’educazione e la formazione dei figli.

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LA POLITICA DEVE RIPORTARE LA SPERANZA
di Renata Maderna

In occasione della presentazione del Rapporto Cisf 2009 Gianfranco Fini ha rilasciato un’intervista in cui sottolinea che un reale e onesto progetto di inter-vento e di riforma statale, a tutela della famiglia, dovrebbe sdoganarsi dall’abituale e forse più comoda logica "emergenziale" e assistenziale e orientarsi piuttosto verso una prospettiva più ampia e a lungo termine. La famiglia, a suo parere, andrebbe inquadrata come una grande e fondamentale risorsa della società, inclusa in una politica concepita in modo unitario e non frastagliato. La soluzione al disagio, ancora oggi persistente, esige di comparire ai primissimi posti dell’agenda politica del nostro Paese.








 

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