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n. 2 MARZO-APRILE 2010

Sommario

EDITORIALE
L’arte di costruire ponti in famiglia e ovunque
la DIREZIONE

SERVIZI
Le soluzioni pacifiche richiedono coraggio
FULVIO SCAPARRO

Il paradosso della mediazione familiare
COSTANZA MARZOTTO

Trasformare le linee di confine
GRAZIELLA FAVARO

Un ponte per riconoscersi
FRANCO MARTELLI

Far evolvere le crisi in opportunità
LALLA FACCO

DOSSIER
Un glossario dal conflitto al perdono
DANIELE NOVARA

RUBRICHE
SOCIETÀ
A disposizione da due millenni
BEPPE DEL COLLE

RICERCA
Cosa si apprende dai genitori?
PAOLA MARIA TORRIONI

CONSULENZA
Servizi sanitari innovativi
FRANCESCO OLIVO

CONSULENZA
Uno specchio del mal di vivere
ANGELA RITELLA

POLITICHE
Un aiuto concreto per gli anziani
CRISTIANO GORI E SERGIO PASQUINELLI

EDUCAZIONE
Grammatica: mente e cuore
FEDERICA MORMANDO

MINORI
Un rapporto controtendenza
ISABELLA POLI

BIOETICA
Donare il cordone ombelicale?
ALESSANDRA TURCHETTI

PASTORALE
Educare alla fede da piccoli
FABIO NARCISI

COMUNICAZIONE
Media e figura maschile
MARCO DERIU

NARRATIVA / SAGGISTICA / RIVISTE

CISF / MONDO

SOMMARIO
   

     
LE SOLUZIONI PACIFICHE RICHIEDONO CORAGGIO
di Fulvio Scaparro

La mediazione è l’arte di creare o ricreare legami e di costruire ponti là dove le posizioni contrapposte minacciano. Nella pratica è l’attività svolta da un terzo, tra persone o gruppi consenzienti a cui appartiene la decisione finale, affinché un conflitto, inteso come percezione di interessi contrastanti, possa essere composto con reciproca soddisfazione. I campi applicativi di questa forma pacifica di composizione dei conflitti sono numerosi. In tutti, però, la competenza del mediatore nel facilitare la comunicazione e la negoziazione tra le parti, consente la trasformazione della degenerazione del conflitto in prova di forza, promuovendo la nascita di relazioni nuove e costruttive tra i confliggenti.

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IL PARADOSSO DELLA MEDIAZIONE FAMILIARE
di Costanza Marzotto

A partire da una riflessione sulla pratica della mediazione familiare l’autrice illustra la peculiarità di questo strumento di aiuto alle famiglie nelle transizioni difficili, con l’obiettivo di portare in salvo la fiducia nei legami al di là della rottura della coppia e del conflitto tra le generazioni. Le recenti applicazioni della mediazione familiare come processo per la risoluzione alternativa dei litigi nati intorno non solo alla cura dei figli dopo la separazione, ma anche alla cura dell’anziano e nella gestione dei conflitti nei servizi per la tutela delle relazioni familiari, prefigurano nuove e sempre più ampie prospettive di ricorso al terzo equidistante ed equivicino alle parti in conflitto, nella prospettiva di valorizzare i costruttori delle relazioni familiari, quando i problemi sono sia di natura reale che simbolica.

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TRASFORMARE LE LINEE DI CONFINE
di Graziella Favaro

I mediatori interculturali svolgono il ruolo di "ponte, tramite, facilitatore…" e lavorano, accanto agli operatori, in servizi e ambiti diversi: educativo e scolastico, sanitario e sociale, amministrativo e di accoglienza, penale e lavorativo. È questo un momento cruciale e importante per il dispositivo di mediazione interculturale: è infatti all’ordine del giorno la necessità di definire con maggiore precisione il profilo professionale, i compiti e le funzioni, il percorso formativo e le modalità di collaborazione con i servizi. Su questi temi sono disponibili due recenti documenti di lavoro, elaborati da Onc_Cnel e da un gruppo interistituzionale promosso dal Ministero dell’Interno.

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UN PONTE PER RICONOSCERSI
di Franco Martelli

Le attività di mediazione sono entrate anche nel contesto giudiziario penale e carcerario. Nell’articolo si presenta la mediazione culturale, si delinea la figura del mediatore tra operatori della giustizia e soggetti di cultura diversa da quella occidentale, la si diversifica dalla semplice attività di traduzione linguistica, la si connota per un’attività di conoscenza, necessaria al procedere giudiziario, di significati culturali differenti. Si presentano due casi. Nell’articolo si prospetta anche l’attività di mediazione penale, ove la figura del mediatore favorisce l’incontro e il dialogo, libero e consensuale, tra il reo e la vittima, allo scopo di promuovere la responsabilizzazione del primo e la rivalutazione della persona della seconda.

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FAR EVOLVERE LE CRISI IN OPPORTUNITÀ
di Lalla Facco

Parlare di mediazione significa entrare nelle dinamiche complesse e mutevoli dell’interazione che trasforma l’individuo in un essere sociale che non sempre esprime socialità costruttiva, ma afferma il suo dissenso e individualismo attraverso atteggiamenti, azioni e parole che raccontano il conflitto, ossia separazione, contrapposizione, disputa. Nella comunità significa occuparsi di una molteplicità di conflitti che hanno nomi e volti diversi. La famiglia e la scuola devono ritornare "bene comune" forte, centrale, generativo, irrinunciabile e stabile di riferimento, bene sul quale tornare a investire e dove la mediazione trova la sua naturale collocazione e massima potenzialità al suo operare per poi osmoticamente contaminare positivamente la comunità e la società. Ci avviciniamo alla comprensione del conflitto utilizzando la mediazione supportata dalla psicologia positiva.








 

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