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n. 3 MARZO 2007 EDITORIALE SERVIZI
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DOSSIER
- CINQUE ANNI DI ATTIVITÀ L’ASSOCIAZIONE "L’AMICO CHARLY"
UN’ASSOCIAZIONE
PER PREVENIRE L’associazione L’amico Charly Onlus (Via Marco Polo 4, 20124 Milano, tel. 0229061398, fax 02.2906.2622; e-mail: info@amicocharly.it) e il suicidio adolescenziale hanno un rapporto strettissimo, anzi senza il suicidio di Charly Colombo, mio nipote sedicenne, avvenuto il 18 dicembre 2000, oggi certamente L’amico Charly e, in particolare, il Crisis center non esisterebbero. La sera successiva alla morte di Charly, genitori, parenti e amici, vicini nel grande dolore, accanto allo sgomento, avvertirono subito l’esigenza di creare qualcosa che tenesse vivo il suo nome e la sua memoria. Sentirono e condivisero insomma il desiderio di "fare" qualcosa quasi per tentare di sconfiggere il nulla di una morte assurda e imprevista. Ricordo con grande commozione come, ancora senza un progetto preciso, in tutti noi, soprattutto nella mamma e nel papà, ci fosse il desiderio di voler aiutare altri ragazzi che, come Charly, avrebbero potuto sentire il desiderio di non continuare l’avventura della vita. E fino ad allora nessuno di noi si era mai occupato di suicidio e tanto meno della gravità sociale del problema e della complessità del suicido in adolescenza. Nei giorni successivi cominciarono a delinearsi via via le linee di un progetto che, prendendo le mosse dalla morte, anzi dal suicidio di Charly, potesse orientarsi verso la vita secondo due direttrici ben precise:
Il tutto con un intento di forte solidarietà. La prima bozza del progetto, stesa a grandi linee proprio da me, ricevette subito l’approvazione del professor Gustavo Pietropolli Charmet, con il quale avevo lavorato sul tema del disagio anni prima (quando ancora insegnavo al Liceo classico G. Berchet), che stava allora cominciando a orientare i propri studi verso il suicidio in adolescenza e che si dichiarò entusiasta di assumere l’incarico di direttore scientifico della nascente associazione L’amico Charly e, in particolare, del suo modulo Crisis center. Nei mesi successivi, (dopo un’attenta analisi e un accurato monitoraggio dei bisogni reali dei giovani nell’ambito familiare, scolastico, relazionale) vennero definite le linee statutarie dell’Associazione. L’amico Charly nacque ufficialmente il 9 aprile 2001 (proprio nel giorno natale di Charly) con la finalità di aiutare e prevenire le forme di disagio che connotano l’universo giovanile attraverso azioni di:
I primi passi Andando a ritroso e rivedendo i "primi passi" compiuti da L’amico Charly devo ricordare che, se i primi risultati concreti e visibili sul territorio della città di Milano furono da un lato l’apertura nel cuore della città di un centro di socializzazione e aggregazione, il Centro giovani, dall’altro l’avvio di un servizio altamente specializzato sul suicidio adolescenziale, il Crisis center, tutto ciò fu affiancato e corroborato dall’impegno profuso da tutta l’associazione con i suoi organismi nella definizione delle seguenti direttrici, che rappresentano la "cifra iniziale" della sua articolata attività:
Il Centro giovani Dopo il portale e l’avvio del Crisis center il 12 novembre 2001 veniva inaugurato, a Milano, il Centro giovani in via Marco Polo 4: uno spazio di circa 400 mq in locazione da una società privata, che si configura prima di tutto come luogo aperto a tutti, tutti i giorni della settimana (domenica compresa); spazio strutturato come vero e proprio megalaboratorio, dove con la presenza di adulti competenti i giovani trovano laboratori creativi ed espressivi finalizzati ad agevolare il protagonismo creativo degli adolescenti in relazione con il gruppo dei pari (i coetanei) e in relazione con gli adulti di riferimento che coordina, supporta, educa al rispetto delle regole, fondamentali per un accompagnamento corretto alla crescita. Fra i laboratori spiccano per la frequentazione e la continuità nel tempo:
Cito questi tre accanto al laboratorio teatrale, cinematografico, fotografico e altri che si sono avvicendati nel tempo, perché su questi si è concentrata nell’arco dei primi cinque anni la passione dei giovani e, conseguentemente, una più accurata analisi degli operatori: l’analisi condotta ha evidenziato che gli adolescenti hanno bisogno di essere interessati perché scatti in loro la passione (quella passione che il mondo degli adulti considerano come il "dato mancante" al Dna delle nuove generazioni) che li porti a voler esprimere il proprio sé attraverso codici e strumenti a loro congeniali e che, contemporaneamente, consenta loro di sentirsi protagonisti in prima persona sia di attività appassionanti sia in ambiti, come quello scolastico, dove la sconfitta (il brutto voto, la bocciatura) li mortifica di fronte a sé stessi, alla famiglia, al gruppo dei pari. Accanto a ciò, anzi intrinseci a ogni attività, l’accoglienza e l’ascolto che sono la premessa e contemporaneamente la finalità dell’azione dei vari operatori, sia quando accompagnano l’adolescente in un laboratorio, sia quando "stanno sulla soglia" accanto al gruppetto che parla, discute, bivacca, sia quando affiancano i docenti che aiutano i giovani nel loro percorso scolastico, spesso demotivato e costellato di noia. E proprio l’ascolto competente è l’espressione chiave che consente di seguire anche la metamorfosi principale vissuta da L’amico Charly, che già nel primo triennio di vita, in concomitanza con la presentazione della propria mission e dei propri servizi alle varie istituzioni del territorio, registrava la necessità, in accordo con le istituzioni stesse, di mettere in campo un’altra serie di attività, diversificate per contenuti e utenza, ma tutte sottese all’ascolto finalizzato alla formazione prima di tutto di genitori e docenti. Il "Centro servizi" Nella nuova dimensione di Centro servizi, che si affiancava al Centro giovani, L’amico Charly ha elaborato e sta attualmente gestendo due progetti di grande importanza che, prendendo le mosse dall’ascolto, offrono formazione finalizzata a comprendere e gestire il disagio giovanile declinato in molte delle sue manifestazioni più eclatanti: il Progetto ascolto docenti e il Progetto ascolto genitori. Progetto ascolto docenti (Pad). Convinta per lunga esperienza personale nella scuola, dove ho insegnato per 37 anni, che essa sia più che mai testimone di un malessere diffuso, vissuto sia dagli allievi che dai docenti, insieme all’équipe abbiamo elaborato un intervento a tutto campo di formazione a distanza: all’interno del nostro portale esiste una piattaforma riservata ai docenti che si iscrivono. Abbiamo scelto la procedura della distanza perché siamo convinti che la distanza possa rappresentare una risorsa in quanto avvicina l’utente, gli consente di ricevere un servizio fortemente personalizzato e interattivo; agevola, priva come è di barriere, la creazione di una community virtuale, che diventa la vera protagonista, se ben guidata e stimolata, della propria formazione. La finalità del corso, che si avvale di materiali video (videolezioni tenute da esperti delle problematiche adolescenziali e di didattica), di forum con varie stanze, della possibilità di inviare mail personalizzate ai diversi tutor o esperti, non è certamente quella di fornire facili soluzioni o pratiche cosiddette "magistrali" per affrontare il disagio a scuola. Troppo complessi sono i problemi e sarebbe miope e velleitario proporre un corso d’aggiornamento di tipo tradizionale. Abbiamo preferito fornire uno spazio di ascolto e di dibattito stimolato e guidato dagli esperti e dall’équipe: alla parola "alta" e monodirezionale abbiamo preferito il dibattito, il mettere in rete i propri dubbi, incertezze, paure, creare in una parola la relazione, perché i docenti, quasi rispecchiandosi, potessero comprendere la centralità nell’azione didattica (che, non dimentichiamolo, deve istruire educando) della relazione educativa. Progetto ascolto genitori (Pag). Il progetto ha preso le mosse dall’attenzione rivolta fin dalla nascita dell’associazione al tema della genitorialità. Il cedimento dei modelli educativi tradizionali, la complessità del contesto sociale e relazionale, la crisi, a nostro parere, ormai irreversibile della famiglia tradizionale, sostituita dalla nuova famiglia affettiva, aperta, ancora alla ricerca di una via ben delineata da percorrere, ci hanno indotto a mettere in campo un servizio costruito attorno a moduli diversi ma complementari, moduli che possono considerarsi momenti di riflessione e di condivisione di vissuti e problematiche che i genitori di ragazzi pre e adolescenti si trovano ad affrontare nell’esplicare il proprio ruolo di madre e di padre. Gli interventi sono oggi così declinati:
I rapporti con le istituzioni Uno degli obiettivi primari perseguiti dalla presidenza in sintonia con le direttive del Consiglio direttivo è rappresentato dal rapporto e dalle sinergie che negli anni si sono consolidate con le primarie istituzioni del territorio, alcune delle quali finanziano progetti dell’associazione. Primo fra tutti in ordine di tempo è stato l’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, con il quale, anche grazie alla sensibilità dell’allora direttore generale dottor Mario Giacomo Dutto, è stato sottoscritto a partire dal 2001, tuttora in vigore, un Protocollo d’intesa, che riconosce, avvalora e cofinanzia interventi di formazione in materia di prevenzione al disagio scolastico, oltre a riconoscere all’équipe del Crisis center la possibilità di intervenire nelle scuole della Regione Lombardia a seguito di un tentato suicidio o suicidio per aiutare la comunità scolastica a gestire un’emergenza così traumatica e destabilizzante. Diversi sono stati gli interventi dell’équipe in vari istituti della città e della regione. L’amico Charly con l’équipe del Crisis center ha partecipato a un seminario ristretto organizzato proprio dall’Ufficio scolastico regionale nel 2003 a Castiglione delle Stiviere: gli atti del seminario, curati da L’amico Charly, hanno dato vita alla pubblicazione Oltre il disagio, distribuita in un convegno successivo e a tutte le scuole della regione. Nel volume per la prima volta, in ambito di disagio scolastico e suicidio, si affrontano questioni di grande rilievo, in coerenza con la letteratura e la prassi internazionale, quali: la prevenzione, la postvention, la creazione nei diversi Istituti di Comitati di crisi e relativi Protocolli di crisi, procedure queste che, anche se con una certa difficoltà, stanno decollando nella regione, anche in seguito a una capillare opera di informazione realizzatasi attraverso i Centri servizi amministrativi e i dirigenti più attenti (cfr. Associazione L’amico Charly onlus, a cura di, Oltre il disagio. Le emergenze a scuola: riflessioni degli esperti e modelli di intervento, Milano, 2002). Non solo. Il protocollo riconosce e cofinanzia il Progetto ascolto docenti (Pad), un corso di formazione a distanza giunto alla sua quinta edizione, che in questi anni ha messo in rete circa 2000 docenti della Regione Lombardia e ora anche di altre provenienze. Il Protocollo con l’Ufficio scolastico regionale della Lombardia ha dato il "la" a un Protocollo con il Ministero della Pubblica istruzione (ex Miur) a firma dell’allora ministro Letizia Moratti in data 18 marzo 2006 con validità triennale, che ribadisce l’interesse del Ministero in tema di grave disagio scolastico con particolare attenzione al fenomeno dell’autolesionismo e del tentato suicidio. Contemporaneamente l’associazione stabiliva contatti e rapporti molto proficui sia dal punto di vista della reciproca conoscenza sia dal punto di vista economico con: Regione Lombardia; Provincia di Milano; Comune di Milano; Prefettura della città di Milano; Ministero della Giustizia - Dipartimento Amministrazione penitenziaria - Provveditorato regionale per la Lombardia; Ministero della Sanità; Ministero del Welfare; Ministero dello Sport e giovani; Università del Sacro Cuore, Dipartimento di pedagogia. Al di qua e al di là delle sbarre Un altro settore che ci sta molto a cuore, nel quale ci siamo trovati a operare quasi per caso, è rappresentato da vari interventi negli istituti di pena lombardi, rivolti ai detenuti più fragili all’impatto carcerario: i minori, i giovani adulti, le donne e tutti coloro che sono esposti al rischio autolesionistico e suicidario. L’amico Charly infatti dal 2004 è responsabile del progetto Dars e del progetto Buona uscita. Il progetto Dars (Detenuti a rischio suicidale) riguarda la presa in carico dell’autolesionismo tra intervento psicologico e lavoro di rete. È finanziato dall’Assessorato alla Famiglia e solidarietà sociale della Regione Lombardia e viene realizzato presso gli istituti penitenziari di Milano San Vittore, Milano Opera, Pavia, Monza, Como, Busto Arsizio e Bergamo. Il Dars-2006 è volto a tutelare la salute psicofisica dei detenuti più fragili all’impatto carcerario ed esposti al rischio autolesionistico e suicidarlo, attraverso l’azione strutturata di esperti psicologi/criminologi e la promozione di interventi interprofessionali; esso è il risultato di un percorso metodologico plurale e composito che prende le mosse dal progetto pilota realizzato tra giugno 2002 e dicembre 2003, presso l’Istituto di Milano San Vittore, denominato Dars esteso e declinato nell’anno 2004, in rapporto alle specificità di ogni singola realtà territoriale, agli istituti di Milano Opera e Pavia e, successivamente nell’anno 2005, a seguito della dgr 16 febbraio 2005 n. VII/20757, anche agli istituti di Monza, Busto Arsizio e Como. Nell’anno 2006 le attività sono proseguite senza soluzione di continuità rispetto agli anni precedenti e, a far data dall’1° aprile 2006, sono state estese anche all’Istituto di Bergamo. L’idea progettuale è coerente con le disposizioni contenute nelle linee guida dell’Amministrazione penitenziaria emanate già nel ’98 che, partendo dal riconoscimento di come le condotte autolesionistiche siano espressive di bisogni significativi per tutti i servizi penitenziari, dispone che vadano affrontate non come onere di carattere specialistico ma con il contributo di tutte le competenze istituzionali. L’intervento integra i servizi penitenziari (servizio Nuovi giunti che si colloca all’interno delle procedure di immissione del detenuto in istituto e servizio di osservazione e trattamento). L’idea sottesa all’attività posta in essere è quella che potenziando il servizio psicologico, selettivamente orientato allo scopo di prevenire le estreme criticità (autolesionismi, tentati suicidi e suicidi, stati depressivi), prodotte dall’interazione con l’impatto carcerario, sia possibile limitare efficacemente il danno. Connesso a ciò e fondamentale è l’inserimento di un simile potenziamento dell’attenzione psicologica in una rete istituzionale, interistituzionale e sociale che consenta l’integrazione delle azioni svolte dai diversi attori che interagiscono durante le fasi del percorso detentivo. Nello svolgimento del servizio sono impegnate sia risorse specifiche (psicologi e criminologi, arteterapeuti, mediatori culturali, educatori, polizia penitenziaria, sanitari) che aspecifiche (volontari, compagni di detenzione). Le sedi di sperimentazione dell’intervento sono state selezionate in ragione del numero delle condotte autolesionistiche e dei suicidi che si sono verificati negli istituti della regione Lombardia nel triennio 2002-2004. Progetto Buona uscita (percorsi psicoeducativi e formativi per sviluppare consapevolezza dei propri scopi e investimento professionale nella vita lavorativa) è realizzato all’interno della Casa circondariale San Vittore di Milano e della Casa circondariale di Monza. È finanziato dalla Fondazione Cariplo per il secondo anno consecutivo ed è rivolto ai giovani adulti, di età compresa tra i 18 e 29 anni, maschi e femmine, segnalati dall’area pedagogica degli istituti e con un fine pena prossimo alla conclusione (tendenzialmente non superiore a un anno). L’operazione è realizzata da microéquipe costituite da uno psicologo, un orientatore e un tutor che con le loro diverse specificità garantiscono la realizzazione di interventi multimodali e integrati in grado di accogliere la multiproblematicità dei soggetti. Il progetto rappresenta un’ipotesi di trattamento specifico per i giovani adulti detenuti, in quanto si propone l’obiettivo principale di promuovere la costruzione di una positiva identità sociale attraverso l’elaborazione e la realizzazione di programmi formativi e professionali. Dalle ricerche attuali sull’efficacia degli interventi sulla delinquenza minorile (e giovanile) emerge che gli approcci più adeguati sono quelli che riescono ad abbinare colloqui psicologici ed interventi socio-educativi che prendano direttamente in considerazione il comportamento dei detenuti. Per il trattamento dei disturbi del comportamento è particolarmente indicato un intervento integrato psicosocio-educativo, orientato a supportare le competenze, il senso di efficacia personale e la capacità di instaurare relazioni stabili e significative. In questo senso, reperire e svolgere un lavoro che sia in sintonia con personali interessi e inclinazioni è positivamente correlato con l’assunzione di una identità non criminale. Orientare i giovani detenuti verso nuovi orizzonti formativo-professionali può inoltre rappresentare un primo passo verso un tentativo di recupero sociale, limitando il più possibile le conseguenze negative che derivano dalla stretta frequentazione con esponenti del crimine organizzato ed escludendo un "salto di qualità" nel mondo delinquenziale. Nel sito della Regione Lombardia www.famiglia.regione.lombardia.it/car/car.asp sono pubblicati i risultati fino a oggi conseguiti dal progetto, che rappresenta una delle prime e rilevanti esperienze realizzate in Italia di integrazione tra pubblico e privato sociale per tutelare la salute psicofisica dei giovani detenuti più fragili. Il secondo triennio Tornando a L’amico Charly, a conclusione dei primi tre anni della propria attività, gli Organismi direttivi dell’associazione indicavano come prospettiva per il futuro triennio il consolidamento della fisionomia assunta con l’intento però di:
I risultati non si fecero attendere. Il lavoro congiunto di tutta l’équipe sotto la guida della presidenza e della direzione scientifica ha consentito di esperire le indicazioni degli organismi direttivi, primo fra tutti il potenziamento dei servizi offerti dal Crisis center. Da progetto a servizio territoriale Il secondo triennio, a seguito della conoscenza sempre più diffusa non solo dell’attività ma anche dei risultati fortemente positivi conseguiti dal Crisis center, che ha avuto anche il "merito" di collaborare a creare una nuova cultura attorno al tema della morte volontaria dell’adolescenza, vedeva realizzarsi una sinergia forte con la fondazione Umana Mente, che si concretizzava in un cospicuo cofinanziamento per il biennio 2004-06. Proprio questa sinergia è alla base della nuova configurazione del Crisis center: viene incrementata numericamente l’équipe di esperti, viene realizzata una ricerca a largo raggio nelle scuole, viene potenziata l’informazione sempre rivolta alle scuole per aiutare il personale direttivo e docente di fronte alla necessità, sempre più urgente, di dotarsi di strumenti per far fronte con nuova consapevolezza e maggiore preparazione ai casi di studenti a grande rischio o che abbiano già valicato il limite della vita per proiettarsi verso la morte volontaria. Non solo. Il Crisis center, a seguito di questa azione diversificata, veniva riconosciuto con le sue alte competenze sempre più sia dai servizi territoriali, sia dagli enti ospedalieri, sia dalla comunità scientifica. A conclusione del biennio la fondazione Umana Mente riconosceva la validità dei risultati conseguiti e soprattutto la "metamorfosi" vissuta dal Crisis center, che dalla dimensione di progetto aveva assunto la fisionomia di servizio a tutti gli effetti, ormai punto di riferimento per tutti coloro che, privati cittadini o enti pubblici, si trovassero ad affrontare sul campo il tema del tentato suicidio dei giovani. Di qui la decisione di continuare a cofinanziare per altri undici mesi solo il servizio terapeutico offerto dal Crisis center. Non a caso ho detto sempre "cofinanziare": non dobbiamo dimenticare lo sforzo economico sempre sostenuto dall’associazione, che ha integrato il finanziamento di Umana Mente e che oggi, ovviamente, intende continuare a mantenere il servizio nella sua attuale fisionomia, ricercando contemporaneamente nuove strade non solo di finanziamento ma anche di riconoscimento. Proprio per rispondere anche a queste esigenze il papà di Charly, uno dei venti soci fondatori dell’associazione, decideva di dare vita a una fondazione intestata a Charly: il 26 maggio 2004 nasceva la Fondazione Charly Colombo (vedi organigramma a pag. 58). La Fondazione Charly Colombo Nel "sistema Charly", se così possiamo definirlo, entrava così un altro componente, autonomo dall’associazione, altro dall’associazione, ma legato a filo doppio alle attività dell’associazione. La fondazione si propone, come da Statuto di «perseguire esclusivamente finalità di educazione, istruzione, ricreazione e assistenza. La fondazione, in particolare, svolgerà attività di promozione e diffusione delle espressioni della cultura e dell’arte, dell’educazione, della formazione, dell’assistenza, della salute come strumenti per potenziare l’espressione del sé, rivolgendosi a tutti i cittadini minori ed operatori, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali... «La fondazione ha inoltre per obiettivi finalità solidaristiche e di pubblica utilità sociale attraverso lo svolgimento di attività dirette ad arrecare benefici a persona svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari" (art. 2 dello Statuto). In particolare la fondazione si è dotata di un Comitato scientifico, che, presieduto dal professore Gustavo Pietropolli Charmet, riunisce esponenti di spicco del mondo universitario e della ricerca, che non solo devono valutare la valenza scientifica dei progetti da finanziare, ma anche assolvere al ruolo di "pensatoio" o di "laboratorio di idee" in materia di disagio giovanile, declinato in tutte le sue forme, che oggi come oggi sono al centro non solo dell’attenzione pubblica ma anche "spina nel fianco" di chi è chiamato a mettere in campo "soluzioni", strategie, interventi per far fronte al dilagare del fenomeno. Centrale nella elaborazione teorica del Comitato scientifico, inutile ricordarlo, rimane il tema del suicidio e tutta la complessità della problematica relativa. La fondazione, nel suo breve periodo di attività, non solo si è impegnata a darsi un assetto funzionale, non solo ha cofinanziato il servizio Crisis center dell’associazione L’amico Charly, ma ha finanziato la realizzazione di alcune importanti ricerche. In particolare è stato finanziato, su proposta del Comitato scientifico, un lavoro di grande rilevanza, da più parti richiesto e mancante nella letteratura scientifica in merito alla responsabilità civile e penale in caso di atto gravemente autolesionistico fino al tentato suicidio e suicidio nella scuola. Si tratta di un accurato lavoro di ricerca che la fondazione intende pubblicare e divulgare a breve. Ne diamo, nel box qua sopra, un riassunto a cura degli autori. La fondazione, seppur "neonata", risulta pertanto un fattore imprescindibile nel "sistema Charly" sia dal punto di vista finanziario sia dal punto di vista scientifico, perché protagonista in prima persona e garante dei risultati scientifici, che devono ispirare, sorreggere, corroborare l’azione educativa, formativa, terapeutica delL’amico Charly. Ancora. Il Cda della fondazione ha esperito, attraverso la presidenza, la possibilità di attivare, sempre nell’ambito del tema suicidale giovanile, una sinergia fra pubblico e privato, che ha permesso la realizzazione di un progetto sperimentale su base triennale (dicembre 2006 - dicembre 2008) che coinvolge la Regione Lombardia con l’Assessorato alla Sanità, l’Azienda ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano e L’amico Charly con il suo modulo di servizio Crisis center. L’obiettivo raggiunto è di grandissimo rilievo per il territorio: dotare un’azienda ospedaliera nel cuore della città di un piccolo dispositivo, unico però nei Paesi della Comunità europea, rivolto agli adolescenti protagonisti di un tentato suicidio, che al Fatebenefratelli riceveranno le necessarie cure mediche dal personale ospedaliero e contemporaneamente avranno l’assistenza specialistica di psicoterapeuti del Crisis center, il quale continuerà a farsi carico, anche a dimissioni avvenute, del giovane e dei suoi familiari. L’esperienza di Palermo In seguito alle molte richieste pervenute di aprire altre sedi de L’amico Charly in altre regioni italiane, il Consiglio direttivo all’inizio del 2004 ha dato mandato alla presidenza, visti anche i dati allarmanti su gravi forme di disagio, nonché l’alto numero di gravi atti di autolesionismo e suicidio, di esperire la possibilità di "trasferire" il modello de L’amico Charly nella lontana Sicilia, a Palermo. La presidenza si è impegnata a lungo: il percorso non è stato certamente facile perché ogni territorio ha la sua storia, le sue regole, la sua cultura e nulla può essere trapiantato tout court, ma deve essere adattato alle esigenze locali e condiviso dalla comunità, oltre che da chi gestisce e coordina le varie attività del territorio. Nonostante le difficoltà, grazie però all’interesse per il modello educativo de L’amico Charly da parte della Regione siciliana, da parte delle istituzioni delegate all’educazione (scuole e università), grazie alla condivisione della comunità, il 19 maggio 2006 è stato inaugurato ufficialmente il progetto gestito da personale qualificato siciliano, dopo un periodo di formazione a Milano presso di noi. Oggi siamo perciò attivi anche a Palermo con un Centro giovani finalizzato all’aggregazione e all’ascolto in via Pindemonte 88 (nella zona Cuba - Calatafimi). Il modello è quello attivo a Milano, ma integrato e arricchito dai responsabili a seconda delle esigenze che il territorio fa emergere. Un’altra avventura è quindi cominciata e sta dando ottimi risultati, grazie anche al cofinanziamento della Regione Sicilia e alle donazioni di molti cittadini palermitani. Per noi si tratta di un’esperienza di grande interesse perché ci permette anche di verificare la validità di un modello educativo, la sua duttilità e la sua adattabilità, con le dovute correzioni e integrazioni, ad altre realtà. Solo dopo aver verificato nel tempo tutto ciò, potremo valutare a ragion veduta se continuare su una linea di diffusione stellare e agevolare la nascita di tanti "Amici di Charly", mettendoli però nelle condizioni di diventare dal punto di vista finanziario autosufficienti a breve termine. In questo caso L’amico Charly potrà continuare a fare da punto di riferimento, preparare il personale secondo il proprio modello educativo, formandolo contemporaneamente a diventare autonomo sotto ogni punto di vista, capace cioè di reperire risorse pubbliche e private sul territorio dove opera. Che sia un sogno? Ma la nostra esperienza è nata da un sogno e i sogni spesso si sono avverati. L’"officina dei giovani" Data la ormai inadeguatezza dello spazio a disposizione dell’associazione nella sede di via Marco Polo, L’amico Charly ha deciso di partecipare al bando pubblico emesso dal Comune di Milano – allora Assessorato allo Sport e ai giovani – che assegnava una vasta area dismessa in via Guerzoni, sede delle ex Officine Guerzoni. E il 14 novembre 2005 L’amico Charly si aggiudicava il bando che le concedeva in comodato per 35 anni l’uso dell’area in cambio di una totale ristrutturazione. Si tratta di un’area molto interessante con i suoi 12.000 mq. di cui circa 2.000 coperti, mentre la restante parte è un parco bellissimo, seppur degradato. Recuperando in parte il nome originario, a sottolineare la continuità con il passato, l’associazione ha deciso di creare L’officina dei giovani. Il progetto architettonico prevede una totale ristrutturazione, anche se nel rispetto della sua fisionomia originaria, perché L’officina dei giovani diventi non solo la nuova sede dell’associazione, ma soprattutto uno spazio aperto ai giovani dell’intera città e ai loro adulti di riferimento, un luogo di incontro e di relazione, un enorme laboratorio, dove le svariate attività de L’amico Charly (da quelle creative, espressive, di aiuto, di ascolto, sportive) possano trovare uno spazio più adeguato. Non solo. L’obiettivo ultimo è quello di "fare sistema" con tutte le altre realtà omologhe a L’amico Charly, con le diverse istituzioni della città, con l’intera città; solo allora L’officina dei giovani potrà configurarsi anche come osservatorio reale, sul campo delle complesse dinamiche giovanili, sempre in continua evoluzione, tali da risultare spesso difficile una loro mappatura. Il progetto, giunto ora a conclusione della prima fase (è stato approntato per informare la città dei dettagli del progetto il sito www.officinadeigiovani.it) sta richiedendo un grande sforzo sia nella comunicazione, per arrivare alla condivisione, sia dal punto di vista finanziario: è attiva una campagna di fund raising a vasto raggio, i cui risultati parziali sono sempre presenti sul sito. È una scommessa, ma anche un sogno: il grande sogno di chi crede nei giovani, che rappresentano il nostro presente, giovani che non possono più attendere, che ci stanno chiamando giorno dopo giorno anche se con modalità spesso indecifrabili. Sogno della solidarietà vera, che si ispira ai principi della sussidiarietà, alla quale ci richiamiamo ogni giorno perché ci crediamo. Davvero! Desidero concludere con le parole del papà di Charly: «Se riusciamo a salvare anche una sola vita di un giovane l’anno, il nostro obiettivo è raggiunto!». Mariagrazia
Zanaboni
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