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N. 10 dicembre 2006
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PROBLEMI
ATTUALI - UN
DRAMMA CHE INTERPELLA LE COSCIENZE
LA FAME, I POVERI E NOI
Dieci anni di impegno non hanno cambiato la situazione di povertà nel mondo, solo la Chiesa reagisce con la parola e i fatti a favore di chi soffre. La notizia di queste ultime settimane non è certo la mancata vittoria di Schumacher o di Valentino Rossi, a cui la stampa e la televisione hanno dedicato uno spazio a dir poco scandaloso (sembra proprio che lo sport sia il nuovo oppio dei popoli). La notizia è un’altra: ed è che 854 milioni di persone nel mondo soffrono la fame, cioè dispongono di meno di 1900 calorie al giorno, minimo indispensabile per sopravvivere. Le cifre sono contenute nel rapporto annuale della FAO, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, reso noto il 30 ottobre scorso: vi si ammette, inoltre, che nel corso degli ultimi dieci anni, nessun miglioramento è stato ottenuto in questo campo. Ovviamente, i più colpiti sono i paesi in via di sviluppo (o di sottosviluppo, come verrebbe voglia di chiamarli): lì le vittime della carenza di cibo sono 820 milioni. Nel novembre 1966, i Capi di stato dei 180 paesi membri dell’Organizzazione si erano dati come obiettivo di dimezzare il numero di questi poveri entro il 2015; ma se questi sono i ritmi di attività, ha ragione Jacques Diouf, direttore generale della FAO, nell’affermare che "nessun progresso è stato realmente compiuto; le tendenze più recenti sono veramente preoccupanti".
Non sarebbe difficile risalire alle cause di questa lentezza: innanzitutto le guerre dimenticate che hanno interessato (e interessano tuttora) Burundi, Eritrea, Liberia, Sierra Leone e Repubblica democratica del Congo, per non parlare della "criminale guerra preventiva" (come la definì l’allora Segretario di Stato vaticano, card. Sodano, interpretando il pensiero di Giovanni Paolo II) voluta da Bush in Iraq, con ripercussioni drammatiche in tutto il Medio Oriente. Nelle aree citate dell’Africa, il numero delle persone malnutrite è passato da 169 milioni a 206 milioni. E qui bisogna tener conto degli altri aspetti di questa drammatica situazione: l’analfabetismo, le malattie, abitazioni miserabili, mortalità infantile elevata, speranza di vita molto ridotta. Gli economisti hanno indicato la ricetta: occorre investire per aumentare la produzione agricola e disporre di maggiori derrate alimentari, diminuire i prezzi degli alimenti sui mercati locali, dinamizzare l’economia locale creando la domanda di beni e servizi prodotti localmente, e così via. Gli interessi delle grandi potenze sono altri. La voce della Chiesa In realtà, l’unica vera strada è quella di cambiare modello di sviluppo e stile di vita. Viviamo in una società che ha fatto del consumo un imperativo e il prevalente metro di giudizio sulla qualità di una persona, per cui troviamo perfettamente naturale, ad esempio, pagare un calciatore milioni di euro a stagione.
Di fronte a questa drammatica situazione la Chiesa ha da sempre fatto sentire la sua voce, ma soprattutto ha contribuito concretamente ad alleviare certe situazioni di miseria. Per rifarci ai nostri tempi, Giovanni Paolo II con l’enciclica "Sollicitudo rei socialis" partendo dal Vangelo sottolineava l’imperativo morale che deve spingere le nazioni ricche ad aiutare i paesi poveri. Ma già Paolo VI con la "Populorum Progressio" aveva affermato: "Una cosa va ribadita: il superfluo dei paesi ricchi deve servire per i paesi poveri. La regola che prima valeva in favore dei più vicini, deve applicarsi oggi alla totalità dei bisognosi nel mondo". E faceva notare anche la convenienza politica ed economica per gli stessi paesi ricchi nell’aiuto ai più poveri: "i ricchi saranno i primi beneficiari". E prima ancora, Giovanni XXIII poco dopo l’apertura del Concilio Vaticano II ribadiva: "In faccia ai paesi sottosviluppati, la Chiesa si presenta quale è e quale vuol essere, come la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei poveri". Purtroppo, il superfluo dei paesi ricchi prende tutt’altre direzioni. Ma, al di là delle parole pur importanti della Chiesa, ci sono i fatti: pensiamo l’opera che hanno svolto e svolgono tuttora i missionari nelle aree più miserabili del pianeta, sia mediante l’aiuto diretto, sia attraverso progetti di sviluppo. Al riguardo, esempi significativi ci vengono dai "Catholic Relief Services" della Chiesa statunitense, dall’opera "Misereor", fondata dall’Episcopato tedesco per combattere la fame e la malattia nel Terzo Mondo, ma soprattutto dalla "Caritas Internationalis", la complessa struttura assistenziale della Chiesa.
E ancora: dal moltiplicarsi dei gruppi di Volontariato e dal loro impegno a fianco dei poveri attraverso una quotidianità di lavoro, di presenza, di accoglienza, superando la logica dell’assistenzialismo, in un rapporto nuovo con la società e con le istituzioni, anche nel nostro paese, perché i poveri ci sono anche da noi, soprattutto oggi con il massiccio di arrivo di profughi in cerca di un futuro migliore. Per noi tutto ciò contiene un messaggio chiaro, quello della solidarietà, che si può esprimere in tanti modi, attraverso qualche rinuncia al superfluo, il ricorso al commercio equo e solidale, basato sulla vendita di prodotti tipici locali del Sud del mondo, l’aiuto alle opere missionarie, la scelta di qualche forma di volontariato o addirittura – perché no? – la decisione di consacrarsi a Dio in una congregazione religiosa, dove il voto di povertà consente di condividere la miseria degli ultimi. Chissà che da quel rapporto della FAO non nascano vocazioni, anche questo può servire da stimolo.
Un ultimo dettaglio: "Famiglia Cristiana" ha lanciato recentemente l’iniziativa di un interessante Calendario di solidarietà: "Insieme. Un anno con il Papa". Per ogni Calendario venduto, "Famiglia Cristiana" devolverà 1 euro per sostenere la "Città dei Ragazzi-Nazareth" a Mbare in Ruanda (vedi foto). Acquistando il Calendario 2007 possiamo così non solo trascorrere un anno con il Papa per il messaggio che accompagna ogni mese, ma possiamo condividere l’impegno di aiutare i più poveri e i più dimenticati del mondo. Ecco dunque un piccolo punto d’onore in più per noi Paolini Cooperatori. Angelo Montonati |
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