|
N. 10 dicembre 2006
|
STORIA
DELLA FONDAZIONE – NELL’ANNO
VOCAZIONALE PAOLINO
L’Istituto "Santa
Famiglia"
Concludiamo la serie di articoli sulla Vocazione paolina presentando l’Istituto Santa Famiglia , voluto da Don Giacomo Alberione. «Dopo molti anni di preghiera e di preparazione, nel vivo desiderio di assecondare la volontà di Dio e di rispondere alle molte richieste di tanti sposi e genitori desiderosi di vivere la loro vita matrimoniale come "veri consacrati", Don Giacomo Alberione ha fondato l’Istituto "Sacra Famiglia" che fa parte dell’Opera Paolina». Riprendiamo testualmente questa dichiarazione che lo stesso Beato Giacomo Alberione, nel numero di dicembre 1964, ha scritto e fatto pubblicare sul mensile paolino Vita Pastorale. 1964: ricorreva il cinquantesimo di fondazione della Società San Paolo, la prima delle dieci istituzioni che formano la Famiglia Paolina. E possiamo ritenere che il Fondatore abbia voluto "solennizzare" questo cinquantennio di cammino di Grazia e di Provvidenza, comunicando ufficialmente quanto da anni coltivava nel suo spirito: "dopo molti anni di preghiera e di preparazione… ha fondato l’Istituto "Sacra Famiglia" che fa parte dell’Opera Paolina". Una dichiarazione a tutto tondo, come solo gli uomini illuminati e guidati da Dio sanno fare; e con indubitabile chiarezza di origine (la volontà di Dio) e di finalità: "Possono partecipare a questo Istituto tutti gli sposi e i coniugati desiderosi di tendere alla perfezione, vivendo santamente la loro vita matrimoniale… Il fine speciale dei membri dell’Istituto "Sacra Famiglia" consiste nel tendere alla santità, rendendo sempre operante la grazia del Sacramento del Matrimonio, mediante l’amore reciproco, la cristiana educazione dei figli, l’aiuto scambievole per la propria santificazione. Tutto questo nella pratica dei santi voti osservati secondo il loro stato di vita e con la partecipazione attiva nella via della comunità ecclesiale di cui fanno parte". L’annuncio non era frutto di momentanea esultanza, ma di matura riflessione. Infatti, solo tre mesi dopo, marzo 1965, Don Alberione volle che la medesima dichiarazione e con le medesime motivazioni venisse pubblicata sulla rivista, Il Cooperatore Paolino; anzi, volle notificare la nascita del nuovo Istituto nel contesto di un articolo da lui scritto, con cui presentava a tutte le famiglie la particolare esemplarità di San Giuseppe, capo della "sacra famiglia di Nazareth" e "patrono universale" di tutta la Chiesa.
Il valore della sua denominazione L’originale denominazione del nuovo Istituto, "Istituto Sacra Famiglia", per Don Alberione non era casuale: significava esplicitamente la sua convinzione che ogni famiglia doveva essere, nel suo piccolo, la realizzazione dell’universale progetto amoroso di Dio Padre, il quale vuole fare della "universale famiglia umana" la sua vera "grande famiglia", prolungamento e irradiazione di quella dove si è incarnato Suo Figlio, appunto la famiglia Nazareth. Solo successivamente, probabilmente per una necessaria distinzione dalla naturale famiglia del Figlio di Dio, la nuova istituzione ha assunto la denominazione, più modesta ma ugualmente emblematica, di "Istituto Santa Famiglia", dove la santità designa non solo la nobiltà divina del Sacramento del Matrimonio, ma anche il suo programma di vita, sul modello ed esempio della Sacra Famiglia di Nazareth. In uno storico volumetto scritto da don Stefano Lamera ("Piccolo grande nido") – don Lamera è stato colui che ha concretamente ed istituzionalmente realizzato il sogno di Don Alberione circa l’Istituto Santa Famiglia – lo stesso Fondatore ne aveva fatto la presentazione con queste espressioni: "Dio volendo restaurare ogni cosa in Gesù Cristo, dispose che Egli iniziasse la sua opera presentando a tutte le famiglie un perfetto modello nella Famiglia di Nazareth. Nella Santa Famiglia, infatti, i padri, le madri, i figlioli trovano divine lezioni di pazienza, di castità, di amore filiale, di laboriosità. Là Gesù visse, lavorò, pregò per tanti anni e così la restaurazione cominciò dalla famiglia". Come possiamo rilevare, ancora una volta il realismo del Beato Giacomo Alberione non si smentisce: un ideale di elevata ed autentica santità è riservata alle coppie di sposi cristiani, ma che passa e si esprime nella quotidianità della vita coniugale e familiare. E poiché dal Sacramento del Matrimonio la quotidianità familiare ha ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che abilita i coniugi ad essere autentici collaboratori di Dio nell’opera della creazione e in quella della sua piena realizzazione, la stessa quotidianità, se ben corrisposta, non solo non svilisce, ma si arricchisce e diviene autentico progetto di vita. Ecco perché, fin dalle sue origini, il Magistero della Chiesa ha sempre considerato la realtà coniugale e familiare come "un santuario domestico", "una piccola chiesa", cioè luogo teologico della presenza di Dio, veicolo privilegiato della vitalità divina.
Certamente, per se stesso a tutte le coppie dovrebbe essere chiara questa realtà; in tutte dovrebbe essere presente e ardere il desiderio di una esistenza coniugale piena d’amore, unitaria, armonica, collaborante, indissolubile… Ma la fragilità, ed anche l’egoismo e la cattiveria, sono tali che – oggi più che mai – non solo il progetto di Dio viene disatteso, ma la sua stessa realtà viene relativizzata, vanificata e minata. Ma Dio è fedele. Dio non viene meno nella sua amorosa pedagogia verso le sue creature. Come, fin dagli albori della storia dell’umanità, Dio invia i suoi profeti a "ricostruire" e a "restaurare", così ha suscitato e instillato in Don Giacomo Alberione questo particolare "progetto per le famiglie", questa "vocazione", perché da alcune famiglie – prima di tutto santificando loro stesse – ne derivi l’aiuto, la santificazione, la salvezza di tutte. Natura e fine dell’Istituto Ecco la vocazione e la missione dei membri dell’Istituto Santa Famiglia, tratteggiata dal loro Statuto approvato dalla Chiesa:
Dante Innocenzo
|
||
|
|
|||