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N. 10 dicembre 2006
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PAROLA
DI DIO - ALLA
SCOPERTA DI GESÙ MAESTRO - 20
Con Luca "dalla
Galilea a Gerusalemme"
È il Vangelo secondo Luca, con le sue caratteristiche, i suoi personaggi, le sue parabole e i suoi miracoli a guidarci alla scoperta di Gesù Maestro in questo nuovo anno liturgico (ciclo C). Il ritratto che di Gesù delinea il terzo Evangelista è a tutto tondo. Nulla, proprio nulla sembra mancare nei tratti di questo Maestro, che Luca segue passo passo nel lungo cammino che dalla Galilea lo conduce a Gerusalemme, dove si compirà il suo destino di morte e di risurrezione. Infatti la caratteristica che distingue il Vangelo secondo Luca da quello di Matteo e di Marco è l’aver collocato nel contesto del lungo "viaggio" di Gesù verso Gerusalemme ciò che del suo insegnamento Gesù stesso ritiene più importante e decisivo. Questo "viaggio" è descritto nell’ampia sezione che l’evangelista Luca racchiude nei capitoli 9,51-19,28 del suo racconto su Gesù. È qui che pulsa il "cuore" della predicazione di Gesù, caratterizzata da una profonda vicinanza all’uomo debole e peccatore, come appare dalle parabole racchiuse proprio in questa sezione e che solo l’evangelista Luca ci ha trasmesso: il buon Samaritano (10,30-37), il figliol prodigo (15,11-32), il povero Lazzaro e il ricco epulone (16,19-31), il fariseo e il pubblicano (18,9-14). Il "viaggio" di Gesù è orientato a Gerusalemme, ma è al tempo stesso orientato verso l’incontro e l’abbraccio di una umanità immersa nel dolore, nel peccato, nella sofferenza, nella povertà, nella solitudine, nella morte. L’aver colto anche questo "viaggio" verso l’uomo su cui si china il Maestro che cammina verso Gerusalemme, ha fatto di Luca lo scriba mansuetudinis Christi ("il narratore della bontà/misericordia di Cristo Signore", come lo ha definito Dante Alighieri nell’opera De monarchia).
Il "dittico" del Battista e di Gesù I 24 capitoli del Vangelo secondo Luca seguono tappa dopo tappa l’intera vicenda di Gesù. A differenza di Marco, che inizia subito il suo racconto su Gesù con la predicazione di Giovanni Battista, Luca descrive dettagliatamente l’entrata sulla scena di questo importante personaggio, inserendo la narrazione della sua nascita miracolosa nei capitoli dedicati ai "Vangeli dell’infanzia" di Gesù, come sono chiamati i capitoli 1-2 del Vangelo secondo Luca. Questi capitoli si snodano sotto la penna di Luca alternando gli avvenimenti della famiglia del Battista a quelli della famiglia di Gesù. Ne nasce quasi un "dittico", cioè una narrazione che applica al Battista e a Gesù eventi simili: annunciazione (a Zaccaria e a Maria), nascita (del Battista e di Gesù), inni di lode e di ringraziamento (il Magnificat di Maria e il Benedictus di Zaccaria), adempimento fedele delle prescrizioni della legge mosaica (imposizione dei nome, circoncisione, presentazione al tempio e purificazione), intervento miracoloso del Dio di Israele che opera con prodigi nella storia della salvezza (in favore di Elisabetta, sterile, e in favore di Maria, vergine).
"Lo Spirito del Signore è sopra di me" Ai capitoli dell’infanzia di Gesù e del Battista segue la prima ampia sezione del Vangelo secondo Luca, racchiusa nei capitoli 3,1-9,50. Agli inizi è protagonista il Battista con la sua sferzante predicazione e il suo battesimo di penitenza, al quale si sottopone lo stesso Gesù (capitolo 3). Lo scenario è quello del fiume Giordano, che subito cede il posto al deserto di Giuda, il "luogo" biblico della tentazione e della prova, della ricerca di Dio e dell’assoluto della sua Parola (qui sono collocate anche le tentazioni di Gesù, che Luca narra in 4,1-13). Immediatamente dopo le tentazioni, in Luca 4,14 è la regione della Galilea ad essere nuovamente lo sfondo della missione di Gesù, come già era stata precedentemente l’ambiente della sua crescita e del suo lavoro di "carpentiere" nei trent’anni che lo avevano visto a Nazaret "sottomesso" a Giuseppe e a Maria (vedi Luca 2,51: "partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso").
Alla luce della fede di Luca, radicata nella certezza della presenza e dell’opera dello Spirito Santo nella storia della salvezza, è proprio lo Spirito Santo il protagonista della missione di Gesù che ha inizio qui, nella "piccola" Nazaret, per raggiungere il suo compimento nella "grande" Gerusalemme, la città simbolo della salvezza gratuita e definitiva di Dio. Come lo Spirito Santo ha condotto Gesù nel deserto per essere tentato (vedi Luca 4,1: "Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto"), così ora da Nazaret lo condurrà verso Gerusalemme, affrontando quel "viaggio" che sarà per lui l’occasione di manifestare il risvolto più profondo della sua predicazione e della sua opera in favore di un uomo debole e povero, tutto proteso verso la salvezza dei tempi messianici, come lo aveva raffigurato il profeta Isaia. Per questo Luca colloca l’inizio della missione di Gesù nella sinagoga di Nazaret, aprendola con le significative parole del profeta Isaia (58,6): "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore": Luca 4,18-19). Tutto il ministero di Gesù in Galilea (predicazione del Regno, chiamata dei discepoli, miracoli, guarigioni) è posto da Luca sotto l’influsso e la forza dello Spirito Santo, che sarà sempre su Gesù, come lascia intendere l’affermazione "programmatica" nella sinagoga di Nazaret: "Lo Spirito del Signore è sopra di me". "Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme" La sezione racchiusa in Luca 9,51-19,28 è conosciuta dagli studiosi come "il grande inserto lucano". In essa, come già detto, è descritto il lungo "viaggio" che Gesù compie dalla Galilea verso Gerusalemme. E poiché questa è la caratteristica esclusiva di Luca, gli studiosi la ritengono come un suo "inserto, cioè una "inserzione" che Luca colloca tra i capitoli che descrivono l’attività di Gesù in Galilea e quelli che contengono il racconto della sua morte e risurrezione in Gerusalemme. Si tratta però più semplicemente della "cornice" che distingue ciascun Evangelista nell’ordinare il molto materiale raccolto su Gesù. Avevamo già osservato che l’Evangelista Matteo aveva privilegiato la "cornice" di cinque discorsi per tramandare il materiale riguardante Gesù. Egli, infatti, avendo come destinatari gli Ebrei, cercava di presentare loro Gesù come il "nuovo" Mosè che consegna al "nuovo" popolo (la Chiesa) un "nuovo" pentateuco (cioè i primi cinque libri della Bibbia, che per gli Ebrei sono i testi biblici maggiormente ispirati da Dio e per questo posti da Mosè a fondamento della fede e delle tradizioni di Israele). Matteo, perciò, aveva collocato nella "cornice" di cinque grandi discorsi (quasi un nuovo Pentateuco) tutto l’insegnamento di Gesù, nuovo Mosè.
L’evangelista Luca, invece, preferisce la "cornice" del viaggio, scandendo il suo racconto su Gesù con i diversi verbi che indicano il movimento, il cammino: "andare", "venire", "salire", "avvicinarsi", "entrare". Sono i verbi che hanno ritmato il cammino di Abramo da Ur dei Caldei alla terra di Canaan e il cammino di Mosè e del popolo di Israele dalla terra di Egitto alla terra della promessa. All’orizzonte di questi primi "esodi" della storia della salvezza - quello di Abramo e quello del popolo biblico - Luca ha visto l’"esodo" definitivo di Gesù (il termine èxodos, "esodo", è proprio in Luca 9,31, che il testo italiano traduce con l’inespressivo "dipartita"). Ma sono soprattutto i verbi che sotto la traccia dell’itinerario geografico lasciano intravedere una "geografia dello spirito", che trasforma il viaggio storico di Gesù in cammino di fede, di obbedienza e di docilità al progetto di salvezza che si realizzerà in Gerusalemme. In questa "geografia dello spirito" entrano le grandi parabole di Gesù (il buon Samaritano, il figlio prodigo, il povero Lazzaro e il ricco epulone, il fariseo e il pubblicano), si snodano le sue parole sulla ricchezza, sulla povertà, sulla condivisione dei beni, sulla preghiera e sulla missione, sull’ascolto della parola del Signore e sulla scelta di questa stessa parola come "la parte migliore" (sono, questi, i grandi temi che Luca privilegia nella sezione del suo Vangelo dedicata al "viaggio"). Ecco perché Gesù si orienta "decisamente" verso Gerusalemme (vedi Luca 9,51: "Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme"). "Decisamente" è la traduzione di un termine greco che significa "rendere duro il proprio volto" (ton prsopon estèrisen, "indurì la faccia") e ci riporta alla fisionomia spirituale del "Servo del Signore" che, nel libro del profeta Isaia, è descritto nello stesso atteggiamento ("Il Signore Dio mi assiste... per questo rendo la mia faccia dura come pietra", Isaia 50,7). A Gesù non interessa tanto il suo spostamento materiale dalla Galilea a Gerusalemme, quanto piuttosto il suo cammino verso la meta fissatagli dal Padre, come "luogo" e "cuore" della salvezza.
I capitoli 20-24 sono dedicati da Luca al racconto della passione e risurrezione di Gesù. Anche il terzo Evangelista fa precedere il racconto di questi eventi dal "discorso sulle ultime realtà del tempo e del mondo" (il cosiddetto "discorso escatologico"). Ma per Luca, il "Figlio dell’uomo" che "verrà" alla fine dei tempi è già il Gesù che ora "viene" in Gerusalemme, al termine del suo lungo "viaggio" di obbedienza al Padre e di amore all’umanità debole e peccatrice. Nel racconto della passione Luca evidenzia in particolare la "bontà" di Gesù nei confronti dei responsabili della sua morte, concedendo loro il perdono e l’abbraccio fraterno della riconciliazione, reso visibile dalle braccia aperte sulla croce, nell’atto di stringere a sé tutta l’umanità. "Nelle tue mani consegno il mio spirito" è l’espressione che non conclude solamente la vicenda terrena di Gesù, ma è quasi il fiducioso abbandono con cui Gesù rassicura il Padre di aver terminato il suo cammino spirituale interiore verso di lui e che il suo "viaggio" materiale dalla Galilea a Gerusalemme aveva semplicemente reso visibile. Primo Gironi |
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