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N. 10 dicembre 2006
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EDITORIALE
- GLI
AUGURI DEL SUPERIORE GENERALE DON SILVIO SASSI "ANDIAMO FINO A
BETLEMME" Carissimi Cooperatori "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Mi piace fissare in questa frase evangelica il mio augurio natalizio per ciascuno di voi. Ogni Natale racchiude l’invito ad "andare a Betlemme", a prostrarsi davanti al nostro "piccolo Maestro", a serbare nel cuore, come Maria e Giuseppe, come i pastori e i Magi. "Gesù nel giorno di Natale apre la sua scuola agli uomini: scuola di verità, scuola di santità, scuola di amore. Ma noi dobbiamo sentire la necessità di questa scuola", ci esorta il beato Giacomo Alberione. Seguiamo i pastori nel loro cammino… "trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia". Probabilmente non fu inconsueta la scena che si presentò loro, gente abituata ad arrangiarsi nelle precarie condizioni di vita. Fu il carattere di segno, che l’angelo aveva loro indicato, ad attrarli e coinvolgerli. L’incontro portò loro la grande e bella notizia: "Oggi vi è nato un Salvatore", che si affrettarono a riferire e che stupì molti.
Beato chi parte dal Presepio! Natale è la festa del cuore, dei sentimenti e degli affetti intimi e puri, della serenità familiare, ma più di tutto del Presepio, che è la nostra "Betlemme da vedere". Infatti, suggerisce Don Alberione, "il Presepio è una via, una verità, una vita". Guardiamo questa piccola Betlemme, ed ecco davanti ai nostri occhi la grandezza divina velata dalla piccolezza umana; una povertà umanamente inimmaginabile e una ricchezza dal valore infinito; una vita familiare intessuta d’amore e di composta dignità, dove conta l’essenziale e dove il superfluo e l’insignificante cedono il passo a ciò che è vero, bello e grande; e ancora, la meraviglia dei pastori e la letizia celeste che dà gloria a Dio e pace agli uomini. Il Presepio è via, che interroga il nostro stile di vita, il nostro rapporto con i beni terreni, il tipo di mentalità che regola il nostro pensare ed agire; se coltiviamo il gusto del bene… "Vuol dire che qui dobbiamo imparare la pratica della nostra vita: come dobbiamo vivere, su quale strada dobbiamo camminare", annota il nostro Fondatore, perché solo "se incomincerete da questa via, diverrete veri maestri, grandi maestri". I nostri occhi fissano Gesù Bambino. La luce che illumina l’umanità "parte da quel primo punto di luce, che è il Figlio di Dio, Verità per essenza e Sapienza del Padre". La luce del piccolo Maestro si rifrange attraverso lo spettro dei molteplici doni: la redenzione, la grazia, i sacramenti, il vangelo, l’elevazione alla dignità di figli, la gloria eterna. Il Presepio è verità che dice la nostra incapacità a colmare le attese profonde della mente e del cuore; che fa anelare ad una sapienza alta e fa ricercare la sapienza vera, che non illude né tradisce… Nella frammentazione e nell’appiattimento del pensiero, oggi spesso privo di sussulti elevati, per l’uomo consapevole del proprio stato si fa urgente la necessità del Maestro, che è la vera Sapienza e che "si è fatto piccolo piccolo perché andassimo a lui" e colmassimo il "bisogno di imparare e di apprendere dalla gran Luce". Attorno a Gesù Bambino è un brulicare di vita, a lui converge fiduciosa l’umanità con il peso dei giorni e il fardello delle speranze. Il piccolo Maestro santifica le relazioni familiari, nascendo in una famiglia; dà visibilità e valore alla povertà e all’umiltà, scegliendo di nascere poveramente e nel nascondimento; è severo rimprovero all’orgoglio dei potenti, ma fonte di profonda gioia e consolazione per i non considerati e gli emarginati della società… Il Presepio è vita, perché è grazia. "Tutti i beni che possiamo desiderare e cercare, li troveremo nel Bambino Gesù giacente sulla paglia; poverissimo di tutto ciò che è in terra, ma ricchissimo di tutto ciò che è eterno".
Abbiamo veduto e ne diamo testimonianza La breve sosta nella nostra "piccola Betlemme" familiare ci convince che davanti al Presepio non possiamo rimanere indifferenti. Andare fino a Betlemme non si riduce, per il credente, a semplice curiosità o a vacuo sentimentalismo, bensì è imperativo a vivere e testimoniare nella diaspora del quotidiano Gesù che è la Via, la Verità e la Vita. La vita familiare, la comunità parrocchiale, l’ambiente di lavoro e l’esercizio della professione, le opere di volontariato e di carità, i luoghi dello svago e della distensione… sono i molteplici volti della quotidianità, che sollecitano una cooperazione amorosa e operosa per "fare agli uomini la carità della Verità". Sì, a Betlemme s’impara a meditare, a far tesoro di tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile. S’impara a donare, perché qui la vita incontra la Vita e ne attinge luce, orientamento, aiuto, conforto e suggestioni di bene. Questo, cari amici, vi auguro di cuore, perché il Natale sia santo e il nuovo Anno sia fecondo. Don Silvio Sassi
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