N. 5 maggio 2006

Sommario.

Chiamati-consacrati inviati
  
Juan Manuel Galaviz

Il Cantico della Beata Vergine
   Bruno Simonetto

Sei la mamma più bella del mondo!
  
Beatrice Immediata

Con Maria "lungo la strada" della fede e della croce
   Primo Gironi

La preghiera di celluloide
  
Mercedes Mastrostefano

Il "Direttorio" ci chiama in causa
   Angelo Montonati

Asterischi
  
Antonio Capano

Santuari mariani di Don Alberione
  
Venanzio Floriano

Scrivono di noi
  
Giancarlo Rocca

Una vita per il Vangelo
  
Domenico B. Spoletini

Giornata Mondiale delle Vocazioni
   a cura delle Suore Apostoline

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
  
a cura della Redazione

Preghiamo per...
   

Cooperatore Paolino n. 5 maggio 2006 - Copertina

 VOCAZIONIIL VENERABILE ANDREA BORELLO

 di DOMENICO B. SPOLETINI

Una vita per il Vangelo
  

L’Anno vocazionale, chiuso il 4 Aprile scorso, apre nuove prospettive di animazione. - Fratel Borello, vocazione adulta e santa, rimane un autentico modello.
  

Il 4 aprile 1964, Don Giacomo Alberione, Fondatore della Società San Paolo e della Famiglia Paolina, elevava un voto al Vescovo di Alba, chiedendo l’introduzione del Processo di Beatificazione e canonizzazione del Fratello Andrea Riccardo Borello, della Società San Paolo, morto nel 1948. Quali ragioni indussero Don Alberione a fare un passo tanto trascendentale come è quello di vedere "glorificato" dalla Chiesa uno dei suoi figli spirituali?

Le ragioni le espone il Fondatore stesso nei verbali di richiesta: "La memoria di Fratel Borello è in benedizione ed in venerazione sempre in aumento tra i fratelli, tra i Cooperatori e tra quanti l’hanno conosciuto... È giudizio unanime, che Fratel Andrea M. Borello merita essere glorificato e proposto come esempio a tutti quelli che si dedicano all’apostolato dei mezzi di comunicazione sociale, ma in maniera particolare ai Fratelli Discepoli della Pia Società San Paolo che sono come la colonna vertebrale della Congregazione e che hanno una parte importante nell’apostolato delle edizioni…".

Il Venerabile Fratel Andrea Riccardo Borello, Discepolo del Divin Maestro.
Il Venerabile Fratel Andrea Riccardo Borello, Discepolo del Divin Maestro.

Una vita semplice come tante

La vita di Riccardo Borello si svolse come quella della maggioranza della gente di paese. Nasce l´8 marzo 1916, in piena guerra mondiale (1914 - 1918), da una modesta famiglia, e nella guerra perde suo padre. La prima educazione la riceve dalla madre, donna profondamente cristiana. A 17 anni perde anche sua madre rimanendo orfano. In questa occasione diede prova di una profonda fede in Dio.

Affezionato alla Chiesa, riceveva i sacramenti frequentemente e militava nelle file dell’Azione Cattolica. Era una maniera molto opportuna per prepararsi alla futura vita religiosa. Il Parroco di quel tempo ebbe in lui un ottimo ed assiduo collaboratore.

Discepolo del Divino Maestro

La vocazione religiosa è frutto della grazia perché è Dio che sceglie e chiama a seguirlo quelli che vuole. E spesso si serve delle circostanze più impensate e, a nostro modo di vedere, più strane. Per il futuro Fratel Andrea si servì di un libro: La Vita di Maggiorino Vigolungo, scritta dallo stesso Don Alberione. In essa si narra la breve esistenza del primo alunno della Società San Paolo morto a 14 anni nel 1918. La sua lettura impressionò molto Andrea e lo orientò verso quella stessa vocazione.

Così, a 20 anni, l´8 Luglio 1936, entrò nella Casa Madre della Congregazione ad Alba. Don Alberione, fondando la Società San Paolo, aveva pensato a due rami: quello di sacerdoti, dediti principalmente alla "predicazione" scritta; e l´altro ramo di Fratelli laici, dedicati principalmente al lavoro tecnico, cioè a moltiplicare con la stampa, e dopo con gli altri mezzi di comunicazione, gli "scritti" dei sacerdoti paolini.

Riccardo Borello entrò a fare parte del ramo dei fratelli il cui nome proprio era: "Discepoli del Divino Maestro".

Abbraccia con entusiasmo il fine della Congregazione: la santificazione della vita, seguendo Cristo; e la salvezza delle anime con i mezzi della comunicazione sociale.

Al sacerdote che lo ricevette in Congregazione disse con grande semplicità: "Sono venuto a lavorare per il Signore ed a diventare migliore". E mantenne la parola.

Il 19 marzo 1937 vestì l´abito religioso ed il 6 aprile partì per Roma per l’anno di Noviziato. Fu un anno di gran profitto spirituale e si preparò per emettere i suoi voti religiosi ed entrare a far parte della Congregazione.... Il 7 aprile 1938 emise la Prima professione e prese il nome di Andrea, il suo nome di battesimo era Riccardo. Il cambiamento di nome indicò per lui il principio di una vita nuova. Realmente si sentiva "discepolo" di Gesù e voleva vivere alla sua sequela.

Il giovane Andrea Borello, addetto alle "macchine" della Cartiera San Paolo in Alba.
Il giovane Andrea Borello, addetto alle "macchine" della Cartiera San Paolo in Alba.

Le strade del Signore

Quando fratel Borello entrò nella Società San Paolo, i superiori lo destinarono a lavorare nella cartiera dove si fabbricava la carta che i Paolini utilizzavano per stampare i loro libri e le riviste. Rimase in quel settore mentre risiedette in Alba, prima del Noviziato, e, sulla testimonianza dei compagni di lavoro sappiamo che operò con gran diligenza. La sua fede lo portava a pensar che quella carta doveva portare la parola di Dio a tante persone. Valeva la pena darsi con pienezza a quel lavoro.

Al ritorno da Roma ebbe una gran sorpresa. I Superiori gli affidarono il posto di calzolaio, nel quale non aveva nessuna esperienza. Tuttavia, con la sua abituale umiltà accettò e divenne il calzolaio di tutta la Casa Madre di Alba che in quel tempo ospitava oltre cinquecento persone. Su questo abbiamo una preziosa testimonianza: "Come era umile il servizio di fratel Borello, altrettanto grande era la sua generosità ed il suo amore nello svolgerlo. Lavorò in esso fino a che le forze non l’abbandonarono. In punto di morte potè godere della soddisfazione di non avere rifiutato mai niente al Signore; di avere dato tutto con semplicità, con rettitudine di intenzione, in modo che poteva sperare con fiducia il premio promesso al servitore fedele" (CISP 447).

Il 20 marzo 1944, mentre continuava ancora la Seconda guerra mondiale fratel Borello poté emettere i voti perpetui. Fin dall’inizio del suo cammino nella vita religiosa aveva fatto il proposito di farsi santo. Ora questo si intensificava. Alla fine della sua vita confidava: "Non credevo che fosse così facile farsi santo".

In realtà nella sua vita non troviamo niente di straordinario, come del resto, nella vita di altri santi. Ma la sua fede semplice, la sua grande umiltà e la sua carità verso tutti l’aiutarono a trasfigurare anche le più piccole cose.

Foto di Gruppo dei Discepoli paolini che hanno vestito l'abito religioso il 19 marzo 1937. Fratel Borello è al centro della seconda fila, alle spalle del Beato Giaccardo.
Foto di Gruppo dei Discepoli paolini che hanno vestito l’abito religioso il 19 marzo 1937.
Fratel Borello è al centro della seconda fila, alle spalle del Beato Giaccardo.

Un aspetto, comunque, va segnalato: fratel Andrea aveva assimilato profondamente il desiderio del Fondatore circa i Discepoli: riparare con la vita, la preghiera ed il lavoro, i peccati che si commettevano coi mezzi della comunicazione sociale. Per quel motivo, sacrificando molte volte il suo tempo libero o le ore di riposo, passava lungo tempo nella cappella della Vergine Addolorata, pregando per riparare quei peccati.

Un altro aspetto che lo distingueva molto fu lo spirito di povertà, imitando Gesù Divino Maestro. Si privava non solo di ogni cosa superflua, ma conservava con molta cura gli strumenti del suo lavoro. Li considerava come cose sacre per il suo apostolato.

Verso la Casa del Padre

La sua dedicazione tanto intensa al lavoro finì per deteriorarne la salute. A metà luglio 1948, dovette mettersi a letto, ed i medici tardarono nello scoprire che si trattava di una forma di tisi fulminante e non ci fu rimedio che servisse.

Già vicino alla morte, col permesso del suo Direttore spirituale e dopo ripetute insistenze, fece l´offerta della sua vita per la Congregazione e specialmente per i fratelli Discepoli. E quando il Direttore spirituale tornò a visitarlo all’ospedale, gli confidò: "Ho qualcosa che mi riempie di sofferenza; lo dica ai Discepoli: è il fatto che alcuni non sono fedeli alla propria vocazione".

La morte lo raggiunse il 4 settembre 1948. Il medico che l’assisteva esclamò: "Qui si muore sorridendo".

Fratel Borello era entrato nella visione di Dio. Ancora una volta ricorro alla testimonianza del suo Maestro e Direttore spirituale: "A partire dagli ultimi anni della sua vita, e fino ad oggi... io ho l’inalterabile impressione di essere vissuto con un santo".

Domenico B. Spoletini